26/09/2026
- breve estratto da:
‘Il cervello di Zeus, un cibo particolarmente squisito’
Lo squisito frutto sembra toccato dal lustro divino non unicamente per l’associazione
cerebrale, ma per una più profonda parentela con il corpo generativo di Zeus. La gestazione di Dioniso, fuori dall’utero ma in una cavità del corpo che si fa improvvisamente matrice, introduce una nuova anatomia della nascita. Una coscia può farsi grembo, una conca può diventare ventre, una cesta è una cavità domestica e primordiale: uno spazio capace di custodire una trasformazione. In quella dimensione, ogni frutto è materia compiuta e promessa di compimento e la pittura si fa luogo di gestazione ulteriore, in cui il visibile viene cullato prima di diventare pienamente se stesso. Ogni superficie è una membrana, avvolta nelle sfumature di colori carnali che sottraggono i frutti dall’evidenza botanica e li ricongiungono alla dimensione corporea. Nelle cromie di soglia, si assiste alla formazione delle identità: ogni forma gemella si fa custode di una sfaccettatura del sé. È in questo infinito gemellaggio che l’anima si muove su un percorso in cerchi, secondo Plotino, assicurando un movimento che non perda il proprio centro, pur allontanandosi alla ricerca dei propri io. Ma ogni perimetro è traccia per un ritorno, una gravitazione, vicina o lontana, che accompagna sempre verso casa.
Ehi-ho! Ehi-ho! A casa a riposar
Ehi-ho! Ehi-ho! Ehi-ho! Ehi-ho!
Elizabeth Germana Arthur
courtesy of Danilo Donzelli ph.
-ho