03/06/2026
In pochi, visitando il Museo Ca****la Sansevero oggi, pensano a Raimondo di Sangro come a un inventore di armi. Eppure nel 1739, negli stessi anni in cui progettava uno dei complessi scultorei più affascinanti d'Europa, il principe di Sansevero ideò un archibugio che non aveva precedenti.
L'arma, infatti, era capace di sparare, a scelta di chi la impugnava, sia a polvere da sparo che ad aria compressa. Ciò che la rendeva davvero straordinaria era era il fatto che tutto questo avveniva con una sola canna, un solo cane, una sola martellina e un unico focone. Nessun meccanismo doppio, nessuna soluzione di compromesso. Un congegno solo, due funzionalità distinte.
A realizzarla materialmente fu l'artigiano Matteo Algaria, su progetto del principe.
Il risultato fu talmente notevole da non restare a lungo tra le mura di palazzo Sansevero: l'archibugio venne donato a Carlo di Borbone, sovrano del Regno di Napoli.
Un episodio che racconta chi fosse davvero Raimondo di Sangro: non solo il committente visionario di capolavori come il Cristo velato o il Disinganno, ma uno sperimentatore instancabile, che si muoveva con la stessa curiosità tra la scultura, la chimica, la meccanica e persino l'arte militare. Un ingegno settecentesco per il quale i confini tra le discipline non esistevano.
Museo Ca****la Sansevero, molto altro da svelare.
Credits img: Antonio Sebastiani, Ritratto di Carlo di Borbone in abiti da cacciatore, prima metà del XVIII secolo, Museo nazionale di Capodimonte, Napoli.