07/10/2026
Cosa sente un bambino quando arriva per la prima volta a scuola, in Italia, portando con se l’esperienza, i vissuti e la lingua del proprio paese di origine?
Il giocattolo di legno
Era stanco di essere un giocattolo di legno
Perché non poteva parlare né muoversi
E non aveva sentimenti.
Lui non poteva essere in contatto con le persone
e non poteva esprimere la sua opinione.
Quando p***e la pazienza
nessuno lo ha aiutato.
Ora vive in Italia.
Sta parlando con la gente.
Nessuno può usarlo come oggetto
perché ora è persona viva.
Questa è la storia di V.
V. è di origine georgiana, arriva a scuola con una lingua e un alfabeto completamente diverso dal nostro.
Comunicare è difficile, anche perché il clima del gruppo classe non è tra i più sereni.
Siamo in una delle poche scuole del quartiere che non mette tetti massimi ma offre tetti a tutti.
Questo comporta l’incontro con un universo educativo di enorme complessità, dove le fragilità di famiglie napoletane in condizione di povertà si aggiungono alla vulnerabilità di quelle di origine straniera.
Una complessità che i docenti con fatica cercano di abitare aprendosi alle opportunità e risorse del territorio, consapevoli che quelle delle scuola non sono sufficienti.
È così che nasce un percorso di educazione diffusa tra scuola, terzo settore e servizi educativi museali.
V. e la sua classe vengono coinvolti in un lungo lavoro di ArtEducazione che nasce nell’aula didattica di Fondazione Morra Greco. L’arte contemporanea offre uno spunto per affrontare un tema caro ai preadolescenti della 3B: la ribellione.
Proprio come nel gabinetto di Duchamp, scelgono un oggetto, stanco della propria noiosa vita precedente, e ne cambiano la funzione originale. Ne ri-scrivono la storia e la raccontano in un podcast di audiostorie presentato in una mostra collettiva di street porster a fine anno.
Come spesso accade nel processo narrativo, protetti dalla metafora, le storie di questi oggetti finiscono per raccontare la storia dei ragazzi: così calzini puzzolenti diventano bambole eleganti e graffette arrugginite penne per romanzi.
Cosa ha permesso a V. di esprimere quell’opinione che rimaneva serrata tra parole non ancora conosciute, di ritrovare un contatto che non aveva, che lo ha trasformato da oggetto a persona viva?
In questa che potrebbe essere una riscrittura contemporanea della favola di Collodi, V. ha incontrato:
➡️ dei docenti disposti a sconfinare,
➡️ due educatrici ponti tra universi in-comunicanti,
➡️ un’atelierista esperta di arti visive e linguaggi,
➡️ una mediatrice culturale che ha ridato voce a V.,
➡️ tre musei che si sono lasciati spettinare,
➡️ molti genitori entrati per la prima volta in un museo con opere a firma dei propri figli.
Questa è la scuola, la comunità e la città che merita ogni bambino e ogni bambina, soprattutto quando viene catapultato in un luogo per il quale non possiede codici comunicativi che non gli permettono di parlare né di muoversi, questo è il paesaggio educativo di cui è capace un Paese con una tradizione pedagogica come quella italiana, questi sono gli spazi che possiamo offrire a ogni V. che ora vive in Italia e che ora sta parlando con la gente.
🎧 Clicca qui per ascoltare la storia di V.
https://www.spreaker.com/episode/il-giocattolo-di-legno-vako--66316451