30/07/2026
In “Topology of Presence”, Mylén esplora le strutture invisibili che plasmano il modo in cui coesistiamo.
Lontana da rappresentazioni fisse dell’identità, la sua opera propone una concezione frammentata, mutevole, quasi architettonica della presenza stessa. I volti che dipinge non sono ritratti nel senso tradizionale del termine. Essi emergono, si dividono, si sovrappongono e si ritirano nel silenzio; abitano spazi geometrici in cui ogni frammento racchiude memoria, tensione, assenza o traccia.
Inserendo la figura umana all’interno di strutture frammentate, Mylén mette a confronto due forze opposte: il desiderio di connessione e l’impossibilità di un’identità univoca. Il suo lavoro diventa un territorio sensibile in cui si intrecciano silenzio, memoria e trasformazione; uno spazio in cui la presenza non viene imposta, ma vissuta in modo silenzioso.
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In “Topology of Presence”, Mylén explores the invisible structures that shape the way we exist together.
Far from fixed representations of identity, her work proposes a fragmented, shifting, almost architectural understanding of presence itself. The faces she paints are not portraits in the traditional sense. They emerge, divide, overlap and retreat into silence; they inhabit geometric spaces where each fragment carries memory, tension, absence or trace.
By placing the human figure within fractured structures, Mylén confronts two opposing forces: the desire for connection and the impossibility of singular identity. Her work becomes a sensitive territory where silence, memory and transformation intersect; a space where presence is not imposed, but quietly experienced.