Historica Legio

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Historica Legio Associazione storica culturale. Ricerche di archivio, escursioni e approfondimenti storici

Alcuni membri dell'associazione, specializzati in speleologia, sono a disposizione per l'esplorazione di ogni sorta di cunicolo - cavità in particolar modo in ambito urbano

🏛️ Dalle rievocazioni ai tesori della terra: l'uscita di Historica Legio a Bolca! 🛡️🔍L’associazione culturale Historica ...
19/10/2026

🏛️ Dalle rievocazioni ai tesori della terra: l'uscita di Historica Legio a Bolca! 🛡️🔍

L’associazione culturale Historica Legio vive di esplorazione e riscoperta del passato. Questa volta la nostra passione ci ha spinto ben oltre la storia umana tradizionale, portandoci in visita al famosissimo sito di Bolca: un archivio naturale straordinario ma, soprattutto, teatro di una millenaria e affascinante avventura fatta di fatica, commerci, trafugamenti e passione per la ricerca.

Ecco la storia incredibile di come l'uomo ha strappato alla roccia i tesori di un antico mare tropicale.

📜 Dalle "pietre dipinte" ai re dei collezionisti Già nel 1554 il medico Pietro Andrea Mattioli descriveva con stupore le lastre di pietra del Veronese che serbavano pesci fossili perfetti. Da quel momento, le "pietre di Bolca" divennero l'ossessione di studiosi, nobili e sovrani di tutta Europa. Tra Settecento e Ottocento, famiglie locali come i Cerato rifornivano musei e collezioni private internazionali. Si trattava di un vero e proprio mercato d'élite: basti pensare al barone Bayet, consigliere del re del Belgio, che arrivò a collezionare persino resti di coccodrilli, o agli ufficiali napoleonici che, durante l'occupazione, requisirono i pezzi più pregiati per trasferirli al Jardin des Plantes di Parigi.

⛏️ La perizia dei cavatori e il "libro di pietra" Dietro la scoperta di ben 250 specie fossili — dai pesci tropicali ai cefalopodi, fino a piume e insetti — c'è la straordinaria maestria manuale dei cavatori locali. A colpi di scalpello e mazzetta, seguendo i livelli argillosi della Pesciara, i blocchi venivano estratti e lasciati "stagionare" all'aperto: l'escursione termica faceva sì che la roccia si aprisse esattamente come le pagine di un libro.

Dalle antiche miniere di lignite coltivate a lume di candela nell'Ottocento fino ai moderni musei civici nati per difendere questo patrimonio, Bolca è la dimostrazione di come l'uomo abbia saputo custodire i segreti più antichi della Terra.

Un'esperienza indimenticabile per noi di Historica Legio, che continuiamo a vivere la storia in tutte le sue epoche! 🌲🏛️✨

Monte Cengio: La Roccaforte dei Granatieri e il "Salto del Granatiere"Tra le aspre rocce dell'Altopiano di Asiago, il Mo...
09/10/2026

Monte Cengio: La Roccaforte dei Granatieri e il "Salto del Granatiere"

Tra le aspre rocce dell'Altopiano di Asiago, il Monte Cengio (Quota 1351 e Quota 1363) non è solo un luogo di straordinaria bellezza paesaggistica, ma una vera e propria Zona Sacra scolpita nella memoria della Grande Guerra.
Qui si è scritta una delle pagine più eroiche e disperate della storia d'Italia.
La Strategia e le Gallerie nella Roccia
All'indomani della violenta offensiva austro-ungarica del giugno 1916 (la Strafexpedition), il caposaldo fu trasformato in un formidabile sistema difensivo.
Furono scavate trincee a corona, postazioni per mitragliatrici, una imponente cannoniera e una f***a rete di gallerie di collegamento — come la celebre Mulattiera La Granatiera e la Galleria Comando — progettate per muoversi protetti e contrattaccare rapidamente.

Il "Salto del Granatiere": Un Aneddoto di Straordinario Eroismo.
Il 3 giugno 1916, Quota 1351 divenne l'obiettivo principale dell'attacco imperiale. Accerchiati a tradimento e a corto di munizioni, i soldati della Brigata Granatieri di Sardegna vissero momenti di puro furore bellico.

Tra le testimonianze dell'epoca, quella dell'aspirante Franco Bondi descrive scene di lotta corpo a corpo incredibili:
«Si narrava già di aver veduto rotolare per le rocce strapiombanti sull'Astico nel furore dell'ardente lotta, grovigli umani di austriaci e granatieri!»

È da questo drammatico e feroce combattimento all'arma bianca che la cima prese il nome di "Salto del Granatiere".

Un caporale maggiore, servente a una mitragliatrice, continuò ad alimentare l'arma fino a quando fu ucciso a baionette sul pezzo.

Il Prezzo della Memoria
Dei circa 6.000 granatieri giunti sul Cengio il 22 maggio 1916, alla notte del 4 giugno solo 1.300 superstiti ripiegarono verso Monte Pau. Le perdite totali della Brigata (tra caduti, feriti, dispersi e prigionieri) ammontarono a ben 10.264 uomini.

Oggi percorrere questi sentieri significa camminare dentro la storia, tra trincee e gallerie che ancora oggi custodiscono l'eco di quel sacrificio immane.

🥾 Vivi l'esperienza in prima persona: L'escursione al Monte Cengio è accessibile a chiunque, non particolarmente impegnativa e consiglierissima per una giornata all'insegna della storia e della natura. Un percorso alla portata di tutti che unisce panorami mozzafiato e un'atmosfera unica.

📸 Scorri le foto e i video per immergerti nei luoghi simbolo di questa storia.

📍 Unisciti a noi nel mantenere vivo il ricordo di chi ha difeso questi monti.

Verona sotto le bombe: i raid aerei dimenticati della Grande Guerra 💣📜Negli anni del Primo Conflitto Mondiale, il fronte...
02/10/2026

Verona sotto le bombe: i raid aerei dimenticati della Grande Guerra 💣📜

Negli anni del Primo Conflitto Mondiale, il fronte non era solo quello delle trincee alpine o del Carso. La minaccia dal cielo iniziò a far tremare anche le città retrostanti, trasformando i centri urbani e i civili in bersagli strategici.

Nelle immagini di questo post vi portiamo indietro nel tempo attraverso mappe e d'epoca:

🗺️ La pianta storica di Verona, che mostra con precisione i punti d'impatto delle bombe sganciate sulla nostra città durante la Grande Guerra.

🗺️ Le cartografie di altre città venete e lombarde, colpite dai raid dell'aviazione austro-ungarica decollata dai campi di volo del Trentino.
Tra queste spicca il caso di Brescia, duramente colpita a causa delle sue importanti industrie di armamenti: fu teatro di almeno 3 incursioni aeree che provocarono 11 vittime e 114 feriti.

⚙️ La tecnologia della distruzione: Nelle ultime immagini vi mostriamo un raro campionario dei materiali d'armamento impiegati e uno schizzo tecnico esplicativo. Quest'ultimo illustra la particolare sistemazione a bordo dei velivoli biposto delle bombe Skoda da 20 e 50 kg: gli ordigni erano posizionati verticalmente nella fusoliera, subito dietro l'abitacolo dell'osservatore, il quale poteva comandarne lo sgancio separatamente agendo sulle leve di fronte a sé.

La storia passa anche attraverso la riscoperta di questi dettagli nascosti nei nostri archivi.

Fonti iconografiche e cartografiche: archivi storici e studi specialistici sui bombardamenti aerei nella Grande Guerra (1915-1918).

✈️ Sapevi che a Castello di Godego (TV) c'era un importante campo di volo militare durante la Grande Guerra e oggi andat...
28/09/2026

✈️ Sapevi che a Castello di Godego (TV) c'era un importante campo di volo militare durante la Grande Guerra e oggi andato totalmente abbandonato?
Cerchiamone le tracce.

Tra il 1916 e il 1918, nelle terre tra il torrente Roi e l'Avenale, prese vita un'infrastruttura strategica fondamentale per la retrovia del fronte del Grappa e dell'Altopiano dei Sette Comuni. Ma come viveva il paese in quegli anni di tumulto e innovazione tecnologica?
Ecco alcune curiosità e dettagli affascinanti emersi dalla ricerca storica:
🔹 Giganti di legno e tela (smontabili in 48 ore!): Il campo non aveva strutture in muratura, ma ospitava i celebri hangar francesi Bessoneau. Strutture imponenti (circa 20 metri di larghezza per 36 di lunghezza) che potevano contenere diversi velivoli e che una squadra di 60 uomini era in grado di mo***re o smo***re in sole 48 ore!
🔹 Acrobazie per i paesani col naso all'insù: Come raccontano le cronache dell'epoca, nei primi tempi del campo i piloti di una squadriglia di ricognizione, prima dell'imbrunire, si esibivano in spericolati virtuosismi a bordo dei loro monoplani, regalando ai castellani col fiato sospeso lo spettacolo di un "triplo giro della morte" perfettamente sincronizzato.
🔹 Un centro nevralgico della retrovia: Oltre agli aerei (tra cui reparti alleati francesi), Castello di Godego brulicava di vita militare: ospedali da campo allestiti nelle barchesse delle ville nobiliari, un macello per rifornire le truppe al fronte, prigionieri austro-ungarici e la ferrovia intasata dal transito di soldati e materiali.
🔹 Come atterravano i piloti? Niente luci di pista moderne: all'epoca ci si affidava a grandi teli bianchi sagomati a freccia e disco fissati al terreno per orientarsi con il vento, a fumogeni accesi nelle giornate più difficili e a potenti fotoelettriche per i voli notturni!

Nelle immagini foto d’epoca dei velivoli atterrati al campo volo di Godego destinati in missione verso la linea del fronte oltre il Grappa. Il video riporta la situazione odierna.

Un pezzo di storia del territorio trevigiano dimenticato e delle origini dell'aviazione militare che vale la pena ricordare e tramandare alle nuove generazioni.

📜 📌 Testi e immagini tratti dalla ricerca storica "Un campo di volo dimenticato. Vicende del campo di Castello di Godego" di Luigino Caliaro. Condiviso a puro scopo culturale, didattico e divulgativo, senza finalità di lucro.

Sotto il pavimento di Parigi: quando un viaggio mancato si trasforma in un'esplorazione proibita."A volte, i viaggi non ...
21/09/2026

Sotto il pavimento di Parigi: quando un viaggio mancato si trasforma in un'esplorazione proibita.

"A volte, i viaggi non vanno esattamente come li pianifichi. Di recente sono partito per Parigi con un obiettivo preciso: visitare le famose Catacombe. Arrivato lì, però, la doccia fredda: chiuse.
Ma si sa, la curiosità e lo spirito d'avventura trovano sempre una strada alternativa. Per fortuna, ho recuperato il contatto di un amico che vive nel cuore di Parigi, in un vecchio palazzo d'epoca situato a due passi dal quartiere delle ambasciate. Sotto quel palazzo si sviluppa un intricato labirinto di cantine e collettori fognari storici che, in qualche modo, riescono a intercettare i cunicoli segreti del sottosuolo parigino o almeno così mi è stato detto.
È così che, armati di torcia e accompagnato dal mio piccolo aiutante, ci siamo calati nel sottosuolo, mettendoci alla ricerca dei passaggi che conducono alle leggendarie catacombe..."

Storia delle Catacombe di Parigi.
• Verso il 1780, Parigi stava letteralmente "scoppiando". Il cimitero dei Santi Innocenti (il più antico e grande della città, attivo per quasi un millennio) era talmente pieno che i corpi venivano sepolti a strati in fosse comuni gigantesche. La situazione igienica era diventata insostenibile e pericolosa per la salute pubblica, al punto che le cantine delle case vicine si riempivano di liquami e miasmi irrespirabili.
• Nel 1786, le autorità decisero di correre ai ripari. Sfruttando la vasta rete di antiche cave di pietra calcarea sotterranee (da cui nei secoli precedenti erano stati estratti i materiali per costruire i monumenti di Parigi), si decise di trasferire lì i resti di milioni di parigini.
• Per quasi due anni, ogni notte, processioni di carri coperti trasportavano i teschi e le ossa dai cimiteri di Parigi fino alle cave sotterranee, benedetti da canti religiosi. In totale, si stima che le catacombe custodiscano i resti di circa sei milioni di persone.
• Inizialmente un semplice deposito sotterraneo di scheletri, all'inizio dell'Ottocento l'ispettore delle cave Hericart de Thury trasformò il luogo in un vero e proprio ossario monumentale. Le ossa furono ordinate con cura geometrica, creando muri di teschi e tibie, alternati a targhe con citazioni filosofiche e malinconiche sulla caducità della vita.
• Oggi la parte visitabile al pubblico è solo una piccola frazione (circa 2 chilometri) di un reticolo sotterraneo immenso che si estende per centinaia di chilometri sotto la città, solcato da esploratori urbani noti come cataphiles, tra miti, leggende metropolitane e la storia segreta di Parigi.

È stato registrato un solo decesso confermato nelle Catacombe di Parigi.

Sotto le strade di Parigi si estende un enorme labirinto sotterraneo noto come le Catacombe, che contiene i resti di circa 6-7 milioni di persone. Originariamente scavate come cave di calcare durante l’epoca romana, furono successivamente riutilizzate alla fine del XVIII secolo, quando i cimiteri sovraffollati crearono gravi problemi di salute pubblica.

La storia più diffusa ruota attorno a Philibert Aspairt, un lavoratore ospedaliero che si dice sia entrato nei tunnel nel 1793 senza mai fare ritorno. Quando il suo corpo fu ritrovato nel 1804, si trovava, secondo i racconti, molto vicino a un’uscita. Sebbene questa versione sia ampiamente accettata, i dettagli dell’epoca sono scarsi e alcuni aspetti della vicenda restano incerti.

Ciò che è certo è quanto i tunnel possano essere disorientanti. Con un’estensione di oltre 320 km, la maggior parte della rete è priva di illuminazione, inaccessibile e vietata. Anche esploratori esperti possono perdere l’orientamento senza un’adeguata navigazione.

Oggi solo una piccola parte — circa 1,5 km — è aperta al pubblico. La maggior parte rimane chiusa per motivi di sicurezza e conservazione.

Durante il XVIII e il XIX secolo, le ossa non furono semplicemente accumulate, ma disposte secondo schemi precisi. I teschi venivano collocati in formazioni decorative, trasformando le catacombe in un luogo che è al tempo stesso un ossario e un simbolico monumento alla mortalità.

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Il Sacrario Francese di Pederobba: fratelli d'armi francesi sotto la tempesta della Grande Guerra.Girovagando tra le nos...
15/09/2026

Il Sacrario Francese di Pederobba: fratelli d'armi francesi sotto la tempesta della Grande Guerra.

Girovagando tra le nostre terre venete, spesso ci imbattiamo in pagine di storia colossali ma poco conosciute. Lo sapevi che sulle pendici del Monte Tomba e lungo la linea del Piave, a fianco dei nostri soldati, combatterono aspramente decine di migliaia di soldati francesi?

A Pederobba, in provincia di Treviso, sorge un luogo dal fascino surreale e commovente: il Sacrario Francese di Pederobba. Inaugurato nel giugno del 1937, custodisce le spoglie di circa 1.000 ragazzi transalpini — in gran parte fieri Chasseurs des Alpes (i "Diavoli Blu") — che sacrificarono la vita per fermare l'avanzata austro-ungarica dopo la tragedia di Caporetto.

L'architetto Camille Montagne ha concepito una grande muraglia di pietra a simboleggiare la diga opposta al nemico. Ma ciò che lascia senza fiato è il gruppo scultoreo centrale: Madre Italia e Madre Francia che, strette in un unico grande dolore, sorreggono insieme il corpo di un figlio caduto. Un monumento "gemello" a quello di Bligny in Francia, a suggellare un legame di sangue e di fratellanza militare nato nel fango delle trincee.

Si percepisce il forte legame creatosi allora tra italiani e francesi. Legame che oggi sentiamo lontano, di eventi che ci hanno profondamente legati tra nazioni ma oggi dimenticati. Questo mi fa riflettere.

Un luogo di memoria straordinario, che merita di essere conosciuto e visitato da chiunque ami la storia e la verità del nostro passato.

TRADUZIONE francese

A MEMORIA E ONORE DEI SOLDATI FRANCESI CHE COMBATTERONO AL NOSTRO FIANCO NELL'INVERNO 1917-1918 FINO ALLA VITTORIA.
IN OCCASIONE DEL 70° ANNIVERSARIO, IL SEGRETARIO DI STATO FRANCESE INCARICATO DEI VETERANI E DELLE VITTIME DI GUERRA, COSÌ COME IL SOTTOSEGRETARIO DI STATO ITALIANO ALLA DIFESA, HANNO POSTO QUESTA PIETRA A TESTIMONIANZA DEL SACRIFICIO COMUNE E DELLA FRATELLANZA DELLE DUE NAZIONI.
PEDEROBBA, 29 OTTOBRE 1988

Fonti storiche e immagini di approfondimento tratte dal volume "I soldati francesi a Pederobba durante la Grande Guerra 1917-1918" (Antiga Edizioni):

- Arrivo e dislocazione delle truppe francesi (ottobre-novembre 1917)
Dopo Caporetto, il Generale de Gondrecourt informò Cadorna della disponibilità di rinforzi francesi. La mattina del 30 ottobre 1917 il Generale Foch giunse a Treviso, decidendo di non impiegare subito le truppe in prima linea ma di tenerle in riserva per un'eventuale ritirata sul Mincio-Po; i rinforzi furono quindi dirottati tra Brescia e Verona (p. 15-16).

L'annuncio della disfatta di Caporetto era stato accolto con stupore e rabbia dai soldati francesi, abituati a una guerra di posizione in cui i progressi si misuravano in metri e non in chilometri, sentimenti che tuttavia si affievolirono rapidamente all'arrivo in Italia (p. 16).

Il 6 novembre, dopo la Battaglia d'Arresto, tre divisioni furono messe in riserva dietro la linea Valdagno-Vicenza e una sul Lago di Garda (p. 16).

- La Battaglia del Monte Tomba (dicembre 1917)
Tra il 18 e il 22 novembre 1917 le truppe tedesche dell'Alpenkorps si erano impadronite del Monte Tomba e del Monte Monfenera, posizioni strategiche di osservazione e di controllo per eventuali offensive che minacciavano la linea del Piave (p. 19).
Il Generale Fayolle decise un'operazione per riprendere il Monte Tomba. Nel dicembre 1917 la 10ª Armata francese, composta dalla 47ª Divisione Chasseurs des Alpes (i "Diables Bleus", equivalenti agli alpini francesi), ebbe il suo battesimo del fuoco sul fronte italiano proprio nel settore Monte Tomba-Monfenera (p. 19).

- La vita quotidiana, i rapporti e la tragedia di Saint-Michel-de-Maurienne
Le truppe vissero momenti di pausa e integrazione con gli alleati e la popolazione locale, documentati anche da disegni d'epoca (come l'incontro tra alpini francesi e italiani sul Monte Tomba o la sosta all'Albergo del Sole con soldati italiani, britannici, scozzesi, francesi e carabinieri) e dall'uso di manuali di conversazione franco-italiani (p. 15, 17, 48).
Nonostante il valore dimostrato sul Monte Tomba e sull'Altipiano di Asiago, le truppe francesi subirono una grave sciagura ferroviaria nella notte tra il 12 e il 13 dicembre 1917: un treno militare proveniente dall'Italia deragliò a Saint-Michel-de-Maurienne in Savoia, provocando 425 vittime tra i 980 soldati in licenza a bordo, un evento tenuto segreto all'epoca (p. 49).

- Il punto di vista francese sui soldati italiani
Estratti dai diari degli ufficiali francesi (come quelli della 74ª Divisione) descrivono il soldato italiano come eccezionalmente resistente, sobrio e abile nella guerra di posizione, ma penalizzato dai propri comandi e da livelli di istruzione ed equipaggiamento inizialmente inadeguati (p. 49).
Vengono lodati reparti d'élite come gli alpini, i bersaglieri e soprattutto i reparti d'assalto degli arditi, considerati i favoriti del comando italiano, pur evidenziando criticità strutturali come il reclutamento su base regionale e problemi logistici legati al morale e al trattamento delle truppe (p. 50).

👋 Girovagando per il Veneto, mi sono imbattuto in un luogo che mi ha sorpreso: ammetto di non sapere che le lotte per l'...
10/09/2026

👋 Girovagando per il Veneto, mi sono imbattuto in un luogo che mi ha sorpreso: ammetto di non sapere che le lotte per l'indipendenza d'Italia fossero arrivate fino a Cornuda, in provincia di Treviso! 🤯

Salendo sul Colle della Rocca, ci si ritrova faccia a faccia con il Monumento dell'Aquila 🦅. Immaginatevi un'imponente aquila in bronzo con ben 4 metri di apertura alare, pronta a spiccare il volo, che brandisce le armi e vigila severa su un maestoso ossario in pietra di Pove.
La cosa che mi ha colpito di più? Ha lo sguardo fieramente rivolto a sud, dritto verso Venezia insorta, come per richiamare a raccolta il popolo della patria. Sotto i suoi artigli, uno scudo custodisce le armi originali del 1848.
Ma la parte più toccante è un'altra: all'interno del basamento e della cripta di questo monumento riposano ancora oggi i resti dei caduti di quel terribile "fatto d'armi", in gran parte giovani soldati pontifici e volontari che sacrificarono la vita in quel maggio di fuoco.
Ma cosa ci fa un monumento del genere proprio qui?
Siamo nel pieno della Prima Guerra d'Indipendenza, esattamente l'8 e 9 maggio 1848. Mettetevi nei panni del generale austriaco Nugent: con un esercito di ben 22.000 uomini tenta di sfondare la linea dei fiumi per dilagare verso Treviso, Vicenza e Bassano. Alle 6:00 del mattino del 6 maggio, la giovane Florinda Putton dà l'allarme suonando la campana della chiesetta di San Sebastiano: le avanguardie nemiche sono arrivate.
Qui si consumò un scontro furioso e disperato. Volontari e truppe regolari pontificie opposero una resistenza stoica e feroce alle soverchianti forze imperiali — pensate che prima di cedere, i dragoni pontifici caricarono eroicamente i nemici proprio sulla strada verso Onigo! Alla fine il colle cadde, ma il prezzo pagato fu altissimo.
Per non dimenticare quei ragazzi e quel terribile "fatto d'armi", nel 1898 venne inaugurata quest'opera magnifica dello scultore Antonio Carlini, che oggi abbraccia un panorama tra le Prealpi e le colline trevigiane.

Pazzesco come dietro a ogni angolo del nostro Paese si nascondano storie così epiche e spesso dimenticate.

🔍 Un antico acquedotto segreto sotto Verona? Un nuovo mistero della Verona sotterranea 🔦💀Negli ultimi giorni, grazie all...
04/09/2026

🔍 Un antico acquedotto segreto sotto Verona? Un nuovo mistero della Verona sotterranea 🔦💀

Negli ultimi giorni, grazie alla disponibilità di un proprietario, abbiamo esplorato su un complesso ipogeo di notevole estensione e importanza.
Dimenticate le classiche gallerie di contromina: stavolta parliamo di un presunto antico acquedotto le cui origini potrebbero affondare direttamente in epoca romana.
Camminare là sotto è un viaggio nel tempo puro. Arrivati in fondo, ci siamo trovati davanti a una grande vasca di raccolta d'acqua, preceduta da un pozzo perfettamente integrato per l'attingimento interno.
Ma la vera adrenalina è scattata quando ci siamo imbattuti in due dettagli che ci lasciano letteralmente a bocca aperta:
• Il pietrone centrale: Un blocco piazzato esattamente in mezzo al camminamento. A cosa serviva? Possibile un sistema idrico romano?
• L'incisione di presunta fattezza asburgica: Un graffito datato in pieno periodo austroungarico che taglia la storia millenaria del sito.

Chi c'è sceso secoli fa e perché ha lasciato quella firma?

Date un'occhiata qui sotto e diteci la vostra nei commenti. Come interpretereste questi indizi?

👇 Scrivetelo qui sotto, lasciare un like e condividere il post per supportare la ricerca storica sul campo. 🛡️🔥

Il nostro viaggio nel cuore della Grande Guerra sulla Marmolada.Quest'estate, l’associazione Historica Legio, ha intrapr...
30/08/2026

Il nostro viaggio nel cuore della Grande Guerra sulla Marmolada.

Quest'estate, l’associazione Historica Legio, ha intrapreso un'escursione sui ghiacci della Marmolada, guidati da un obiettivo duplice: toccare con mano le condizioni odierne del ghiacciaio e arricchire il percorso espositivo del nostro museo al Forte Biondella con nuove testimonianze autentiche.
La discesa scelta quest'anno ci ha visto partire da Punta Rocca per raggiungere Serauta attraversando la lingua di ghiaccio, una traversata impegnativa che, grazie all'indispensabile supporto della nostra guida Vittorio, abbiamo affrontato con tutta l'attrezzatura e la prudenza necessarie.
Già dai primi passi in quota lo scenario appare inequivocabile. Il ritiro del ghiacciaio e il progressivo sgretolamento della roccia raccontano una sofferenza ambientale tangibile, mentre la presenza di numerosi crepacci rende l'attraversamento un'esperienza complessa che richiede massima attenzione e rispetto per la montagna.
Ma è proprio camminando su questa superficie in costante mutamento che la storia è affiorata letteralmente dal passato. Come documentano i nostri scatti, il ritiro dei ghiacci ha restituito alla luce resti straordinari: tavole di legno riconducibili a un vecchio baraccamento della leggendaria "Città di Ghiaccio", una scala in legno originale risalente alla Grande Guerra, barattoli del rancio dai colori ancora incredibilmente integri e qualche ordigno bellico, la cui presenza ricorda la pericolosità e la sacralità di questi luoghi.
A livello paesaggistico la Marmolada regala panorami di una bellezza abbacinante, ma l'emozione più profonda nasce dalla consapevolezza di posare i piedi dove, poco più di un secolo fa, soldati italiani e austro-ungarici dividevano la stessa gelida trincea e si fronteggiavano in condizioni disumane è un'esperienza che lascia il segno.
Preservare questi reperti significa custodire la memoria di chi ha sofferto su queste vette, trasformando ogni frammento recuperato in un monito per il futuro e in un ponte diretto con la nostra storia.

✨ Una serata indimenticabile sotto le stelle tra storia e geologia! ✨Sabato sera 25 luglio abbiamo vissuto un vero e pro...
29/07/2026

✨ Una serata indimenticabile sotto le stelle tra storia e geologia! ✨
Sabato sera 25 luglio abbiamo vissuto un vero e proprio viaggio nel tempo e nella memoria della nostra Verona.
Immersi nella spettacolare cornice del Forte Biondella di Verona, ci siamo lasciati affascinare dai racconti sulla geologia delle grotte / miniere delle Torricelle e del materiale storico recuperato, custode silenzioso di un passato tutto da scoprire.
Un grazie va alla Fondazione Carlo Ederle per averci concessi gli spazi di questa location unica e suggestiva.
Il nostro ringraziamento più speciale va a Rita Pasquali, figlia dell'ultimo cavatore di Verona: la sua presenza e la sua preziosa testimonianza storica hanno reso questa serata sotto le stelle semplicemente straordinaria, ridando voce e anima a questo scorcio di storia veronese conosciuta ai pochi.
Grazie a tutti voi che avete partecipato con così tanto entusiasmo.
👉 Al prossimo evento! ⛏️✨

Indirizzo

Verona
37100

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