08/09/2026
✍️ IL MIO MANIFESTO: ENTROPIA ANTROPICA
Da anni fotografo il cielo ovunque mi trovi. E da anni si discute su quelle strisce bianche: sono solo condensa o c'è sotto qualcosa di più, come si legge in vecchi documenti militari americani sul controllo del meteo, in particolare nello studio militare statunitense "Weather as a Force Multiplier: Owning the Weather in 2025"?
Per me, una cosa è certa: quelle scie creano una cappa invivibile! Non è semplice vapore innocuo, è inquinamento di massa.
Ci si sveglia con un sole limpido che, dopo poche ore, si trasforma in una specie di velo opaco e lattiginoso. Non è un caso e non è un cielo naturale. Le finte nuvole o i cosiddetti cirri artificiali, non spariscono più. È come se avessimo un enorme sacchetto di plastica sopra la testa che blocca la luce del sole e intrappola il calore. E qui entra in gioco la teoria del caos, ovvero l'"effetto farfalla", dove un piccolo cambiamento locale genera conseguenze gigantesche e imprevedibili dall'altra parte del mondo. Questo velo costante rovina il clima, altera gli equilibri e scatena reazioni meteorologiche estreme: siccità o grandinate giganti e continue "bombe d'acqua".
🛑 LA FOLLIA DEL FOTOVOLTAICO SELVAGGIO A TERRA
Mentre in alto ci oscurano il cielo, a terra si sta facendo un altro errore imperdonabile, in nome della cosiddetta "energia pulita": tagliano alberi e coprono i campi agricoli con distese infinite di pannelli fotovoltaici. La termodinamica non mente.
Ho misurato personalmente le temperature sul campo: i pannelli fotovoltaici catturano solo una piccola parte della luce per fare elettricità (circa il 20%, che oltretutto diminuisce con l'obsolescenza dell'impianto!), mentre l'80% del calore puro viene dissipato nell'ambiente. Coprire la terra viva con il silicio significa creare delle enormi isole di calore artificiali, calde come il cemento o l'asfalto. Questo massiccio rilascio di calore termico verso l'alto genera delle vere e proprie correnti d'aria calde e anomale, che salgono e vanno a scontrarsi e interagire alterando i normali flussi dei venti locali. Un'ulteriore forzatura caotica su un sistema già fragile. L'ho denominata "entropia antropica", il disordine creato dall'uomo. Ma la catena del disordine è infinita!
La natura ha già un meccanismo perfetto per rinfrescare il pianeta: le piante e gli alberi, che usano il sole per far evaporare l'acqua e tenere la terra fresca. Strappare l'erba per mettere specchi scuri che surriscaldano l'aria e deviano i venti è un controsenso totale. Il fotovoltaico ha senso solo dove il suolo è già rovinato: sui tetti dei capannoni, sulle case o sopra i grandi parcheggi, non rubando insomma spazio vitale alla natura!
Nell'illustrazione che ho allegato, ho voluto rappresentare proprio questo: la corsa dell'essere umano alla tecnologica. Mentre un'umanità distratta cammina verso l'autodistruzione guardando solo uno schermo, lo sfondo brucia per quel calore termico e anomalo che noi stessi stiamo provocando, voltando le spalle alla vera luce della natura.
©Patrizia Dalla Pace