04/09/2026
Pietro Novelli, Santa Rosalia di Palermo in gloria, 1637-1647, olio su tela, 222 x 178 cm, Real Academia de Bellas Artes de San Fernando, Madrid. La scena si svolge sul Golfo di Palermo, dove la santa, celebrata il 4 settembre, è posta in piedi su una nuvola, con le mani incrociate sul petto, il manto ondeggiante al vento e il capo coronato di rose. Rosalia, con gli occhi lucidi, alza lo sguardo in estasi verso il cielo, da dove emana in risposta una tenue luce dorata. Attorno a lei, tra le nuvole, si stagliano un gruppo di cherubini, mentre in basso un altro gruppo di creature alate regge i consueti simboli associati alla santa: uno stelo di gigli, simbolo della purezza verginale in virtù del suo voto di totale consacrazione a Dio; le rose, attributo principale e imprescindibile di santa Rosalia, con il suo stesso nome che secondo la tradizione, unisce i fiori mistici della rosa e del giglio; il cilicio, simbolo di severissima penitenza corporale, mortificazione della carne ed espiazione dei peccati; il teschio, grande simbolo di vanitas e della meditazione sulla transitorietà della vita terrena; infine la palma, qui da intendersi non come gloria del martirio ma celebrante la gloriosa "vittoria terrena" della Santa che, intercedendo presso Dio, sconfisse il potere della peste salvando il suo popolo. Giunta in pendant con un dipinto Santa Teresa in Gloria, la tela venne considerata anonima nei primi cataloghi dell'Accademia, per poi essere attribuita a Tormo da Alonso Rodríguez. Fu Pérez Sánchez a catalogarla definitivamente come opera di Novelli. A suo parere, "è un'opera tipica del maestro monrealese, che mostra la fusione di elementi tratti da Ribera e Van Dyck, caratteristici della sua complessa formazione”. La dedica tipicamente siciliana del dipinto e l'inequivocabile origine del tipo della santa, derivata dal prototipo di Van Dyck conservato a Palermo, confermano l'attribuzione, ulteriormente corroborata dagli accenti di alcune figure angeliche desunti dallo Spagnoletto. Potrebbe trattarsi di un'opera del periodo tardo dell'artista, successiva alla Comunione di Santa Maria Egiziaca del Museo di Palermo, datata 1637, dove alcune influenze di Domenichino sono più pronunciate che qui, dove, tuttavia, si può riscontrare una certa languida espressività nella Vergine e nei Santi del Museo di Palermo, soprattutto nelle piccole teste degli angeli, che sono letteralmente identiche.