Lima Arte Magazine

Lima Arte Magazine Revista Cultural de temas relacionados al Arte y sus manifestaciones, ya sea clásico, antiguo , moderno, actual o aún por crearse.

Incluidos también fine art, Cinematografía, entretenimiento, Animación Convencional y también digital.

05/08/2026

É vero, siamo innamorati di Benozzo… ma anche Gentile da Fabriano non scherza!
Buongiorno cari amici appassionati di arte 🖌️.

Gentile da Fabriano, L'Adorazione dei Magi, tempera su tavola (173x228 cm con cornice 303x282), 1423, Galleria degli Uffizi, Firenze

05/08/2026

Artist : Gaudenzio Ferrari (1475–1546)
Crucifixion , 1513 , fresco
S. Maria delle Grazie, Varallo Sesia

05/08/2026

Hoy es la fiesta de Nuestra Señora de los Ángeles.

Hace 12 años estaba finalizando esta pintura situada en el techo del Oratorio de Santa María Reina.

02/08/2026

Ippolito Scalza, La Pietà (1570-1579), Cattedrale di Santa Maria Assunta di Orvieto.

02/08/2026

Guillaume Courtois detto il Borgognone, I Santi Abdon e Sennen seppelliscono i martiri cristiani, 1656 circa, olio su tela, 73.7 x 61.6 cm, Collezione privata. L’opera offre una testimonianza molto significativa della prima attività pubblica del Borgognone, poiché connessa ad uno degli affreschi eseguiti dal pittore per la navata della basilica di San Marco a Roma, la cui decorazione fu rinnovata per volontà dell’Ambasciatore veneziano Nicolò Sagredo e diretta dal Pietro da Cortona, primo maestro del Borgognone. La ragione primaria della scelta dei santi persiani, celebrati il 30 luglio, riguarda la venerazione delle loro reliquie: secondo la tradizione agiografica, i corpi dei santi martiri Abdon e Sennen, dopo varie traslazioni dalle catacombe di Ponziano, trovarono la loro definitiva e solenne sepoltura proprio a Roma, sotto l'altare maggiore della Basilica di San Marco al Campidoglio. Decorare la navata centrale con le storie della loro vita e, in particolare, con l'atto della caritatevole sepoltura dei primi cristiani, significava celebrare l’identità del patrimonio sacro custodito dall'edificio stesso, offrendo ai fedeli un nesso visivo immediato con i corpi dei patroni che riposavano a pochi metri di distanza, nel presbiterio. Per l'ambasciatore veneziano Nicolò Sagredo, la Basilica di San Marco non era un tempio qualunque: era la chiesa nazionale dei veneziani a Roma, fondata da papa Marco ma storicamente legata al culto del patrono della Serenissima. Nell'andamento speculare della navata, la parete destra ospitava le storie di san Marco Evangelista, mentre la parete sinistra - quella del dipinto del Courtois - era interamente dedicata ad Abdon e Sennen. Questo sdoppiamento creava un perfetto asse politico e teologico tra Roma e Venezia: da un lato si glorificava l'Evangelista, protettore della Repubblica lagunare, e dall'altro si onoravano i santi martiri romani le cui spoglie nobilitavano la presenza veneziana nella città dei papi. Come ampiamente documentato dal saggio della storica dell’arte Valeria Di Giuseppe Di Paolo, il cantiere si sovrappose cronologicamente alla peste che decimò Roma tra il 1656 e il 1657. Abdon e Sennen, i nobili persiani giunti a Roma sotto Decio, avevano come carisma specifico proprio quello di raccogliere segretamente di notte i cadaveri dei cristiani abbandonati nelle strade o gettati nelle cloache per dare loro una degna sepoltura, prima di subire a loro volta il martirio. Scegliere questo rarissimo tema agiografico nel 1656 significava mettere in scena un episodio speculare alla realtà contemporanea dei vicoli romani, dove venivano raccolti i morti del contagio. L'atto pietoso dei due santi divenne un manifesto di ca**tà controriformista e un'invocazione taumaturgica per la salvezza della città: un dettaglio talmente forte che lo stesso Courtois, quando tradusse l'opera in incisione, decise di eliminare i riferimenti paleocristiani per intitolarla esplicitamente Il seppellimento dei morti durante la peste a Roma. Nella tela un martire esanime occupa il centro della composizione in un audace scorcio accademico, con la testa reclinata all'indietro, gli occhi chiusi nella morte, il corpo cinereo privo di vesti, con il solo sudario posto sotto la sua figura. Sant’Abdon, dalla figura più possente, indossa una camicia blu scuro con profonde lumeggiature cangianti sulla manica. Una fascia chiara gli cinge i capelli. Calza un sandalo romano finemente intrecciato. San Sennen sorregge il martire sotto le ascelle compiendo un evidente e vigoroso sforzo plastico. Il lenzuolo bianco presenta pennellate materiche e filamentose, creando un forte contrasto con le carni n**e. Come figure periferiche vengono poste quelle di un secondo ca****re che giace raggomitolato in basso a destra, colto in un drammatico abbandono, enfatizzato dalla sua collocazione nell'oscurità del suolo. All’opposto un fanciullo con una torcia spunta dalla penombra dell'estrema sinistra, simboleggiando l’azione caritatevole dei due santi. L’architettura, quasi metafisica se non fosse per il rispetto delle direttrici prospettiche, contribuisce a definire lo stato di abbandono della città dovuto alla pestilenza. Dal punto di vista stilistico, l'invenzione fonde il vigore plastico di Lanfranco con l'impaginazione monumentale della Deposizione Baglioni di Raffaello e i modelli di Nicolas Poussin, del quale Courtois aveva copiato la Peste di Azoth. Rispetto al monumentale affresco di San Marco - oggi gravemente compromesso dall'umidità - e al bozzetto dei Musées Royaux di Bruxelles, la tela mostra varianti significative nell'ampiezza delle quinte architettoniche classiche, nella centralità dell'obelisco sullo sfondo e nel dettaglio del calzare del santo a sinistra, qui fedelmente raffigurato. Il Borgognone convertì successivamente questa fortunata iconografia in una celebre acquaforte intitolata Il seppellimento dei morti durante la peste a Roma, sostituendo i santi persiani con figure contemporanee e accompagnando la matrice con il testo profetico di Ezechiele, garantendo così una larga circolazione al soggetto. Nella tela, come nel dipinto murario, si possono cogliere le molteplici fonti che guidarono le ricerche sperimentali di Courtois, anteriori alla svolta in senso berniniano che caratterizzerà buona parte della produzione del settimo decennio fino alla tarda declinazione nello spirito del Gaulli e del Maratti. Essa mette in luce un aspetto tipico della metodologia dell’artista, che era solito realizzare bozzetti, modelli e repliche autografe di pale e dipinti.

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