18/03/2026
𝐕𝐈𝐀𝐑𝐄𝐆𝐆𝐈𝐎 𝐈𝐋 𝐌𝐎𝐃𝐄𝐋𝐋𝐎 𝐂𝐀𝐑𝐍𝐄𝐕𝐀𝐋𝐄 𝐄 𝐈𝐋 𝐑𝐈𝐒𝐂𝐇𝐈𝐎 𝐃𝐈 𝐔𝐍𝐀 𝐂𝐈𝐓𝐓𝐀'-𝐀𝐙𝐈𝐄𝐍𝐃𝐀
C’è un elemento che più di altri dovrebbe far riflettere sulla possibile candidatura a sindaca di Marialina Marcucci: il modello di gestione applicato in questi anni al Carnevale di Viareggio.
Non si tratta solo di scelte discutibili, ma di un’impostazione precisa. Un metodo.
Accentramento delle decisioni, forte personalizzazione della leadership, riduzione degli spazi di confronto: caratteristiche più vicine alla gestione di un’azienda che a quella di un’istituzione pubblica.
Il punto è proprio questo. Il Carnevale di Viareggio non è un prodotto da vendere, ma un patrimonio collettivo costruito in oltre 150 anni di storia. Eppure, negli ultimi anni, è stato progressivamente trattato come una macchina economica da ottimizzare.
Basta guardare alcune scelte simboliche. Il ricorso sistematico a personaggi noti chiamati a “valorizzare” la manifestazione. Un’operazione che tradisce un presupposto tanto implicito quanto problematico: l’idea che il Carnevale, da solo, non sia abbastanza. Ma è esattamente il contrario: una manifestazione con una propria identità artistica, satirica e culturale non ha bisogno di essere legittimata dall’esterno. Quando accade, il risultato non è una crescita, ma una perdita di identità. Non è internazionalizzazione: è provincializzazione.
A questo si aggiunge un altro dato difficilmente contestabile: in circa dieci anni il costo dei biglietti per i corsi mascherati è significativamente aumentato, trasformando progressivamente una festa collettiva in un evento sempre più selettivo.
Nel frattempo, tra iniziative collaterali discutibili, musica estranea alla tradizione e premi assegnati più alla notorietà che alla coerenza culturale, il Carnevale ha visto affievolirsi alcuni dei suoi tratti distintivi. Eppure, i risultati economici vengono rivendicati come successo. Ma per una manifestazione che vive all’aperto, anche il meteo conta: le giornate di sole riempiono i viali e le casse. Attribuire tutto alla capacità gestionale significa raccontare solo una parte della storia.
Oggi si propone una candidatura civica definita di centro-sinistra, ma con un’impostazione che richiama più una logica manageriale e liberista: leadership forte, decisioni verticali, una squadra di fedelissimi. Una proposta che richiama chiaramente lo stesso schema: efficienza, verticalità, decisione. Un linguaggio che appartiene all’impresa, non alla democrazia.
Una città, però, non è un’azienda. Non produce utili. Produce equilibrio sociale, diritti, qualità della vita. E per farlo ha bisogno di confronto, partecipazione, rappresentanza.
Quando la politica adotta logiche aziendali, il rischio è sempre lo stesso: che a contare di più siano gli interessi forti, mentre quelli diffusi — cittadini, lavoratori, associazioni — restano sullo sfondo.
E quando interessi economici e ruolo pubblico si avvicinano troppo, il tema del conflitto di interessi smette di essere teorico e diventa centrale.
Il caso del Carnevale, allora, non è un capitolo chiuso. È un precedente. Un’indicazione di metodo.
La domanda è semplice: è questo il modello con cui si vuole governare Viareggio?
Perché tra guidare una comunità e dirigere un’azienda c’è una differenza sostanziale.
E ignorarla non è solo un errore politico. È un rischio per la città.
𝐆𝐮𝐚𝐥𝐭𝐢𝐞𝐫𝐨 𝐋𝐚𝐦𝐢, 𝐀𝐧𝐝𝐫𝐞𝐚 𝐆𝐞𝐧𝐨𝐯𝐚𝐥𝐢