Ca' Rezzonico - Museo del Settecento Veneziano

Ca' Rezzonico -  Museo del Settecento Veneziano È uno dei più affascinanti musei veneziani. Affacciato sul Canal Grande, espone arredi, dipinti e sculture del Settecento veneziano. A metà Seicento il patrizio Filippo Bon commissiona all’architetto Baldassare Longhena il progetto per un grandioso palazzo affacciato sul Canal Grande.

Il monumentale progetto si dimostra tuttavia troppo ambizioso per le fortune dei Bon. Il palazzo, infatti, non è ancora terminato alla morte dell’architetto nel 1682 e poco dopo, vista l’incapacità della famiglia di sopportare le ingenti spese del cantiere, i lavori vengono bloccati e la fabbrica rimane incompleta. L’edificio portato a termine solo un secolo dopo dalla famiglia Rezzonico, subentra

Il monumentale progetto si dimostra tuttavia troppo ambizioso per le fortune dei Bon. Il palazzo, infatti, non è ancora terminato alla morte dell’architetto nel 1682 e poco dopo, vista l’incapacità della famiglia di sopportare le ingenti spese del cantiere, i lavori vengono bloccati e la fabbrica rimane incompleta. L’edificio portato a termine solo un secolo dopo dalla famiglia Rezzonico, subentra

Normali funzionamento

Per la rubrica condivisa #MUVEwomen desideriamo ricordare una fine studiosa dai modi eleganti e cortesi che collaborò co...
10/09/2021

Per la rubrica condivisa #MUVEwomen desideriamo ricordare una fine studiosa dai modi eleganti e cortesi che collaborò con il nostro Museo: Doretta Davanzo Poli.
Docente di Storia del costume e della moda all’Università Ca’ Foscari di Venezia dal 1995 al 2010, e in precedenza all’Università degli Studi di Udine dal 1986 al 1991, Doretta Davanzo Poli presentò l’esposizione de “Il merletto di papa Rezzonico”, che si tenne a #CaRezzonico nella primavera del 2017.
In precedenza, elaborò un saggio dal titolo “La moda secondo Longhi in alcune opere datate (1741-1781), soffermandosi sull’arte di un pittore veneziano tra i meglio rappresentati nelle sale del nostro Museo, Pietro Longhi. Di questo testo, trascriviamo di seguito uno stralcio connesso al dipinto La dama nello studio del pittore, in cui la dama indossa un'andrienne ampiamente scollata, con maniche al gomito provviste di alto paramano. "La camicia, obbligatoriamente candida, pur essendo indumento intimo, è lasciata in vista quale status symbol: infatti, poiché si fa il bucato soltanto un paio di volte all'anno (si portano i panni da lavare in terraferma, dove c'è abbondanza di acqua dolce e dove sono possibili le complicate 'lissie'), lo sfoggio di lingeria pulita significa il possesso di un corredo ricchissimo, tale da permettere il frequente ricambio della stessa. L'andrienne o andrié è una sopravveste la cui denominazione deriva dall'omonima pièce teatrale di Baron, interpretata nel 1703 a Parigi da un'attrice incinta e perciò costretta a recitare indossando un costume comodo e dissimulante. ... Il volume sui fianchi è accentuato dai 'panieri', detti anche 'cerchi': costituiti da leggere gabbie di vimini o di fanoni di balena, imbottite e rivestite di tela, sostenute da cintura in vita. A Venezia si diffusero almeno dal 1725. Risale a tale data, infatti, una pubblicazione locale, intitolata La famosa storia de' cerchi, che narra della loro adozione da parte delle donne, per la comodità che derivava soprattutto durante 'la commune malattia di nove lune', cioè durante la gravidanza" (in “Pietro Longhi”, catalogo della mostra a cura di A. Mariuz – G. Pavanello – G. Romanelli, Venezia, Museo Correr, 4 dicembre 1993 – 4 aprile 1994)

Particolari suggestivi.Il ‘particolare’ odierno è tratto dalla grande tela esposta a #CaRezzonico, dipinta dal veneziano...
07/09/2021

Particolari suggestivi.
Il ‘particolare’ odierno è tratto dalla grande tela esposta a #CaRezzonico, dipinta dal veneziano Antonio Molinari (1655–1704) e raffigurante la lotta fra i Lapiti e i selvaggi Centauri durante il banchetto per le nozze tra Piritoo e Deidamia. L’episodio è narrato da Ovidio nelle Metamorfosi (XII, 210-535), e ripreso dal poeta Giambattista Marino nella sua Galleria (1619). Nello specifico osserviamo come il centauro Eurito, con l’animo infuocato dal vino e dalla libidine, tenti di rapire la bella Ippodamia: ne scaturisce una gigantesca zuffa in cui Teseo affronta il centauro con l’intenzione di frenarlo. La lucida fermezza dell’eroe si contrappone quindi alla tumultuosa e incontrollabile passione della creatura mitologica, generando un efficace invito alla temperanza e alla morigeratezza. #Venezia #visitMUVE

Particolari suggestivi.
Il ‘particolare’ odierno è tratto dalla grande tela esposta a #CaRezzonico, dipinta dal veneziano Antonio Molinari (1655–1704) e raffigurante la lotta fra i Lapiti e i selvaggi Centauri durante il banchetto per le nozze tra Piritoo e Deidamia. L’episodio è narrato da Ovidio nelle Metamorfosi (XII, 210-535), e ripreso dal poeta Giambattista Marino nella sua Galleria (1619). Nello specifico osserviamo come il centauro Eurito, con l’animo infuocato dal vino e dalla libidine, tenti di rapire la bella Ippodamia: ne scaturisce una gigantesca zuffa in cui Teseo affronta il centauro con l’intenzione di frenarlo. La lucida fermezza dell’eroe si contrappone quindi alla tumultuosa e incontrollabile passione della creatura mitologica, generando un efficace invito alla temperanza e alla morigeratezza. #Venezia #visitMUVE

Protagonista della rubrica condivisa di questo mese, #MUVEwomen, è Onfale regina di Lidia, il cui nome è passato alla st...
03/09/2021

Protagonista della rubrica condivisa di questo mese, #MUVEwomen, è Onfale regina di Lidia, il cui nome è passato alla storia per aver comprato i servigi di uno dei più celebri eroi dell’antichità classica, Eracle (Ercole). Il dio Ermete, infatti, voleva che l’eroe si purificasse per l’uccisione di Ifito e così lo condusse in Asia, offrendolo in vendita come uno schiavo qualsiasi.
Durante i tre anni trascorsi in Lidia (antica regione della Turchia asiatica), l’eroe servì fedelmente la regina: accondiscese a divenirne l’amante e liberò l’Asia Minore dai banditi che la infestavano.
L’eroe, deferente verso la regina, le cedette la clava e la pelle del leone Nemèo, suoi usali attributi, spingendosi a indossare vestiti femminili e collane di pietre preziose. Si mise inoltre a filare la lana con il fuso. In Grecia allora cominciò a circolare la voce di un Eracle totalmente sottomesso alla regina asiatica, la quale lo sgridava bonariamente, percuotendolo con pantofolina dorata, se per caso, con le dita maldestre, gli capitava di spezzare il fuso.
Trascorsi i tre anni, Onfale, grata all’eroe, gli concesse la prevista libertà, ricoprendolo di doni.
Tale episodio non fu mai trattato nell’arte della Grecia classica, forse perché presentava l’eroe in una luce sfavorevole, mentre i pittori rinascimentali e soprattutto barocchi lo usarono per illustrare il dominio della donna sull’uomo.
Nel dipinto conservato a #CaRezzonico, opera del veneziano Antonio Bellucci (1654–1726), i due si presentano discinti, seduti uno di fronte all’altro, attorniati da un nugolo di ancelle. La regina trattiene la clava mentre l’eroe ostenta il fuso; ciò che più colpisce tutta via è lo sguardo che gli unisce e che tradisce la passione amorosa scaturita tra i due.
#Venezia #visitMUVE

Protagonista della rubrica condivisa di questo mese, #MUVEwomen, è Onfale regina di Lidia, il cui nome è passato alla storia per aver comprato i servigi di uno dei più celebri eroi dell’antichità classica, Eracle (Ercole). Il dio Ermete, infatti, voleva che l’eroe si purificasse per l’uccisione di Ifito e così lo condusse in Asia, offrendolo in vendita come uno schiavo qualsiasi.
Durante i tre anni trascorsi in Lidia (antica regione della Turchia asiatica), l’eroe servì fedelmente la regina: accondiscese a divenirne l’amante e liberò l’Asia Minore dai banditi che la infestavano.
L’eroe, deferente verso la regina, le cedette la clava e la pelle del leone Nemèo, suoi usali attributi, spingendosi a indossare vestiti femminili e collane di pietre preziose. Si mise inoltre a filare la lana con il fuso. In Grecia allora cominciò a circolare la voce di un Eracle totalmente sottomesso alla regina asiatica, la quale lo sgridava bonariamente, percuotendolo con pantofolina dorata, se per caso, con le dita maldestre, gli capitava di spezzare il fuso.
Trascorsi i tre anni, Onfale, grata all’eroe, gli concesse la prevista libertà, ricoprendolo di doni.
Tale episodio non fu mai trattato nell’arte della Grecia classica, forse perché presentava l’eroe in una luce sfavorevole, mentre i pittori rinascimentali e soprattutto barocchi lo usarono per illustrare il dominio della donna sull’uomo.
Nel dipinto conservato a #CaRezzonico, opera del veneziano Antonio Bellucci (1654–1726), i due si presentano discinti, seduti uno di fronte all’altro, attorniati da un nugolo di ancelle. La regina trattiene la clava mentre l’eroe ostenta il fuso; ciò che più colpisce tutta via è lo sguardo che gli unisce e che tradisce la passione amorosa scaturita tra i due.
#Venezia #visitMUVE

La vita quotidiana degli inizi del Settecento in un particolare suggestivo tratto dalla “Veduta di un porto fluviale” di...
31/08/2021

La vita quotidiana degli inizi del Settecento in un particolare suggestivo tratto dalla “Veduta di un porto fluviale” di Luca Carlevarijs. Tra operazioni di carico e scarico, il dipinto, esposto a #CaRezzonico e databile al secondo decennio del Settecento, riunisce gentiluomini, frati, facchini e perdigiorno su una banchina posta lungo la riva di un fiume. Avvolte dalla luce pigra di un tardo pomeriggio, le piccole figure, ‘macchiette’, si definiscono in virtù di un tratto minuzioso del pennello, ravvivato da colori brillanti. #Venezia #visitMUVE

La vita quotidiana degli inizi del Settecento in un particolare suggestivo tratto dalla “Veduta di un porto fluviale” di Luca Carlevarijs. Tra operazioni di carico e scarico, il dipinto, esposto a #CaRezzonico e databile al secondo decennio del Settecento, riunisce gentiluomini, frati, facchini e perdigiorno su una banchina posta lungo la riva di un fiume. Avvolte dalla luce pigra di un tardo pomeriggio, le piccole figure, ‘macchiette’, si definiscono in virtù di un tratto minuzioso del pennello, ravvivato da colori brillanti. #Venezia #visitMUVE

Esposto al secondo piano di #CaRezzonico, questo cassettone laccato è dono della Contessa Olga di Brazzà, la quale nel p...
30/08/2021

Esposto al secondo piano di #CaRezzonico, questo cassettone laccato è dono della Contessa Olga di Brazzà, la quale nel proprio testamento dispose che un gruppo di mobili settecenteschi, appartenenti alla famiglia che allora dimorava a Roma, nel palazzetto Brazzà presso Palazzo Barberini, fosse destinato al Museo del Settecento veneziano. Tale cassettone ad ante appare quale vero e proprio mobile da corredo di graziosa forma ‘bombè’, montato su gambe ricurve, con portelle e copertura apribili. La parte superiore si presenta dipinta a finto marmo, come spesso si usava nei mobili veneziani dell’epoca. Il rimanente è laccato a fondo verde giallognolo, con motivi fioriti a rametti e piccole volute, mazzetti di fiori dai colori vivaci. #Venezia #visitMUVE

Esposto al secondo piano di #CaRezzonico, questo cassettone laccato è dono della Contessa Olga di Brazzà, la quale nel proprio testamento dispose che un gruppo di mobili settecenteschi, appartenenti alla famiglia che allora dimorava a Roma, nel palazzetto Brazzà presso Palazzo Barberini, fosse destinato al Museo del Settecento veneziano. Tale cassettone ad ante appare quale vero e proprio mobile da corredo di graziosa forma ‘bombè’, montato su gambe ricurve, con portelle e copertura apribili. La parte superiore si presenta dipinta a finto marmo, come spesso si usava nei mobili veneziani dell’epoca. Il rimanente è laccato a fondo verde giallognolo, con motivi fioriti a rametti e piccole volute, mazzetti di fiori dai colori vivaci. #Venezia #visitMUVE

#MUVEsummerIl tema condiviso di questo mese, dedicato all’Estate, ci consente di ricordare come, per due secoli almeno, ...
27/08/2021

#MUVEsummer
Il tema condiviso di questo mese, dedicato all’Estate, ci consente di ricordare come, per due secoli almeno, il volume di Cesare Ripa, “Iconologia, overo descrittione di diverse imagini cavate dall’antichità, e di propria invenzione”, ebbe il merito di indirizzare gli orientamenti iconografici dei pittori europei. Si tratta infatti del più completo repertorio di immagini allegoriche, che forniva precise indicazioni agli artisti intenti a raffigurare il soggetto da dipingere. La prima edizione vide la luce a Roma nel 1593, ma senza illustrazioni. La seconda edizione, quella padovana del 1611, oltre a essere ampliata si presentò corredata da immagini che traducevano in figura i concetti espressi dall’autore. Nato a Perugia nel 1555, Cesare Ripa morì a Roma nel 1622 in condizioni di estrema povertà.
Nel nostro caso, l’Allegoria dell’Estate viene così descritta: “Una giovane d’aspetto robusto coronata di spighe di grano vestita di color giallo e che con la destra mano tenghi in mano una sacella [torcia] accesa”. Più precisamente, “giovanetta e d’aspetto robusto si dipinge, percioché l’Estate si chiama la gioventù dell’anno, per essere il caldo della terra più forte e robusto à maturare i fiori prodotti dalla Primavera. La ghirlanda di spighe di grano dimostra il principalissimo frutto, che rende questa stagione. Le si dà il vestimento del color giallo per la similitudine del color delle biade mature. Tiene con la destra mano la sacella [torcia] accesa, per dimostrare il gran calore, che rende in questo tempo il Sole”.
#CaRezzonico #Venezia #visitMUVE

#MUVEsummer
Il tema condiviso di questo mese, dedicato all’Estate, ci consente di ricordare come, per due secoli almeno, il volume di Cesare Ripa, “Iconologia, overo descrittione di diverse imagini cavate dall’antichità, e di propria invenzione”, ebbe il merito di indirizzare gli orientamenti iconografici dei pittori europei. Si tratta infatti del più completo repertorio di immagini allegoriche, che forniva precise indicazioni agli artisti intenti a raffigurare il soggetto da dipingere. La prima edizione vide la luce a Roma nel 1593, ma senza illustrazioni. La seconda edizione, quella padovana del 1611, oltre a essere ampliata si presentò corredata da immagini che traducevano in figura i concetti espressi dall’autore. Nato a Perugia nel 1555, Cesare Ripa morì a Roma nel 1622 in condizioni di estrema povertà.
Nel nostro caso, l’Allegoria dell’Estate viene così descritta: “Una giovane d’aspetto robusto coronata di spighe di grano vestita di color giallo e che con la destra mano tenghi in mano una sacella [torcia] accesa”. Più precisamente, “giovanetta e d’aspetto robusto si dipinge, percioché l’Estate si chiama la gioventù dell’anno, per essere il caldo della terra più forte e robusto à maturare i fiori prodotti dalla Primavera. La ghirlanda di spighe di grano dimostra il principalissimo frutto, che rende questa stagione. Le si dà il vestimento del color giallo per la similitudine del color delle biade mature. Tiene con la destra mano la sacella [torcia] accesa, per dimostrare il gran calore, che rende in questo tempo il Sole”.
#CaRezzonico #Venezia #visitMUVE

Alla scadere del Settecento il gesuita Luigi Antonio Lanzi diede alle stampe la monumentale ‘Storia pittorica dell’Itali...
24/08/2021

Alla scadere del Settecento il gesuita Luigi Antonio Lanzi diede alle stampe la monumentale ‘Storia pittorica dell’Italia’, opera in più volumi che ebbe un successo enorme, tanto da essere tradotta in diverse lingue. Lo studioso, soffermandosi sulla pittura veneziana, così si esprimeva in riferimento a uno dei suoi più illustri esponenti: “L’ultimo dei Veneti, che gran nome si facesse in Europa, fu Gio. Battista Tiepolo ... Fu scolaro del Lazzarini, il cui metodo ritenuto e pesato mise opportunamente qualche freno al suo ingegno, che natura saria stato troppo veloce. Imitò quindi il Piazzetta, ma ilarizzandolo, per così dire, e avvivandolo ... Né lasciò in verun tempo lo studio del naturale, sia nell’osservare gli accidenti dell’ombre e della luce e il contrapposto de’ colori il più adatto a far colpo. In questa parte riuscì specialmente ne’ lavori a fresco, pe’ quali parve che natura lo avesse fatto sì spedito, sì pronto, sì facile a cose grandi. Ove gli altri cercano ivi i colori più vividi, egli si valeva di tinte basse e, come dicono, sporche; e avvicinandone loro altre alquanto belle e nette, ma pure ordinarie, mettea nei freschi un effetto, una vaghezza, un sole che forse non ha esempio” #CaRezzonico #Venezia #visitMUVE

Alla scadere del Settecento il gesuita Luigi Antonio Lanzi diede alle stampe la monumentale ‘Storia pittorica dell’Italia’, opera in più volumi che ebbe un successo enorme, tanto da essere tradotta in diverse lingue. Lo studioso, soffermandosi sulla pittura veneziana, così si esprimeva in riferimento a uno dei suoi più illustri esponenti: “L’ultimo dei Veneti, che gran nome si facesse in Europa, fu Gio. Battista Tiepolo ... Fu scolaro del Lazzarini, il cui metodo ritenuto e pesato mise opportunamente qualche freno al suo ingegno, che natura saria stato troppo veloce. Imitò quindi il Piazzetta, ma ilarizzandolo, per così dire, e avvivandolo ... Né lasciò in verun tempo lo studio del naturale, sia nell’osservare gli accidenti dell’ombre e della luce e il contrapposto de’ colori il più adatto a far colpo. In questa parte riuscì specialmente ne’ lavori a fresco, pe’ quali parve che natura lo avesse fatto sì spedito, sì pronto, sì facile a cose grandi. Ove gli altri cercano ivi i colori più vividi, egli si valeva di tinte basse e, come dicono, sporche; e avvicinandone loro altre alquanto belle e nette, ma pure ordinarie, mettea nei freschi un effetto, una vaghezza, un sole che forse non ha esempio” #CaRezzonico #Venezia #visitMUVE

La rubrica condivisa di questo mese, #MUVEsummer, ci consente di soffermarci su un tipico gioco estivo per bambini, ripr...
20/08/2021

La rubrica condivisa di questo mese, #MUVEsummer, ci consente di soffermarci su un tipico gioco estivo per bambini, ripreso anche da Francesco Guardi in un disegno che si conserva a #CaRezzonico presso il Gabinetto dei disegni e delle stampe: il gioco dell’aquilone.
Presente in Europa fin dal Cinquecento, questo gioco nacque in Cina 2.500 anni fa. Fra le varie e antiche testimonianze cinesi vi è una che ricorda come, verso il 200 a.C., il generale cinese Han Hsin ordinò di far volare un aquilone sulle mura della fortezza che stava assediando, al fine di comprendere la distanza tra il suo esercito e la fortezza stessa e conoscere così la lunghezza esatta del tunnel da scavare per penetrarvi. Dalla Cina, tramite missionari e commercianti, gli aquiloni giunsero in Europa intorno all’inizio del Rinascimento.
Come è stato notato, tale gioco sviluppa i sensi e le facoltà del bambino a cominciare dalla vista, abituando il giocatore alla comprensione della situazione atmosferica, come la presenza e la direzione del vento. Un gioco che necessita di manualità e fantasia per la costruzione a regola d’arte dell’aquilone e di prontezza di riflessi, nonché capacità d’intuizione e agilità fisica per manovrarlo adeguatamente.
Il presente disegno di Francesco Guardi (penna e pennello inchiostro bruno) è di tutto interesse poiché unico nella produzione del maestro veneziano: non si conoscono infatti dipinti con cui porlo in relazione.

La rubrica condivisa di questo mese, #MUVEsummer, ci consente di soffermarci su un tipico gioco estivo per bambini, ripreso anche da Francesco Guardi in un disegno che si conserva a #CaRezzonico presso il Gabinetto dei disegni e delle stampe: il gioco dell’aquilone.
Presente in Europa fin dal Cinquecento, questo gioco nacque in Cina 2.500 anni fa. Fra le varie e antiche testimonianze cinesi vi è una che ricorda come, verso il 200 a.C., il generale cinese Han Hsin ordinò di far volare un aquilone sulle mura della fortezza che stava assediando, al fine di comprendere la distanza tra il suo esercito e la fortezza stessa e conoscere così la lunghezza esatta del tunnel da scavare per penetrarvi. Dalla Cina, tramite missionari e commercianti, gli aquiloni giunsero in Europa intorno all’inizio del Rinascimento.
Come è stato notato, tale gioco sviluppa i sensi e le facoltà del bambino a cominciare dalla vista, abituando il giocatore alla comprensione della situazione atmosferica, come la presenza e la direzione del vento. Un gioco che necessita di manualità e fantasia per la costruzione a regola d’arte dell’aquilone e di prontezza di riflessi, nonché capacità d’intuizione e agilità fisica per manovrarlo adeguatamente.
Il presente disegno di Francesco Guardi (penna e pennello inchiostro bruno) è di tutto interesse poiché unico nella produzione del maestro veneziano: non si conoscono infatti dipinti con cui porlo in relazione.

Indirizzo

Dorsoduro 3136
Venice
30123

Orario di apertura

Giovedì 11:00 - 17:00
Venerdì 11:00 - 17:00
Sabato 11:00 - 17:00
Domenica 11:00 - 17:00

Telefono

0412410100

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