Museo di Antropologia ed Etnografia

Museo di Antropologia ed Etnografia Il Museo è attualmente chiuso e fa parte del Sistema Museale di Ateneo di Torino. Direttore: Cecilia Pennacini Le origini del Museo di Antropologia ed Etnografia risalgono al 1923, anno in cui venne conferita al Prof.

Giovanni Marro la cattedra di Antropologia dell'Ateneo torinese: egli costituì il Museo con raccolte antro-etnologiche di svariata origine e provenienza, nonché di pezzi collezionati dal padre Prof. Antonio Marro psichiatra e antropologo. Il materiale del museo comprende inoltre reperti di qualità eccezionale e unici al mondo, come la collezione egiziana che, per il suo valore scientifico, costitu

Giovanni Marro la cattedra di Antropologia dell'Ateneo torinese: egli costituì il Museo con raccolte antro-etnologiche di svariata origine e provenienza, nonché di pezzi collezionati dal padre Prof. Antonio Marro psichiatra e antropologo. Il materiale del museo comprende inoltre reperti di qualità eccezionale e unici al mondo, come la collezione egiziana che, per il suo valore scientifico, costitu

Normali funzionamento

🔹FOTOGRAFIE IN LIBERA USCITA📷 Il fondo fotografico egizio messo insieme da Giovanni Marro è anche costituito da immagini...
18/11/2021

🔹FOTOGRAFIE IN LIBERA USCITA

📷 Il fondo fotografico egizio messo insieme da Giovanni Marro è anche costituito da immagini che testimoniano i ricchi ritrovamenti di reperti antropologici da parte della Missione Archeologica Italiana in Egitto (1913-1935). Qui, per esempio, è ritratto il corpo mummificato di un giovane uomo, che potete ammirare ancora per un mese a Bra (Cuneo) presso Palazzo Mathis nell'esposizione "L'uomo svelato".

🏛🔴 “L’uomo svelato” è visitabile gratuitamente – nel rispetto delle misure anti Covid – fino al 12 dicembre 2021, dal giovedì al lunedì dalle ore 9 alle 12,30 e dalle 15 alle 18. Per maggiori informazioni telefonare allo 0171452711 o scrivere a [email protected].

👉🏻👉🏽👉🏿 Se volete saperne di più, trovate ulteriori informazioni sul nostro sito web: https://www.museoantropologia.unito.it/mummia-di-giovane-uomo-egitto-1913-193/

Il fondo "Marro" è uno dei fondi fotografici del #MAET oggetto di azioni di restauro e schedatura grazie all'intervento promosso e sostenuto dalla @Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della cultura.

#DGCC #CreativitàContemporanea #MiC #SMA #MAET #MuseoLombroso #StrategiaFotografia2020 #fotografieinliberauscita #museichiusimuseiaperti #CulturalHeritage

🔹FOTOGRAFIE IN LIBERA USCITA

📷 Il fondo fotografico egizio messo insieme da Giovanni Marro è anche costituito da immagini che testimoniano i ricchi ritrovamenti di reperti antropologici da parte della Missione Archeologica Italiana in Egitto (1913-1935). Qui, per esempio, è ritratto il corpo mummificato di un giovane uomo, che potete ammirare ancora per un mese a Bra (Cuneo) presso Palazzo Mathis nell'esposizione "L'uomo svelato".

🏛🔴 “L’uomo svelato” è visitabile gratuitamente – nel rispetto delle misure anti Covid – fino al 12 dicembre 2021, dal giovedì al lunedì dalle ore 9 alle 12,30 e dalle 15 alle 18. Per maggiori informazioni telefonare allo 0171452711 o scrivere a [email protected].

👉🏻👉🏽👉🏿 Se volete saperne di più, trovate ulteriori informazioni sul nostro sito web: https://www.museoantropologia.unito.it/mummia-di-giovane-uomo-egitto-1913-193/

Il fondo "Marro" è uno dei fondi fotografici del #MAET oggetto di azioni di restauro e schedatura grazie all'intervento promosso e sostenuto dalla @Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della cultura.

#DGCC #CreativitàContemporanea #MiC #SMA #MAET #MuseoLombroso #StrategiaFotografia2020 #fotografieinliberauscita #museichiusimuseiaperti #CulturalHeritage

🔹FOTOGRAFIE IN LIBERA USCITA📷 In questa immagine si vede l'ingegnere modenese Carlo Sesti, che dà il nome al fondo fotog...
11/11/2021

🔹FOTOGRAFIE IN LIBERA USCITA

📷 In questa immagine si vede l'ingegnere modenese Carlo Sesti, che dà il nome al fondo fotografico, ritratto in posa durante la sua esperienza in Congo dove si era recato per coordinare i lavori della costruzione della ferrovia Matadi-Leopoldville a inizio Novecento.

👉🏻👉🏽👉🏿 Se volete saperne di più, trovate ulteriori informazioni sul nostro sito web: https://www.museoantropologia.unito.it/carlo-sesti-repubblica-democratica-del-congo-1900-1919/

Sono tre i fondi fotografici del #MAET che sono stati oggetto di azioni di restauro e schedatura grazie all'intervento promosso e sostenuto dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.

#DGCC #CreativitàContemporanea #MiC #SMA #MAET #MuseoLombroso #StrategiaFotografia2020 #fotografieinliberauscita #museichiusimuseiaperti #CulturalHeritage

🔹FOTOGRAFIE IN LIBERA USCITA

📷 In questa immagine si vede l'ingegnere modenese Carlo Sesti, che dà il nome al fondo fotografico, ritratto in posa durante la sua esperienza in Congo dove si era recato per coordinare i lavori della costruzione della ferrovia Matadi-Leopoldville a inizio Novecento.

👉🏻👉🏽👉🏿 Se volete saperne di più, trovate ulteriori informazioni sul nostro sito web: https://www.museoantropologia.unito.it/carlo-sesti-repubblica-democratica-del-congo-1900-1919/

Sono tre i fondi fotografici del #MAET che sono stati oggetto di azioni di restauro e schedatura grazie all'intervento promosso e sostenuto dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.

#DGCC #CreativitàContemporanea #MiC #SMA #MAET #MuseoLombroso #StrategiaFotografia2020 #fotografieinliberauscita #museichiusimuseiaperti #CulturalHeritage

📌 SEGNALAZIONI!La Scuola Di Specializzazione Dea presenta le sue attività didattiche il #18novembre👇🏻👇🏽👇🏿Per maggiori in...
10/11/2021

📌 SEGNALAZIONI!
La Scuola Di Specializzazione Dea presenta le sue attività didattiche il #18novembre

👇🏻👇🏽👇🏿Per maggiori info!

Il 18 novembre, alle ore 17, la Scuola in Beni Demoetnoantropologici dell’Università di Perugia organizza un seminario di presentazione delle attività didattiche previste per il 2021-2022, aperto a tutti i potenziali iscritti.
Il seminario è aperto a tutti, iscritti o semplici interessati.

Link al webinar: https://bit.ly/317S8SZ

🔹FOTOGRAFIE IN LIBERA USCITA📷 L'immagine di oggi è stata realizzata da F. Zanini, che ha voluto immortalare due ragazzi ...
04/11/2021

🔹FOTOGRAFIE IN LIBERA USCITA

📷 L'immagine di oggi è stata realizzata da F. Zanini, che ha voluto immortalare due ragazzi durante la raccolta dell’acqua. Siamo in Somalia attorno al 1920 e la fotografia fa parte del fondo "Musso" di proprietà del #MAET.
L'album all'interno del quale è conservato questo scatto rappresenta un documento che testimonia un momento preciso dell’esperienza coloniale italiana nel C***o d’Africa,

👉🏻👉🏽👉🏿 Se volete saperne di più, trovate ulteriori informazioni sul nostro sito web: https://www.museoantropologia.unito.it/ragazzi-alla-raccolta-dellacqua-somalia-1920-ca/

Questo fondo fotografico assieme ad altri due fondi sono stati oggetto di azioni di restauro e schedatura grazie all'intervento promosso e sostenuto dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura

#DGCC #CreativitàContemporanea #MiC #SMA #MAET #MuseoLombroso #StrategiaFotografia2020 #fotografieinliberauscita #museichiusimuseiaperti #CulturalHeritage

🔹FOTOGRAFIE IN LIBERA USCITA

📷 L'immagine di oggi è stata realizzata da F. Zanini, che ha voluto immortalare due ragazzi durante la raccolta dell’acqua. Siamo in Somalia attorno al 1920 e la fotografia fa parte del fondo "Musso" di proprietà del #MAET.
L'album all'interno del quale è conservato questo scatto rappresenta un documento che testimonia un momento preciso dell’esperienza coloniale italiana nel C***o d’Africa,

👉🏻👉🏽👉🏿 Se volete saperne di più, trovate ulteriori informazioni sul nostro sito web: https://www.museoantropologia.unito.it/ragazzi-alla-raccolta-dellacqua-somalia-1920-ca/

Questo fondo fotografico assieme ad altri due fondi sono stati oggetto di azioni di restauro e schedatura grazie all'intervento promosso e sostenuto dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura

#DGCC #CreativitàContemporanea #MiC #SMA #MAET #MuseoLombroso #StrategiaFotografia2020 #fotografieinliberauscita #museichiusimuseiaperti #CulturalHeritage

🔹FOTOGRAFIE IN LIBERA USCITA📷 Oggi vi presentiamo il fondo fotografico "Marro" che racconta l'esperienza della Missione ...
28/10/2021

🔹FOTOGRAFIE IN LIBERA USCITA

📷 Oggi vi presentiamo il fondo fotografico "Marro" che racconta l'esperienza della Missione Archeologica Italiana in Egitto. Le immagini sono state realizzate e raccolte da Giovanni Marro, fondatore del #MAET, che partecipò alle campagne di scavo fra il 1913 e il 1935. Questo materiale composto principalmente da diapositive su vetro era utilizzato come supporto didattico o apparato iconografico durante le conferenze pubbliche che Marro teneva occasionalmente per far conoscere le proprie ricerche al pubblico.

👉🏻👉🏽👉🏿 Se volete saperne di più, trovate ulteriori informazioni sul nostro sito web: https://www.museoantropologia.unito.it/luxor-e-le-sue-rovine-egitto-1913-1935/

Tre fondi del MAET sono stati oggetto di azioni di restauro e schedatura grazie all'intervento promosso e sostenuto dalla @Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della cultura.

#DGCC #CreativitàContemporanea #MiC #SMA #MAET #MuseoLombroso #StrategiaFotografia2020 #fotografieinliberauscita #museichiusimuseiaperti #CulturalHeritage

🔹FOTOGRAFIE IN LIBERA USCITA

📷 Oggi vi presentiamo il fondo fotografico "Marro" che racconta l'esperienza della Missione Archeologica Italiana in Egitto. Le immagini sono state realizzate e raccolte da Giovanni Marro, fondatore del #MAET, che partecipò alle campagne di scavo fra il 1913 e il 1935. Questo materiale composto principalmente da diapositive su vetro era utilizzato come supporto didattico o apparato iconografico durante le conferenze pubbliche che Marro teneva occasionalmente per far conoscere le proprie ricerche al pubblico.

👉🏻👉🏽👉🏿 Se volete saperne di più, trovate ulteriori informazioni sul nostro sito web: https://www.museoantropologia.unito.it/luxor-e-le-sue-rovine-egitto-1913-1935/

Tre fondi del MAET sono stati oggetto di azioni di restauro e schedatura grazie all'intervento promosso e sostenuto dalla @Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della cultura.

#DGCC #CreativitàContemporanea #MiC #SMA #MAET #MuseoLombroso #StrategiaFotografia2020 #fotografieinliberauscita #museichiusimuseiaperti #CulturalHeritage

🔹FOTOGRAFIE IN LIBERA USCITA📷 L'immagine che vi raccontiamo oggi immortala una tavola imbandita sotto la tenda in un acc...
21/10/2021

🔹FOTOGRAFIE IN LIBERA USCITA

📷 L'immagine che vi raccontiamo oggi immortala una tavola imbandita sotto la tenda in un accampamento nella Repubblica Democratica del Congo, fra il 1900 e il 1919. Questo scatto fa parte del fondo “Carlo Sesti” che contiene diverse fotografie realizzate dall’autore durante la costruzione della ferrovia Matadi-Leopoldville (Kinhshasa) a inizio Novecento.

👉🏻👉🏽👉🏿 Se volete saperne di più, trovate ulteriori informazioni sul nostro sito web: https://www.museoantropologia.unito.it/tavola-imbandita-sotto-la-tenda-repubblica-democratica-del-congo-1900-1919/

Tre fondi del MAET sono stati oggetto di azioni di restauro e schedatura grazie all'intervento promosso e sostenuto dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della cultura.

#DGCC #CreativitàContemporanea #MiC #SMA #MAET #MuseoLombroso #StrategiaFotografia2020 #fotografieinliberauscita #museichiusimuseiaperti #CulturalHeritage

🔹FOTOGRAFIE IN LIBERA USCITA

📷 L'immagine che vi raccontiamo oggi immortala una tavola imbandita sotto la tenda in un accampamento nella Repubblica Democratica del Congo, fra il 1900 e il 1919. Questo scatto fa parte del fondo “Carlo Sesti” che contiene diverse fotografie realizzate dall’autore durante la costruzione della ferrovia Matadi-Leopoldville (Kinhshasa) a inizio Novecento.

👉🏻👉🏽👉🏿 Se volete saperne di più, trovate ulteriori informazioni sul nostro sito web: https://www.museoantropologia.unito.it/tavola-imbandita-sotto-la-tenda-repubblica-democratica-del-congo-1900-1919/

Tre fondi del MAET sono stati oggetto di azioni di restauro e schedatura grazie all'intervento promosso e sostenuto dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della cultura.

#DGCC #CreativitàContemporanea #MiC #SMA #MAET #MuseoLombroso #StrategiaFotografia2020 #fotografieinliberauscita #museichiusimuseiaperti #CulturalHeritage

🔹FOTOGRAFIE IN LIBERA USCITADa oggi cominciamo una nuova rubrica che vuole raccontarvi alcune storie dietro a tre fondi ...
14/10/2021

🔹FOTOGRAFIE IN LIBERA USCITA
Da oggi cominciamo una nuova rubrica che vuole raccontarvi alcune storie dietro a tre fondi fotografici del #MAET

📷 Cominciamo con questa immagine che immortala il tenente Orlandi a Uddùr (Oddur, nell'attuale Somalia) intento a giocare con un babbuino chiamato «Cocò». Non conosciamo il nome di chi ha realizzato lo scatto, ma la foto è conservata in uno dei tre album del fondo "Carlo Vittorio Musso". Questo materiale risale al momento in cui il governo italiano passò a una programmatica costituzione di uno stato coloniale vero e proprio. Pur non presentando gli elementi tipici dell’iconografia della fotografia coloniale di propaganda, il fondo Musso sembra racchiudere in sé «tutto l’universo iconografico coloniale degli italiani».

👉🏻👉🏽👉🏿 Se volete saperne di più, trovate ulteriori informazioni sul nostro sito web: https://www.museoantropologia.unito.it/uddur-tenente-orlandi-e-coco-oddur-somalia-1920-ca/

I tre fondi del MAET sono stati oggetto di azioni di restauro e schedatura grazie all'intervento promosso e sostenuto dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della cultura

#DGCC #CreativitàContemporanea #MiC #SMA #MAET #MuseoLombroso #StrategiaFotografia2020 #fotografieinliberauscita #museichiusimuseiaperti #CulturalHeritage

🔹FOTOGRAFIE IN LIBERA USCITA
Da oggi cominciamo una nuova rubrica che vuole raccontarvi alcune storie dietro a tre fondi fotografici del #MAET

📷 Cominciamo con questa immagine che immortala il tenente Orlandi a Uddùr (Oddur, nell'attuale Somalia) intento a giocare con un babbuino chiamato «Cocò». Non conosciamo il nome di chi ha realizzato lo scatto, ma la foto è conservata in uno dei tre album del fondo "Carlo Vittorio Musso". Questo materiale risale al momento in cui il governo italiano passò a una programmatica costituzione di uno stato coloniale vero e proprio. Pur non presentando gli elementi tipici dell’iconografia della fotografia coloniale di propaganda, il fondo Musso sembra racchiudere in sé «tutto l’universo iconografico coloniale degli italiani».

👉🏻👉🏽👉🏿 Se volete saperne di più, trovate ulteriori informazioni sul nostro sito web: https://www.museoantropologia.unito.it/uddur-tenente-orlandi-e-coco-oddur-somalia-1920-ca/

I tre fondi del MAET sono stati oggetto di azioni di restauro e schedatura grazie all'intervento promosso e sostenuto dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della cultura

#DGCC #CreativitàContemporanea #MiC #SMA #MAET #MuseoLombroso #StrategiaFotografia2020 #fotografieinliberauscita #museichiusimuseiaperti #CulturalHeritage

📌Vi segnaliamo che abbiamo concluso il progetto di restauro condiviso con il Museo di Antropologia criminale Cesare Lomb...
12/10/2021

📌Vi segnaliamo che abbiamo concluso il progetto di restauro condiviso con il Museo di Antropologia criminale Cesare Lombroso e che ha vinto l'avviso pubblico "Strategia Fotografia 2020", intervento promosso e sostenuto dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della cultura.

👉👉 Sono stati restaurati tre fondi fotografici del #MAET da 'La Fototeca' di Elvira Tonelli. Se volete saperne di più, potete consultare il nostro sito web: https://www.museoantropologia.unito.it/strategia-fotografia-2020/

🔴 Dal #14ottobre e per i prossimi giovedì vi terremo compagnia raccontandovi alcune storie dietro le immagini che abbiamo catalogato con il #SIGECweb dell'ICCD - Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione

#DGCC #CreativitaContemporanea #MiC #SMA #MAET #MuseoLombroso #StrategiaFotografia2020 #CulturalHeritage #fotografieinliberauscita #museichiusimuseiaperti #seguiteci

📌Vi segnaliamo che abbiamo concluso il progetto di restauro condiviso con il Museo di Antropologia criminale Cesare Lombroso e che ha vinto l'avviso pubblico "Strategia Fotografia 2020", intervento promosso e sostenuto dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della cultura.

👉👉 Sono stati restaurati tre fondi fotografici del #MAET da 'La Fototeca' di Elvira Tonelli. Se volete saperne di più, potete consultare il nostro sito web: https://www.museoantropologia.unito.it/strategia-fotografia-2020/

🔴 Dal #14ottobre e per i prossimi giovedì vi terremo compagnia raccontandovi alcune storie dietro le immagini che abbiamo catalogato con il #SIGECweb dell'ICCD - Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione

#DGCC #CreativitaContemporanea #MiC #SMA #MAET #MuseoLombroso #StrategiaFotografia2020 #CulturalHeritage #fotografieinliberauscita #museichiusimuseiaperti #seguiteci

🔴 Da oggi alla Reggia di Venaria potete visitare la mostra "Il mondo in una stanza" con una selezione di oggetti delle n...
08/10/2021
UnitoNews :: Il Mondo in una stanza, lo Zemì del Museo di Antropologia di UniTo in mostra alla Reggia di Venaria

🔴 Da oggi alla Reggia di Venaria potete visitare la mostra "Il mondo in una stanza" con una selezione di oggetti delle nostre collezioni etnografiche!

👉🏻👉🏽👉🏿 Per scoprirne di più: https://www.unitonews.it/index.php/it/news_detail/il-mondo-una-stanza-lo-zemi-del-museo-di-antropologia-di-unito-mostra-alla-reggia-di-venaria

L'esposizione, a cura della Prof.ssa Cecilia Pennacini, Direttrice del MAET, è visitabile fino al 10 aprile 2022

🔴👉 Da venerdì 8 ottobre presso la Reggia di Venaria sarà visitabile la mostra “Il mondo in una stanza. Preziose testimon...
04/10/2021

🔴👉 Da venerdì 8 ottobre presso la Reggia di Venaria sarà visitabile la mostra “Il mondo in una stanza. Preziose testimonianze di culture extraeropee dalle collezioni dell’Università di Torino” a cura di Cecilia Pennacini.

🏛 IL MONDO IN UNA STANZA espone presso l’Atelier delle Sale delle Arti una scelta di oggetti del #MAET, le cui complesse biografie evocano alcuni momenti cruciali della storia del mondo: la scoperta, la colonizzazione e l’evangelizzazione delle società indigene, la violenza, lo sfruttamento ma anche l’incontro tra culture e l’emergere di nuovi scenari globali.

📌 Al centro del percorso due #Zemi, antichi oggetti sacri risalenti al XIII e XV secolo dei Taíno che accolsero Colombo nell’isola da lui battezzata Hispaniola (oggi suddivisa tra Haiti e la Repubblica Dominicana): lo zemi in cotone del #MAET è unico al mondo nel suo genere, l'altro è invece scolpito in legno.

Sito web del MAET: https://www.museoantropologia.unito.it/mostra-il-mondo-in-una-stanza/

Piemonte e Valle d'Aosta - Coordinamento regionale ICOM Italia ICME - International Committee for Museums of Ethnography Simbdea SIAC - Società Italiana di Antropologia Culturale Museo delle Civiltà Museo di Storia Naturale dell'Università di Firenze Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi Museo Regionale di Scienze Naturali Università degli Studi di Torino

🔴👉 Da venerdì 8 ottobre presso la Reggia di Venaria sarà visitabile la mostra “Il mondo in una stanza. Preziose testimonianze di culture extraeropee dalle collezioni dell’Università di Torino” a cura di Cecilia Pennacini.

🏛 IL MONDO IN UNA STANZA espone presso l’Atelier delle Sale delle Arti una scelta di oggetti del #MAET, le cui complesse biografie evocano alcuni momenti cruciali della storia del mondo: la scoperta, la colonizzazione e l’evangelizzazione delle società indigene, la violenza, lo sfruttamento ma anche l’incontro tra culture e l’emergere di nuovi scenari globali.

📌 Al centro del percorso due #Zemi, antichi oggetti sacri risalenti al XIII e XV secolo dei Taíno che accolsero Colombo nell’isola da lui battezzata Hispaniola (oggi suddivisa tra Haiti e la Repubblica Dominicana): lo zemi in cotone del #MAET è unico al mondo nel suo genere, l'altro è invece scolpito in legno.

Sito web del MAET: https://www.museoantropologia.unito.it/mostra-il-mondo-in-una-stanza/

Piemonte e Valle d'Aosta - Coordinamento regionale ICOM Italia ICME - International Committee for Museums of Ethnography Simbdea SIAC - Società Italiana di Antropologia Culturale Museo delle Civiltà Museo di Storia Naturale dell'Università di Firenze Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi Museo Regionale di Scienze Naturali Università degli Studi di Torino

Indirizzo

Corso Massimo D'Azeglio 52
Turin
10126

Informazione generale

ACTIVITIES : THE MUSEUM AND THE PRESENT In spite the coercive closure, the Museum has always been setting temporary exhibitions and has been taking part in expository events in order to exhibit its collections. In 2014 the Museum will be settled in the new Museum complex of the Turin University, called “Sistema Museale di Ateneo”. It is undeniable that these actions won’t increase the value of the heritage and, at the same time, they won’t let the Institution have further roles beyond its ordinary protection. This is the reason why we are trying to overcome this delicate step by opening the Museum to the present times by taking part in specific projects. Since 2008, the Museum has been dealing with contemporary issues related to present changes of the society, in particular by taking place in two projects: 1) in "Lingua contro Lingua. Una mostra collaborativa"(Tongue to Tongue. A Collaborative Exhibition) the Museum becomes the place of intercultural dialogue. Reference collections: Ethnographical Collections, objects from Congo area during the years of colonization and China area 2) "L’arte di fare la differenza (AFD) – I e II edizione" (The Art of Making the Difference – I and II Edition) considers psychological disability and social disadvantages. Reference collections: Art Brut Collection, Anthropometrical Instruments Collection, used to measure the patients of the Psychiatric Hospital and Ethnographical Collection, objects from Europe area. The aim of both projects was to implement the educational and social role of the museum, while the collections took on a more operational role in projects in order to achieve a better relationship with the heritage and intercultural mediation, with a consequent reassessment of the same heritage. The collaboration with the Laboratory of Physical Anthropology (University of Turin) has allowed the conclusion of anthropological and paleo-pathological studies on skeletons and on Egyptian and south American mummies. Not only have we carried out chemical analysis, but also non invasive studies such as radiographies, CTscan and 3D scanner. New data were exhibited in 2009 at the exhibition called “Mummy”. The exhibition “Dalle Antille a Torino: arriva lo Zemi” (2011), organized in collaboration with the Torino Chamber of Commerce at Palazzo Biraghi in Borgaro, was also an opportunity to present the outcomes of the researches on the Museum’s icon: handmade in cotton by the taino population and better known as Zemi (Martina et al., 2010). This unique evidence, which represents a secondary burial, has been entirely recreated through 3D technique (Fig. 4). In both events, the aim was to meditate on the meaning of “diversity” since these collections are not only important for the reconstruction of the history of these populations but they also represent the cultural and biological variability that identify our species. References Rabino Massa E., Boano R. 2003. Il Museo di Antropologia ed Etnografia. In Giacobini G. (ed.): La memoria della Scienza, Alma Universitas Taurinensis / Fondazione CRT, Torino: 165-176

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Prorogata la scadenza del bando per il concorso/mostra di fotografia documentaria “1801 passaggi”
L’emigrazione siciliana in Tunisia di Antonio Bernardo Farruggia «È stato utile ricorrere alla lettura di cento testi per scrutare la complessa questione politico-sociale dei quattro Punti Cardinali: italiana, francese, musulmana e ebraica. Quattro popoli che nell’arco di circa un secolo hanno coabitato in Tunisia, che hanno professato quattro culti politico-ideologici spesso tra loro concorrenziali ed edonistici con la velleità di scrivere – ognuno per conto proprio – la “vera storia dei vincitori”. Ma perché gli italiani nelle loro scuole aperte a tutti hanno insegnato anche il francese e l’arabo, mentre nelle scuole francesi non era contemplato l’apprendimento di nessuna altra cultura al di là della propria? […]» (Enzo Tartamella, Presentazione “Emigranti Anomali”). La vicenda storica che prende il nome di “emigrazione siciliana” in Tunisia è assai ricca di studi e documenti. Essa è, ancora oggi, oggetto di vivo dibattito. Tale fenomeno assai complesso ha coinvolto nel corso dei secoli milioni di Siciliani. Le prime comunità italiane che si costituirono in Tunisia agli inizi dell’Ottocento, sul tronco di preesistenti nuclei stabilitisi lì fin dal Medioevo, erano rappresentate da discendenti di antichi dominatori, ex schiavi vittime delle incursioni corsare. «[…] Dopo la seconda metà dell’Ottocento, si è venuta accumulando in Tunisia una presenza demografica italiana di cospicue dimensioni che, agli inizi del XX secolo, contava non meno di 80.000 unità. Si trattò nella grande maggioranza dei casi di un’emigrazione proletaria di origine meridionale (e più ancora siciliana) che sperò di trovare nel paese dell’antica Cartagine quella promozione socio-economica che le era negata in patria. Quel flusso si mantenne imponente sino alla prima guerra mondiale a dispetto di svariate normative, volute dalle autorità francesi, in materia di immigrazione, che comportarono una disciplina degli ingressi [da questo si “giustifica” evidentemente il numero seppur esiguo di immigrati cosiddetti “clandestini”, n.d.r.], meccanismi di espulsione, nonché tentativi di assimilazione […]» (Recensione a cura di Marco Lenci su SISSCO-Società italiana per lo studio della Storia contemporanea,del libro di Daniela Melfa “Migrando a sud. Coloni italiani in Tunisia. 1881-1939). Ci soffermeremo specificatamente sulla emigrazione siciliana in Tunisia, paese nel quale i miei nonni emigrarono nel 1892, e dove la mia famiglia ha vissuto fino al 1973. Là sono nato. Per capire e conoscere a fondo questo fenomeno, abbiamo consultato centinaia di documenti, fatto ricerche e letto libri. Citiamo un passaggio del libro di Enzo Tartamella “Emigranti anomali”: «[…] Nel corso dell’Ottocento, il Regno delle Due Sicilie registrò una delle più intense mortificazioni del proprio assetto sociale, politico ed economico […]. In questo contesto sociale, scoppiò il colera che provocò morte e desolazione. Nel solo 1837 in Sicilia morirono circa 69.000 persone, il 3,5% della intera popolazione e scoppiarono numerose sommosse antiregime. Il segno più evidente di questo regresso fu l’esodo biblico di Siciliani e Calabresi che arrivarono in Tunisia. La situazione siciliana all’atto della unificazione dell’Italia era la seguente: sterminati feudi in mano a poche centinaia di aristocratici […]. La Chiesa possedeva circa 230 mila ettari di terra. Le forme di lavoro erano tra le più svariate […]». Censimento del 1861. In Sicilia si contavano 2.392.414 anime. Citiamo al riguardo la celebre frase di Ippolito Nievo pronunciata nella seconda metà del XIX secolo: “che belpaese, verde, spopolato, sereno e miserabile”. In questo contesto di drammatica e diffusa povertà prende corpo, appunto, la emigrazione biblica. Aggiungo un ricordo personale. Mio zio Fiore Di Chiara, contadino di El Kef amava ripetere ‘a fame ci facia addiventari ciechi... In questo contesto, bisogna sottolineare che l’Italia era ancora paese smembrato in piccole realtà politiche; la Francia era consapevole della sua forza militare a tal punto che programmò un suo intervento militare in Tunisia. Un passaggio fondamentale per capire il paese nel quale i Siciliani (e non solo loro) emigrarono è il seguente: negli anni Settanta e Ottanta Khaznadar Mustapha, primo ministro tunisino, fece ricorso a una serie di prestiti (39.346 milioni di franchi presso il Barone d’Erlanger; 27. 95.848 franchi con il concorso del comptoir d’Escompte di Parigi). Altre società e gruppi finanziari francesi furono interessati a quella che viene definita una “manovra di invasione finanziaria”. La manovra più conosciuta fu quella della Societé Batignolles. Per i prestiti fu applicato l’esorbitante tasso di interesse del 7 per cento. Gli enormi capitali, tuttavia, non sarebbero stati destinati a fini pubblici, secondo i detrattori del primo ministro: “ne profitent pas au pays mais sont dilapidés au profit des banquiers étrangèrs, de Mustapha Khaznadar et des associés tunisiens”. Questo passaggio importante è strettamente legato sia al ruolo del nascente Protettorato - rivelando la provenienza dei flussi finanziari -, ma sia anche al totale assoggettamento del Bey (con questo titolo si indicò, tra il XVI secolo e fino a tutto il XX secolo, il “signore” di Tunisi. Derivato dal titolo turco-ottomano beg, ossia signore, il termine passò a indicare il responsabile fiscale o militare di una circoscrizione amministrativa di un impero), in un paese abitato per la maggior parte da tribù berbere nomadi e semi-nomadi, sprovviste di qualsiasi mezzo tecnologico e di qualsiasi concezione produttivistica della terra. La macchinosa preparazione che doveva portare all’occupazione della Tunisia è passata attraverso dolorosi percorsi di totale assoggettamento delle popolazioni indigene, il cui destino era già ampiamente segnato. A conferma di ciò, ricordiamo i massacri francesi avvenuti nella notte tra il 24 e 25 aprile 1881 e i ripetuti viaggi di Ahmad I ibn Mustafa, nuovo Bey, a Parigi. Nel XIX secolo in Sicilia i salari dei contadini, degli operai e dei domestici si aggiravano sui 2 tari al giorno; in alcuni territori arrivavano a 3 tari. E si pensi che per due chili di pane, uno di pasta e un quartuccio di vino ci volevano 2 tari, e dunque si capisce di cosa stiamo parlando. C’entra tutto questo con la natura della emigrazione siciliana e il ruolo del Protettorato? Noi pensiamo fortemente di sì. In termini non proprio ortodossi, si potrebbe ipotizzare un “nervosismo” mal celato da parte della Reggenza, al punto da fare ricorso a scelte non proprio di alta diplomazia e di lungimiranza quando si trovava a mettere mano ai censimenti per cancellare numericamente la presenza cospicua degli operosi italiani, i quali, in alcun modo, volevano essere denigrati o sopraffatti. La Francia aveva spietatamente creato il Protettorato per farne una colonia a tutti gli effetti, cioè abitata, posseduta e sfruttata dai propri cittadini; farla diventare, insomma, a tutti i costi una sorta di propria appendice, anche falsificando i dati e la realtà. Secondo fonti francesi, gli italiani in Tunisia nel 1898 erano 32 mila. I dati dell’anno successivo, sempre di fonte francese, riportano numeri assai inferiori. Doveva essere proprio una vera ossessione quella dei governanti francesi che, infatti, fecero di tutto per accrescere fittiziamente la propria popolazione. Da allora in poi, i francesi sfruttarono in maniera intensiva questi dati. Nel suo libro “La traversata del deserto” la scrittrice Marinette Pendola racconta: «Definire il numero di questa migrazione è pressoché impossibile poiché i dati furono frequentemente manipolati a fini puramente politici» (pag. 114). Secondo i dati francesi, a cavallo tra i due secoli i Siciliani rappresentano il 70 per cento della presenza italiana e tra loro non mancano gli originari dell’isola di Lampedusa che, insieme a quelli di Pantelleria, trovarono in Hammamet un polo di insediamento privilegiato dove vivono di pesca e diventano proprietari di frutteti e vigneti ( fonte: IPRIT, Immigrazione Percorsi di Regolarità in Italia/ IPRIT/Tunisie). In questo quadro di massiccio esodo, migliaia di Siciliani, clandestini e non, emigrarono in Tunisia, molti iniziarono a dedicarsi all’agricoltura prendendo prima terreni in affitto o concordando forme di ripartizione dei prodotti, e poi a comprare pezzettini di terra (Fonte: Francesco Atzeni in RIMES del 16 giugno 2011, pp 775/810). Un esempio per tutti, per capire chi investiva in Tunisia e in quale modo, e quali furono le fonti per tale acquisto. La Famiglia Pandolfo (non fu la sola) scelse di vendere i propri terreni in Pantelleria e di trasferirsi in Tunisia. Altri Siciliani, di diversi territori, fecero la stessa cosa. I più poveri facevano i braccianti, i mezzadri, i mettatieri e jurnatari e nel corso degli anni, “solo” nel corso di molti anni, acquistarono la proprietà dei terreni. Potrei citare ancora centinaia di casi di famiglie siciliane, e se da un lato l’emigrazione proletaria contadina fu favorita dal Trattato tra la Tunisia e l’Italia del 1868, dall’altro quella operaia si sviluppò dopo il 1870, specialmente nel 1878, richiamata dai forti investimenti in infrastrutture messe in campo dal Protettorato (Fonte: Lorenzo Del Piano, “La penetrazione Italiana in Tunisia. 1861-1881, pp. 85-86). In questo quadro, per contrastare la massiccia e minacciosa presenza finanziaria francese, fu creata da parte dei Siciliani, Sardi, Livornesi, Genovesi quello che venne chiamato il “trust sardo”,anche per sviluppare investimenti in molti settori, oltre che in quello agricolo (Fonte: Gianfranco Tore, “Il trust sardo-ligure e la valorizzazione dell’economia tunisina, p. 46). “Ma perché – come abbiamo già riportato, si domanda Enzo Tartamella - gli italiani nelle loro scuole aperte hanno insegnato anche il francese e l’arabo, mentre nelle scuole francesi non era contemplato l’apprendimento di nessuna altra cultura al di là della propria?”. Non va dimenticato che alla fine del secondo conflitto mondiale, i francesi vietarono addirittura che si svolgesse in Tunisia la famosa processione della Madonna di Trapani. Le fonti storiche sulle cause della presenza italiana in Tunisia e sul ruolo del Protettorato divergono. Per quanto attiene ai possedimenti agricoli, riprendiamo il testo scritto dal Professor Ahmed Kassal (il testo originale è scritto in lingua francese, la traduzione è mia): «Già prima della nascita del Protettorato, società finanziarie francesi avevano acquisito in Tunisia grandi distese di terreno: - Societé Marseillaise de Crédit 120.000 ha; - Compagnie de Batignoles, che aveva ricevuto l’immenso fondo d’Oued Zerga, più di 9.000 ha. Con la firma del Trattato di Bardo (12 maggio 1881) e la Convenzione di Kasserine - Said (8 giugno 1883) migliaia di ettari passano nelle mani dei coloni francesi. Tra le più importanti società finanziarie francesi che “si creano” per l’acquisto di terreni in Tunisia: - la Societé Foncière de Tunis: 3.500 ha nella Regione di Mornaghia - la Societé Immobilière Tunisienne che acquisterà tutti i fondi agricoli di Mustapha Ben Smail, parente del Bey; - la Societé Lyonnaise che diventa proprietaria di terreni e pianure à Mornagh, nella Media Valle della Medjerda, nella Regione di Sfax. Nel 1882 i possedimenti agricoli francesi ammontano a più di 400.000 ha; quelli italiani a circa 27.500 ha. Con una media pro capite di 1.000 ha per i francesi e di 30 ha per gli italiani. Fonti bibliografiche: - Enzo Tartamella, “Emigranti Anomali”. - Gianni Marilotti, Associazione Culturale Mediterranea Cagliari in “AMMENTU Bollettino Storico e Archivistico del Mediterraneo e delle Americhe”. - Adrien Salmieri, “Acteurs et theatre d’une épopée: les Italiens et la Tunisie”. - Alphonse Doria Siculiana, 25 aprile 2015 , “Siciliani di Tunisia”. - Daniela Melfa, “Migrando a sud. Coloni italiani in Tunisia (1881-1939)”. - Relazione dell’Avvocato Alessandro Durando, vice Console alla Goletta, in “Bollettino Consolare, vol,XXIII, 1887”. - Gaston Loth, “Le peuplement italien en Tunisie et en Algerie”. - Francesco Atzeni in “Italia e Africa del Nord nell’Ottocento”, RIME-Rivista dell’Istituto di Storia dell’Europa Mediterranea, numero 6, giugno 2011. - Centro Studi SEA, “AMMENTU Bollettino Storico e Archivistico del Mediterraneo e delle Americhe”. - Gianfranco Tore, “Il trust sardo-ligure e la valorizzazione dell’economia tunisina”, p. 46). - Lorenzo Del Piano, “La penetrazione Italiana in Tunisia (1861-1881)”, pp. 85-86). - Marinette Pendola, “La traversata del Deserto”, pag .114. - Ahmed Kassal, “La Colonisation agricole en Tunisie (1881-1956)”. - Comitato della Camera Italiana di Commercio ed Arti, “Gli italiani in Tunisia”.