Fondazione Imago Mundi - Gallerie delle Prigioni

Fondazione Imago Mundi - Gallerie delle Prigioni Fondazione d'arte contemporanea con sede a Treviso (Veneto-Italia), presso le Gallerie delle Prigioni Nasce nel 2018 come evoluzione di Imago Mundi Collection.

Fondazione Imago Mundi è una fondazione d'arte contemporanea, non profit, che promuove, in un’ottica internazionale, la ricerca, la produzione e la divulgazione dell’arte contemporanea, organizzando mostre, talk, eventi e laboratori didattici online e offline presso la sede espositiva delle Gallerie delle Prigioni di Treviso, ex carceri asburgiche restaurate dall'architetto Tobia Scarpa in piazza

Duomo 20. La Imago Mundi Collection vede la luce a partire da un’idea di Luciano Benetton, che ha riunito nel tempo, a partire dal 2013, oltre 26.000 opere dal formato 10x12 cm, realizzate da artiste e artisti provenienti da 163 Paesi e comunità e raccolte in altrettanti cataloghi, compiendo una mappatura globale che racconta, attraverso l’arte, le diversità espressive delle culture umane per formare una comunità creativa inclusiva e democratica.

ON VIEW / IN MOSTRA A LINES, LOOPS, LEAKS:Mario Ceroli è uno dei protagonisti dell’arte italiana del secondo Novecento. ...
31/07/2026

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Mario Ceroli è uno dei protagonisti dell’arte italiana del secondo Novecento. Celebre per le sue sculture degli anni Sessanta, ha sviluppato un linguaggio inconfondibile, sospeso tra suggestioni Pop e rilettura dei grandi classici della storia dell’arte. Le sue iconiche silhouettes, ricavate da semplici tavole di pino di Russia lasciate grezze, si moltiplicano in grandi installazioni che trasformano lo spazio in scenografie immersive, capaci di coinvolgere lo spettatore. Nel corso della sua ricerca, Ceroli ha sperimentato materiali sempre diversi – dal legno bruciato al piombo, dagli stracci alla carta, fino alla cenere e alla lamiera – arrivando, negli anni più recenti, all'impiego della foglia d'oro.
In Senza titolo, da un pannello ligneo emerge il profilo della pen*sola europea, tracciato proprio attraverso la foglia d'oro. Un materiale che richiama immediatamente le stelle della bandiera europea e i valori di unità e speranza a cui essa rimanda. Ma l'oro, con la sua preziosità, suggerisce anche una lettura più complessa: dietro la brillantezza della superficie affiorano le contraddizioni, le fragilità e le tensioni che attraversano l'Europa contemporanea. Un'opera che invita a riflettere sul delicato equilibrio tra ideale e realtà.

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Mario Ceroli is one of the leading figures of post-war Italian art. Best known for his sculptures of the 1960s, he developed a distinctive visual language that combines Pop-inspired aesthetics with a personal reinterpretation of masterpieces from art history.
His iconic silhouettes, cut from simple untreated Russian pine boards, are multiplied into large-scale installations that transform the exhibition space into immersive, theatrical environments. Throughout his career, Ceroli has continuously experimented with materials, incorporating burnt wood, lead, rags, paper, ash and sheet metal, before embracing gold leaf in his more recent works.
In Senza titolo, the outline of political Europe emerges from a wooden panel, traced in shimmering gold leaf. The material immediately recalls the stars of the European flag and the ideals of unity and hope they represent. Yet the preciousness of gold also introduces a more complex and critical reading: beneath the work's radiant surface lie questions about the contradictions, vulnerabilities and tensions that shape contemporary Europe. It is a work that invites viewers to reflect on the delicate balance between aspiration and reality.

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ON VIEW / IN MOSTRA A LINES, LOOPS, LEAKS:Ceuta è una città che, tra mito e storia, incarna il significato stesso del co...
29/07/2026

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Ceuta è una città che, tra mito e storia, incarna il significato stesso del confine. Enclave sp****la sulla costa del Maghreb, per gli antichi Greci rappresentava una delle Colonne d’Ercole, il limite estremo del mondo conosciuto. Dal 1415 è territorio spagnolo e ancora oggi un lungo muro sorvegliato la separa dal Marocco, rendendola uno dei simboli più evidenti delle frontiere contemporanee.
Con Inshallah (“Se Dio vuole”), Nicolas Brunetti racconta questa realtà attraverso un progetto fotografico che esplora i luoghi e le vite di chi abita una città sospesa tra Europa e Africa, tra appartenenza e esclusione. Le sue immagini restituiscono una dimensione fatta di attesa, speranza e precarietà, dando voce ai desideri, alle aspirazioni e alle aspettative dei giovani di Ceuta, che ogni giorno si confrontano con discriminazioni, pregiudizi e confini non solo geografici, ma anche sociali e culturali. Queste foto testimoniano di come siano i confini a produrre la condizione di migrante assegnando appartenenza e alterità a seconda del lato che abitiamo.

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Ceuta is a city that, through myth and history, embodies the very idea of the border. A Spanish enclave on the North African coast, it was identified by the ancient Greeks as one of the Pillars of Hercules, marking the edge of the known world. Since 1415 it has been under Spanish rule, and to this day a heavily guarded fence separates it from Morocco, making it one of the clearest symbols of today's borders.
With Inshallah (“God willing”), Nicolas Brunetti explores this reality through a photographic project that documents the places and people of a city suspended between Europe and Africa, belonging and exclusion. His images evoke a landscape of waiting, hope, and uncertainty, giving voice to the dreams, aspirations, and expectations of Ceuta's younger generations as they confront discrimination, prejudice, and borders that are not only geographical, but also social and cultural.
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ON VIEW / IN MOSTRA A LINES, LOOPS, LEAKS:I dipinti di Riccardo Vicentini esaminano le convenzioni cartografiche tradizi...
28/07/2026

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I dipinti di Riccardo Vicentini esaminano le convenzioni cartografiche tradizionali, i meccanismi percettivi e le stratificazioni storiche dei paesaggi. La sua ricerca artistica il rapporto tra essere umano e ambiente naturale. Per Lines, Loops, Leaks, l'artista presenta un nuovo corpus di opere dedicato all'orizzonte, inteso non come un confine fisso, ma come una soglia mobile e in continua trasformazione, attraverso cui attribuiamo senso al mondo. Il dittico Alto nel cielo, profondo nella Terra riflette sui due elementi che hanno guidato l'umanità nell'attraversamento dello spazio: il cielo stellato come riferimento per l'orientamento, e la terra, con i suoi elementi naturali che hanno reso possibile la mappatura del territorio. Ne nasce un dialogo tra volta celeste e crosta terrestre, in cui l'orizzonte diventa il punto d'incontro tra osservazione, orientamento e senso. In Paesaggio terrestre, Vicentini intreccia riferimenti ad antiche mappe coreane e moresche con la celebre fotografia Earthrise, scattata dall’Apollo 8. Da questa sovrapposizione emerge un globo che affiora dall'oscurità, evocando l'idea di un'umanità unita nella comune condizione di viaggiatrice a bordo di un corpo in movimento nello spazio.

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Riccardo Vicentini's paintings examine the conventions of traditional cartography, mechanisms of perception, and the historical stratifications embedded within landscapes. His artistic practice explores the relationship between human beings and the natural environment.
For Lines, Loops, Leaks, the artist presents a new body of work dedicated to the horizon, conceived not as a fixed boundary but as a shifting, ever-evolving threshold through which we make sense of the world.
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Ode to the Sovereignty of Africa (“Inno alla sovranità dell’Africa”)è un'installazione di Paulo Nazareth che riunisce i ...
23/07/2026

Ode to the Sovereignty of Africa (“Inno alla sovranità dell’Africa”)è un'installazione di Paulo Nazareth che riunisce i 54 Stati sovrani riconosciuti del continente africano, rappresentati ciascuno dalla propria bandiera nazionale, esposta su una struttura che richiama un cantiere.

Le impalcature evocano edifici ancora in costruzione: simboli di una sovranità conquistata attraverso le lotte per l'indipendenza, ma anche della sua continua ridefinizione. Se da un lato celebrano l'emancipazione dal dominio coloniale, dall'altro ricordano come molti degli attuali confini africani siano ancora il risultato di decisioni imposte durante il colonialismo, con effetti che continuano a influenzare gli equilibri politici, economici e sociali del presente.

Le frontiere diventano così tracce visibili di una storia fatta di imposizioni, resistenze e rivendicazioni, invitando a riflettere sul significato della sovranità e sulle eredità del passato che continuano a modellare il mondo contemporaneo.

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‘Ode to the Sovereignty of Africa’ is an installation by Paulo Nazareth that brings together the 54 internationally recognized sovereign states of the African continent, each represented by its national flag displayed on a structure resembling a construction site.

The scaffolding evokes buildings still under construction, symbolizing a sovereignty won through struggles for independence, yet still in the process of being defined. While the work celebrates liberation from colonial rule, it also highlights how many of Africa's present-day borders are the legacy of colonial decisions, whose consequences continue to shape political, economic, and social dynamics today.

The borders thus become visible traces of a history marked by imposition, resistance, and resilience, inviting us to reflect on the meaning of sovereignty and on the enduring legacies of colonialism that continue to shape the contemporary world.

23/07/2026
Come sarebbe il mondo di oggi se la deriva dei continenti non fosse mai avvenuta?Da questa domanda sembra nascere "Pange...
21/07/2026

Come sarebbe il mondo di oggi se la deriva dei continenti non fosse mai avvenuta?
Da questa domanda sembra nascere "Pangea (Con riferimento ad Alighiero Boetti)" di Ryts Monet. L'opera raffigura la Terra com'era circa 290 milioni di anni fa, quando tutte le terre emerse formavano un unico supercontinente: la Pangea. Su questa antica geografia, però, compaiono gli attuali confini geopolitici. Il risultato è un affascinante cortocircuito spazio-temporale: il presente si sovrappone a un passato remotissimo, mettendo in discussione ciò che spesso consideriamo immutabile. I confini politici, apparentemente solidi e definitivi, si rivelano invece costruzioni contingenti, destinate a cambiare nel tempo, proprio come è cambiata la forma della Terra.
I tratti a penna che attraversano la superficie richiamano le cuciture dei celebri arazzi di Alighiero Boetti, ai quali l'opera rende omaggio. Come nelle sue iconiche mappe ricamate, anche qui il planisfero diventa uno strumento per riflettere sul rapporto tra geografia, storia, identità e potere.

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What would the world look like today if continental drift had never happened?
This question seems to lie at the heart of Pangea (With Reference to Alighiero Boetti) by Ryts Monet. The artwork depicts the Earth as it was around 290 million years ago, when all landmasses formed a single supercontinent: Pangaea. Yet across this ancient geography, today's geopolitical borders are superimposed. The result is a striking spatiotemporal paradox: the present is projected onto a distant past, challenging what we often perceive as fixed and permanent. Political borders, which can seem stable and unquestionable, are revealed instead as contingent human constructions—temporary divisions on a planet that has always been in motion.
The pen-drawn lines echo the stitched seams of Alighiero Boetti's celebrated embroidered maps, to which the work pays tribute. As in Boetti's iconic Mappa series, the world map becomes a tool for reflecting on the relationship between geography, history, identity, and power.

ON VIEW / IN MOSTRA A LINES, LOOPS, LEAKS:E se i confini del mondo fossero disegnati dalla natura, anziché dalla politic...
14/07/2026

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E se i confini del mondo fossero disegnati dalla natura, anziché dalla politica?

Le mappe di Peter Fend ci invitano a cambiare prospettiva. Per l'artista, da sempre impegnato sui temi dell'ecologia, il pianeta è un'unica, grande opera d'arte: un organismo vivo, da osservare e comprendere attraverso le sue connessioni.
Nelle opere in mostra, le rotte migratorie degli uccelli attraversano i confini senza riconoscerli, mentre fiumi, bacini idrografici e falde acquifere diventano i nuovi criteri con cui immaginare la geografia della Terra.
È un invito a guardare il mondo con occhi diversi, lasciando che siano i sistemi naturali — e non le frontiere — a suggerire nuovi modi di abitare il pianeta. Una riflessione che oggi risuona più attuale che mai.

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What if the world's boundaries were shaped by nature rather than politics?

Peter Fend's maps invite us to see the world from a different perspective. Deeply engaged with ecological issues, the artist views the planet as a single, all-encompassing work of art - a living organism to be understood through its interconnected systems.
In the works on view, the migratory routes of birds cross borders without acknowledging them, while rivers, watersheds, and aquifers become new ways of imagining the geography of the Earth.
It is an invitation to look at the world differently, allowing natural systems - rather than political frontiers - to guide new ways of inhabiting the planet. A vision that feels more relevant today than ever.

07/07/2026

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Alphaville e outros (Alphaville e altri) è l’opera video di Antoni Muntadas dove si contrappongono spezzoni di Alphaville, film del 1965 di Jean-Luc Godard, a filmati girati ad Alphaville, vero quartiere di San Paolo in Brasile. Il film di Godard, a metà tra la fantascienza e il noir, è ambientato in un futuro distopico dove una tecnocrazia controlla le vite di tutti e sono bandite le emozioni in favore della logica. In questo contesto la spia Lemmy Caution deve fermare lo scoppio della guerra che Alphaville vuole dichiarare ai paesi esteriori. Il quartiere di Alphaville, invece, è costruito come una gated-community, un complesso residenziale recintato e segregato dal mondo esterno. Attraverso la giustapposizione di dentro e fuori, sia nei film che nella realtà, Muntadas crea una tensione tra un mondo interno sicuro e protetto ed uno esterno minaccioso e incombente, mostrando le dinamiche di interiorizzazione del confine come strumento sicuritario e di esclusione.

Alphaville e outros (Alphaville and others) is the video work by Antoni Muntadas where he juxtaposes clips from Alphaville, Jean-Luc Godard’s 1965 film, with footage shot in Alphaville, a real neighbourhood in São Paulo, Brazil. Godard's film, a blend of science fiction and film noir, is set in a dystopian future where a technocracy controls people's lives and emotions are prohibited in favour of logic. In this context, the spy Lemmy Caution must prevent Alphaville from declaring war on Exterior countries. The Alphaville neighbourhood, on the other hand, is constructed as a gated community — a residential complex fenced off and segregated from the outside world. By juxtaposing interior and exterior in both the films and reality, Muntadas creates tension between a safe, protected inner world and a threatening, looming outer world. This reveals the dynamics of internalising the border as a tool of security and exclusion.

07/07/2026

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Alphaville e outros (Alphaville e altri) è l’opera video di Antoni Muntadas dove si contrappongono spezzoni di Alphaville, film del 1965 di Jean-Luc Godard, a filmati girati ad Alphaville, vero quartiere di San Paolo in Brasile. Il film di Godard, a metà tra la fantascienza e il noir, è ambientato in un futuro distopico dove una tecnocrazia controlla le vite di tutti e sono bandite le emozioni in favore della logica. In questo contesto la spia Lemmy Caution deve fermare lo scoppio della guerra che Alphaville vuole dichiarare ai paesi esteriori. Il quartiere di Alphaville, invece, è costruito come una gated-community, un complesso residenziale recintato e segregato dal mondo esterno. Attraverso la giustapposizione di dentro e fuori, sia nei film che nella realtà, Muntadas crea una tensione tra un mondo interno sicuro e protetto ed uno esterno minaccioso e incombente, mostrando le dinamiche di interiorizzazione del confine come strumento sicuritario e di esclusione.

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Alphaville e outros (Alphaville and others) is the video work by Antoni Muntadas where he juxtaposes clips from Alphaville, Jean-Luc Godard’s 1965 film, with footage shot in Alphaville, a real neighbourhood in São Paulo, Brazil. Godard's film, a blend of science fiction and film noir, is set in a dystopian future where a technocracy controls people's lives and emotions are prohibited in favour of logic. In this context, the spy Lemmy Caution must prevent Alphaville from declaring war on Exterior countries. The Alphaville neighbourhood, on the other hand, is constructed as a gated community — a residential complex fenced off and segregated from the outside world. By juxtaposing interior and exterior in both the films and reality, Muntadas creates tension between a safe, protected inner world and a threatening, looming outer world. This reveals the dynamics of internalising the border as a tool of security and exclusion.

Indirizzo

Gallerie Delle Prigioni, Piazza Duomo 20
Treviso
31100

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