Museo Diocesano Trapani

Museo Diocesano Trapani Il Museo Diocesano di Trapani ha sede presso la chiesa di S. Nicola

"Ascensione", Ignoto pittore siciliano della seconda metà del secolo XVI, Trapani, Museo Diocesano S. Nicola.
17/05/2026

"Ascensione", Ignoto pittore siciliano della seconda metà del secolo XVI, Trapani, Museo Diocesano S. Nicola.

Domenica 19 aprile 2026, si festeggia a Trapani con celebrazioni religiose ed una partecipata processione “u Santu Patri...
18/04/2026

Domenica 19 aprile 2026, si festeggia a Trapani con celebrazioni religiose ed una partecipata processione “u Santu Patri”, ossia San Francesco di Paola, molto venerato dalla marineria. Ad essere portata in processione per le vie cittadine è la statua lignea che rappresenta il Santo eremita, fondatore dell’Ordine dei Minimi, custodita temporaneamente nella chiesa di S. Pietro, proveniente da quella dedicata allo stesso Santo e ubicata nella piazzetta omonima.
Il culto verso San Francesco - nato a Paola il 27 marzo 1416 (Cosenza) da Giacomo Martolilla e Vienna da Fuscaldo e morto a Tours il 2 aprile 1507- che è stato anche patrono del Regno delle due Sicilie, è particolarmente sentito nel sud dell’Italia e soprattutto dalla gente di mare per il miracolo dell’attraversamento dello stretto di Messina da lui fatto sul suo mantello.

Il simulacro trapanese è attribuito a Giacomo Tartaglio (1678-1751), famoso scultore esperto nella lavorazione del legno, del marmo, dell’alabastro e nella tecnica “legno tela e colla”, che lo avrebbe scolpito intorno al 1729.
Il Santo è raffigurato secondo la tradizionale iconografia che lo vuole di età matura, con folta barba, e vestito con il saio dell’ordine, provvisto di cappuccio. Si racconta che un ignoto pittore nel 1482, per volere del re Ferrante I d’Aragona, ritrasse il Santo mentre sostava presso la corte napoletana durante il suo viaggio verso Tour, osservandolo dalla fessura della porta della stanza dove soggiornava, in quanto Francesco si era rifiutato di essere ripreso.

Si ritiene che la fisionomia, diffusasi fin dal secolo XVI, sia abbastanza rispondente al vero in quanto riprodotta da un dipinto, ora disperso, eseguito da Jean Bourdichon (1457-1521) che utilizzò come modello la maschera funeraria del volto. Secondo la tradizione, prima della canonizzazione avvenuta nel 1519, un ritratto fu posto sul suo sepolcro: "il retracto del buon homo de naturale, quale tenea una gran barba bianca, scarno e d’una faccia grave et piena di santità".
Nel simulacro trapanese sono evidenti i tradizionali connotati iconografici e l’opera si distingue per la naturalezza della posa e dell’espressione: sguardo quasi estatico, intriso di profonda spiritualità, bocca dischiusa, barba folta, formata da lunghe ciocche ondulate e contrapposte in modo simmetrico.
Nella statua ben traspare la “santità” di Francesco e vi si evidenzia il rigoroso rispetto della regola francescana attraverso i piedi scalzi che fuoriescono dal saio. La posa stante, a figura intera appoggiata ad un bastone, ha una leggera torsione del corpo verso destra, mentre la gamba sinistra, un po’ piegata, conferisce un leggero accenno di moto. Attraverso il capo lievemente orientato a destra, gli zigomi e le rughe della fronte fortemente evidenziati, il naso allungato, lo scultore è riuscito ad infondere un vivace naturalismo espressivo al viso che, con lo sguardo pieno di spiritualità, diventa indicatore simbolico dello sguardo verso Dio.
Il saio, tipico elemento iconografico distintivo, ha ampie maniche e cappuccio ed è modellato con pieghe dritte e scanalate che si infittiscono in corrispondenza dell’alta vita, stretta da un cordone, creando effetti plastico-pittorici.

L’espressività del viso, la veridicità del ritratto, i forti accenni naturalistici fanno dell’opera un esempio di arte devozionale di ottima fattura, ben consona allo stile del Tartaglio al quale viene attribuita.

In occasione della processione il simulacro viene arricchito da preziosi argenti tra cui una grande aureola a raggiera ed un bastone.
La forte devozione, da sempre molto diffusa nel trapanese, ha determinato la produzione di numerose opere tra cui vanno ricordati i simulacri della chiesa dedicata al Santo ad Erice, del Museo del Santuario di San Vito Lo Capo, della chiesa Maria SS. delle Grazie di Marettimo.
Nel Museo Diocesano di S. Nicola, a Trapani, si conservano due simulacri del santo in legno tela e colla.

Lina Novara

Foto di Nicolò Miceli

04/04/2026

Apertura straordinaria per la S.Pasqua Trapani, Chiesa Sant'Agostino

A Trapani, da oltre quattrocento anni, ogni Venerdì Santo si svolge la processione dei «Misteri». Per circa ventiquattro...
02/04/2026

A Trapani, da oltre quattrocento anni, ogni Venerdì Santo si svolge la processione dei «Misteri».
Per circa ventiquattro ore, lungo le vie cittadine, sfilano diciotto gruppi statuari, raffiguranti episodi della Passione e morte di Cristo, seguiti dai simulacri di «Gesù nell’urna» e dall’«Addolorata», portati a spalla, addobbati con fiori e accompagnati dalle musiche delle bande. E' una processione lunga e commovente nella quale si fondono fede, arte, storia e tradizione.
Si inizia con il gruppo «La separazione» che rappresenta il simbolico congedo di Gesù dalla madre; seguono altri episodi della Via Crucis, disposti in ordine cronologico, fino a «Il trasporto al sepolcro».
Le origini della processione risalgono al periodo post-tridentino allorquando i temi della Passione, che a partire dal XIII secolo avevano avuto grande diffusione nell'arte sacra, ebbero il compito di far rivivere ai fedeli gli ultimi tragici momenti della vita di Gesù. Quando alla fine del ‘500 le rigorose disposizioni del Concilio di Trento vietarono le sacre rappresentazioni con personaggi viventi, nelle varie aree geografiche mediterranee di religione cattolica si scelse di affidare alle sculture processionali il compito di raccontare al popolo la Passione proponendo raffigurazioni fortemente suggestive.
Per rispondere alle rigorose disposizioni del Concilio, senza rinunciare alla spettacolarità della processione, a Trapani sul finire del secolo XVI e agli inizi del XVII si ricorse gradualmente all'uso di gruppi scultorei portati a spalle, raffiguranti i «Misteri» dolorosi della Passione.
A ciò concorse l'arrivo in città dei Padri Gesuiti che, nel loro programma di catechesi, avevano inserita la missione penitenziale con lo scopo di evangelizzare le persone più umili.
La cura e la sfilata dei sacri gruppi fu affidata a varie categorie artigiane al fine di ottenere così il consenso e il massimo coinvolgimento soprattutto dei ceti meno abbienti.
La prima documentazione risale al 1612, anno in cui la «Compagnia del Sangue Preziosissimo di Cristo» affidò ai «iurnateri», cioè coloro che lavoravano a giornata, il gruppo dell’«Ascesa al Calvario» (ora curato da tutto il popolo), uno degli episodi più dolorosi e drammatici della Passione. Seguirono negli anni successivi gli altri affidamenti.
L’arte, ed in questo caso la scultura, divenne un mezzo per influire sull’immaginario popolare, per meravigliare, commuovere, suscitare emozioni e per ottenere adesioni e consensi.
I gruppi scultorei che compongono l'attuale processione di Trapani sono, per la maggior parte, rifacimenti delle opere originarie, effettuati nel secolo XVIII con la tecnica polimaterica del «legno tela e colla». Si tratta di un tipo di scultura che richiedeva un lavoro di equipe nel quale il maestro scolpiva nel legno di cipresso il volto, le mani, i piedi e le parti ignude, mentre i lavoranti si occupavano della struttura interna, in legno di castagno, per il fissaggio degli arti e delle parti scolpite. I sarti avevano il compito di tagliare e confezionare i vestiti, adattandoli alle statue: i tessuti venivano poi irrigiditi con strati di gesso e di colla di coniglio. Seguivano le fasi della colorazione, della lucidatura degli abiti con olio di lino e dell'incarnato con olio di noce, ed infine della decorazione con oro zecchino. Ciascuna statua veniva fissata ad una base lignea tramite una mortasa e un tenone.
Anche se i nomi dei maestri dei primi del Seicento sfuggono all'indagine, è importante sottolineare che tra il XVII e il XVIII secolo molti furono gli artisti che si dedicarono a questo tipo di plastica, per lungo tempo considerata «minore» e popolare.
La drammaticità e la componente realistica di alcune scene conducono all’arte devozionale barocca, ma anche a quel filone della pittura seicentesca, di ambito naturalistico, che ebbe in Caravaggio il degno rappresentante.
Orgoglio, fede, devozione, desiderio di appartenenza hanno spinto le maestranze, dal XVII secolo in poi, ad abbellire le statue con aureole, corone di spine, croci, lance, spade e altri preziosi ornamenti d’argento, da sfoggiare in processione, tutti realizzati da argentieri trapanesi. (L. N.)

"I MISTERI della Passione al Museo Diocesano. Dall'Ultima cena alla Resurrezione"Cristo Risorto, rilievo su marmo, Anton...
01/04/2026

"I MISTERI della Passione al Museo Diocesano. Dall'Ultima cena alla Resurrezione"
Cristo Risorto, rilievo su marmo, Antonino Gagini, 1560.
Iscrizione: EGO SUM RESURRECTIO ET VITA.

"I MISTERI della Passione al Museo Diocesano. Dall'Ultima cena alla Resurrezione"La Pietà tra S. Agata e S. Lucia, olio ...
01/04/2026

"I MISTERI della Passione al Museo Diocesano. Dall'Ultima cena alla Resurrezione"
La Pietà tra S. Agata e S. Lucia, olio su tavola, ignoto pittore del 1557.

"I MISTERI della Passione al Museo Diocesano. Dall'Ultima cena alla Resurrezione"La crocifissione: Gesù tra i due ladron...
01/04/2026

"I MISTERI della Passione al Museo Diocesano. Dall'Ultima cena alla Resurrezione"
La crocifissione: Gesù tra i due ladroni, legno e legno tela e colla, attr. ad Andrea Tipa sec. XVIII.

"I MISTERI della Passione al Museo Diocesano. Dall'Ultima cena alla Resurrezione"La sollevazione della croce, legno tela...
01/04/2026

"I MISTERI della Passione al Museo Diocesano. Dall'Ultima cena alla Resurrezione"
La sollevazione della croce, legno tela e colla, Domenico Li Muli,1951

"I MISTERI della Passione al Museo Diocesano. Dall'Ultima cena alla Resurrezione" Ecce Homo,  legno scolpito e dipinto, ...
01/04/2026

"I MISTERI della Passione al Museo Diocesano. Dall'Ultima cena alla Resurrezione"
Ecce Homo, legno scolpito e dipinto, attr. a Giacomo Tartaglio, sec. XVIII.

"I MISTERI della Passione al Museo Diocesano. Dall'Ultima cena alla Resurrezione"Gesù nell'orto di Getsemani, olio su te...
01/04/2026

"I MISTERI della Passione al Museo Diocesano. Dall'Ultima cena alla Resurrezione"
Gesù nell'orto di Getsemani, olio su tela, ignoto pittore del sec. XVIII.

Indirizzo

Via Sieri Pepoli
Trapani

Sito Web

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