05/05/2026
La tappa pugliese del viaggio di Beniamino.
A Salerno, all’epoca celebre scuola di medicina, Tudela incontra importanti personalità della comunità giudaica. Parla di circa seicento famiglie, menzionando al primo posto R. Yudah, figlio di R. Ysaac ben Melchisedeq. Da Salerno passa ad Amalfi in cui ammira i grandi vigneti, i deliziosi giardini, oltre alla bellezza della costiera.
Dopo Benevento, giunge a Melfi, in territorio pugliese. È nota l’importanza storica di Melfi, che era stata la prima capitale del regno normanno nell’Italia meridionale. Melfi, oltre a quella politica, rivestiva una grandissima importanza commerciale, essendo città mercantile dove erano presenti contingenti di pisani, veneziani, genovesi, ecc. Numerosa quindi anche la presenza ebraica attirata naturalmente dalle possibilità degli scambi.
Beniamino menziona R. Achimaz, R. Nathan e R. Ysaac. Dopo Melfi raggiunge Ascoli Satriano, comunità in cui sono presenti una quarantina di famiglie ebraiche “alla cui guida si trovano R. Qonsoli, R. Zenach, suo genero, e R. Yosef”.
A due giorni di cammino è Trani, città importantissima all’età dei Normanni soprattutto per il suo porto che la rendeva uno scalo commerciale di prim’ordine ed una tappa obbligatoria per l’imbarco verso il Vicino Oriente. È normale quindi che fosse punto di confluenza di pellegrini e crociati diretti in Terra Santa.
Circa duecento famiglie ebree sono presenti in città, in prevalenza commercianti, artigiani e prestatori di denaro, una fiorente comunità dunque – che fu posta sotto la giurisdizione del vescovo, anche dal punto di vista intellettuale, con la presenza di numerosi letterati, commentatori delle Sacre Scritture e poeti. “Guidano la comunità R. Elia, R. Nathan il Predicatore e R. Yacob”.
In città erano presenti ben quattro sinagoghe, poiché il numero degli ebrei ivi stanziati era in continua crescita. “La costruzione di ben quattro sinagoghe e la fioritura di uomini come Isaiah ben Malii e Isaiah ben Elia da Trani (sec. XII-XIII), commentatori insigni del Talmud e poeti, attestano l’amore per la pietà e lo studio degli ebrei in questa città”. La Sinagoga di Scola Grande nella giudecca tranese era al tempo la più importante.
Beniamino non si ferma a Bari poiché la città era stata distrutta da Guglielmo di Sicilia nel 1156 come punizione per il suo passaggio ai bizantini. “Colo di Bari, la grande città che il Re Guglielmo di Sicilia ha distrutto". "Al presente non vi abitano israeliti, né gentili a causa della sua distruzione”, scrive Tudela.
Non vi si potevano cioè trovare comunità ebraiche e se questa era la motivazione principale del viaggio, chiaro che la città di San Nicola, sulla cui storia si sofferma Colafemmina nel suo dotto commento, non presentasse interesse per Beniamino.
Bari infatti giaceva fra le rovine, se si esclude la basilica e l’area circostante. Di fatto, «Bari non esiste più», scrive Licinio. «Esiste invece la città di san Nicola. Bari è san Nicola: “Colo di Bari” la chiama l’ebreo Beniamino di Tudela, che vi fa tappa in quegli anni». Colafemmina parla poi della conversione all’ebraismo dell’arcivescovo di Bari Andrea. Le fonti cristiane passano sotto silenzio la conversione, che è invece attestata dalle fonti giudaiche.