Il Museo Diocesano San Pietro, riallestito nell’anno 2007, è allocato nell'antica chiesa di San Pietro, costruita nel XIII secolo, nel luogo dove, probabilmente nell’età romana, sorgeva un tempio dedicato al dio Esculapio. L’impianto museale, ben strutturato nel percorso visivo e documentario, conserva opere scultoree e pittoriche che abbracciano diverse epoche. Il periodo antico, preromano e r
omano, è collocato nel pronao; qui troviamo quelle testimonianze archeologiche ritrovate nel territorio teggianese nel corso di scavi o ritrovamenti fortuiti, come la mensa ponderaria, per il controllo dei pesi, alcune iscrizioni funerarie, come quella in cui compare la dicitura della cittadina in epoca romana Tegianum, una statua acefala e un Telamone. Numerose e di buon livello qualitativo sono le testimonianze medioevali presenti nella navata, che racchiudono un lungo arco di storia della cittadina di Diano. E’ attribuita al cosiddetto “Maestro di Giovanni Barrìle”, formatosi probabilmente alla scuola di Giotto durante il soggiorno napoletano di quest’ultimo, fra 1328 e il 1333. Sul lato opposto all’affresco della Madonna del Latte si aprono tre piccole cappelle. Quella più vicina all’ingresso è decorata con un affresco raffigurante San Giovanni, databile tra il quattordicesimo e il quindicesimo secolo. La cappella successiva, intitolata all’Addolorata, presenta una ricca decorazione ad affresco. Nelle quattro vele della volta e nei tre sottarchi sono rappresentati gli episodi della vita della Madonna che la tradizione cristiana definisce “i sette dolori di Maria”. Su una parete laterale è invece raffigurato san Filippo Benizi. Qui è custodito uno dei reperti più originali del Museo: la tomba quattrocentesca del soldato dianese Bartolomeo Francone. Un’opera articolata e complessa, con importanti decorazioni policrome in stucco. Il sarcofago, con cassa retta da leoni alla base ed angeli nel primo registro, presenta una facciata suddivisa in cinque scomparti, con immagini della Vergine, di santi e del Cristo. Quest’ultimo, posto nel segmento centrale, è raffigurato con gli occhi chiusi e le piaghe a vista, come deposto nel sepolcro. La sommità del sarcofago, sopra la quale giace un simulacro del Francone dormiente, si appoggia su di una piccola striscia di parete affrescata, dove troneggia un Cristo Pantocratore dipinto quasi alla maniera bizantina, contornato da una teoria di personaggi maschili e femminili. Ancora più in alto, vi è poi un altro gruppo scultoreo, sempre in stucco, con una Madonna in trono tra santi. L’opera, davvero ricca di particolari, si completa con colonne tortili di varie dimensioni e figure di santi, di cui alcune rimontate in modo diverso dall’originale, la cui configurazione era a baldacchino con terminazione sporgente. Nello spazio tra la seconda e la terza cappella di destra, è posta una grande pala d’altare risalente al diciassettesimo secolo, raffigurante la Madonna del Rosario. La Vergine è in trono e sorregge il bambino col braccio sinistro, mentre due piccoli angeli le pongono la corona sul capo. Indossa una veste scarlatta e un manto verde. Ai suoi piedi, come spesso accade in questa particolare raffigurazione mariana, ci sono San Domenico e Santa Caterina da Siena. Tutta la scena è contornata dalla rappresentazione dei Misteri del Rosario. Nel presbiterio troviamo una serie di sculture che occupano un arco cronologico di cinquecento anni, dal XIV al XIX secolo; come la Madonna con Bambino del XIV secolo, una Madonna del XV secolo, la Madonna delle Grazie del XVI secolo e una Pala d’altare del XVII secolo raffigurante la Madonna del Rosario con i misteri. Sul lato destro del transetto, per chi si posiziona frontalmente all’abside, sono conservate due opere in muratura e stucco: una santa probabilmente trecentesca ed un busto di Madonna con Bambino, anch’esso trecentesco, di cui un restauro ha riportato alla luce i tratti essenziali. In quest’area del Museo sono collocati anche due affreschi proveniente dalla cripta di Santa Venera nella chiesa di San Michele Arcangelo. Uno, di dimensioni più contenute, mostra l’immagine della stessa santa Venera o Veneranda; l’altro, più grande, raffigura invece un Santo benedicente con Sant’Antonio Abate e tre episodi della vita del Cristo. Nello stesso spazio del transetto, sono invece sistemate altre statue lignee: oltre a un’immagine non identificabile perché usurata dal tempo, troviamo una splendida Madonna delle Grazie cinquecentesca e tre crocifissi, in muratura e stucco policromo, del XIII, XV e XVI secolo. Mentre il crocifisso più antico costituisce una rarità per la sua epoca e realizzazione, quello del Quattrocento presenta una particolarità nel perizoma che lo ricopre: secondo gli studiosi, la sua foggia richiamerebbe infatti un tallèd, lo scialle da preghiera della tradizione ebraica. A destra dell'abside si aprono due locali non molto grandi. Questi ambienti ospitano oggi un’importante collezione di oggetti liturgici. Sulla sinistra di chi entra, nel secondo vano, murato alla parete, è collocato il lavabo in pietra una volta utilizzato dai celebranti per l’abluzione che precede la celebrazione della messa. Il centro della stanza è occupato da una teca trasparente piuttosto grande, all’interno della quale spicca un manufatto ottocentesco di notevole eleganza: un messale con copertura in velluto e lamina d’argento cesellata, recante un’iscrizione che rimanda a tale Arcangela Biancamano, con ogni probabilità una monaca benedettina. Nelle vetrine addossate alle pareti, infine, sono in esposizione reperti di grande interesse, quali paramenti liturgici, arredi sacri, busti-reliquari di santi ed un corredo liturgico in argento dei primi vescovi di Diano.