27/08/2026
La legna da sempre è stata la risorsa primaria per gli abitanti di Albaredo, sono infatti, ancora ben visibili i resti delle “raseghe” (seghe) lungo la via d'Orta.
Per allestire la carbonaia innanzitutto bisognava preparare la piazzola sulla quale collocare la catasta, in un posto pianeggiante. Poi tra i tronchi degli alberi tagliati si sceglievano i più diritti per costruire, con una specie di catasta, il forno, formando una cavità di circa mezzo metro. Attorno ad esso si appoggiavano altri pezzi di legno lunghi non più di un metro. Si creava così una catasta a forma di cupola. Bisognava fare molta attenzione per lasciare al centro una specie di caminetto, ovvero la bocca della carbonaia.
Quando tutto era pronto, con una scaletta ci si avvicinava al centro della cupola e si dava fuoco alla carbonaia. Terminata questa operazione occorreva seguire giorno e notte la cottura, guidata dal “carbonér” più esperto.
La combustione si completava in due o tre giorni. Il carbone veniva insaccato e condotto a valle su gerle portate quasi sempre dalle donne. Quasi tutto il carbone prodotto si vendeva a Morbegno, la maggior parte alla metallurgica Martinelli e al negozio Zuccoli.
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