14/04/2026
SCO 62 (2016), 141-159 · DOI 10.12871/97888674165477
1. Premessa
È noto che il percorso di Silla verso Roma dopo il suo sbarco a
Brindisi nell’83 a.C. è piuttosto incerto. A tutt’oggi gli studiosi non
sono in grado di stabilire con certezza, in particolare, se dopo gli scon-
tri nei pressi di Capua e del Monte Tifata1, Silla, per raggiungere Roma
dove si sarebbe svolta la definitiva battaglia della Porta Collina (82
a.C.), avesse percorso la Via Latina oppure la Via Appia, anche se la
maggior parte ritiene che avesse optato per la prima2 . Che Silla da Brin-
disi (o da Taranto) a Capua abbia percorso la Via Appia appare essere
un’ipotesi piuttosto cogente, se si eccettua la notizia (verosimilmente
erronea) di Appiano circa lo scontro di Canusium3 Sulla marcia dopo
Capua le fonti non sono affatto precise; da qui si comprende che nem-
meno per gli storici antichi il percorso di Silla doveva essere chiaro.
Lo scopo principale di questo studio, pertanto, sarà quello di proporre
alcune considerazioni sulla marcia di Silla, con particolare riferimento
alla sanguinosa battaglia di Sacriportus con il giovane Mario (il figlio
dell’arpinate Caio Mario, morto nell’86 a.C.), forse preceduta dall’as-
sedio sillano di Setia (odierna Sezze) su cui le fonti (Appiano e Plutar-
co) sono, appunto, discordanti. Concluderanno alcune brevi osserva-
zioni sul toponimo Sacriportus (la cui esatta collocazione geografica
è ancora oggetto di dibattito) e su una (poco probabile) identificazione
con l’antichissima e ‘mitica’ Laurentum.
* Desidero ringraziare con sincerità il Prof. Cesare Letta per avermi fornito utili
consigli di cui ho tenuto conto nella versione finale di questo articolo.
1 Circa Capuam si legge in Velleio Patercolo (II 25, 2). Nei pressi di Capua, dun-
que, Silla sconfisse i consoli mariani Lucio Cornelio Scipione Asiageno e Caio Nor-
bano Bulbo. Sempre Velleio (II 25, 4) informa che ad montem Tifata (non lontano da
Capua, quindi) Silla ebbe ancora la meglio su Norbano. Proprio per questa vittoria,
Silla rese grazie a Diana a cui era consacrata quella regione e il cui tempio (dedicato
appunto a Diana Tifatina) sorgeva grosso modo dove oggi svetta la basilica di S. Angelo
in Formis.
2 Cfr. per esempio BAKER , Sulla the Fortunate, 245 e SALMON , Sulla, 77.
3 Cfr. infra, n. 52.
F RANCESCO V ERDE
SETIA, SACRIPORTUS E LA MARCIA DI SILLA VERSO ROMA *
142 FRANCESCO VERDE
2. Setia
Nella Vita di Silla (28 4-6) di Plutarco si legge:
Ἐκ τούτου περὶ Σίγνιον Μάριος ὀγδοήκοντα καὶ πέντε σπείρας ἔχων
προὐκαλεῖτο Σύλλαν. ὁ δὲ καὶ πάνυ πρόθυμος ἦν διαγωνίσασθαι κατ’ ἐκείνην τὴν
ἡμέραν· ἐτύγχανε γὰρ ὄψιν ἑωρακὼς τοιάνδε κατὰ τοὺς ὕπνους. ἐδόκει τὸν γέροντα
Μάριον τεθνηκότα πάλαι τῷ παιδὶ Μαρίῳ παραινεῖν φυλάξασθαι τὴν ἐπιοῦσαν
ἡμέραν ὡς μεγάλην αὐτῷ δυστυχίαν φέρουσαν. διὰ τοῦτο μὲν δὴ πρόθυμος ὁ
Σύλλας ἦν μάχεσθαι, καὶ μετεπέμπετο τὸν Δολοβέλλαν ἄπωθεν στρατοπεδεύοντα.
τῶν δὲ πολεμίων ἐφισταμένων ταῖς ὁδοῖς καὶ ἀποφραττόντων οἱ τοῦ Σύλλα
προσμαχόμενοι καὶ ὁδοποιοῦντες ἔκαμνον· καὶ πολὺς ὄμβρος ἅμα τοῖς ἔργοις
ἐπιγενόμενος μᾶλλον ἐκάκωσεν αὐτούς. ὅθεν οἱ ταξίαρχοι προσιόντες τῷ Σύλλᾳ
ἐδέοντο τὴν μάχην ἀναβαλέσθαι, δεικνύντες ἅμα τοὺς στρατιώτας ἐρριμμένους
ὑπὸ κόπου καὶ προσαναπαυομένους χαμᾶζε τοῖς θυρεοῖς κεκλιμένοις. ἐπεὶ δὲ
συνεχώρησεν ἄκων καὶ πρόσταγμα καταζεύξεως ἔδωκεν, ἀρχομένων αὐτῶν τὸν
χάρακα βάλλειν καὶ τάφρον ὀρύσσειν πρὸ τῆς στρατοπεδείας, ἐπήλαυνε σοβαρῶς
ὁ Μάριος προϊππεύων ὡς ἀτάκτους καὶ τεθορυβημένους διασκεδάσων.
Dopo questo fatto il giovane Mario sfidò Silla a battersi nei pressi di Segni con
ottantacinque coorti. Silla aveva tutte le intenzioni di decidere le sorti della guerra
quel giorno stesso, poiché gli era accaduto di vedere in sogno questa apparizione.
Gli sembrava che il vecchio Mario, ormai morto da tempo, consigliasse il figlio di
guardarsi bene dal giorno seguente: esso gli avrebbe arrecato una grave sciagura.
La visione rese Silla impaziente di combattere. Mandò a chiamare Dolabella, che
era accampato lontano da lui, ma i nemici si misero in mezzo e bloccarono le
strade, con grave disagio dei soldati di Silla, che dovettero aprirsi un varco com-
battendo. Cadde anche una grande quantità di pioggia, che accrebbe le fatiche del
cammino e li travagliò ancor più, tanto che i tribuni si recarono da Silla, e lo pre-
garono di rimandare la battaglia, additandogli i soldati, che, prostrati dallo sforzo,
riposavano sugli scudi adagiati a terra. Silla acconsentì, benché a malincuore, e
impartì l’ordine di fermarsi sul posto. Ma i soldati cominciavano appena a rizzare
la palizzata e a scavare la fossa davanti al campo, quando Mario venne all’attacco
con grande presunzione. (Trad. Carena, leggermente modificata)
Plutarco, prima della descrizione dello scontro vero e proprio, affer-
ma che il giovane Mario sfidò Silla περὶ Σίγνιον, nei pressi di Signia
(odierna Segni). Evidentemente Plutarco non spiega come (e perché)
Silla sia arrivato a Segni. Gli unici dati probabili che si possono desu-
mere dal resoconto plutarcheo sono i seguenti:
(1) il fatto che Mario sfidò Silla περὶ Σίγνιον potrebbe significare che
proprio nella zona di Segni vi fu un primo scontro tra i due, che, tutta-
via, non viene descritto nel dettaglio; Plutarco racconta che Silla era im-
SETIA, SACRIPORTUS E LA MARCIA DI SILLA VERSO ROMA 143
paziente di combattere esattamente dove Mario lo aveva sfidato, ossia
περὶ Σίγνιον. Al fine di organizzare il combattimento, Silla necessitava
del contingente di Gneo Cornelio Dolabella (console nell’81 a.C. e già
comandante della flotta durante la guerra contro Mitridate) che, però,
era accampato lontano (evidentemente da Segni), forse proprio nei
pressi di Sacriporto, sopra Segni, nelle vicinanze dell’odierna Collefer-
ro. È chiaro che i Mariani intendevano impedire che l’esercito di Silla
di ricongiungesse con quello di Dolabella4 . Per raggiungere Dolabel-
la, i Sillani dovettero spostarsi ma vennero intercettati dai Mariani che
sbarrarono loro le strade (τῶν δὲ πολεμίων ἐφισταμένων ταῖς ὁδοῖς).
In una zona verosimilmente non molto lontana da quella di Segni vi
fu un primo conflitto tra i Mariani e i Sillani che, per aprirsi una strada
(ὁδοποιοῦντες), iniziarono il combattimento. Di conseguenza, almeno
sulla base di Plutarco, nei pressi di Segni sarebbe avvenuta una vera e
propria ‘provocazione’ alla battaglia da parte di Mario che, probabil-
mente, non comportò alcuno spargimento di sangue. Poco lontano da
Segni i Sillani, esortati ad avvertire Dolabella dell’imminente battaglia,
ebbero un primo e durissimo scontro con i Mariani che sbarravano loro
la strada.
(2) Plutarco descrive una faticosa marcia dei Sillani che li stremò
a tal punto che i tribuni chiesero a Silla – che, proprio in virtù del so-
gno raccontato da Plutarco, era impaziente di combattere (πρόθυμος ὁ
Σύλλας ἦν μάχεσθαι) – di rinviare il combattimento. Silla accolse tale
richiesta e ordinò di fermarsi e di accamparsi sul posto; Plutarco non
è esplicito e non dice dove i Sillani iniziarono a costruire l’accampa-
mento. Escluderei che si tratti propriamente di Segni per la ragione che
i Mariani irrompono improvvisamente lì dove buona parte delle fonti
‘parallele’ collocano Sacriporto, dunque sarei del parere di localizzare
l’accampamento sillano nei luoghi dove si sarebbe svolto lo scontro
campale (e decisivo della trionfale marcia verso Roma, dato che Silla
non incontrerà poi alcuna resistenza fino alla Porta Collina) di Sacripor-
to, in ogni caso non così distante dall’area di Segni5.
4 V ALGIGLIO , Vita di Silla, 135 n. 7.
5 Contra e.g. VALGIGLIO , Vita di Silla, 135 n. 6 e 137 n. 11 che identifica la battaglia
di Sacriporto con quella di Signia (così anche ANGELI B ERTINELLI et al., Lisandro e Silla,
382) che, a mio avviso, sulla base del testo plutarcheo, andrebbero tenute distinte (così
già LANZANI , Mario e Silla, 327 n. 1, 328 n. 2, 330 n. 1), sebbene le distanze in questione
siano piuttosto limitate e Plutarco non faccia menzione di Sacriporto. Si è già accennato
al fatto che quanto si legge a riguardo nella Vita di Silla non è del tutto chiaro, pertanto
non può essere esclusa anche la possibilità che Plutarco non solo non sia a conoscenza
della tradizione concernente Sacriporto, ma anche che egli identifichi lo scontro di Si-
gnia con quello che le altre fonti collocano a Sacriporto. Va comunque tenuto presente
144 FRANCESCO VERDE
L’altra fonte importante che si occupa nel dettaglio dell’avanzata di
Silla verso Roma è Appiano nel I libro del Bellum Civile (I 87, 396-399):6
ἡ δὲ περὶ Πραινεστὸν ἧσσα ὧδε ἐγένετο. Σύλλα Σήτιον καταλαβόντος,
ὁ Μάριος ἀγχοῦ στρατοπεδεύων ὑπεχώρει κατ’ ὀλίγον, ὡς δ’ ἦλθεν ἐπὶ τὸν
καλούμενον Ἱερὸν λιμένα, ἐξέτασσεν ἐς μάχην καὶ ἠγωνίζετο προθύμως.
ἀρχομένου δ’ ἐνδιδόναι τοῦ λαιοῦ μέρους, σπεῖραι πέντε πεζῶν καὶ δύο ἱππέων
οὐκ ἀναμείνασαι τὴν τροπὴν ἐκφανῆναι τά τε σημεῖα ἔρριψαν ὁμοῦ καὶ πρὸς τὸν
Σύλλαν μετετίθεντο. καὶ τόδ’ εὐθὺς ἦρχε τῷ Μαρίῳ δυσχεροῦς ἥττης. κοπτόμενοι
γὰρ ἐς Πραινεστὸν ἔφευγον ἅπαντες, ἑπομένου τοῦ Σύλλα σὺν δρόμῳ.
La sconfitta presso Praeneste si svolse così. Occupata Setia da Silla, Mario,
che aveva il campo vicino, si ritirò un poco, finché giunto al luogo chiamato
Sacriporto dispose l’esercito a battaglia e combatté aspramente. Mentre l’ala si-
nistra incominciava a cedere, cinque coorti di fanti e due di cavalieri preferirono
non attendere che la sconfitta fosse manifesta, e, gettate le insegne, passarono in
massa a Silla. Questo fu immediatamente l’inizio per Mario di una grave disfatta.
Tutti, infatti, si diedero a fuggire in pieno disordine a Praeneste, mentre Silla
conduceva un rapido inseguimento. (Trad. Gabba, leggermente modificata)
Si nota con facilità che il resoconto di Appiano è molto meno det-
tagliato rispetto a quello di Plutarco. Malgrado ciò, in Appiano si ri-
scontra un’informazione assai significativa assente in Plutarco: si dice,
infatti, che Silla occupò Setia7 (Σύλλα Σήτιον καταλαβόντος) che non
sorge lontana dalla Via Appia, certamente più a sud rispetto alla zona
di Segni riferita da Plutarco. La questione è complicata dal fatto che
mentre nei codici L (Laurentianus graec. LXX-5/saec. XIV), B (Mar-
cianus gr. 387/anno 1440) e J (Vaticanus gr. 134/circa 1450) si legge
Σήτιον (Σίτιον P2mg
), nel codice P (Vaticanus gr. 2156/anno 1450) si leg-
ge, invece, Σήγιον che potrebbe essere una menda per Σίγνιον8. Alcuni
studiosi hanno sostenuto che il testo dei codd. L B J andasse corretto,
in modo tale che la città occupata da Silla fosse Signia e non Setia. Se
che Plutarco forse preferì narrare lo scontro di Signia perché meglio di quello di Sacri-
porto «si prestava pei suoi particolari aneddotici al carattere della biografia» (LANZANI ,
Mario e Silla, 328 n. 2): si pensi, infatti, al sogno di Silla del vecchio Mario che discute
con il figlio relativamente alla sua disfatta. Più sfumata e vaga appare la posizione di
H OLDEN , Plutarch’s Sulla, 155 che, in relazione al riferimento plutarcheo a Signia, è del
parere che «The action took place in the plain between Signia and Praeneste».
6 Nella sua descrizione della marcia di Silla verso Roma VOLKMANN , Sullas
Marsch, 57 non prende in considerazione il passo di Appiano.
7 O addirittura Anagnia, come interpreta J.S. Reid in GARDNER , Siege, 4 n. 3.
8 Seguo il Conspectus Siglorum stabilito da GOUKOWSKY , H INARD , Appien, CCXLV.
SETIA, SACRIPORTUS E LA MARCIA DI SILLA VERSO ROMA 145
così fosse, va da sé che Silla avrebbe percorso la Via Appia da Brindisi
fino a Capua, da dove, per ragioni non del tutto chiare, avrebbe preferito
prendere la Via Latina che, come dice Plutarco, lo avrebbe condotto
περὶ Σίγνιον. Ora, a me pare che il testo dei codd. L B J non vada mo-
dificato o corretto necessariamente;9 non mi sembra, infatti, che ci siano
ragioni tanto cogenti da escludere che Silla abbia occupato Sezze e, allo
stesso tempo, da rendere del tutto incompatibili i resoconti di Plutarco
e di Appiano, che, invece, possono convergere10.
Per comprendere perché a mio parere il testo di Appiano non dovrebbe
essere corretto, occorre fare una rapida digressione sul cosiddetto San-
tuario di Monte S. Angelo a Terracina, meglio (ma forse erroneamente)
noto come tempio di Giove Anxur. Tra le molte e diverse interpretazioni
delle emergenze archeologiche visibili sull’altura che sovrasta l’antica
Tarracina, andrebbe presa nuovamente in considerazione una significati-
va ipotesi avanzata da Filippo Coarelli11 Secondo l’attenta ricostruzione
di Coarelli, sul Monte S. Angelo doveva trovarsi un più antico santuario
dedicato a Feronia (poi occupato dal monastero di S. Michele Arcangelo)
e solo successivamente venne edificato un santuario più grande (dotato
quasi certamente anche di un oracolo) impropriamente identificato con
quello di Iuppiter Anxur che, invece, è possibile che avesse sede ancora
sul Monte S. Angelo ma in un’altra zona dell’altura, forse alle spalle del
podio del santuario più grande. Sulla base di alcune epigrafi, due delle
quali dedicate a Venus Obsequens, sembra che questo tempio, la cui fron-
te era direttamente rivolta allo scalo portuale di Terracina, fosse dedicato
al culto di Venere, una divinità cara non solo ai Memmii ma anche allo
stesso Silla: tra i moltissimi indizi che si potrebbero apportare, vi è il
nome della colonia di Pompei (Veneria Cornelia Pompeianorum) gover-
nata dal dittatore che richiama evidentemente la divinità e il suo culto12
L’edificazione del tempio dovrebbe cronologicamente attestarsi con ogni
probabilità proprio in età sillana. Da un passo di Plinio il Vecchio (NH II
146 (56): In Italia inter Tarracinam et aedem Feroniae turres belli civilis
9 Del medesimo avviso LANZANI , Mario e Silla, 326 n. 1; cfr. anche COARELLI,
Santuari, 128.
10 Pace e.g. LEWIS, Problem, 32 n. 3 e già GARDNER , Siege, 3-4. Difficilmente con-
divisibile quanto scrive KEAVENEY , Sulla, 137: «He [scil. Sulla] himself marched along
the Via Latina while his lieutenant, Dolabella, moved along the Via Appia Vetus be-
tween Velitrae (Velatri [sic]) and Tarracina, capturing Setia on the way».
11 COARELLI, Santuari, 113-140.
12 Sulla Venere sillana, il suo (stretto) rapporto con l’immagine di Venere che apre
il De rerum natura di Lucrezio e il culto della Fortuna Primigenia di Praeneste (odier-
na Palestrina) cfr., oltre alle ‘classiche’ pagine di SCHILLING , Vénus, 272-295, le notevoli
osservazioni di LANZANI , Silla Dittatore, 345-366. Utili spunti anche in VALGIGLIO , Silla,
184-197.
146 FRANCESCO VERDE
temporibus desiere fieri, nulla non earum fulmine diruta) sappiamo che
questa zona venne fortificata con la costruzione di un’imponente cinta
muraria turrita che doveva collegare il più antico santuario di Feronia
sul Monte S. Angelo alla sottostante città di Terracina. La cinta, secondo
Plinio, venne abbandonata a causa dei frequenti fulmini che si abbattero-
no sulle torri di queste mura: la presenza dei fulmini è stata interpretata
come esito della ‘propaganda sillana’. Ciò si comprende se si tiene conto
che il tempo delle guerre civili a cui si riferisce Plinio dovrebbe essere
quello degli scontri tra Mario e Silla. La cinta muraria costruita tra il
Monte S. Angelo e Terracina aveva con ogni probabilità una funzione ge-
nuinamente militare e difensiva, in quanto sbarrava letteralmente la Via
Appia, ostacolando, dunque, il passaggio di uomini e truppe provenienti
dal basso Lazio e dalla Campania. In sostanza, è probabile che furono
proprio il giovane Mario e i Mariani a costruire (rapidamente) questa
cinta per impedire intorno all’83 a.C. il passaggio di Silla e del suo eser-
cito provenienti dalle vittoriose campagne militari campane. Non si può
escludere che il passaggio trionfante di Silla in quel luogo che lo avrebbe
portato a raggiungere Roma sia stato uno dei motivi della costruzione del
grande santuario alla divinità tutelare del dittatore, ossia Venere. Consi-
derando la presenza dei Memmii a Terracina13 e il legame matrimoniale
di Caio Memmio con la figlia di Silla, non è così peregrino ipotizzare che
fu proprio la gens Memmia a fare da committente della costruzione del
grande tempio dedicato alla dea e rivolto verso il porto sottostante, la cui
datazione è di poco successiva a quella del santuario. Di qui alla relazione
tra l’Inno a Venere con cui Lucrezio apre il De rerum natura e la dedica
del poema a un membro della gens Memmia il passo è breve. Sfortu-
natamente non si possiede alcuna testimonianza letteraria del passaggio
di Silla a Terracina, eccezion fatta per il passo di Plinio che, tuttavia,
potrebbe anche essere interpretato in modo diverso; in particolare, non è
detto che l’espressione pliniana belli civilis temporibus sia un necessario
riferimento alle guerre civili tra Mario e Silla14 Come che sia la questio-
ne, la datazione delle strutture murarie dell’imponente sbarramento della
Via Appia sul Monte S. Angelo e quella del tempio maggiore possono
convergere senza troppa difficoltà con il passaggio (eventuale) di Silla15
Da questo punto di vista, se si adotta l’informazione di Appiano relativa
13 Oltre che a Terracina un ramo della gens dei Memmii aveva sicuri collegamenti con
Segni: a riguardo cfr. CIFARELLI, Giunone Moneta, 113 n. 354 (con la bibliografia ivi citata).
14 A riguardo e, più in generale, per una diversa (e più tradizionale) interpretazione
delle strutture antiche dell’area di Monte S. Angelo cfr. QUILICI, Giove Anxur, che sol-
leva interessanti obiezioni alla posizione di Coarelli.
15 Per approfondire l’intera questione e per la segnalazione dei necessari rinvii
bibliografici cfr. V ERDE, Sanctuary.
SETIA, SACRIPORTUS E LA MARCIA DI SILLA VERSO ROMA 147
all’assedio di Setia, è certo che Silla percorse l’Appia Antica, passando
necessariamente per Tarracina16 e sfondando lo sbarramento sul Monte S.
Angelo della strada; solo dopo la presa di Setia e lo scontro di Sacriporto
Silla poté presumibilmente avanzare verso Roma lungo la Via Latina17
Setia, infatti, poteva essere raggiunta proseguendo il lungo rettifilo della
Via Appia dopo Terracina, dato che essa sorgeva non lontano da Forum
Appii (odierna Borgo Faiti) da cui partiva il celebre Decennovium, le 19
miglia di canale navigabile (poi prosciugato e lastricato da Traiano tra il
107 e il 110 d.C.)18 fino a Terracina, notoriamente ricordate da Orazio19
Ci si è chiesto, contrariamente al dato di Appiano, per quale moti-
vo Silla avrebbe dovuto deviare dall’Appia Antica e insinuarsi nelle
Paludi Pontine (che Cesare, a quanto informa Plutarco20
, voleva bo-
nificare proprio in riferimento a Sezze) per assediare Setia21. Dato il
silenzio delle fonti antiche in merito, è difficile fornire una risposta si-
cura; ciononostante, si potrebbe ritenere che Setia fosse una roccaforte
mariana, come del resto la più settentrionale Segni, e che Silla avesse
tutto l’interesse a occupare Setia che, per quanto Marziale (XIII 112)
la definisca exigua, era una colonia latina (poi municipio) importante
sulle propaggini dei Monti Lepini, non da ultimo per la grande quanti-
tà di manodopera servile (e all’epoca delle guerre puniche, di ostaggi
cartaginesi)22, il che farebbe propendere per il suo allineamento con
i populares di Mario23 È particolarmente probabile che Silla passasse
da Setia per poi raggiungere Signia (sicura roccaforte mariana – come
d’altronde Praeneste –, indubbiamente invidiabile per la sua posizione
dominante e di controllo dell’intera zona e specialmente degli assi viari,
inclusa la Via Labicana), il che sembra ve**re confermato anche da un
documento epigrafico recentemente acquisito dal Museo Archeologico
di Segni recante i nomi di due quattuorviri (M. Occius e T. Manlius)
che potrebbero avere dei forti legami con Silla e con la sua schiacciante
vittoria sul giovane Mario24.
16 Cfr. G ARDNER , Siege, 4 n. 3.
17 Cfr. A NGELI B ERTINELLI et al., Lisandro e Silla, 382 e soprattutto la condivisibile
posizione di LEVI, Silla, 109-110.
18 Dio Cass. LXVIII 15; CIL X 6833-6835; 6839.
19 Hor. Sat. I 5, 3-23; cfr. anche QUILICI (1989) 10-13.
20 Plutarch. Caes. 58.
21 Cfr. G ABBA , Appiani, 230 n. ad loc.
22 Cfr. Liv. ###II 26 e C OARELLI, Lazio, 273.
23 Cfr. ZACCHEO , Sezze, 7.
24 Cfr. C IFARELLI, COLAIACOMO , Segni, 12.
148 FRANCESCO VERDE
3. Sacriportus
L’identificazione di Sacriporto è stata oggetto di un acceso dibattito.
La zona della cruenta battaglia tra Silla e il giovane Mario è stata sostan-
zialmente contesa tra Segni e l’odierna Colleferro. Non mi pare possa es-
sere accolta l’ipotesi di collocare questo luogo «vicino a Setia […] al di-
sotto di Setia, sulla palude, e probabilmente in prossimità della via Appia,
propriamente detta»25 Se Sacriporto fosse così vicino a Setia, la notizia di
Plutarco circa la ‘provocazione’ da parte del giovane Mario di dare batta-
glia περὶ Σίγνιον non avrebbe senso; gli studi piuttosto recenti di Angelo
Luttazzi hanno provato che i limiti geografici dell’area di Sacriporto sia-
no plausibilmente nel territorio di Colleferro, più nello specifico nei siti
di Colli di S. Pietro, Macchia di Piombinara e Colle Maiorana26 In queste
aree (e anche nel complesso di Colle della Noce) sono stati rinvenuti dei
materiali votivi che farebbero propendere per l’esistenza di uno o più
complessi santuariali da identificare con Sacriporto. Malgrado questi rin-
venimenti, a tutt’oggi non è possibile identificare con certezza una strut-
tura santuariale in cui riconoscere Sacriporto. Certamente la presenza di
materiali votivi proprio in queste aree rafforza l’ipotesi dell’esistenza di
santuari ma per il momento tale ipotesi è destinata a rimanere tale.
A tale proposito, lasciando da parte la vexata quaestio dell’ubicazio-
ne, mi pare interessante riflettere brevemente sul particolare toponimo.
Appiano nel passo dal Bellum Civile sopra riportato (p. 144) parla di
un luogo chiamato ‘Sacro Porto’ o ‘porto Sacro’ (ἐπὶ τὸν καλούμενον
Ἱερὸν λιμένα), presumibilmente rendendo in greco un toponimo già la-
tino27. È evidente che questo nome ha a che fare con un bacino idrico
o, comunque, con l’acqua. Di qui Carolina Lanzani nel suo volume su
Mario e Silla suppose che Sacriporto dovesse sorgere nelle immedia-
te vicinanze di Setia, dunque nelle Paludi Pontine: l’allusione sarebbe
chiaramente alle paludi e al territorio acquitrinoso della zona28
, seb-
bene in questo modo non venga spiegata la ‘sacralità’ del luogo. Un
riferimento plausibile potrebbe essere al fiume Sacco, l’antico Trerus:
potrebbe, dunque, trattarsi di un porto, nel senso di ‘ricovero’, ‘rifugio’
tra la Via Latina e la Via Labicana connesso ad alcuni santuari (o a uno
solo) a loro volta legati alle acque e in particolare al Trerus29
25 LANZANI , Mario e Silla, 327.
26 LUTTAZZI, Sacriporto, 5-8. Cfr. più in generale anche GARDNER , Siege, 4 n. 1,
ANGELI B ERTINELLI et al., Lisandro e Silla, 382 e LA P ENNA in LA P ENNA , F UNARI , Sallusti
Historiae, 157 (con la bibliografia ivi citata).
27 G ABBA , Appiani, 230 n. ad loc.
28 LANZANI , Mario e Silla, 327 n. 1.
29 LUTTAZZI, Sacriporto, 4.
SETIA, SACRIPORTUS E LA MARCIA DI SILLA VERSO ROMA 149
A complicare la già intricata questione è uno scolio a Lucano (Adnot.
Lucan. 2 134 Endt = Sall. Hist. 36* La Penna, 1.35 M.) che identifica
Sacriporto con la ‘mitica’ Laurentum, ovvero con la T***a laziale indi-
cata da Livio (I 1, 4-10)30, dove avvenne lo sbarco di Enea:
Sacri Portum: Laurentum dicit, qui sic appellatur; hic Sylla de Asia regres-
sus pugnavit cm Mario adulescente, qui victus Praeneste fugit. Hic est Ma-
rius, qui invita matre Iulia adeptus est consulatum, de quo Sallustius meminit.
Sacriporto. (Lucano) si riferisce a Laurento, che viene chiamato così. Qui
Silla, tornato dall’Asia, combatté col figlio giovanissimo di Mario, che, vinto,
si rifugiò a Praeneste; questo è il Mario che ottenne il consolato contro la
volontà della madre Giulia: di ciò fa menzione Sallustio. (trad. La Penna, leg-
germente modificata)
Lo scoliasta commenta il verso 134 del II libro del poema di Lucano
che si comprende all’interno di una sezione più ampia (Phars. II 134-138):
iam quot apud Sacri cecidere cadauera Portum
aut Collina tulit stratas quot porta cateruas, 135
tum cm paene caput mundi rerumque potestas
mutauit translata locum, Romanaque Samnis
ultra Caudinas sperauit uolnera Furcas!
Quanti cadaveri giacevano ormai presso Sacriporto,
e quanti morti si accumularono alla Porta Collina,
allorché la capitale dell’universo e il dominio del mondo
quasi mutarono sede, e il Sannita sperò di infliggere
ai Romani ferite più gravi delle Forche Caudine! (Trad. Canali)
Il luogo lucaneo si riferisce con chiarezza allo scontro di Sacriporto
e alle numerose vittime31 che lì vi furono32. Tenendo a mente ciò, il
testo dello scolio appare piuttosto oscuro, infatti, da un lato, si legge
che Lucano con Sacri Portum intendeva Laurentum33, dall’altro, imme-
30 Per le altre fonti ‘parallele’ (in particolare da Dionigi di Alicarnasso e da Servio)
cfr. C ASTAGNOLI , Lavinium, 58-59.
31 Cfr. Diod. ###VIII-###IX 15, A NGELI B ERTINELLI et al., Lisandro e Silla, 384,
nonché le annotazioni di GABBA , Appiani, 231.
32 Cfr. anche Liv. Perioch. L###VII: Sylla C. Marium, exercitu eius fuso deleto-
que ad Sacriportum […]. (sottolineature mie)
33 Si noti, inoltre, la corrispondenza tra l’espressione qui sic appellatur dello scolio
e il τὸν καλούμενον di Appiano in riferimento a Sacriporto.
150 FRANCESCO VERDE
diatamente dopo lo scoliasta descrive esattamente la battaglia di Sacri-
porto dell’82 a.C. A mia conoscenza, l’identificazione di Sacriporto con
Laurentum non è testimoniata da altre fonti antiche. Oltre a ciò, occorre
anche tenere conto del fatto che nella Pharsalia Lucano cita Laurento,
per esempio nel VII libro dove parla dei Lari di Albano e dei Penati
di Laurento (394: Albanosque lares Laurentinosque penates). Non può
essere questa la sede adatta per approfondire la miriade di questioni
relative all’esistenza e all’ubicazione di Laurentum34, ciononostante è
opportuno fare almeno alcune considerazioni per tentare di comprende-
re per quanto possibile il significato dello scolio, ammesso che non si
tratti di un abbaglio dello scoliasta. In primo luogo, vi è una tradizione
importante che localizza Laurentum alla foce di un fiume, sia questo il
Numico (probabilmente il Fosso di Pratica più che il Rio Torto)35 oppu-
re il Tevere (Strab. V 3, 2)36 In secondo luogo, la Laurentum citata da
Lucano nel VII libro del suo poema si riferisce proprio all’antichissimo
insediamento (che, come è noto, ha a che vedere con lo sbarco e le ge-
sta di Enea nel Lazio); questa notazione potrebbe sembrare banale ma
all’epoca di Lucano (dunque in piena età imperiale) l’antica Lauren-
tum era scomparsa e la ‘nuova’ Laurento (sorta nei pressi di Lavinium,
verosimilmente l’odierna Pratica di Mare) aveva assunto il nome di
Laurolavinium. È, infatti, molto probabile che a un certo punto (verosi-
milmente verso la fine dell’età repubblicana), gli abitanti di Laurentum
si spostarono a Lavinium: ciò significa, pertanto, che, perlomeno in ori-
gine, Laurentum e Lavinium erano due città diverse37. Infine, probabil-
mente in età augustea (dunque, nell’ambito della chiara ‘propaganda’
ideologica del princeps in favore della tradizione degli antichi padri
fondatori della grandezza di Roma), si costituisce il Vicus Augustanus
Laurentium forse esattamente nel luogo della più antica Laurentum. Il
Vicus è generalmente localizzato presso Ostia (o comunque nelle sue
vicinanze)38, dunque alla foce del fiume Tevere. Si è già osservato che
è molto probabile che l’area di Sacriporto fosse connessa al fiume Tre-
rus (Sacco), di conseguenza non può essere escluso che, almeno sulla
base dello scolio lucaneo, sussista un rapporto tra Sacriporto/Sacco e
34 A riguardo rinvio alla dettagliata analisi complessiva di SCEVOLA , Laurentum.
35 Cfr. C ASTAGNOLI , Lavinium, 91-92 e ID ., Leggenda, 157 e 161 n. 3.
36 Contra D ELLA CORTE, Mappa, 259.
37 È noto che Ferdinando Castagnoli non differenziava Lavinium da Laurentum; tra
i numerosi rinvii bibliografici in merito cfr. le brevi ma efficaci osservazioni in CASTA -
GNOLI , Leggenda, 157 e, più nel dettaglio, CASTAGNOLI , Lavinium, 85-91. Si tenga conto
anche del resoconto di Strabone (V 3, 5).
38 Cfr. S IMONAZZI M ASARICH , Vicus, 294 che colloca il Vicus in località Grotte di
Piastra, entro la Tenuta di Castelporziano.
SETIA, SACRIPORTUS E LA MARCIA DI SILLA VERSO ROMA 151
Laurento/Tevere o Numico39 In questo senso, non si può scartare la
possibilità che per lo scoliasta uno dei nomi della litoranea Laurentum
sia stato proprio Sacriportus; escluderei però l’ipotesi che vi fosse una
tradizione che andasse in questa direzione, considerando che solo il te-
sto dello scolio lucaneo mette in relazione Laurento con Sacriporto.
Pure va escluso che l’area della battaglia di Sacriporto avesse il nome
di Laurento: oltre allo scolio nessuna fonte legittima una tale identifi-
cazione. Dal testo dello scolio si evince che, per un verso, lo scoliasta
conosce lo scontro di Sacriporto, per un altro, invece, identifica la zona
della battaglia con la Laurentum delle gesta di Enea.
Un’altra ipotesi che potrebbe essere sollevata per spiegare la ragione
per cui lo scoliasta propose tale identificazione è legata alla storia del
testo degli scolii lucanei. I Commenta Bernensia e le Adnotationes su-
per Lucanum sono commentari antichi al poema di Lucano. Sebbene i
Commenta e le Adnotationes (da cui proviene lo scolio qui esaminato)
si datino al X-XI secolo, è stato recentemente provato con convincenti
argomentazioni che entrambi questi commentari contengono materiale
molto più antico almeno quanto il commento di Servio all’Eneide (IV-
V sec. d.C.) e che essi, per ciò che concerne analogie e, in alcuni casi,
perfino corrispondenze, dipendono proprio dal commento di Servio40
In sostanza, «The earliest nucleus of scholiastic material on the Bellum
Civile […] dates from the time of Servius. The didactic model in what
may be gleaned from Servius’ use of the scholia on Lucan relies on
systematic comparison between the works of Virgil and Lucan. Alter-
natively, however, it is also likely that the earliest scholia on Lucan had
access to Servius» (ESPOSITO , Scholia, 457). Su questa base, se proprio
non si deve credere che lo scoliasta sia incorso in un errore, si potrebbe
spiegare il contenuto dello scolio (almeno in parte), ritenendo che il
compilatore avesse in qualche modo in mente Virgilio e specialmente
Servio – nei luoghi specifici in cui si tratta di Laurentum – e avesse
fatto questa associazione anche in virtù della vicinanza di Laurentum e
Sacriporto a dei corsi d’acqua.
Ma vi potrebbe essere una spiegazione ulteriore della relazione at-
testata dallo scolio tra i due luoghi; secondo una consolidata tradizio-
ne, Laurentum non sorgeva distante dal fiume Numico (cfr. il passo di
Zonara, VII 1, 1-6, che riproduce Dione Cassio [I, Fragm. 1, 3 - 2, 4]:
[Enea] προσέσχε Λαυρεντῷ κατὰ τὸν Νουμίκιον ποταμόν) e, anzi, non
lontano da Lavinio (οὐ πρόσω τοῦ Λαουϊνίου: Dionys. Halic. Ant. Rom.
I 64, 4), proprio in prossimità di questo corso d’acqua – legato usual-
39 Su tutto ciò cfr. senz’altro SCEVOLA , Laurentum, 23, 66-69.
40 ESPOSITO , Scholia.
152 FRANCESCO VERDE
mente alla morte, alla sepoltura, nonché alla divinizzazione di Enea
come Deus Pater Indiges o Iuppiter Indiges –41 si svolse una decisiva
e aspra battaglia tra Enea e i Rutuli con cui era alleato l’etrusco Me-
zenzio re di Caere. Si tratta di una tradizione già nota dalle Origines di
Catone (frr. 8-12 Chassignet)42 L’esito di questo conflitto, almeno sulla
base della testimonianza di Dionigi di Alicarnasso, è piuttosto incerto,
dato che si verificarono perdite sostanziali da entrambi gli schieramen-
ti; tuttavia, la battaglia presso il Numico si conclude con la scomparsa
di Enea e la sua (presumibile) divinizzazione, segnalata dall’edifica-
zione da parte dei Latini nei pressi del fiume di un heroon (legato al
notissimo cosiddetto Santuario delle tredici are rinvenuto nei pressi di
Pratica di Mare)43 a cui aggiunsero questa epigrafe: «Del padre dio cto-
nio, che regola il corso del fiume Numico» (Πατρὸς θεοῦ χθονίου, ὃς
ποταμοῦ Νομικίου ῥεῦμα διέπει: Dionys. Halic. Ant. Rom. I 64, 5; trad.
Vanotti) 44. Tenendo conto di questa rilevante tradizione (certamente né
ignota né dimenticata nel tempo, proprio perché concernente la morte
di Enea), l’ipotesi di una relazione tra la battaglia del Numico e quella
di Sacriporto non è così peregrina, soprattutto considerando il ruolo de-
cisivo ricoperto dalla ‘propaganda’ che è alla base di un vero e proprio
culto sillano. Assodato il fatto che storicamente non si dà un’identità tra
Sacriporto e Laurentum e che il toponimo Sacriportus nelle fonti in no-
stro possesso è costantemente messo in relazione allo scontro dell’82,
per spiegare questo nome si può avanzare l’ipotesi che esso sia stret-
tamente connesso all’impresa di Silla e, più in generale, proprio alla
deliberata ‘propaganda’ sillana. Con questa ipotesi non intendo esclu-
dere che prima della vittoria del futuro dittatore nell’area in questione
vi fosse già una caratterizzazione di ordine religioso e, più in generale,
sacrale, anche se al momento non si possiedono dati certi e incontro-
vertibili che la legittimino storicamente. Non arrivo, quindi, a pensare
che il toponimo Sacriportus sia nato con Silla e la sua impresa bellica,
ma mi chiedo se proprio Silla e la sua ‘propaganda’ a sfondo religioso
non abbiano in qualche modo accentuato la sacralità del luogo a vitto-
ria avvenuta, proprio come mutatis mutandis accade con Enea dopo la
battaglia del Numico. È assai noto, infatti, che i (fortunati) eventi bellici
condotti da Silla nella loro quasi totalità sono accompagnati da mani-
41 Cfr. Liv. I 2, 6 e Ovid. Met. XIV 596-608.
42 Sulla testimonianza di Catone su Enea cfr. DURY -M OYAERS , Énée, 83-89. Cfr.
anche Verg. Aen. VII 797-798. Sull’intero passo di Dionigi relativo allo scontro del
Numico cfr. V ANOTTI , Enea, 250-261.
43 A riguardo d’obbligo è rinviare a CASTAGNOLI et al., Lavinium II; per un primo
orientamento cfr. FULVIO G IULIANI , Santuario.
44 Per il commento all’epigrafe cfr. VANOTTI , Enea, 261-263.
SETIA, SACRIPORTUS E LA MARCIA DI SILLA VERSO ROMA 153
festazioni divine che comunicano al dittatore il costante favore degli
dei. Ciò spinge a credere che gli storici che si occupano delle gesta di
Silla o della sua vita – emblematico, in particolare, è in questo senso il
caso di Plutarco – abbiano come fonte le Memorie dello stesso Silla45
che certamente contribuirono alla formazione e alla persistenza di un
autentico ‘culto sillano’46. Messa da parte la già menzionata preferenza
per Venere (a cui va aggiunta senz’altro quella per Fortuna) 47, mi limito
qui a citare qualche esempio direttamente connesso agli eventi appena
descritti. Plutarco nella Vita di Silla (27) racconta che, appena sbar-
cato a Taranto48
, Silla fece un sacrificio e trovò che il lobo del fegato
della vittima portava impresso il marchio di una corona di alloro con
due nastri pendenti; è ancora Plutarco a informare che sul Monte Tifata
dove poi avverrà lo scontro con Norbano vi fu un’apparizione in pieno
giorno di due grossi capri che si scontravano e che si comportavano
come due uomini che si combattono tra di loro. Proprio sullo scontro
del Monte Tifata Velleio Patercolo (I 25, 4) aggiunge una notizia as-
sente in Plutarco, ossia che, dopo la sconfitta di Norbano, Silla pagò il
suo debito di riconoscenza a Diana Tifatina a cui è consacrata quella
regione: «le dedicò quelle acque, famose per la loro salubrità e l’azione
medicamentosa sul corpo umano, e insieme tutto quanto il territorio.
Attestano il ricordo di quest’atto di devota gratitudine (gratae religio-
nis) sia un’iscrizione posta ancor oggi sulla porta del tempio sia una
tavola di bronzo al suo interno» (Trad. Nuti)49. Proprio nei pressi di
Signia Silla, come già si è osservato, era ansioso di dare battaglia con-
tro il giovane Mario in quanto aveva sognato il padre Caio Mario che
esortava il figlio a guardarsi bene dal giorno seguente, quando, appunto,
avvenne lo scontro di Sacriporto. Questi sono solo pochi esempi che
provano, in ogni caso, come (quasi) non ci sia impresa di Silla che non
sia accompagnata da sogni, apparizioni, premonizioni o favori divini a
cui fanno seguito le sue vittorie militari e il suo successivo rendimento
di grazie agli dei. Tutto ciò, non senza la prudenza che il caso impone,
45 Per approfondire rinvio alla biografia citata in ZUSI , Giovanni Antiocheno, 54 n.
23 e in S ANTANGELO , Silla, 19 n. 2.
46 Sul culto sillano cfr. CARCOPINO , Sylla, 79-119; si veda ora anche SANTANGE -
LO, Silla, 195-223. Per le Memorie v. soprattutto LEWIS, Sulla’s Autobiography; RUSSO ,
Commentarii.
47 Cfr. Plutarch. Syll. 6. Per un primo orientamento sul ruolo delle divinità nella
vita di Silla cfr. BEHR, Selbstdarstellung Sullas, 92 e già VALGIGLIO , Silla, 155-197.
48 Qui Plutarco sembra seguire la tradizione per cui la maggior parte delle forze
militari sillane sbarcarono a Brindisi provenendo da Durazzo. In ogni caso, il fatto che
Plutarco menzioni Taranto è una prova ulteriore del passaggio di Silla lungo la Via Appia.
49 Sulle donazioni sillane al tempio di Diana Tifatina cfr. i diversi rinvii riportati in
G ABBA , Appiani, 223 n. ad loc.
154 FRANCESCO VERDE
potrebbe indurre a credere che, dopo l’indiscussa vittoria sillana, l’area
di Sacriporto assunse una più accentuata connotazione sacral-religiosa
che forse potrebbe essere proprio alla base del toponimo50.
4. Conclusioni
Il presente studio è articolato in due sezioni, di cui la prima è dedica-
ta al percorso laziale di Silla verso Roma, mentre la seconda si occupa
del toponimo ‘Sacriporto’ con particolare riferimento a uno scolio luca-
neo che identifica Sacriporto con Laurentum.
Mantenendo una buona dose di cautela, data la scarsezza delle fonti,
tra l’altro non sempre lucide a riguardo, è plausibile ritenere che Silla
– in particolare sulla base dell’analisi ravvicinata e del confronto delle
testimonianze di Plutarco e Appiano – abbia effettivamente assediato
Setia (non lontana dalla Via Appia) per poi dirigersi nella zona di Si-
gnia, dove egli venne provocato a battaglia dal giovane Mario, come
narra Plutarco. Da Signia vi fu presumibilmente uno spostamento ver-
so Sacriporto (non menzionato da Plutarco ma da Appiano), nell’area
dell’odierna Colleferro, dovuto al fatto che Silla era intenzionato ad
avvertire Dolabella e a congiungere, quindi, le forze militari in vista
della battaglia. Dopo lo scontro, il giovane Mario fuggì a Praeneste
dove trovò la morte51. Se Silla assediò Setia, ciò significa che quasi
certamente percorse la Via Appia e solo dopo la vittoria di Sacriporto
prese verosimilmente la Via Latina. Se diamo affidamento all’ipotesi
di Filippo Coarelli per cui lo sbarramento della Via Appia a Terracina
e il santuario maggiore di Monte S. Angelo sono connessi cronologica-
mente al passaggio di Silla o, comunque, più in generale alla marcia di
Silla dalla Campania, ciò costituisce una prova in più del fatto che Silla
percorse la Via Appia (indubbiamente più rettilinea e funzionale rispet-
to alla Via Latina) dopo il vittorioso scontro di Capua contro Norbano,
50 A questo proposito è opportuno aggiungere un dato importante. Nel cosiddetto
locus Solis Indigetis (Plin. NH III 5, 56), connesso in un primo tempo con il Numicus
e successivamente con Enea divinizzato come Indiges, da identificarsi con Laurenton/
T***a (laziale), è attestato dalle fonti antiche (Strabone, V 3, 5, per esempio, ricorda un
tempio di Afrodite a Lavinium e un Aphrodision sacro ai Latini non distante da Lauren-
tum e Ardea, città dei Rutuli) un culto di Venus Frutis (cfr. Solin. II 14, Fest. 432 L.)
con il suo tempio (Frutinal), il che non meraviglia, dato che la zona era legata a Enea
(e al suo culto) e che l’eroe troiano era figlio della dea: a riguardo cfr. CASTAGNOLI , La-
vinium, 110-111. Anche in questo caso non si può escludere una relazione tra Laurento
e la determinante vittoria sillana di Sacriporto proprio in riferimento al culto di Venere,
divinità prediletta da Silla.
51 Cfr. anche Strab. V 3, 11.
SETIA, SACRIPORTUS E LA MARCIA DI SILLA VERSO ROMA 155
passando, per l’appunto, per Terracina, deviando successivamente per
Setia, Signia e Sacriportus, e, infine, percorrendo la Via Latina per en-
trare a Roma52. Del resto, sembra innegabile che Silla percorse la Via
Appia da Brindisi a Capua, di conseguenza non si comprenderebbe per
quale motivo a Capua il dittatore avrebbe dovuto lasciare questa strada
per la Via Latina. Inoltre, va aggiunto che se Silla nella sua risalita dalla
Campania verso Roma non avesse preso la Via Appia, l’assedio di Sues-
sa (odierna Sessa Aurunca) – una città fedele a Silla, che sorgeva lungo
la Via Appia anche se non direttamente, dato che era collegata con un
52 A tale ricostruzione si potrebbe obiettare che secondo Appiano (Bell. Civ. I
84, 382), dopo la battaglia contro Norbano svoltasi a Canusium (ἀμφὶ Κανύσιον dice
Appiano, ma il confronto con un passo di Floro, II 9, 19 induce a credere che si tratti di
una città campana, forse Casilinum/Capua e non Canusium che non sorge lungo la Via
Appia ma lungo la Via [Appia] Traiana che evidentemente all’epoca non esisteva anco-
ra: cfr. GARDNER , Siege, 1 n. 2, GOUKOWSKY , H INARD , Appien, 184 n. 489 ma soprattutto
GABBA , Appiani, 223 n. ad loc.), Silla e Metello erano nei pressi di Teanum Sidicinum
(περὶ τὸ Τεανόν; odierna Teano) lungo la Via Latina (ma v. nota successiva) quando L.
Scipione venne loro incontro per trattare. Cicerone è più dettagliato e informa che tale
incontro avvenne inter Cales et Teanum (Phil. XII 11, 27); anche Cales (nell’odierno
comune di Calvi Risorta) era lungo la Via Latina. Se nel testo di Appiano lo scontro di
Canusium è in realtà quello di Capua (o del Monte Tifata, come riferisce Velleio) dove
Norbano ripiegò dopo il conflitto, le trattative di pace (rivelatesi poi fallimentari) tra
Scipione e Silla sono chiaramente successive. È ragionevole supporre che, dato che
le trattative non portarono a nulla di concreto, Silla svernasse a Capua (cfr. MOMMSEN ,
Storia di Roma, 388, o comunque «near Teanum», come ritiene SALMON , Sulla, 74), da
cui iniziò poi la risalita verso Roma tramite la Via Appia che era certamente il percorso
più agevole per raggiungere l’Urbs. Ancora riguardo la Canusium menzionata da Ap-
piano, non va trascurato che essa certamente non veniva toccata dalla Via Appia ma per
Canosa passava la Via Minucia che da Benevento offriva un’alternativa per raggiungere
Brindisi. Orazio (Ep. I 18, 20: Brundisium Minuci melius via ducat an Appi) ricorda
che per raggiungere Brindisi era preferibile prendere la Via Minucia piuttosto che la Via
Appia (Orazio, infatti, passò proprio per Canosa lungo il suo Iter Brundisinum: Sat. V
91-92), benché Strabone (VI 3, 7) informi che la Via Appia rispetto alla Via Minucia
(definita ἡμιονική, una mulattiera, ammesso che Strabone si riferisca proprio a questa
strada e, soprattutto, che il testo non vada emendato) era maggiormente praticabile per i
carri (ἁμαξήλατος μᾶλλον), dunque carrozzabile. Altre vie passavano per Canosa, quali
una Via Emilia e una Via Gellia, poi verosimilmente raccordate o sostituite dalla Via
Minucia. La datazione di queste strade si orienta tra il II e il I secolo a.C.; per appro-
fondire cfr. Q UILICI, Via Appia, 63, P ANI , Tradizione, 169-170, SALVATORE LAURELLI, Via
“Minucia”, IASIELLO, Samnium, 59-61 (e i lavori di Ersenio Martino e Ottavio Gentile
citati a p. 59 nn. 86-87) e CERAUDO , Via Appia. Concludendo, rimane assai probabile
che Appiano non intendesse riferirsi a Canosa come luogo dello scontro con Norbano,
tuttavia, pur non avendo indizi così probanti da ricostruire per filo e per segno il percor-
so di Silla verso Capua dopo lo sbarco, giova tenere conto del fatto che all’epoca non
solo Canusium era interessata da alcuni assi viari di un certo rilievo, ma anche che per
raggiungere Benevento esisteva una strada più rapida e diretta rispetto alla Via Appia.
156 FRANCESCO VERDE
diverticolo da Sinuessa (odierna Mondragone) –53 da parte del mariano
Quinto Sertorio sarebbe risultato alquanto avventato54.
Molto si è dibattuto sulla localizzazione di Sacriporto ma poco si è
riflettuto sul significato di questo toponimo. In uno scolio alla Phar-
salia di Lucano si dice che quando Lucano (II 134) cita Sacriportus si
riferisce alla città di Laurentum (legata allo sbarco e alle gesta di Enea
nel Lazio); ciononostante, subito dopo, nel testo dello scolio, l’autore
cita lo scontro di Sacriporto tra il giovane Mario e Silla. Per ovviare
a questa difficoltà, si può pensare (1) che lo scoliasta avesse scritto
qualcosa di palesemente erroneo; oppure (2) – e mi sembra l’ipotesi
più credibile – che lo scoliasta dipenda da una specifica tradizione let-
teraria (ignota alle altre fonti antiche, eccezion fatta per lo scolio, ap-
punto) per cui tra Sacriporto e Laurento vi fosse una sorta di ‘rapporto
di analogia storica’. Laurentum era una città litoranea che doveva sor-
gere alla foce di un fiume (sia questo il Tevere o il Numico). Anche
Sacriporto doveva essere legata a un fiume, il Trerus, l’odierno Sacco;
proprio presso il Numico Enea, dopo una cruenta battaglia, trovò la
morte ma fu divinizzato. La relazione con la battaglia di Sacriporto
non distante dal Trerus non è fuori luogo. A questo proposito va tenuto
presente che gli scolii lucanei dipendono probabilmente dal commento
di Servio a Virgilio, per via di alcune analogie tra il poema di Virgilio
e quello di Lucano che vengono rilevate quasi ‘specularmente’ proprio
dagli scolii: ciò indurrebbe a credere che, fatte salve le debite differen-
ze, vi fosse una sorta di corrispondenza topografica (= la vicinanza a
un corso d’acqua) tra Sacriporto e Laurento. In questo modo potreb-
be spiegarsi la presenza di ‘porto’ nel toponimo Sacriportus, dunque
un’area legata a un corso d’acqua; si potrebbe pensare, infine, che tale
zona conservasse già dei caratteri sacrali per via dei materiali votivi ivi
rinvenuti, tuttavia non si può escludere che tale sacralità fosse stata in
qualche modo accentuata dalla ‘propaganda’ religiosa sillana a seguito
della vittoriosa battaglia che anticipa la trionfante e definitiva vittoria
sull’esercito mariano coalizzato con quello sannita di Ponzio Telesi-
no 55 alla Porta Collina.
53 Cfr. Q UILICI, Via Appia, 36 e R OCCO , Due ponti, 29 e nn. 4-5. Si tenga presente
che questo diverticolo della Via Appia collegava la strada, attraverso Sinuessa, con
Teanum e Allifae.
54 App. Bell. Civ. I 85, 385-386; 86, 392.
55 Cfr. ora le sintetiche osservazioni di SCOPACASA , Ancient Samnium, 289 ss. e, più
in generale, le convincenti considerazioni di SALMON , Sulla.
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