26/06/2026
https://www.facebook.com/share/p/1D3yteCfZW/
Alessandro Bonvicino detto il Moretto, Nascita di Gesù con San Girolamo e un donatore girolamino [Pala delle Grazie], 1530, olio su tela, 241 × 180 cm, Pinacoteca Tosio Martinengo, Brescia. Il Rinascimento bresciano trova nella produzione sacra di Alessandro Bonvicino detto il Moretto una delle sue espressioni più alte, capace di innestare sul rigore plastico formale una profonda e penetrante sensibilità per il dato naturale. Eseguita nel 1530 - datazione confermata dalla celebrazione della prima Messa sull'altare maggiore della basilica di Santa Maria delle Grazie a Brescia, di cui costituiva la pala d'altare originaria - l'opera fu commissionata dalla Congregazione degli eremiti di San Gerolamo. Il dipinto fu trasferito nelle collezioni civiche nel 1888, in vista delle grandi celebrazioni centenarie in memoria del maestro bresciano, e nel luogo della sua collocazione originaria all'interno del Santuario è oggi visibile una copia moderna che ne perpetua la memoria liturgica e devozionale. Come evidenziato in un'eccellente analisi storico-critica e iconografica a cura di Laura Bazzano, il testo visivo si impone come un caposaldo del naturalismo lombardo del Cinquecento, unendo in un'unica sintesi il misticismo della tradizione locale e una nuova attenzione nella resa fisionomica dei personaggi. L'impianto strutturale si articola secondo una calibrata spazialità, focalizzata in primo piano sull'Adorazione dei pastori, ambientata davanti alle rovine di un'architettura fatiscente invasa dalla vegetazione, simbolo del paganesimo che si sgretola con l'avvento della nascita di Cristo. L'accuratezza iconografica si concentra su un episodio insolito mutuato dai vangeli apocrifi: il miracolo della "levatrice incredula". Punita con l'infermità della mano per aver dubitato della verginità di Maria, la donna viene qui ritratta nel momento del ritrovato uso dell'arto, mentre assiste la Vergine per il primo bagno del Bambino. A questo evento allude il brano di natura morta nella parte inferiore della tela, dove il bacile metallico e la cesta di panni bianchi prefigurano simbolicamente il bianco del sudario e il mistero della Passione. Sulla destra, la composizione accosta alla figura muscolosa e nerboruta di San Girolamo, esempio di pittura pre-caraveggesca, il ritratto del donatore girolamino, identificato in modo quasi fotografico nel profilo di fra Ludovico Barcella da Chiari, già priore del convento. La perizia tecnica del Moretto si esprime nella nitida tornitura delle masse e nella definizione analitica dei dettagli, quali l'intonaco scrostato, i muri in mattoni e i tronchi nodosi, che richiamano la grafica nordica di Albrecht Dürer. La stesura del colore, ricca di accordi argentei e campiture luminose, evidenzia un fare pittorico ricercato che documenta un legame di personale amicizia e ammirazione con Lorenzo Lotto, anch'egli tra i rarissimi autori a confrontarsi con l'iconografia della levatrice apocrifa. Sullo sfondo, un paesaggio collinare di fantasia sfuma in tonalità calde e pastello, dove i nembi grigiastri si fondono con la vegetazione arrampicata sulle pareti per garantire la sintesi ottica della profondità prospettica.