Associazione Amici della Fondazione Camillo Cavour

Associazione Amici della Fondazione Camillo Cavour L'Associazione "Amici della Fondazione Cavour" di Santena (To) è nata con il fine di far conoscere

𝐀𝐜𝐜𝐚𝐝𝐝𝐞 𝐨𝐠𝐠𝐢, 𝟒 𝐬𝐞𝐭𝐭𝐞𝐦𝐛𝐫𝐞 𝟏𝟖𝟑𝟖 – 𝐦𝐮𝐨𝐫𝐞 𝐚𝐥𝐥’𝐞𝐭à 𝐝𝐢 𝟓𝟓 𝐚𝐧𝐧𝐢 𝐢𝐥 𝐌𝐚𝐫𝐜𝐡𝐞𝐬𝐞 𝐂𝐚𝐫𝐥𝐨 𝐓𝐚𝐧𝐜𝐫𝐞𝐝𝐢 𝐅𝐚𝐥𝐥𝐞𝐭𝐭𝐢 𝐝𝐢 𝐁𝐚𝐫𝐨𝐥𝐨.Durante l'epidem...
05/09/2026

𝐀𝐜𝐜𝐚𝐝𝐝𝐞 𝐨𝐠𝐠𝐢, 𝟒 𝐬𝐞𝐭𝐭𝐞𝐦𝐛𝐫𝐞 𝟏𝟖𝟑𝟖 – 𝐦𝐮𝐨𝐫𝐞 𝐚𝐥𝐥’𝐞𝐭à 𝐝𝐢 𝟓𝟓 𝐚𝐧𝐧𝐢 𝐢𝐥 𝐌𝐚𝐫𝐜𝐡𝐞𝐬𝐞 𝐂𝐚𝐫𝐥𝐨 𝐓𝐚𝐧𝐜𝐫𝐞𝐝𝐢 𝐅𝐚𝐥𝐥𝐞𝐭𝐭𝐢 𝐝𝐢 𝐁𝐚𝐫𝐨𝐥𝐨.

Durante l'epidemia di colera di Torino del 1835, organizzò misure di prevenzione e ospedali temporanei per accogliere i malati. Purtroppo, in questo periodo fu anch'egli contagiato, quindi fu ben curato ma portò gli strascichi dell'infezione per gli anni seguenti.
Con la salute sempre più cagionevole, nell'estate 1838, al marchese gli fu consigliato dai medici di recarsi in cura nel Tirolo. Tuttavia durante il viaggio con la moglie, la Marchesa Giulia, le sue condizioni peggiorarono improvvisamente. Una febbre altissima lo colse in una locanda di Chiari, dove egli si ricoverò con la moglie in Provincia di Brescia, e nella notte del 4 settembre 1838 morì.
L’8 settembre la sua salma arrivò a Torino e l’11 settembre avvenne la sepoltura nell'appena costruito e voluto da lui cimitero monumentale di Torino, tuttavia nel 2013 fu autorizzata la traslazione nella Chiesa di Santa Giulia in Vanchiglia, Torino, dove, dal 1899, riposa anche la moglie. A quanto fece in vita per la povera gente, fu altresì nominato Servo di Dio dalla Chiesa cattolica, del quale è in corso il processo di beatificazione. La Chiesa cattolica lo ha dichiarato venerabile, attestandone l'eroicità delle virtù.
Nel 2026 ricorrono i duecento anni dalla sua nomina a Sindaco di Torino, incarico che ricopri per il biennio 1826 – 1827. In tale veste – come riportato dal Dizionario biografico degli italiani edito da Treccani – “si segnalò nella lotta contro il pauperismo, facendosi iniziatore di attività benefiche nella città e nei sobborghi, dando impulso alla creazione di scuole gratuite per i figli dei poveri e all’istituzione di posti gratuiti nella scuola per sordomuti. Nel 1827 contribuì anche all’istituzione della prima Cassa di risparmio in Piemonte.” Con la moglie, fondò nel 1834, a Torino, la Congregazione delle suore di Sant'Anna della Provvidenza.
Del suo impegno per la città, ne è testimonianza anche un dipinto del 1835, opera di Amedeo Augero, presente nella Sala Rossa del Municipio di Torino, la Sala del Consiglio Comunale, in cui viene ricordato il voto alla Consolata per la liberazione dal colera e dove, tra i personaggi ritratti, appare il Marchese Carlo Tancredi. A ricordare quel voto, ancora oggi, è la colonna di granito sormontata da una statua della Madonna, posta davanti al santuario della Consolata.

Fonte:
https://it.wikipedia.org/wiki/Tancredi_Falletti_di_Barolo
https://www.operabarolo.it/carlo-tancredi-di-barolo-187-anni-dalla-morte-e-nel-2026-200-dalla-carica-di-sindaco/

𝐀𝐜𝐜𝐚𝐝𝐝𝐞 𝐨𝐠𝐠𝐢 𝟑𝟏 𝐚𝐠𝐨𝐬𝐭𝐨 𝟏𝟖𝟒𝟑 - Camillo Cavour pubblica sulla Gazzetta dell’Associazione Agraria. l'articolo intitolato “𝑪...
31/08/2026

𝐀𝐜𝐜𝐚𝐝𝐝𝐞 𝐨𝐠𝐠𝐢 𝟑𝟏 𝐚𝐠𝐨𝐬𝐭𝐨 𝟏𝟖𝟒𝟑 - Camillo Cavour pubblica sulla Gazzetta dell’Associazione Agraria. l'articolo intitolato “𝑪𝒐𝒏𝒔𝒊𝒅𝒆𝒓𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒊 𝒔𝒖𝒍𝒍𝒂 𝒑𝒐𝒄𝒂 𝒄𝒐𝒏𝒗𝒆𝒏𝒊𝒆𝒏𝒛𝒂 𝒅𝒊 𝒔𝒕𝒂𝒃𝒊𝒍𝒊𝒓𝒆 𝒑𝒐𝒅𝒆𝒓𝒊 𝒎𝒐𝒅𝒆𝒍𝒍𝒐 𝒊𝒏 𝑷𝒊𝒆𝒎𝒐𝒏𝒕𝒆” Una dura critica contro l'idea di creare aziende agricole "modello" per insegnare il lavoro ai contadini.

L'Associazione agraria discuteva l'utilità dei poderi modello ed i criteri con cui reggere l'Istituto normale agrario e forestale annesso al podere di Venaria, di cui Emilio di Sambuy aveva completato il progetto. Cavour essendo all'estero non prese parte alla discussione, ma ne scrisse sulla Gazzetta, l'organo dell'Associazione, dichiarandosi contrario al “podere modello”, che non potendo abolire vorrebbe subaff***are almeno in parte. Lo abolì appena ministro, poiché amante dell'iniziativa individuale, giudicando negativamente l'ingerenza dello Stato e temendo il cattivo influsso del dottrinarismo teorico nella gestione dei campi.
Questo articolo rappresenta un momento centrale nel pensiero economico di Camillo Benso, Conte di Cavour, e riflette il suo approccio pragmatico e liberista alla modernizzazione dell'agricoltura piemontese.
Cavour pensa che i "poderi modello" gestiti dallo Stato o da istituzioni pubbliche diano insegnamenti falsi o fuorvianti.
Egli sostiene che ogni terreno ha bisogni diversi e che il proprietario deve scegliere da solo le migliori tecniche. Non esiste una regola unica valida ovunque.
Cavour credeva nel lavoro pratico e nell’esperienza diretta, difendendo la libertà e la responsabilità dei singoli proprietari terrieri nella scelta delle innovazioni.

𝘗𝘦𝘳 𝘢𝘱𝘱𝘳𝘰𝘧𝘰𝘯𝘥𝘪𝘮𝘦𝘯𝘵𝘪 𝘴𝘶 𝘲𝘶𝘦𝘴𝘵𝘰 𝘴𝘤𝘳𝘪𝘵𝘵𝘰, 𝘤𝘰𝘯𝘴𝘶𝘭𝘵𝘢𝘳𝘦:

https://www.camillocavour.com/archivio/scritti/considerazioni-sulla-poca-convenienza-di-stabilire-poderi-modello-in-piemonte/

https://web.archive.org/web/20060514012538/http://www.valsesiascuole.it/crosior/1_vercellese/cavour_associazione_agraria.htm

https://www.camillocavour.com/tesi-di-laurea/tesi-di-filippo-maria-ferrero-the-person-most-competent-camillo-cavour-imprenditore-e-innovatore-agricolo/

𝐀𝐜𝐜𝐚𝐝𝐝𝐞 𝐨𝐠𝐠𝐢: 𝐈𝐥 𝟑𝟏 𝐚𝐠𝐨𝐬𝐭𝐨 𝟏𝟖𝟓𝟕 𝐫𝐞 𝐕𝐢𝐭𝐭𝐨𝐫𝐢𝐨 𝐄𝐦𝐚𝐧𝐮𝐞𝐥𝐞 𝐈𝐈 𝐞 𝐂𝐚𝐦𝐢𝐥𝐥𝐨 𝐂𝐚𝐯𝐨𝐮𝐫 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐞𝐜𝐢𝐩𝐚𝐧𝐨 𝐚 𝐌𝐨𝐝𝐚𝐧𝐞 𝐚𝐥𝐥'𝐢𝐧𝐚𝐮𝐠𝐮𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐮𝐟𝐟𝐢𝐜𝐢𝐚𝐥...
31/08/2026

𝐀𝐜𝐜𝐚𝐝𝐝𝐞 𝐨𝐠𝐠𝐢: 𝐈𝐥 𝟑𝟏 𝐚𝐠𝐨𝐬𝐭𝐨 𝟏𝟖𝟓𝟕 𝐫𝐞 𝐕𝐢𝐭𝐭𝐨𝐫𝐢𝐨 𝐄𝐦𝐚𝐧𝐮𝐞𝐥𝐞 𝐈𝐈 𝐞 𝐂𝐚𝐦𝐢𝐥𝐥𝐨 𝐂𝐚𝐯𝐨𝐮𝐫 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐞𝐜𝐢𝐩𝐚𝐧𝐨 𝐚 𝐌𝐨𝐝𝐚𝐧𝐞 𝐚𝐥𝐥'𝐢𝐧𝐚𝐮𝐠𝐮𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐮𝐟𝐟𝐢𝐜𝐢𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐞𝐢 𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐢𝐥 𝐭𝐫𝐚𝐟𝐨𝐫𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐌𝐨𝐧𝐜𝐞𝐧𝐢𝐬𝐢𝐨 (𝐠𝐚𝐥𝐥𝐞𝐫𝐢𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐅𝐫é𝐣𝐮𝐬).

Il Traforo Ferroviario del Frejus, che collega Modane a Bardonecchia passando sotto il Colle del Frejus, è un’opera ingegneristica di portata storica e, per l’epoca, all’avanguardia a livello mondiale. La sua funzione non era solamente quella di unire le due cittadine di confine collegando Francia ed Italia, ma anche quella di mettere in comunicazione l’Europa e l’Oriente, contribuendo a modificare l’intero asse dei trasporti e dei commerci.
L’idea del traforo fu di un funzionario doganale nativo di Bardonecchia, Giuseppe Francesco Medail, che progettò un traforo ferroviario tra Bardonecchia e Modane, così da consentire l’attraversamento della catena alpina. I primi due progetti presentati nel 1832 e 1840 non ebbero alcun esito e l’anno successivo, dopo la pubblicazione del Project de percement des Alpes entre Bardonnèche et Modane, sotto l’impulso dello statista di Oulx Luigi Des Ambrois, fu istituita la commissione governativa composta dall’ingegnere belga Henri Maus e dal geologo Angelo Sismonda per valutare la fattibilità dell’opera.
Fu solo nel 1857 che, grazie all’interessamento di Camillo Benso di Cavour, consapevole che il futuro di una nazione dipende dalla capacità di collegarsi ai grandi centri dell’economia continentale, e su proposta del Ministro dei Trasporti Pietro Paleocapa, il Parlamento Subalpino approvò il progetto degli ingegneri Sebastiano Grandis, Severino Grattoni e Germain Sommeiller e gli affidò la direzione dei lavori.
Il 31 agosto del 1857 iniziarono i primi scavi e la costruzione delle infrastrutture necessarie alla realizzazione dell’opera, ma per i primi 4 anni i lavori procedettero molto lentamente. Nel 1861, grazie all’introduzione della perforatrice ad aria compressa progettata dall’ingegnere milanese Giovanni Battista Piatti e perfezionata da Germain Sommeiller, i ritmi di avanzamento dei lavori accelerarono al punto che lo scavo della galleria venne completato il 26 dicembre del 1870. Il tunnel fu quindi ultimato in tredici anni anziché nei venticinque previsti inizialmente.
Il risultato finale fu eccezionale: l'opera era infatti stata terminata con 15 anni di anticipo rispetto ai 25 previsti dall'accordo con la Francia, costretta a versare un totale di 26 milioni (oltre 10 in più di quelli pattuiti inizialmente).
Inaugurato il 17 settembre 1871 con il viaggio di un convoglio di 20 vetture che trasportarono 400 persone, il Traforo Ferroviario del Frejus fu la prima galleria scavata attraverso l’arco alpino, ragion per cui veniva chiamato il Traforo delle Alpi; inoltre, con i suoi 12.234 metri, rimase il più lungo tunnel ferroviario del mondo fino al giugno del 1882, anno in cui fu aperto quello del Gottardo in Svizzera, lungo circa 15 km.
Negli anni a seguire, a protezione del traforo da eventuali attacchi nemici, vennero realizzate diverse opere difensive: all’interno della montagna vennero costruite delle postazioni di tiro, un cannone in grado di colpire i treni in arrivo dalla Francia e gallerie da mina che avrebbero permesso di ostruire il passaggio nel traforo e sul promontorio di fronte all’ingresso del tunnel, sui resti del castello di Bramafam, venne edificato un forte.
Fonte: https://bardonecchia.it/non-categorizzato/traforo-ferroviario-del-frejus/

18/07/2026
𝐀𝐜𝐜𝐚𝐝𝐝𝐞 𝐨𝐠𝐠𝐢: 𝐥𝐚 𝐬𝐞𝐫𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝟐𝟗 𝐦𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 𝟏𝟖𝟔𝟏 𝐂𝐚𝐦𝐢𝐥𝐥𝐨 𝐂𝐚𝐯𝐨𝐮𝐫 𝐜𝐚𝐝𝐝𝐞 𝐦𝐚𝐥𝐚𝐭𝐨 𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐢 𝐚𝐥𝐳ò 𝐩𝐢ù.Prima che il destino si abbattess...
29/05/2026

𝐀𝐜𝐜𝐚𝐝𝐝𝐞 𝐨𝐠𝐠𝐢: 𝐥𝐚 𝐬𝐞𝐫𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝟐𝟗 𝐦𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 𝟏𝟖𝟔𝟏 𝐂𝐚𝐦𝐢𝐥𝐥𝐨 𝐂𝐚𝐯𝐨𝐮𝐫 𝐜𝐚𝐝𝐝𝐞 𝐦𝐚𝐥𝐚𝐭𝐨 𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐢 𝐚𝐥𝐳ò 𝐩𝐢ù.

Prima che il destino si abbattesse sul Conte, ci fu tempo per ulteriore gloria, come nel discorso solenne del 25 marzo in cui tracciava la via ai suoi successori, proclamando Roma capitale. Ma venne anche il tempo dell’amarezza, per l’attacco durissimo sferrato da Garibaldi alla Camera, il 18 aprile, che incolpava il ministro di aver mosso l’esercito l’anno precedente allo scopo di provocare una guerra civile, e dei dubbi, per i mille problemi che attanagliavano il Paese: dal brigantaggio alle finanze esauste; dai rapporti tra Stato e Chiesa alle questioni territoriali irrisolte del Lazio e del Veneto. Cavour rimase profondamente scosso dalla mole di lavoro. Cadde malato la sera del 29 maggio e non si alzò più. Luigi Carlo Farini (figura di spicco del Risorgimento italiano e stretto collaboratore di Cavour) raccolse sul letto di morte le sue ultime parole: «L’Italia è fatta, tutto è salvo!». Dopo l’assoluzione impartita da fra’ Giacomo da Poirino (che fu punito da Pio IX con la sospensione a divinis), Cavour, stroncato da una malaria malcurata, morì alle 6,45 del 6 giugno 1861 nella casa di Torino, all’età di 50 anni, 9 mesi e 26 giorni. Per il medico Alessandro Riberi, a provocare la morte erano stati «afflussi di sangue alla testa, conseguenza delle troppe fatiche mentali, delle agitazioni di spirito, dei disgusti divorati in silenzio».

𝘍𝘰𝘯𝘵𝘦: “𝘌𝘱𝘪𝘭𝘰𝘨𝘰: 𝘥𝘢𝘭𝘭𝘢 𝘨𝘭𝘰𝘳𝘪𝘢 𝘢𝘭𝘭𝘢 𝘮𝘰𝘳𝘵𝘦 𝘪𝘮𝘱𝘳𝘰𝘷𝘷𝘪𝘴𝘢” 𝘥𝘪 𝘗𝘪𝘦𝘳𝘢𝘯𝘨𝘦𝘭𝘰 𝘎𝘦𝘯𝘵𝘪𝘭𝘦 (𝘜𝘯𝘪𝘷𝘦𝘳𝘴𝘪𝘵à 𝘥𝘪 𝘛𝘰𝘳𝘪𝘯𝘰)

𝘓’𝘰𝘳𝘪𝘨𝘪𝘯𝘦 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘴𝘶𝘢 𝘮𝘢𝘭𝘢𝘵𝘵𝘪𝘢 𝘷𝘢 𝘪𝘯𝘥𝘪𝘷𝘪𝘥𝘶𝘢𝘵𝘢 𝘯𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘵𝘦𝘯𝘶𝘵𝘢 𝘥𝘪 𝘓𝘦𝘳𝘪, 𝘴𝘪𝘵𝘶𝘢𝘵𝘢 𝘯𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘻𝘰𝘯𝘢 𝘣𝘢𝘴𝘴𝘢 𝘷𝘦𝘳𝘤𝘦𝘭𝘭𝘦𝘴𝘦, 𝘥𝘰𝘷𝘦 𝘪𝘭 𝘤𝘰𝘯𝘵𝘦 𝘩𝘢 𝘵𝘳𝘢𝘴𝘤𝘰𝘳𝘴𝘰 𝘥𝘪𝘷𝘦𝘳𝘴𝘪 𝘱𝘦𝘳𝘪𝘰𝘥𝘪 𝘯𝘦𝘭 𝘤𝘰𝘳𝘴𝘰 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘴𝘶𝘢 𝘦𝘴𝘪𝘴𝘵𝘦𝘯𝘻𝘢. 𝘐𝘯 𝘲𝘶𝘦𝘭𝘭𝘦 𝘻𝘰𝘯𝘢, 𝘪𝘯𝘧𝘢𝘵𝘵𝘪, 𝘴𝘰𝘯𝘰 𝘢𝘴𝘴𝘢𝘪 𝘥𝘪𝘧𝘧𝘶𝘴𝘦 𝘭𝘢 𝘮𝘢𝘭𝘢𝘳𝘪𝘢 𝘦 𝘭𝘢 𝘵𝘶𝘣𝘦𝘳𝘤𝘰𝘭𝘰𝘴𝘪 𝘦 𝘯𝘦𝘭 𝘱𝘦𝘳𝘪𝘰𝘥𝘰 𝘱𝘳𝘪𝘮𝘢𝘷𝘦𝘳𝘪𝘭𝘦 𝘦𝘥 𝘦𝘴𝘵𝘪𝘷𝘰 𝘪𝘭 𝘵𝘦𝘳𝘳𝘪𝘵𝘰𝘳𝘪𝘰 è 𝘪𝘯𝘧𝘦𝘴𝘵𝘢𝘵𝘰 𝘥𝘢𝘭𝘭𝘦 *𝘻𝘢𝘯𝘻𝘢𝘳𝘦 𝘈𝘯𝘰𝘱𝘩𝘦𝘭𝘦𝘴* 𝘤𝘩𝘦 𝘤𝘰𝘯𝘵𝘳𝘪𝘣𝘶𝘪𝘴𝘤𝘰𝘯𝘰 𝘢 𝘵𝘳𝘢𝘴𝘮𝘦𝘵𝘵𝘦𝘳𝘦 𝘭𝘢 𝘮𝘢𝘭𝘢𝘳𝘪𝘢 𝘢𝘭𝘭𝘦 𝘱𝘦𝘳𝘴𝘰𝘯𝘦.

𝐀𝐜𝐜𝐚𝐝𝐝𝐞 𝐨𝐠𝐠𝐢: 𝟐𝟓 𝐚𝐩𝐫𝐢𝐥𝐞 𝟏𝟖𝟓𝟓 - 𝐃𝐢𝐬𝐜𝐨𝐫𝐬𝐨 𝐢𝐧 𝐒𝐞𝐧𝐚𝐭𝐨 𝐬𝐮𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐨𝐩𝐩𝐫𝐞𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐢𝐭à 𝐫𝐞𝐥𝐢𝐠𝐢𝐨𝐬𝐞. La soppressione delle comuni...
25/04/2026

𝐀𝐜𝐜𝐚𝐝𝐝𝐞 𝐨𝐠𝐠𝐢: 𝟐𝟓 𝐚𝐩𝐫𝐢𝐥𝐞 𝟏𝟖𝟓𝟓 - 𝐃𝐢𝐬𝐜𝐨𝐫𝐬𝐨 𝐢𝐧 𝐒𝐞𝐧𝐚𝐭𝐨 𝐬𝐮𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐨𝐩𝐩𝐫𝐞𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐢𝐭à 𝐫𝐞𝐥𝐢𝐠𝐢𝐨𝐬𝐞.

La soppressione delle comunità religiose è stato un tema centrale nel dibattito politico italiano del XIX secolo, in particolare durante il processo di unificazione. Storicamente, il discorso più rilevante in Senato su questo tema fu tenuto da Camillo Benso, conte di Cavour, nel contesto del progetto di legge del 1855, noto come legge Cavour-Rattazzi.
Il discorso del Conte di Cavour del 25 aprile 1855 al Senato del Regno di Sardegna rappresenta un momento cruciale nel dibattito sulla soppressione delle comunità religiose, noto come "𝐜𝐫𝐢𝐬𝐢 𝐂𝐚𝐥𝐚𝐛𝐢𝐚𝐧𝐚". La 𝐥𝐞𝐠𝐠𝐞 (poi promulgata il 𝟐𝟗 𝐦𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 𝟏𝟖𝟓𝟓 𝐧.𝟖𝟕𝟖) mirava a sopprimere gli ordini religiosi contemplativi o non dediti all'istruzione/assistenza, incamerandone i beni.
Cavour, nel suo discorso, difese la soppressione di alcuni ordini religiosi, argomentando che, sebbene alcuni fossero utili, altri erano divenuti dannosi alla società. La riforma mirava a conciliare gli interessi della religione con quelli della società e dell'umanità, cercando di migliorare le sorti dei parroci più bisognosi. Il dibattito si svolse in un clima di tensione tra Stato e Chiesa. Cavour distinse tra ordini contemplativi (proposti per la soppressione) e ordini dediti all'istruzione o alla cura dei malati, sostenendo che l'azione del governo non era rivoluzionaria, ma un riassetto necessario in tempi tranquilli.
Gli atti storici del Senato riportano discussioni, relazioni e discorsi di opposizione e sostegno, evidenziando il conflitto tra la necessità di modernizzazione dello Stato e il rispetto delle istituzioni ecclesiastiche. Cavour rispose alle dure critiche mosse dai senatori conservatori, che definivano il progetto "contrario alla religione", "violatore dei diritti di proprietà" e ispirato a "dottrine socialistiche". Il Presidente del Consiglio difese la necessità dell'intervento dello Stato, che mirava a riorganizzare la gestione dei beni ecclesiastici e a creare un fondo per il culto.
Le discussioni su questo tema in Senato furono lunghe, complesse e intense, con petizioni sia a favore che contro il progetto di legge, testimoniate da numerose sedute (tra aprile e maggio 1855), evidenziando lo scontro tra le necessità del bilancio statale piemontese e la difesa dei privilegi della Chiesa Cattolica. Il 26 aprile 1855, a causa delle pressioni dell'episcopato contro la legge, il ministero Cavour diede le dimissioni, per poi essere riconfermato.
Il dibattito rappresentò un passo fondamentale verso la laicizzazione dello Stato e la riforma del patrimonio ecclesiastico nel Regno di Sardegna.

𝘍𝘰𝘯𝘵𝘦: 𝘎𝘰𝘰𝘨𝘭𝘦 𝘈𝘭 𝘖𝘷𝘦𝘳𝘷𝘪𝘦𝘸; 𝘈𝘴𝘴𝘰𝘤𝘪𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘈𝘮𝘪𝘤𝘪 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘍𝘰𝘯𝘥𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘊𝘢𝘮𝘪𝘭𝘭𝘰 𝘊𝘢𝘷𝘰𝘶𝘳; 𝘍𝘰𝘯𝘥𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘊𝘢𝘮𝘪𝘭𝘭𝘰 𝘊𝘢𝘷𝘰𝘶𝘳.
𝘈𝘤𝘤𝘰𝘮𝘱𝘢𝘨𝘯𝘢 𝘲𝘶𝘦𝘴𝘵𝘰 𝘴𝘤𝘳𝘪𝘵𝘵𝘰 𝘶𝘯’𝘪𝘮𝘮𝘢𝘨𝘪𝘯𝘦 𝘥𝘪 𝘊𝘢𝘮𝘪𝘭𝘭𝘰 𝘊𝘢𝘷𝘰𝘶𝘳 𝘯𝘦𝘭 𝘗𝘢𝘳𝘭𝘢𝘮𝘦𝘯𝘵𝘰 𝘚𝘶𝘣𝘢𝘭𝘱𝘪𝘯𝘰.

24/04/2026
𝐀𝐜𝐜𝐚𝐝𝐝𝐞 𝐨𝐠𝐠𝐢: 𝟐𝟒 𝐚𝐩𝐫𝐢𝐥𝐞 𝟏𝟖𝟒𝟏 - 𝐀𝐧𝐧𝐚 𝐆𝐢𝐮𝐬𝐭𝐢𝐧𝐢𝐚𝐧𝐢 𝐒𝐜𝐡𝐢𝐚𝐟𝐟𝐢𝐧𝐨 𝐭𝐞𝐧𝐭𝐚 𝐢𝐥 𝐬𝐮𝐢𝐜𝐢𝐝𝐢𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐥𝐚 𝐭𝐞𝐫𝐳𝐚 𝐯𝐨𝐥𝐭𝐚.Nella notte tra il 23 e ...
24/04/2026

𝐀𝐜𝐜𝐚𝐝𝐝𝐞 𝐨𝐠𝐠𝐢: 𝟐𝟒 𝐚𝐩𝐫𝐢𝐥𝐞 𝟏𝟖𝟒𝟏 - 𝐀𝐧𝐧𝐚 𝐆𝐢𝐮𝐬𝐭𝐢𝐧𝐢𝐚𝐧𝐢 𝐒𝐜𝐡𝐢𝐚𝐟𝐟𝐢𝐧𝐨 𝐭𝐞𝐧𝐭𝐚 𝐢𝐥 𝐬𝐮𝐢𝐜𝐢𝐝𝐢𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐥𝐚 𝐭𝐞𝐫𝐳𝐚 𝐯𝐨𝐥𝐭𝐚.

Nella notte tra il 23 e il 24 aprile del 1841, Anna Schiaffino Giustiniani, detta Nina, tenta per una terza fatale volta il suicidio, si getta dalla finestra della sua camera di Palazzo Lercari, in via Garibaldi, in coincidenza dell'anniversario del primo incontro con Cavour, a Genova nel 1830. Il salto di undici metri non basta a stroncare all'istante la vita di Anna che deve aspettare alcuni giorni prima di spirare, morirà poi il 30 aprile.
Il 24 aprile 1841, a palazzo Lercari, in quella che si chiamava strada Nuova, oggi via Garibaldi, si sta tenendo una serata di gala ma Nina è triste. Nonostante il matrimonio con Stefano Giustiniani, nobile e filomonarchico, da qualche tempo la giovane ha una relazione con Camillo Cavour, ufficiale dell’esercito e patriota. Una relazione fatta di una f***a corrispondenza, di alti e bassi e di incontri clandestini tra Genova, Torino e Vinadio, che si interrompe bruscamente proprio per decisione di Camillo.
Una decisione che devasta Nina. Al culmine della disperazione, la 33enne incurante della festa che si sta svolgendo, scrive le ultime righe all’amato e si lancia dalla finestra della sua stanza ponendo fine alla sua sofferenza d’amore.
Una cronaca di quanto accaduto che si intreccia alle vicende storiche dei movimenti patriottici e che, inevitabilmente, riporta a una delle numerose leggende di Genova.
Nina era il diminutivo con cui veniva chiamata Anna Schiaffino Giustiniani, la giovane suicida all’età di 33 anni, il cui corpo riposa nella chiesa della Santissima Concezione Padre Santo a Genova, in piazza dei Cappuccini.
Nina, nata a Parigi il 9 agosto del 1807, trascorse la sua infanzia sulle rive della Senna.
Arrivata a Genova a seguito del padre, nominato console generale di Francia a Genova. A 19 anni Anna venne data in sposa al marchese Stefano Giustiniani, rampollo di una delle più influenti famiglie genovesi e di posizioni filomonarchiche. Posizioni che Nina non condivise mai e che anzi contrastò, essendo lei filo repubblicana.
Dal matrimonio nacquero due figli ma in Nina montava la frustrazione per aver sposato un uomo che non amava né stimava.
Il suo fervente attivismo fece nascere uno dei salotti tra i più frequentati, proponendo raccolte fondi per la Giovine Italia Mazziniana e diventando, di fatto, un punto di riferimento del panorama politico genovese dell’Ottocento.
Proprio il suo attivismo, nel 1830, la portò a conoscere Camillo Cavour, attore tra i principali dell’Unità d’Italia, allora giovane ufficiale dell’esercito. Camillo, allora ventenne, vantava un fascino che per le donne dell’epoca era irresistibile; Nina, dal canto suo, vantava un carattere volitivo e una vasta cultura che la rendevano attraente.
Tra i due nacque subito un intenso rapporto epistolare, un’amicizia che ben presto si tramutò in qualcosa di più.
I due si incontrarono clandestinamente nella Villa Belvedere di Voltri, a Torino e in altre circostanze. Una relazione che, seppur clandestina per Anna, sposata, sembrava essere forte.
A troncare bruscamente questo rapporto fu proprio Cavour, una scelta che per Nina si rivelò devastante. La donna cadde in uno sconforto che la portò a compiere il terribile gesto, gettandosi dalla finestra di Palazzo Lercari dove si era trasferita a vivere con il marito.
Prima di gettarsi di sotto, Nina scrisse le ultime righe indirizzate a Camillo: “La donna che ti ha amato è morta. Non era bella. Aveva sofferto troppo. Quello che le mancava lo sapeva meglio di te. È morta, dico, e in questo dominio della morte ha incontrato antiche rivali. Se essa ha ceduto loro la palma delle bellezze del mondo ove i sensi vogliono essere sedotti, qui ella le supera tutte: nessuna ti ha amato come lei. Nessuna!”.
Nina si gettò da undici metri ma non trovò subito la morte, che la colse dopo sei giorni di atroci sofferenze.
La leggenda vuole che ogni anno, il 24 di aprile, giorno del suicidio di Nina, sotto la finestra dalla quale si lasciò cadere, sul selciato di via Garibaldi compaia ancora oggi la macchia del suo corpo, a ricordo della fine di un amore clandestino e travolgente.
Non si sa se il conte di Cavour abbia mai ricevuto quest’ultima lettera di Nina, vergata in dialetto genovese, suicida per amor suo:

“Camillo caro,
Camillo bello te veuggio tanto ben, ma quando te ou pourrò dì. Son tanta fiacca a me exi- stensa a le così precaria che non ho coragio de pensà à l’avvegnì. Però, quello che posso assegurà, le che ou me coeu ou sarà sempre to, viva o morta son a to - e tanto che questa machinetta a m’apparten a sarà a to - vorreivo ese bella per piaxeite, vorreivo ese forte e ben stante e libera e avei molti dinai per seguite de lungo apreuvo. Questi son seunni: beseugna che m’adatte ae triste circostanze ne’ quali me treuvo, e che seggie ben contenta che ti te ricordi de mi. Te daggo tanti baxi.
Tutta to Nina”.

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𝘈𝘤𝘤𝘰𝘮𝘱𝘢𝘨𝘯𝘢 𝘲𝘶𝘦𝘴𝘵𝘰 𝘴𝘤𝘳𝘪𝘵𝘵𝘰 𝘶𝘯’𝘪𝘮𝘮𝘢𝘨𝘪𝘯𝘦 𝘥𝘪 𝘈𝘯𝘯𝘢 𝘎𝘪𝘶𝘴𝘵𝘪𝘯𝘪𝘢𝘯𝘪 𝘚𝘤𝘩𝘪𝘢𝘧𝘧𝘪𝘯𝘰 𝘤𝘰𝘯𝘴𝘦𝘳𝘷𝘢𝘵𝘢 𝘯𝘦𝘭 𝘊𝘢𝘴𝘵𝘦𝘭𝘭𝘰 𝘊𝘢𝘷𝘰𝘶𝘳 𝘥𝘪 𝘚𝘢𝘯𝘵𝘦𝘯𝘢.

𝐀𝐜𝐜𝐚𝐝𝐝𝐞 𝐨𝐠𝐠𝐢: 𝟐𝟑 𝐚𝐩𝐫𝐢𝐥𝐞 𝟏𝟖𝟓𝟗 - 𝐂𝐚𝐯𝐨𝐮𝐫 𝐜𝐡𝐢𝐞𝐝𝐞 𝐥𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐯𝐨𝐜𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐂𝐚𝐦𝐞𝐫𝐚 𝐝𝐞𝐢 𝐃𝐞𝐩𝐮𝐭𝐚𝐭𝐢.I preludi alla seconda guerra d'i...
23/04/2026

𝐀𝐜𝐜𝐚𝐝𝐝𝐞 𝐨𝐠𝐠𝐢: 𝟐𝟑 𝐚𝐩𝐫𝐢𝐥𝐞 𝟏𝟖𝟓𝟗 - 𝐂𝐚𝐯𝐨𝐮𝐫 𝐜𝐡𝐢𝐞𝐝𝐞 𝐥𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐯𝐨𝐜𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐂𝐚𝐦𝐞𝐫𝐚 𝐝𝐞𝐢 𝐃𝐞𝐩𝐮𝐭𝐚𝐭𝐢.

I preludi alla seconda guerra d'indipendenza italiana (1859) furono caratterizzati da un'intensa attività diplomatica condotta da Camillo Benso, conte di Cavour, volta a isolare l'Austria e a ottenere l'appoggio della Francia di Napoleone III. Dopo la sconf***a nel 1849, il Regno di Sardegna comprese di non poter sconfiggere da solo l'Impero austriaco.
Cavour, di formazione europea, liberale e antiaustriaco, colse l'occasione della guerra scoppiata in Crimea fra Gran Bretagna, Francia e Impero ottomano da un lato e Russia dall'altro, per appoggiare militarmente lo schieramento alleato (1855). Dopo la vittoria della coalizione egli presentò al tavolo del congresso di Parigi (1856) il Regno di Sardegna quale punto di riferimento del movimento liberale in Italia. L'intervento nella Guerra di Crimea avvicinò il Regno di Sardegna soprattutto alla Francia che era governata da Napoleone III, un uomo che aspirava ad aumentare la sua influenza in Italia. Accomunati dal desiderio di vedere l'Austria fuori dai confini italiani, Cavour e Napoleone III si incontrarono segretamente il 21 luglio 1858 a Plombières dove posero le basi per la successiva alleanza sardo-francese che fu conclusa nel gennaio 1859. Questo accordo prevedeva a breve una guerra comune contro l'Austria e stabiliva, in caso di vittoria, il passaggio del Lombardo-Veneto a Vittorio Emanuele II, che in cambio avrebbe ceduto Nizza e Savoia a Napoleone III. Era però un accordo difensivo e sarebbe scattato solo in caso di aggressione dell'Austria al Regno di Sardegna.
23 aprile 1859: Il Conte di Cavour propone alla Camera dei Deputati di conferire i pieni poteri al re Vittorio Emanuele II per la durata della guerra. Nella stessa giornata, l’Austria, in risposta alle provocazioni messe in atto da Cavour, invia un Ultimatum al Regno di Sardegna intimandolo al licenziamento dei volontari e al disarmo entro tre giorni. Questa è la grande occasione che Cavour attendeva per far scoppiare la II Guerra d’Indipendenza e avere il sostegno della Francia di Napoleone III, che si era impegnato a proteggere il Regno di Sardegna da un eventuale attacco dell'Austria, come prestabilito dagli Accordi segreti di Plombières.
D’intesa con il governo francese, il presidente del Consiglio piemontese diede la sua risposta solo allo scadere del termine, il 26 aprile 1859, respingendo ufficialmente l'ultimatum austriaco, di modo da guadagnare tempo a vantaggio delle truppe francesi che già affluivano in Savoia. Questo atto costituisce il pretesto che fa scattare l'alleanza difensiva con la Francia di Napoleone III, portando all'inizio della seconda guerra d’indipendenza.
Il 29 aprile, sei giorni più tardi, gli austriaci decidono di dare inizio all’invasione del Piemonte, ma la loro lenta avanzata permette alle truppe francesi di affiancarsi alle truppe piemontesi.
Durante questo periodo, Cavour, in preda a una intensa attività diplomatica e di pianificazione, assunse su di sé diversi ministeri, tra cui Guerra e Marina.

𝘈𝘤𝘤𝘰𝘮𝘱𝘢𝘨𝘯𝘢 𝘲𝘶𝘦𝘴𝘵𝘰 𝘴𝘤𝘳𝘪𝘵𝘵𝘰 𝘪𝘮𝘮𝘢𝘨𝘪𝘯e 𝘳𝘢𝘧𝘧𝘪𝘨𝘶𝘳𝘢𝘯𝘵𝘦 𝘊𝘢𝘮𝘪𝘭𝘭𝘰 𝘊𝘢𝘷𝘰𝘶𝘳 𝘦 𝘕𝘢𝘱𝘰𝘭𝘦𝘰𝘯𝘦 𝘐𝘐𝘐.
𝘍𝘰𝘯𝘵𝘦: 𝘞𝘪𝘬𝘪𝘱𝘦𝘥𝘪𝘢: 𝘍𝘰𝘯𝘥𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘊𝘢𝘮𝘪𝘭𝘭𝘰 𝘊𝘢𝘷𝘰𝘶𝘳; 𝘈𝘴𝘴𝘰𝘤𝘪𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘈𝘮𝘪𝘤𝘪 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘍𝘰𝘯𝘥𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘊𝘢𝘮𝘪𝘭𝘭𝘰 𝘊𝘢𝘷𝘰𝘶𝘳.

Indirizzo

Piazza Visconti Venosta 3
Santena
10026

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