Associazione Pescatori di Castellabate

Associazione Pescatori di  Castellabate Associazione Pescatori di Castellabate. Museo del mare.

Punta dell’Inferno - 1944, ore 10:30L’orario fu fondamentale. Altrimenti questa br**ta vicenda non sarebbe successa.Un r...
06/08/2026

Punta dell’Inferno - 1944, ore 10:30
L’orario fu fondamentale. Altrimenti questa br**ta vicenda non sarebbe successa.

Un ragazzo di 16 anni, figlio di pescatori e settimo di 11 figli, stava sugli scogli. In quel periodo era tipica la bassa marea di gennaio, le cosiddette “secche di gennaio”. Il pesce si avvicinava di più a riva.
Raffaele si era procurato un ordigno artigianale. In quegli anni era facile reperire materiale esplosivo, perché i pescatori lo usavano per la pesca. Il cibo scarseggiava: la guerra era finita da poco e tutte le famiglie erano allo stremo. Ci si arrangiava in ogni modo possibile.
La madre si chiamava Assunta. Era un’artigiana: costruiva cesti, botti, barili, “cati” e catini. Per questo aveva il soprannome di “Assunta à càtàra”. E come era abitudine, quel soprannome veniva tramandato a tutti i figli.
Il protagonista di questo terribile aneddoto del rione, detto tutto alla cilentana, era quindi:
Filuccio rà càtàra.
Dunque, Filuccio, con i pantaloni rimboccati e a piedi scalzi, avvistò un piccolo branco di cefali proprio a riva, in prossimità dello Scoglio del Barone. Oggi quella zona corrisponde alla via detta “Strettola” o “Vicolo dei Sospiri”.
Filuccio si accese una sigaretta. Aspettò qualche altro minuto, fece un tiro più lungo e poggiò la sigaretta sulla miccia della “scatoletta”, per ripararla un po’ dalla brezza marina si girò verso le abitazioni, verso il sole che spuntava dai tetti a quell’ora. I raggi di sole lo abbagliarono .
La miccia era cortissima perché l’ordigno doveva esplodere appena toccava la superficie: quella specie di pesci nuota col muso fuori dall’acqua.
Fu così che l’ordigno esplose nella mano destra di Filuccio.
Un boato fortissimo ruppe il silenzio di tutto il Comune di Castellabate.
I primi ad accorrere furono gli abitanti del lungomare, poi i familiari che abitavano a poca distanza. Filuccio era lì, rannicchiato sul lippo bagnato. I vestiti non li aveva più: era n**o, il corpo sembrava un tronco d albero bruciato un pezzo di carbone. Lo ricoprirono con delle coperte e, adagiato su una scala di legno, lo portarono nell’abitazione di Gaetano Di Mauro, a pochi metri dall’incidente. Tutti credevano fosse morto.
Chiamarono il dottore del tempo, Raffaello De Simone, detto “Ron Lello”. Giunto sul posto si rese subito conto della gravità della situazione, ma scoprendolo dalle coperte si accorse che respirava e che al cuore c’era il battito. Prontamente lo caricò nella sua macchina, alla meglio, e corse a Salerno, all’Ospedale Riuniti.
Filuccio, dopo alcuni mesi di ricovero, miracolosamente ne uscì vivo, per grazia di Santa Maria a Mare.
Il ragazzo p***e la mano destra, il pollice, l’indice e il medio della mano sinistra. P***e l’occhio sinistro e riportò cicatrici su tutto il corpo.
Preciso due dettagli per rendere meglio la scena:
1. Nella mano destra stringeva l’ordigno, con le dita della sinistra teneva la sigaretta poggiata sulla miccia, e con l’occhio cercava di vedere se la miccia si fosse accesa. L’occhio destro si salvò perché, di riflesso del sole, lo chiuse all’improvviso, come accade quando si è colpiti da una forte luce.
2. Dopo questa disgrazia, la personalità di Filuccio cambiò radicalmente. Fu una rivincita con la vita, con i colleghi di lavoro, con gli amici.
Riprese subito a lavorare s**o. Divenne “un mulo di lavoro”, un leone, qualcosa di straordinario. Acquistò un carattere molto ironico, scherzoso, pieno di vitalità. Era ottimista in modo smisurato. Non si avvilì mai, né si scoraggiò, in qualsiasi impresa la vita gli mise davanti.
Filuccio si sposò ed ebbe 2 figli “a casaffitto”, come diceva lui. Poi riuscì a costruirsi una casa e a portare avanti una famiglia con dignità e onore, come tutti gli altri. Visse fino all’età di 84 anni.
Qualche aneddoto della sua personalità:
Filuccio riusciva a remare, a rammendare le reti, a lavorare normalmente sulle cianciole come lamparista. Andava a remi fino a Punta Licosa a fare battute di pesca. La sua passione era la lenza per la pesca dei calamari e delle seppie. Passava intere giornate sul suo gozzo, senza nemmeno rientrare per pranzo.
Alcune sue battute, conosciute da tutti, raccontano il suo ottimismo:
• “Ancora nà fatto iuorno”
• “A caloma ancora non è buordo”la rete non è ancora terminata
E il bello è che lo diceva a pochi minuti dall’alba, con gli ultimi 100 metri di rete da issare.
Le battute ironiche che di lui si ricordano sono a centinaia.
Questo racconto vuole descrivere anche un personaggio simbolo del nostro paese: grande p***everanza, instancabile nel lavoro della pesca, serio ma ironico proprio per alleggerire e sdrammatizzare la fatica e i sacrifici ed anche per "il peso" che si portò addosso da quel giorno....
E per ricordare che, quando c’è la volontà, si raggiunge qualsiasi traguardo e obiettivo anche soltanto “con due dita”.
Proprio come Raffaele Di Luccia, Filuccio rà càtàra.

Gianluca di luccia

*in questa foto aveva 30 anni.

Alfa Romeo Giulia Spider 1600 "Duetto", prima serie.Prodotta dal 1966 al 1969, la classica "osso di seppia" per via dell...
04/08/2026

Alfa Romeo Giulia Spider 1600 "Duetto", prima serie.
Prodotta dal 1966 al 1969, la classica "osso di seppia" per via della coda tronca.
Fu scelto il porto di San Marco di Castellabate e, tra i pescatori, per promuovere un gioiello tutto italiano.

* i pescatori sono :
Armando di Luccia e figlio Costabile

Porto di San Marco di Castellabate - Anno 1962La cianciola denominata Santa Maria a Mare fece una pescata grandiosa di s...
04/08/2026

Porto di San Marco di Castellabate - Anno 1962

La cianciola denominata Santa Maria a Mare fece una pescata grandiosa di salpe sulla secca di Punta Licosa.
Tanta da riempire la barca a pieno carico. Come vediamo in foto, colmarono di pesci anche i gozzi di lampara a bordo della barca stessa.
Vediamo una parte dell’equipaggio, da sinistra:
i fratelli Di Luccia,
zì Manduccio, e ‘u Cuppetedde, il bambino dietro :Giannino di Giaimo, Carminuccio di Giaimo, Totonno r’u Rumito, zì Tore, Luccio r’u Àmmaro, Antonio di Giaimo e zì Ruminico ‘u pastore di località Giuncatelle.
*Carmine di Giaimo era il papà dei due ragazzi: Antonio e Giannino.
Quel giorno il mare non diede solo pesce:
diede memoria.
alla Santa Maria a Mare e alla nostra narineria, tornò in porto col ventre pieno
e il cuore più pieno ancora,
Mani callose dei grandi e quelle ancora delicate dei ragazzi salate, intrise del forte odore di
salpe d’argento.
che scaricavano il "mare" a bracciate,
perché a San Marco il pesce non era solo lavoro:
era festa, era famiglia, era vita.❤️🌊

Gianluca di Luccia

Pescatori di Castellabate nel porto di Savona (1955). La barca era la STELLA ALPINA, di circa 15 metri, costruita nel ca...
03/08/2026

Pescatori di Castellabate nel porto di Savona (1955).
La barca era la STELLA ALPINA, di circa 15 metri, costruita nel cantiere Ippolito di Livorno da Mastro Girolamo, fratello di Mastro Peppo di Castellabate.
La foto ritrae alcuni membri dell'equipaggio dopo aver scaricato circa 1000 casse di salpe, trasportate al mercato ittico di Salerno da Nino Manente, fratello di Tullio, autista dell’epoca.
I pescatori in foto li indico con i loro soprannomi, non conosco i loro nomi di battesimo:
Da sinistra: Pashcalieddo rà piscia, Fuluccio rà càta'ra, Peppo 'u patrone, 'u munacone, Minguccio rù femio.

*Gianluca di Luccia❤️🌊

Buongiorno e buona domenica
02/08/2026

Buongiorno e buona domenica

Donatella Marino
01/08/2026

Donatella Marino

❤️🌊
01/08/2026

❤️🌊

La Triglia Rossa: un gioiello che non ha bisogno di presentazioni

Il 13 marzo 1941 un gozzo a motore partì dalla Marina Piccola di Castellabate, "indo à marina", con 4 ragazzi diretti a ...
30/07/2026

Il 13 marzo 1941 un gozzo a motore partì dalla Marina Piccola di Castellabate, "indo à marina", con 4 ragazzi diretti a pesca verso la foce del Sele.
Il mare era molto mosso e le acque torbide del fiume intorbidivano anche il mare con l’aiuto delle onde. I pescatori lo sapevano bene: era abitudine andare lì perché le reti, con quell’acqua, risultavano invisibili e quindi la pesca era più abbondante.
Ovviamente la rotta obbligava a navigare e ad attraversare il promontorio di Punta Tresino. In quel tratto il fondale passa da 50 metri, raggiunge un picco di 10 metri e poi ritorna a 50 in poca distanza. Il posto è detto "ù cuollo rà ponda", cioè il "collo della punta", la parte con pochi metri di fondale.
Il mare era già molto mosso, però navigabile. Le onde facevano paura quando si gonfiavano e creavano avvallamenti tali che dalla barca la costa non si vedeva. Il gozzo con i ragazzi procedeva ignaro della pericolosità che aveva davanti.
Arrivati sul "collo della punta", "appizzao nu mari":( si alzò un’onda altissima )che si abbatté addosso ai ragazzi capovolgendoli.
Di quell’equipaggio conosciamo purtroppo solo due nomi: Gennaro Mazzeo, "Gennarino rè Giggiotto", e Giuseppe Piccirillo, "ù mmurzone". che con gli altri due rimasero aggrappati alla chiglia del gozzo, che fortunatamente rimase a galla.
Fu in quel momento che la storia si trasformò in un atto eroico. Per il coraggio di Gennarino.
Riuscì a raggiungere a nuoto la costa rocciosa di Punta Tresino e, a piedi nudi, mezzo vestito e bagnato, nonostante la paura e la tensione, attraversò tutta la spiaggia della zona Lago. Raggiunse il suo gozzo a vela, "il lanzino", e fece vela verso il luogo del naufragio. Riuscì così a trarre in salvo i 3 ragazzi, stremati ma ancora aggrappati al relitto. Uno ad uno Gennarino li tirò a bordo con le sue ultime forze.
Rientrati a "Porte delle Gatte" la voce si sparse in poco tempo per tutto il paese. La Delegazione di Spiaggia di Santa Maria di Castellabate prese atto del coraggioso salvataggio e dell’atto eroico del marinaio Gennaro Mazzeo e informò il Ministero dell’Interno.
Un anno dopo gli fu concesso un attestato di pubblica benemerenza, datato 1° marzo 1942. Fu celebrata anche una messa di ringraziamento alla nostra Santa Maria a Mare.

Si ringrazia il signor Angelo Mazzeo, figlio del protagonista, per aver concesso l’attestato in originale e per aver raccontato parte della storia.

* La sede dell’allora Delegazione di Spiaggia era proprio in via Lungomare De Simone, ospitata nell’abitazione della famiglia Martuscelli.

Gianluca di luccia

Il buongiorno di vede dalla rete.....❤️🌊💙
30/07/2026

Il buongiorno di vede dalla rete.....❤️🌊💙

Custodisco gelosamente  questo appunto di mio nonno Giovanni ❤️Si sente tutta la fatica e l’orgoglio di chi è tornato da...
29/07/2026

Custodisco gelosamente questo appunto di mio nonno Giovanni ❤️
Si sente tutta la fatica e l’orgoglio di chi è tornato dalla guerra e è subito tornato al mare. È proprio una piccola cronaca della marineria del Cilento negli anni ‘40-‘50.
A dimostrare la grande vocazione marinara da sempre in questo paese. Mio nonno cita degli armatori del tempo dove effettuò imbarchi come capo pesca, alcuni del posto altri di Pioppi e un altro di Salerno.
Appena ritornato nel 1943 si imbarcò sulla barca di lampara ROSA di Gaetano di Mauro a Punta dell’Inferno.
Dal 46 al 47 con l’armatore di Salerno Luigi Conforti sulla barca: IN BRACCIO A MÈ.
48 e 49 imbarcato sulla barca SAN DOMENICO dell’armatore Andrea di Sessa.
1950 imbarcato sulla MARIA ESSE armatore Costabile di Sessa, "ù sargente".
1951 e 52 sulla cianciola CAROLINA dell’armatore di Pioppi Esposito Biagio.
1953 imbarcato sulla barca SAN MARCO LEONE armatori Lo Schiavo.

*IN BRACCIO A MÈ: nome bellissimo, tipico delle barche di quel periodo, pieni di devozione e affetto.

Storie di pescatori di
Gianluca di Luccia

*nella foto sono ritratte le "barche di lampara " a punta dell inferno.

La barca di Gaetano di Mauro (Aitano). Francesco di Luccia (zi Francisco re tolla) .
Giovanni di Luccia (ù patrone)
Luigi di Luccia (zi Viggio)
e i loro equipaggi.

Indirizzo

Lungomare De Simone
Santa Maria Di Castellabate
84048

Sito Web

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