04/10/2026
GENNARO MARTUSCELLI 'U CÉCIARE ⚓️
Punta dell'Inferno, Santa Maria di Castellabate
Oggi voglio raccontarvi di un altro abitante di Punta dell'Inferno, il rione ormai famoso per i suoi personaggi, per i suoi vecchi pescatori.
Si tratta di Gennaro Martuscelli, per tutti Gennarino 'u Céciare.
'U Céciare come il legume, il cece. Perché piccolo, basso di statura. Figlio di una famiglia di pescatori con tanti fratelli, lui l'ultimo, il più piccolo sia per altezza che per nascita.
Eppure, paradossalmente, proprio perché era il più piccolo, la sua storia ci porta a quel grande proverbio del Signore che dice: "Gli ultimi saranno i primi".
Ed è stato proprio così per Gennarino. Dal più piccolo di tutti è diventato veramente il più grande.
Ha avuto sempre un'intraprendenza molto più marcata degli altri. A scuola, negli anni '40, è stato sempre il primo della classe.
Da noi si diceva "per nominata": senza aprire i libri, Gennarino imparava tutto. Storia, geografia in particolare, matematica... senza aprire un libro riusciva a fare la lezione, a superare gli esami, a dire il compito in classe. Questo è risaputo in paese.
Dal mare di casa all'oceano
Gennarino ha fatto parte dell'equipaggio della cianciola di famiglia. Prima barca a remi di lampara, poi la cianciola "Il San Gerardo", con il papà e i fratelli. Poi andarono a pescare a Imperia, a Oneglia, trasferiti con tutta la famiglia.
Poi ognuno dei fratelli prese la sua strada. Gennarino prese il largo sul serio: andò a navigare con navi mercantili, con navi oceanografiche, in particolare con un veliero a vela latina :SAN GIUSEPPE 2 con il quale si spinsero fino in Antartide.
Laggiù rischiarono davvero la vita. Li diedero per dispersi. Fortunatamente poi arrivarono loro notizie di salvezza. Avevano finito i viveri, erano in ipotermia... Eppure Gennarino ritornò a Punta dell'Inferno.
Da quelle navigazioni poi si imbarcò come skipper sugli yacht e sui motoscafi di lusso degli anni '70-'80, alternandosi però sempre alla pesca. Perché il richiamo del suo paese era troppo forte. In particolare alla pesca dei merluzzi, coffe o palangari per saraghi.
'U KAHIMILHOA - Oltre l'orizzonte
Per quella pesca commissionò al cantiere storico di Castellabate, il Cantiere Navale Marinelli, un bel gozzo di grosse dimensioni che chiamò, con un nome assurdo, quasi illeggibile per i nostri tempi, "Kahimilhoa".
Kahimilhoa in lingua indonesiana significa "Oltre l'orizzonte". Prese questo spunto da una ragazza indonesiana che aveva conosciuto da giovane, che si chiamava proprio così.
Per molti anni praticò la pesca dei merluzzi con un suo cugino, Remo Martuscelli, che purtroppo poi ebbe un incidente in mare, ma questa è un'altra storia.
L'arte di navigare e l'arte di arrangiarsi
Gennarino 'u Céciare è stato di un carattere molto allegro, ironico, scherzoso. Gli piaceva fare gli scherzi, ma se gliene facevano uno un po' se la prendeva.
Per mare è stato un eccellente pescatore. Munito di una capacità unica di navigazione, di leggere le carte nautiche, di trovare il punto nave con una matita, una penna e un quaderno usato come squadretta per tracciare la rotta. È stato veramente unico.
Aveva una passione per la navigazione astronomica, per il carteggio, per le rotte. Tanto che è stato anche insegnante per qualcuno, aiutandolo a superare gli esami per i titoli di navigazione.
E poi, come in tutti i mestieri di mare, ci voleva anche un po' di astuzia, un po' di furbizia. Perché si sa, tra pescatori funziona così: dove pesca uno, corrono tutti.
Ricordo un aneddoto. Dopo aver preso circa tre quintali di merluzzi, tutte le barche uscirono dal porto alle due di notte correndo dietro a Gennarino. Che fece lui? Fece credere di iniziare a calare la rete, lasciando un segnale con una bandiera e una luce intermittente ancorata al fondale.
Tutti i pescatori iniziarono a calare la rete lì dove aveva messo il segnale. Dalla lontananza non si capiva bene. Quando loro ebbero finito di calare - dopo circa due miglia la rete finisce - Gennarino iniziò a calare la sua, due miglia più a nord, da solo, libero da tutti.
Il giorno dopo al porto ci furono discussioni, sfide, ma poi alla fine tutto si risolse con una risata. Ognuno se la dovette "chiudere a libretto", come si suol dire.
Un secchio di pane e una zuppa infinita
Essendo la barca Kahimilhoa non molto grande, si è spinto a fare la pesca dei merluzzi anche in Calabria, verso Diamante e Cirella. Io personalmente sono stato membro dell'equipaggio da ragazzo.
Andammo verso Cirella e facemmo una mega acquapazza, una zuppa di pesce ricchissima di tutte le qualità che pescammo. Gennarino è anche un ottimo cuoco.
Per intingere il pane, improvvisammo. Non avendo tante comodità, mettemmo il pane biscottato del Cilento ad ammollare in un secchio d'acqua. Una volta gonfio, il secchio si riempì di pane!
Dopo due giorni di fame, tra la calata di mattina e quella di sera, in tre - io, mio fratello e Gennarino - mangiammo un intero secchio di pane ammollato con quella zuppa. Era sotto Natale. Poi ritornammo con tanto pesce, gallinelle e merluzzi, al porto di San Marco di Castellabate.
Oggi
,❤️Oggi Gennarino, e in pensione da molti anni, si dedica alla pesca sportiva, quella consentita ai diportisti: con le canne, con le lenze, a seppie e calamari.
La sua particolarità è che alle due di notte è già in giro per Punta dell'Inferno a riassettare la sua barca a remi, a prepararla per l'alba. Praticamente non dorme mai.
Anche se la casa dove è nato a Punta dell'Inferno adesso è di proprietà di altre persone - lì c'è sempre il ricordo dei suoi genitori Giovanni e Assunta Maria Pace - e lui abita nella parte alta di Santa Maria, tutti i giorni, alle due di notte, è già lì, nel suo rione, per tutta la giornata. Dopo un corpo di rezzaglio - la rete da lancio - o una pescata a seppie, o una pescata a "mazzoni" con la canna dal lungomare, è solo la sera ritorna a casa dalla sua famiglia.
Punta dell'Inferno sta nel suo sangue. Non l'ha mai lasciata e speriamo non la lasci mai, più a lungo possibile.❤️
Onore a te, Gennarino 'u Céciare.
Associazione Pescatori di Castellabate
di Gianluca Di Luccia❤️🌊