06/08/2026
Punta dell’Inferno - 1944, ore 10:30
L’orario fu fondamentale. Altrimenti questa br**ta vicenda non sarebbe successa.
Un ragazzo di 16 anni, figlio di pescatori e settimo di 11 figli, stava sugli scogli. In quel periodo era tipica la bassa marea di gennaio, le cosiddette “secche di gennaio”. Il pesce si avvicinava di più a riva.
Raffaele si era procurato un ordigno artigianale. In quegli anni era facile reperire materiale esplosivo, perché i pescatori lo usavano per la pesca. Il cibo scarseggiava: la guerra era finita da poco e tutte le famiglie erano allo stremo. Ci si arrangiava in ogni modo possibile.
La madre si chiamava Assunta. Era un’artigiana: costruiva cesti, botti, barili, “cati” e catini. Per questo aveva il soprannome di “Assunta à càtàra”. E come era abitudine, quel soprannome veniva tramandato a tutti i figli.
Il protagonista di questo terribile aneddoto del rione, detto tutto alla cilentana, era quindi:
Filuccio rà càtàra.
Dunque, Filuccio, con i pantaloni rimboccati e a piedi scalzi, avvistò un piccolo branco di cefali proprio a riva, in prossimità dello Scoglio del Barone. Oggi quella zona corrisponde alla via detta “Strettola” o “Vicolo dei Sospiri”.
Filuccio si accese una sigaretta. Aspettò qualche altro minuto, fece un tiro più lungo e poggiò la sigaretta sulla miccia della “scatoletta”, per ripararla un po’ dalla brezza marina si girò verso le abitazioni, verso il sole che spuntava dai tetti a quell’ora. I raggi di sole lo abbagliarono .
La miccia era cortissima perché l’ordigno doveva esplodere appena toccava la superficie: quella specie di pesci nuota col muso fuori dall’acqua.
Fu così che l’ordigno esplose nella mano destra di Filuccio.
Un boato fortissimo ruppe il silenzio di tutto il Comune di Castellabate.
I primi ad accorrere furono gli abitanti del lungomare, poi i familiari che abitavano a poca distanza. Filuccio era lì, rannicchiato sul lippo bagnato. I vestiti non li aveva più: era n**o, il corpo sembrava un tronco d albero bruciato un pezzo di carbone. Lo ricoprirono con delle coperte e, adagiato su una scala di legno, lo portarono nell’abitazione di Gaetano Di Mauro, a pochi metri dall’incidente. Tutti credevano fosse morto.
Chiamarono il dottore del tempo, Raffaello De Simone, detto “Ron Lello”. Giunto sul posto si rese subito conto della gravità della situazione, ma scoprendolo dalle coperte si accorse che respirava e che al cuore c’era il battito. Prontamente lo caricò nella sua macchina, alla meglio, e corse a Salerno, all’Ospedale Riuniti.
Filuccio, dopo alcuni mesi di ricovero, miracolosamente ne uscì vivo, per grazia di Santa Maria a Mare.
Il ragazzo p***e la mano destra, il pollice, l’indice e il medio della mano sinistra. P***e l’occhio sinistro e riportò cicatrici su tutto il corpo.
Preciso due dettagli per rendere meglio la scena:
1. Nella mano destra stringeva l’ordigno, con le dita della sinistra teneva la sigaretta poggiata sulla miccia, e con l’occhio cercava di vedere se la miccia si fosse accesa. L’occhio destro si salvò perché, di riflesso del sole, lo chiuse all’improvviso, come accade quando si è colpiti da una forte luce.
2. Dopo questa disgrazia, la personalità di Filuccio cambiò radicalmente. Fu una rivincita con la vita, con i colleghi di lavoro, con gli amici.
Riprese subito a lavorare s**o. Divenne “un mulo di lavoro”, un leone, qualcosa di straordinario. Acquistò un carattere molto ironico, scherzoso, pieno di vitalità. Era ottimista in modo smisurato. Non si avvilì mai, né si scoraggiò, in qualsiasi impresa la vita gli mise davanti.
Filuccio si sposò ed ebbe 2 figli “a casaffitto”, come diceva lui. Poi riuscì a costruirsi una casa e a portare avanti una famiglia con dignità e onore, come tutti gli altri. Visse fino all’età di 84 anni.
Qualche aneddoto della sua personalità:
Filuccio riusciva a remare, a rammendare le reti, a lavorare normalmente sulle cianciole come lamparista. Andava a remi fino a Punta Licosa a fare battute di pesca. La sua passione era la lenza per la pesca dei calamari e delle seppie. Passava intere giornate sul suo gozzo, senza nemmeno rientrare per pranzo.
Alcune sue battute, conosciute da tutti, raccontano il suo ottimismo:
• “Ancora nà fatto iuorno”
• “A caloma ancora non è buordo”la rete non è ancora terminata
E il bello è che lo diceva a pochi minuti dall’alba, con gli ultimi 100 metri di rete da issare.
Le battute ironiche che di lui si ricordano sono a centinaia.
Questo racconto vuole descrivere anche un personaggio simbolo del nostro paese: grande p***everanza, instancabile nel lavoro della pesca, serio ma ironico proprio per alleggerire e sdrammatizzare la fatica e i sacrifici ed anche per "il peso" che si portò addosso da quel giorno....
E per ricordare che, quando c’è la volontà, si raggiunge qualsiasi traguardo e obiettivo anche soltanto “con due dita”.
Proprio come Raffaele Di Luccia, Filuccio rà càtàra.
Gianluca di luccia
*in questa foto aveva 30 anni.