14/07/2026
Oggi vi voglio parlare di questa storia che intreccia San Giorgio, il Canavese e l'immigrazione.
Sapevate che esisteva un Circolo "Carlo Botta" a Calumet in Michigan? E che proprio lì c'è stata una delle più cruente stragi del periodo dell'immigrazione? Ecco le storie:
Società di Mutuo Soccorso "Carlo Botta"* di Calumet, nel Michigan.
Calumet, situata nella pen*sola di Keweenaw (la celebre "Copper Country" o terra del rame), è stata tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento una delle mete principali dell'emigrazione italiana negli Stati Uniti, attirando in particolare minatori provenienti dal Piemonte, dal Veneto e da altre regioni italiane per lavorare nelle ricche miniere di rame (come la famosissima *Calumet and Hecla*).
Le origini e il nome: Fondata sul finire del XIX secolo, la società prese il nome da *Carlo Botta* che noi sangiorgesi conosciamo bene perché nostro compaesano, (1766–1837), celebre storico, medico e politico , famoso per aver scritto una monumentale storia della guerra d'indipendenza americana. Questo nome non era affatto casuale: serviva a creare un ponte ideale tra l'orgoglio storico italiano e la nuova patria americana.
Il ruolo di "Mutuo Soccorso":
all'epoca non esistevano tutele statali o assicurazioni per gli infortuni sul lavoro. Lavorare in miniera era estremamente pericoloso. La "Carlo Botta" funzionava come una rete di sicurezza: i membri pagavano una quota mensile e, in cambio, la società copriva le spese mediche in caso di malattia, offriva un sussidio alle famiglie dei minatori rimasti invalidi o deceduti, e pagava i costi del funerale.
Oltre all'assistenza economica, il circolo era il cuore pulsante della comunità italiana a Calumet, si organizzavano feste, banchetti, spettacoli teatrali e celebrazioni per mantenere vive la lingua, le tradizioni e i legami con l'Italia.
La strage di Calumet conosciuta anche come il disastro dell'Italian Hall è una delle tragedie più dolorose e oscure della storia del movimento operaio americano. Avvenne la vigilia di Natale, il 24 dicembre 1913.
Quel giorno un momento di festa organizzato per i figli dei minatori in sciopero si trasformò in una trappola mortale: 73 persone persero la vita e di queste ben 59 erano bambini.
Nel 1913, Calumet era un centro nevralgico per l'estrazione del rame, le condizioni di lavoro nelle miniere della *Calumet and Hecla Mining Company* erano durissime e pericolose. Nell'estate di quell'anno, circa 15.000 minatori – in gran parte immigrati europei (finlandesi, italiani, croati e sloveni) guidati dal sindacato *Western Federation of Miners* (WFM) – decisero di incrociare le braccia,
lo sciopero andava avanti da mesi e l'inverno si stava rivelando durissimo, le famiglie erano alla fame, private di stipendio e sotto la costante pressione delle guardie private assoldate dai proprietari delle miniere per spezzare le proteste.
Per dare un momento di sollievo ai bambini in un Natale così cupo, la sezione femminile del sindacato organizzò una festa nel pomeriggio del 24 dicembre al secondo piano dell' Italian Hall, un edificio costruito dagli immigrati italiani che fungeva da sede per la loro società di mutuo soccorso.
Al secondo piano c'erano circa 500 bambini e 175 adulti. Mentre i piccoli erano in fila davanti al palco per ricevere un modesto regalo e dei dolci, accadde l'irreparabile, un uomo rimasto non identificato salì le scale e si affacciò alla sala, gridò con forza: "Fuoco! Fuoco!" (in inglese, "Fire!")
In realtà, non c'era alcun incendio,
ma la paura e la tensione accumulata in mesi di scontro sociale giocarono un ruolo fatale. Il panico fu immediato, centinaia di persone si precipitarono terrorizzate verso l'unica stretta scalinata che portava all'uscita al piano terra, la fuga si trasformò subito in una calca ingestibile, chi cadde sui gradini ripide venne travolto dal flusso umano, in pochissimi minuti decine di corpi rimasero schiacciati e soffocati contro le porte d'uscita.
Delle 73 vittime accertate la stragrande maggioranza erano figli di minatori immigrati, inclusi molti piccoli di origine italiana di cui una famiglia di Cuceglio di nome Chiappello.
La tragedia non fu un semplice incidente, ma un atto deliberato di sabotaggio psicologico. Testimoni dell'epoca riferirono che l'uomo che aveva gridato "fuoco" portava sul cappotto la spilla della *Citizens' Alliance*, un'organizzazione di vigilantes contraria al sindacato ed alleata con i proprietari delle miniere.
Nessuno venne mai arrestato o condannato per quel gesto. I proprietari delle miniere offrirono persino degli indennizzi in denaro alle famiglie colpite, a patto che queste rinunciassero all'assistenza del sindacato, molti genitori sdegnati rifiutarono l'offerta.
L'Italian Hall è stato demolito nel 1984, ma l'arco della porta d'ingresso è stato conservato ed è tuttora il fulcro del parco memoriale dedicato alle vittime di quella terribile vigilia di Natale. Il cantautore folk Woody Guthrie ha immortalato per sempre questa tragedia nella sua celebre canzone di protesta del 1941, *1913 Massacre
Abramo Chiappello era emigrato negli Stati Uniti per lavorare come minatore e come molti altri connazionali, partecipava attivamente allo sciopero indetto dalla *Western Federation of Miners*. Quella sera si trovavano all'Italian Hall per la festa di Natale dedicata alle famiglie dei minatori in sciopero.
Oltre ai Chiappello, le cronache dell'epoca e le liste dei minatori in sciopero riportano moltissimi cognomi tipicamente canavesani e piemontesi (come *Grivetto*, *Perona*, *Vercellino*, *Boggio*). Molti abitanti di paesi come Cuceglio, Agliè, San Giorgio, Vialfrè e Castellamonte vivevano a Calumet in quel periodo e assistettero alla tragedia, perdendo amici e vicini di casa.
Nelle foto potete vedere il circolo Carlo Botta, il gagliardetto originale che potete vedere anche sul petto dei membri, l'edificio della strage, I funerali e l'arco originale che fa da monumento
I sangiorgesi nella foto sono Giovanni Meinardi (1) Datta Michele (7) Domenico Miglio (67)