San Giorgio Racconti Dal Passato

San Giorgio Racconti Dal Passato Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di San Giorgio Racconti Dal Passato, Museo di storia, San Giorgio Canavese.

Questa pagina sarà completamente dedicata al mio paese San Giorgio Canavese, racconterò tramite fotografie, documenti ed oggetti storici la storia e le tradizioni di questo piccolo comune in provincia di Torino affinchè esse non vengano dimenticate.

Oggi con il  primo post dopo le vacanze inizio una nuova rubrica.Mestieri scomparsi. Cardare la lana.Da un input di Luca...
03/09/2026

Oggi con il primo post dopo le vacanze inizio una nuova rubrica.

Mestieri scomparsi. Cardare la lana.

Da un input di Luca Ar**no che parlando con un'anziana signora di Ciconio, Delaurenti Giuseppina classe 1938, viene fuori che una sangiorgese faceva questo mestiere casa per casa, mi ha stuzzicato, ho fatto subito una ricerca.

Si chiamava Rosetta (Ruseta) qui la potete vedere nella foto

Questo sono i ricordi di alcuni sangiorgesi.

-Ricordo che era una donna minuta,piccola e magra,ma molto energica. Viaggiava da un paese all'altro a piedi ,portandosi appresso il suo attrezzo,il cardatore,che aveva due ruote, lo spostava a mano come un carrettino. Molte volte lavorava sotto l'ala,per i clienti del vicinato, compresa la mia famiglia. Mi sembra di ricordare una foto ma non so di chi. Il personaggio ce l'ho ben impesso nella mente e anche come si svolgeva il lavoro,che osservavo da bambino curioso.

ARIALDO MILANO

La Ruseta, che abitava all'inizio di vicolo Senna dove adesso abitano i Mogli, l'ex orologiaio, di mestiere era un Materassaia, costruiva materassi oppure rifaceva i materassi ,di lana, dopo che si erano induriti ,disfacendoli e cardando la lana che dopo anni si era compattata troppo e quindi rinnovandoli. Il.mestiere lo svolgeva sia a casa sua che a casa dei clienti e tanto più nei paesi limitrofi. Ed ecco perché dai miei coetanei sia a San Giorgio che nei paesi vicini è ancora ricordata.

SERGIO DEFILIPPI

Voi ve la ricordate? Avete conosciuto altre persone che facevano questo mestiere?

Il suo cardatore adesso è al museo "Nossi Rais"

Per augurarvi buone vacanze vi mostro queste  foto di due gite dei sangiorgesi.Nella prima foto si riconoscono:1  Debern...
08/08/2026

Per augurarvi buone vacanze vi mostro queste foto di due gite dei sangiorgesi.

Nella prima foto si riconoscono:

1 Debernardi Pietro
2
3 Leone Pietro
4 Cosso Cecilia
5 Roffina Giacomo
6 Milano Gina
7
8
9 Guglielmino Maria
10
11
12 Datta Giuseppe
13

Nella seconda foto:

1 Debernardi Pietro
2
3 Dorma Lucia Giulio
4
5 Debernardi Caterina Milano
6 Milano Michele
7 Leone Annamaria Rigamonti
8
9 Serra Antonietta Damosso
10 Dorma Maria Roffina
11 Roffina Giacomo
12 Ellena Angelo
13 Damosso Giovanni
14 Masero Maria
15 Giulio Pietro

Se riconoscete I mancanti scrivete il nome 😊

UNA STORIA DI FAMIGLIA TRA IL FRONTE E LE MONTAGNE: L'EPICA DEI NEGRI DI LOCANATre fratelli tre destini diversi ma con u...
01/08/2026

UNA STORIA DI FAMIGLIA TRA IL FRONTE E LE MONTAGNE: L'EPICA DEI NEGRI DI LOCANA

Tre fratelli tre destini diversi ma con un forte legame familiare.

Questa storia volevo farla uscire a Luglio ma meritava più attenzione, grazie alla messa a disposizione da parte della famiglia di documenti e addirittura del casco Coloniale di uno dei fratelli sono riuscito a ricostruire parte della storia che mette i brividi, ed ad ogni lettera o documento l'emozione non manca.

​Tra le pieghe delle vecchie lettere, delle fotografie ingiallite e dei documenti d'epoca si nasconde una di quelle storie italiane che meritano di essere raccontate. È la saga della famiglia Negri di Locana, una storia fatta di lavoro, emigrazione, amore e sacrifici in un'Italia attraversata dalle due Guerre Mondiali.
​Dalle carte riemergono le radici del capostipite Giacomo Negri (fu Antonio) e la vita nei campi della Valle d'Orco, ma anche il fenomeno dell'emigrazione: prima in America e poi in Francia, a Grenoble, dove il figlio Giacomo si rifà una vita facendo lo scultore del legno e invia lettere colme di nostalgia durante gli anni '30.
​Nel frattempo, la vita a casa scorre segnata dalle privazioni della guerra: a Locana, la madre Giovanna manda avanti la famiglia affrontando il razionamento quotidiano con i bollini della sua Carta Annonaria Individuale, mentre la storia travolge i suoi figli con due destini incrociati e fortissimi:

​ Giovanni Negri, l'aviatore. La sua è una vera epopea nei cieli. Fin dal 1936 vive il volo con un'intensa passione, scrivendo dietro una foto del suo abitacolo: «Fra gli strumenti a me più famigliari, .... il mio più caro tesoro». Nel 1938 è a Bengasi in abito coloniale, per poi partire come uno dei pochissimi piloti scelti per la Guerra Civile Sp****la con l'Aviazione Legionaria (come attesta la sua tessera della Falange rilasciata a Logroño). Poi il passaggio alla 364ª Squadriglia sul caccia biplano Fiat C.R.42 "Falco" e l'invio sul fronte greco-albanese nel 1940. Sul suo registro dei voli di guerra si contano 19 drammatiche missioni in meno di un mese, tra mitragliamenti e bombe che cadono sul campo d'aviazione, fino al drammatico epilogo del 27 novembre 1940: "Rimasto ferito in seguito a combattimento".
​Sopravvissuto ai cieli e alle ferite, il 6 settembre 1942 vive un momento di pura luce: in un "matrimonio di guerra" a Torino, sposa la sua Giuseppina sfoggiando sul petto le sue medaglie al valore. Giovanni sopravvivrà al conflitto e all'Armistizio del 1943, prigioniero per una notte riesce a scappare tornando ad abbracciare la sua terra ma continuando la resistenza aiutando i gruppi di partigiani della valle.

​Domenico Negri ("Minichin"), l'ultimo dei fratelli. Gli affetti di casa provano in tutti i modi a proteggerlo, ma la storia non fa sconti. Inquadrato nel Battaglione Alpini "Ivrea" (1° Reggimento Artiglieria Alpina della Divisione Taurinense), viene inviato nei Balcani. Dopo l'8 settembre 1943, rifiuta la resa ai tedeschi e si unisce alla Resistenza tra le montagne del Montenegro e della Serbia. Il 15 novembre 1943, a soli vent'anni, Domenico cade sotto una raffica nemica sul ponte di Palov Brdo mentre riattraversa il fiume Uvac. Fu il primo di cinque giovani di Locana a non fare più ritorno.
​Dalle antiche lettere evangeliche inviate dalla Francia, dai timbri di razionamento fino alle memorie dei reduci raccolte negli anni '90, l'archivio della famiglia Negri ci riconnette al valore della memoria: quella di ragazzi semplici che hanno vissuto la storia con eroismo, dignità e un amore profondo per la propria casa.
​❤️ Per non dimenticare mai chi siamo e da dove veniamo.

01/08/2026

Preparatevi, oggi uscirà la storia altri paesi e merita di essere letta. A dopo ☺️

Ecco un nuovo oggetto che ritorna in vita, un'insegna che ha più di 100 anni con molta storia dietro salta fuori dalla c...
24/07/2026

Ecco un nuovo oggetto che ritorna in vita, un'insegna che ha più di 100 anni con molta storia dietro salta fuori dalla cantina. In quel locale nato come parrucchiere e rivendita di giornali si poteva addirittura comprare i biglietti per i transatlantici per la "Lloyd italiano" la foto è del 1915 e si può notare l'insegna da parrucchiere che ho ritrovato ma con scritta differente perché se notate nella foto con il cantiere dell'Unicredit degli anni 60 era stata modificata. L'attività è andata avanti fino a pochi anni fa come edicola, chissà in quel locale quante persone sono passate in 100 anni....

L'insegna sarà visibile da settembre nel mio museo.

Grazie a Marta Ceva per avermi dato la possibilità di recuperarla.

Oggi vi voglio parlare di questa storia che intreccia San Giorgio, il Canavese e l'immigrazione.Sapevate che esisteva un...
14/07/2026

Oggi vi voglio parlare di questa storia che intreccia San Giorgio, il Canavese e l'immigrazione.
Sapevate che esisteva un Circolo "Carlo Botta" a Calumet in Michigan? E che proprio lì c'è stata una delle più cruente stragi del periodo dell'immigrazione? Ecco le storie:

Società di Mutuo Soccorso "Carlo Botta"* di Calumet, nel Michigan.
Calumet, situata nella pen*sola di Keweenaw (la celebre "Copper Country" o terra del rame), è stata tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento una delle mete principali dell'emigrazione italiana negli Stati Uniti, attirando in particolare minatori provenienti dal Piemonte, dal Veneto e da altre regioni italiane per lavorare nelle ricche miniere di rame (come la famosissima *Calumet and Hecla*).
Le origini e il nome: Fondata sul finire del XIX secolo, la società prese il nome da *Carlo Botta* che noi sangiorgesi conosciamo bene perché nostro compaesano, (1766–1837), celebre storico, medico e politico , famoso per aver scritto una monumentale storia della guerra d'indipendenza americana. Questo nome non era affatto casuale: serviva a creare un ponte ideale tra l'orgoglio storico italiano e la nuova patria americana.
Il ruolo di "Mutuo Soccorso":
all'epoca non esistevano tutele statali o assicurazioni per gli infortuni sul lavoro. Lavorare in miniera era estremamente pericoloso. La "Carlo Botta" funzionava come una rete di sicurezza: i membri pagavano una quota mensile e, in cambio, la società copriva le spese mediche in caso di malattia, offriva un sussidio alle famiglie dei minatori rimasti invalidi o deceduti, e pagava i costi del funerale.
Oltre all'assistenza economica, il circolo era il cuore pulsante della comunità italiana a Calumet, si organizzavano feste, banchetti, spettacoli teatrali e celebrazioni per mantenere vive la lingua, le tradizioni e i legami con l'Italia.

La strage di Calumet conosciuta anche come il disastro dell'Italian Hall è una delle tragedie più dolorose e oscure della storia del movimento operaio americano. Avvenne la vigilia di Natale, il 24 dicembre 1913.
Quel giorno un momento di festa organizzato per i figli dei minatori in sciopero si trasformò in una trappola mortale: 73 persone persero la vita e di queste ben 59 erano bambini.
Nel 1913, Calumet era un centro nevralgico per l'estrazione del rame, le condizioni di lavoro nelle miniere della *Calumet and Hecla Mining Company* erano durissime e pericolose. Nell'estate di quell'anno, circa 15.000 minatori – in gran parte immigrati europei (finlandesi, italiani, croati e sloveni) guidati dal sindacato *Western Federation of Miners* (WFM) – decisero di incrociare le braccia,
lo sciopero andava avanti da mesi e l'inverno si stava rivelando durissimo, le famiglie erano alla fame, private di stipendio e sotto la costante pressione delle guardie private assoldate dai proprietari delle miniere per spezzare le proteste.
Per dare un momento di sollievo ai bambini in un Natale così cupo, la sezione femminile del sindacato organizzò una festa nel pomeriggio del 24 dicembre al secondo piano dell' Italian Hall, un edificio costruito dagli immigrati italiani che fungeva da sede per la loro società di mutuo soccorso.
Al secondo piano c'erano circa 500 bambini e 175 adulti. Mentre i piccoli erano in fila davanti al palco per ricevere un modesto regalo e dei dolci, accadde l'irreparabile, un uomo rimasto non identificato salì le scale e si affacciò alla sala, gridò con forza: "Fuoco! Fuoco!" (in inglese, "Fire!")
In realtà, non c'era alcun incendio,
ma la paura e la tensione accumulata in mesi di scontro sociale giocarono un ruolo fatale. Il panico fu immediato, centinaia di persone si precipitarono terrorizzate verso l'unica stretta scalinata che portava all'uscita al piano terra, la fuga si trasformò subito in una calca ingestibile, chi cadde sui gradini ripide venne travolto dal flusso umano, in pochissimi minuti decine di corpi rimasero schiacciati e soffocati contro le porte d'uscita.
Delle 73 vittime accertate la stragrande maggioranza erano figli di minatori immigrati, inclusi molti piccoli di origine italiana di cui una famiglia di Cuceglio di nome Chiappello.

La tragedia non fu un semplice incidente, ma un atto deliberato di sabotaggio psicologico. Testimoni dell'epoca riferirono che l'uomo che aveva gridato "fuoco" portava sul cappotto la spilla della *Citizens' Alliance*, un'organizzazione di vigilantes contraria al sindacato ed alleata con i proprietari delle miniere.
Nessuno venne mai arrestato o condannato per quel gesto. I proprietari delle miniere offrirono persino degli indennizzi in denaro alle famiglie colpite, a patto che queste rinunciassero all'assistenza del sindacato, molti genitori sdegnati rifiutarono l'offerta.
L'Italian Hall è stato demolito nel 1984, ma l'arco della porta d'ingresso è stato conservato ed è tuttora il fulcro del parco memoriale dedicato alle vittime di quella terribile vigilia di Natale. Il cantautore folk Woody Guthrie ha immortalato per sempre questa tragedia nella sua celebre canzone di protesta del 1941, *1913 Massacre

Abramo Chiappello era emigrato negli Stati Uniti per lavorare come minatore e come molti altri connazionali, partecipava attivamente allo sciopero indetto dalla *Western Federation of Miners*. Quella sera si trovavano all'Italian Hall per la festa di Natale dedicata alle famiglie dei minatori in sciopero.

Oltre ai Chiappello, le cronache dell'epoca e le liste dei minatori in sciopero riportano moltissimi cognomi tipicamente canavesani e piemontesi (come *Grivetto*, *Perona*, *Vercellino*, *Boggio*). Molti abitanti di paesi come Cuceglio, Agliè, San Giorgio, Vialfrè e Castellamonte vivevano a Calumet in quel periodo e assistettero alla tragedia, perdendo amici e vicini di casa.

Nelle foto potete vedere il circolo Carlo Botta, il gagliardetto originale che potete vedere anche sul petto dei membri, l'edificio della strage, I funerali e l'arco originale che fa da monumento

I sangiorgesi nella foto sono Giovanni Meinardi (1) Datta Michele (7) Domenico Miglio (67)

Oggi per la rubrica andiamo all'anno 1939 con il nostro Sergio Defilippi, che ringrazio anche per le foto.Partendo in ba...
08/07/2026

Oggi per la rubrica andiamo all'anno 1939 con il nostro Sergio Defilippi, che ringrazio anche per le foto.

Partendo in basso a sinistra
Nella prima immagine possiamo riconoscere:

1 - Sergio Defilippi
2 - Primo Odolini
3 - Tony
4 - Poletti
5 - Silvano Boggio
6 - Remo V***a
7 - Giacomo Dorma
8 - Giovanni Berutti
9 - Renato Falconieri

Nella seconda foto un pranzo presso Ristorante della Luna
Partendo in alto a sinistra

1 - Enrico Gatto
2 - Renato Falconieri
3 - Giovanna Biolatti
4 - Carlo Frola
5 - Primo Odolini
6 - Remo V***a
7 - Giacomo Dorma
8 - Maria Cicirelli
9 - Sergio Defilippi
10 - Lauretta Defilippi
11 - Irma Peila
12 - Alfonso Scannapieco
13 - Antonietta Gagliardi
14 - Giovanni Berutti
15 - Bianca
16 - Maria Adelaide Guglielmino
17 -
18 - Giovanna Giulio
19 - Angela Fadda
20 - Maria Cattaneo
21 - Carla Gubetti
22 - Olga Peila

Quello che faccio non è solo una raccolta di oggetti ma dar vita al passato, ho trovato una letterina di Natale della ma...
28/06/2026

Quello che faccio non è solo una raccolta di oggetti ma dar vita al passato, ho trovato una letterina di Natale della mamma di Michela Ghiotti, lei non l'aveva mai vista, naturalmente glielo consegnata facendola commuovere, ecco , queste sono le cose più belle delle mie ricerche.

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