Fondazione Marcello Zei

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Fondazione Marcello Zei 🏛Paleolitico e Neolitico
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📍Torre dei Templari

La tecnologia del legno ha probabilmente giocato un ruolo chiave nell'evoluzione umana, eppure rimane scarsamente docume...
13/10/2026

La tecnologia del legno ha probabilmente giocato un ruolo chiave nell'evoluzione umana, eppure rimane scarsamente documentata perché i materiali organici raramente si conservano in contesti archeologici.

Il sito del Paleolitico medio di Abric Romaní (Capellades, Barcellona) offre una testimonianza eccezionale della lavorazione del legno da parte dei Neanderthal, preservata attraverso incrostazioni di travertino.

Sono state documentate 597 impronte di legno e resti di legno carbonizzato recuperati da 16 livelli archeologici datati tra circa 62.000 e 40.000 anni fa. L'insieme comprende impronte di legno, impronte di legno carbonizzato e macroresti carbonizzati, tra i quali è possibile identificare diversi oggetti antropogenici.

Questi includono strumenti e armi, manufatti domestici ed elementi strutturali, rivelando un'ampia gamma di attività di lavorazione del legno. Tra le scoperte principali figurano lance di legno, bastoni appuntiti e oggetti domestici come vassoi e treppiedi.

Un manufatto simile a una clava, recuperato dal livello P, rappresenta un oggetto unico senza chiari paralleli nella documentazione preistorica. Il complesso di reperti di Abric Romaní evidenzia l'importanza del legno nei sistemi tecnologici dei Neanderthal e fornisce informazioni inedite sul ruolo dei materiali organici nelle società del Paleolitico medio.

Link articolo scientifico —> https://doi.org/10.1126/sciadv.aeh2287

08/10/2026

48 prehistoric arrows emerge from melting ice in Jotunheimen in Norway as increasingly ancient artefacts are revealed.

Un sentito ringraziamento all’associazione O.N.D.A. Onlus per aver promosso e organizzato l’evento “Il paesaggio preisto...
03/10/2026

Un sentito ringraziamento all’associazione O.N.D.A. Onlus per aver promosso e organizzato l’evento “Il paesaggio preistorico delle acque presso Grotta Guattari e la mostra permanente “Homo sapiens e habitat”, un’incontro serale dedicato alla scoperta della preistoria del Circeo e di un patrimonio archeologico e paleoantropologico che continua a raccontare una storia antichissima.

Iniziative come questa permettono di conoscere da vicino i luoghi, i reperti e le testimonianze che documentano la presenza del Neanderthal nel territorio del Circeo, creando occasioni concrete di divulgazione.

Grazie a tutti i partecipanti per aver condiviso con noi questo viaggio nella preistoria del Circeo!

Questo studio sintetizza i dati paleoambientali regionali al fine di valutare il ruolo degli incendi e dell'erosione ad ...
23/09/2026

Questo studio sintetizza i dati paleoambientali regionali al fine di valutare il ruolo degli incendi e dell'erosione ad essi associata durante due intervalli critici del tardo Quaternario: l'ultimo periodo interglaciale (MIS 5e, ~129–116 ka), dominato da forzanti climatiche naturali, e l'inizio dell'Olocene (~11–7 ka), quando l'attività umana divenne sempre più significativa.

Le evidenze includono concentrazioni di micro-carbone, isotopi di carbonio e stronzio nelle speleotemi, dati pollinici, sedimenti lacustri e alluvionali e dati archeologici provenienti dal sistema Mar Morto-Valle del Giordano e dalle colline e coste del Mediterraneo.

Entrambi i periodi mostrano picchi pronunciati nell'abbondanza di micro-carbone sincroni con i principali indicatori di perdita di vegetazione ed erosione del suolo sui versanti collinari. Durante il MIS 5e, si è verificata un'estrema instabilità climatica, con intensi incendi boschivi innescati dai fulmini.

Questi incendi hanno coinciso con l'erosione del suolo, valori elevati di δ¹³C che indicano la perdita di vegetazione C3, un maggiore apporto detritico nelle valli e una diffusa instabilità geomorfologica. Una cascata di incendi ed erosione simile, ma di minore entità, si è verificata durante l'Olocene inferiore, con un picco intorno a ~9,5 ka.

Sebbene non si possa escludere una limitata presenza di incendi antropogenici durante il Neolitico, l'estensione spaziale, la sincronia e le prove indirette indicano un controllo prevalentemente climatico, legato alla forzatura orbitale e alle incursioni di temporali secchi.

L'erosione dei versanti durante entrambi gli intervalli è stata accompagnata da una rideposizione su larga scala di suoli erosi nei fondovalle, formando spessi conoidi alluvionali e depositi di pianura alluvionale.

Durante il Neolitico, tali suoli ridepositati hanno fornito condizioni favorevoli per le prime forme di agricoltura e hanno coinciso con la concentrazione di grandi insediamenti neolitici nella valle del Giordano, mentre contemporaneamente si verificava l'abbandono nelle aree collinari. Si ipotizza che le comunità neolitiche, osservando l'argilla cotta dal fuoco nei sedimenti di valle depositati di recente, possano aver derivato il concetto di cottura della ceramica, qui definito "ipotesi del forno naturale".

Link articolo scientifico —> https://doi.org/10.1016/j.geomorph.2026.110514

UN’ESTATE DI CULTURA, RICERCA E CONDIVISIONEL'estate appena trascorsa è stata una stagione piena di eventi e divulgazion...
20/09/2026

UN’ESTATE DI CULTURA, RICERCA E CONDIVISIONE

L'estate appena trascorsa è stata una stagione piena di eventi e divulgazione attorno alla mostra permanente "Homo sapiens e habitat". L'iniziativa ha unito ricerca scientifica, archeologia e arte contemporanea quest'ultima grazie alla rassegna "Odissea Contemporanea" curata durante ogni stagione dall’instancabile Fabio D'Achille Mad Museo d'Arte Diffusa — oltre ad offrire visite guidate alla Grotta Guattari condotte da studiosi e divulgatori esperti, competenti in preistoria, come Michelangelo, Ilenia ed Elisabeth, che hanno da sempre tutta la nostra stima e riconoscenza.

Tutti gli eventi e le attività sono stati resi possibili e valorizzati soprattutto con il sostegno economico di Rossato: una realtà che condivide la nostra visione e che ha dimostrato un profondo legame con il territorio, sapendone riconoscere, apprezzare e valorizzare le molteplici ricchezze.

A fronte di queste attività, sentiamo però il dovere di esprimere una difficoltà che quest’anno è diventata particolarmente evidente: la totale assenza di sostegno e promozione da parte degli enti preposti alla divulgazione locale degli incontri e degli eventi nel nostro calendario estivo. Inevitabilmente questo ha limitato la possibilità di far conoscere queste iniziative a un pubblico più ampio.

Talvolta, una conoscenza parziale e una percezione distorta del valore di certi Beni possono portare a sminuire un patrimonio inestimabile, riducendoli a una semplice testimonianza del passato, secondo dinamiche ben rappresentate dai racconti popolari sull’ostilità verso i successi altrui.

Abbiamo insistito prima e durante tutta la stagione estiva per vedere almeno stampato, su un foglio A4 esposto, il nostro calendario. Non ci è stato concesso nemmeno questo.

L'obiettivo di questo programma non è mai stato quello di contrapporsi con gli eventi di intrattenimento di San Felice Circeo, ma contribuire ad arricchire tale offerta dando voce anche a temi di profondo interesse culturale, scientifico e archeologico.

Queste attività, che possono apparire banali a occhi inesperti, si collocano in quello che gli studiosi definiscono “archeologia pubblica”: un modo aperto, partecipato e inclusivo di vivere l’archeologia, capace di avvicinare la comunità alle pratiche e alle ricerche più recenti. Creare occasioni di incontro significa rafforzare il rapporto tra il pubblico e i Beni Culturali, approfondendo temi che difficilmente trovano spazio in altri contesti e rendendo la conoscenza accessibile, condivisa e viva, per tutti.

Lavorare e fare ricerca in un luogo così straordinario come il promontorio del Circeo è un privilegio che richiede responsabilità e attenzione da parte delle istituzioni. Il ringraziamento va a tutti i collaboratori e al pubblico partecipativo, con la promessa di continuare a lavorare affinché questo patrimonio trovi finalmente lo spazio e il sostegno che merita.

Comune di San Felice Circeo

✨ Ci sono visite che diventano occasioni preziose di incontro, confronto e condivisione.È stato un grande piacere accogl...
17/09/2026

✨ Ci sono visite che diventano occasioni preziose di incontro, confronto e condivisione.

È stato un grande piacere accogliere alla Mostra permanente “Homo sapiens e habitat” gli studenti e i ricercatori delle Università di Tubinga, Southampton e Roma Tor Vergata, impegnati nello scavo della Grotta del Fossellone. 🏺⛏️

Un ringraziamento speciale al dott. Flavio Altamura, che ci ha resi partecipi della sua recente esperienza di scavo a Riparo Blanc, condividendo con noi le fasi della ricerca sul campo, e ad Armando Falcucci dell’Università di Southampton, per la sua presenza e per il prezioso momento di confronto e condivisione.

🎥 A concludere la visita, un emozionante viaggio nel tempo: la proiezione dell’esclusivo filmato della Grotta Guattari, realizzato poco dopo la scoperta, un documento storico di particolare importanza che conserva immagini preziose delle prime ricerche in uno dei luoghi simbolo della preistoria del Circeo.

Comune di San Felice Circeo

La grotta, denominata “Grotta delle Veneri”, si trova nel sito archeologico di Parabita (Puglia, Italia meridionale). Ra...
15/09/2026

La grotta, denominata “Grotta delle Veneri”, si trova nel sito archeologico di Parabita (Puglia, Italia meridionale).

Rappresenta una delle costruzioni archeologiche più importanti della pen*sola salentina, poiché la sua scoperta ha confermato la presenza dell'uomo di Neanderthal nel bacino del Mediterraneo.

Per evidenziare la presenza di altre cavità collegate alla grotta, è stata intrapresa una campagna di indagini geofisiche. Date le condizioni geologiche e geomorfologiche del sito, sono state considerate le metodologie geofisiche del georadar (GPR) e della tomografia di resistività elettrica (ERT).

La particolare conformazione morfologica del terreno, legata a una serie di dislivelli e alla presenza di ostacoli come alberi e cespugli, ha portato all'acquisizione di dati GPR 3D in aree limitate.

In queste aree è stato possibile acquisire i dati ERT 3D. I risultati sono sorprendenti e mostrano diverse aree con presenza di cavità nelle vicinanze della stessa grotta.

I risultati indicano una probabile zona inesplorata della grotta. Le indagini hanno rivelato una serie di anomalie caratterizzate da elevata resistività e ampiezze elevate di riflessione delle onde elettromagnetiche, interpretate come cavità.

I dati geofisici confermano l'effettiva presenza di una serie di cavità (fino ad ora sconosciute) che potrebbero essere collegate alla grotta principale. Il modello risultante fornisce i parametri necessari (profondità e volumi) per la progettazione di una serie di indagini dirette da parte degli archeologi.

Link articolo scientifico —> https://doi.org/10.1016/j.daach.2026.e00560

La Sierra de Atapuerca, un sistema carsico situato a circa 15 km a est di Burgos, nella Spagna settentrionale, contiene ...
15/09/2026

La Sierra de Atapuerca, un sistema carsico situato a circa 15 km a est di Burgos, nella Spagna settentrionale, contiene una documentazione paleoantropologica del Pleistocene straordinariamente ricca e continua.

All'interno di questo complesso, il sito della grotta di Gran Dolina presenta un profondo riempimento sedimentario suddiviso in 11 unità litostratigrafiche (TD1-TD11, dal basso verso l'alto) che coprono un periodo compreso tra il Pleistocene inferiore e medio. L'unità TD6 riveste un'importanza fondamentale all'interno di questa sequenza, in quanto ha restituito l'associazione fossile sulla base della quale è stata definita la specie Homo antecessor.

Questa unità è suddivisa in tre subunità (TD6.1 a TD6.3), con la più alta concentrazione paleoarcheologica riscontrata nello "Strato Aurora" (TD6.2). L'ipodigma degli ominidi di questo livello comprende oltre 190 esemplari fossili confermati ed è saldamente associato a un'industria litica di Modo 1 (classificazione americana).

La datazione radiometrica colloca in modo coerente l'assemblaggio di ominidi TD6 tra circa 800 e 900 ka, con una stima più precisa intorno a 850 ka, saldamente all'interno del tardo Pleistocene inferiore.

La posizione filogenetica di H. antecessor è stata oggetto di un ampio dibattito sin dalla sua descrizione iniziale. Originariamente proposto come ultimo antenato comune di Neanderthal e umani moderni sulla base di una combinazione di caratteristiche facciali derivate e tratti postcraniali e dentali primitivi, successive analisi morfologiche e proteomiche hanno affinato questa posizione, suggerendo invece una relazione ancestrale all'interno di quel clade. Nonostante la sua importanza, la morfologia cranica di questa specie rimane scarsamente caratterizzata a causa della natura frammentaria dei resti conservati. Studi precedenti hanno descritto aspetti dell'osso frontale, della squama temporale e delle caratteristiche endocraniche, ma gli aspetti chiave della sua morfologia neurocranica rimangono poco compresi.

Tra questi, lo spessore della volta cranica (CVT), che comprende la tavola esterna (OT), lo spazio diploico (DS) e la tavola interna (IT), è un carattere comunemente riportato nella descrizione di frammenti cranici isolati proprio per la sua capacità di definire lo status tassonomico di materiale ominide di recente scoperta. Il CVT mostra una significativa variabilità all'interno del genere Homo , influenzata da una complessa interazione di fattori tra cui la crescita cerebrale, le sollecitazioni biomeccaniche e la fisiologia sistemica; i valori assoluti di spessore devono pertanto essere interpretati con cautela come caratteri filogenetici. Le proporzioni relative dei tre strati ossei sono particolarmente informative a questo riguardo: nell'Homo erectus , il diploe rappresenta circa la metà o più del CVT totale, mentre i Neanderthal mostrano una distribuzione dello spessore distintiva e relativamente uniforme lungo la volta cranica, che differisce dal modello più regionalmente variabile dell'Homo sapiens. L'osso parietale è di particolare interesse comparativo in quanto ha subito cambiamenti morfologici taxon-specifici durante la radiazione del genere Homo , con modelli distinti documentati in Homo ergaster/H. erectus , Neanderthal e esseri umani moderni. Nonostante la riconosciuta utilità di queste caratteristiche, la CVT e l'architettura ossea interna rimangono poco studiate in diversi taxa chiave di ominidi, e non è stata condotta alcuna analisi quantitativa per H. antecessor oltre un singolo esemplare giovanile, limitando la nostra comprensione della variazione cranica all'interno di questa specie.

Questo studio contribuisce alle limitate conoscenze che abbiamo sullo spessore cranico in H. antecessor , analizzando tre frammenti cranici precedentemente non studiati. Sulla base dell'osservazione diretta e dell'analisi μCT, forniamo una descrizione morfologica dei tre frammenti e quantifichiamo il CVT e le sue componenti interne, confrontando i risultati con i dati pubblicati su altri ominidi del Pleistocene e umani moderni, nonché con l'esemplare giovanile precedentemente descritto.

Questi dati contribuiscono a una migliore comprensione della morfologia cranica in questa specie chiave del Pleistocene inferiore.

Link articolo scientifico —> https://doi.org/10.1016/j.jhevol.2026.103870

È ora disponibile su YouTube il video dell’incontro “La Grotta Spaccata di Torre Paola. Suggestioni millenarie: dall’Odi...
13/09/2026

È ora disponibile su YouTube il video dell’incontro “La Grotta Spaccata di Torre Paola. Suggestioni millenarie: dall’Odissea alle cavità naturali del Circeo”, tenutosi il 12 settembre presso la mostra "Homo sapiens e habitat" di San Felice Circeo.

La presentazione, curata dal giornalista Lorenzo Grassi, conduce alla scoperta della più imponente cavità del promontorio, tra testimonianze del passato, esplorazioni e antiche leggende.

Link articolo scientifico -->https://www.lorenzograssi.it/storia/2019convegnocirceo.pdf

🌊 La Grotta Spaccata di Torre Paola dall’Odissea alle cavità natura...

L'abitudine moderna di masticare noci di betel è praticata da circa una persona su dieci in tutto il mondo, eppure le or...
13/09/2026

L'abitudine moderna di masticare noci di betel è praticata da circa una persona su dieci in tutto il mondo, eppure le origini più antiche di questa diffusa abitudine all'uso di droghe rimangono sconosciute.

Rari resti scheletrici di due cacciatori-raccoglitori pre-agricoli provenienti da Sulawesi (Indonesia), entrambi con una patologia dentale che, secondo le nostre analisi, è stata causata da un precursore finora sconosciuto della masticazione di betel: l'abitudine di succhiare noci di betel intere.

Precedenti studi suggerivano che il principale alcaloide neuroattivo presente nella noce di betel, l'arecolina, venisse rilasciato masticando la noce lavorata con calce spenta. Tuttavia, questi esperimenti dimostrano che il semplice mantenimento di noci di betel intatte nel cavo orale per periodi prolungati rilascia arecolina.

Anche l'analisi biomolecolare dei denti umani antichi è coerente con questa forma primitiva di ingestione di noci di betel.

Considerando che i primi cacciatori-raccoglitori risalgono a un periodo compreso tra 25.000 e 16.000 anni fa, questi risultati suggeriscono che l'uso della noce di betel come droga abbia origini più antiche di quanto si pensasse in precedenza.

Link articolo scientifico —> https://doi.org/10.1126/sciadv.aei1901

Indirizzo

Piazza Luigi Lanzuisi
San Felice Circeo
04017

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