09/08/2026
ROASIO, 9 AGOSTO 1944
"Horresco hoc referens.
Mi trema la penna tra le dita, il cuore in petto nel narrare l'eccidio compiuto dai germani e repubblicani nella contrada del cantone Carazzo e nella piazza davanti al municipio.
Erano le ore 10 del 9 agosto. Un camion di tedeschi e repubblicani penetrarono nel nostro paese ed in seguito al fatto che un certo Marcon Giuseppe - partigiano - aveva ucciso nelle "quattro strade" un ufficiale tedesco, fecero una gravissima rappresaglia.
Dopo aver ucciso alcuni partigiani sconosciuti che avevano condotto con sè, entrati nel paese, presero a viva forza uomini, donne, quanti trovarono in casa, obbligandoli a portarsi nella piazza del Municipio.
Il Zanone Celestino, padre di due bambini, che si era chiuso in casa per non essere preso, ebbe sfondata la porta e venne ucciso nella propria abitazione, alla presenza della moglie e dei figli.
Sessanta e più persone furono condotte nella piazza del Municipio, raccolte nelle varie case del cantone Carazzo, ed obbligate ad assistere alla morte, all'impiccagione, alla fucilazione di coloro che venivano condannati alla morte, senza istruttoria, senza processo, senza distinzione di partito. Lo stesso comandante di questa spedizione ebbe a proclamarli eroi.
Tra gli obbligati spettatori trovavano il farmacista Maccia Guido ed il Dottore Romersa, mio nipote Ferraris Biagio con suo figlio chierico, in veste talare, che fu poi lasciato in libertà, tanti uomini e donne.
L'eccidio fu compiuto in un'oretta, in tutta fretta per timore di essere sorpresi dai partigiani.
Ecco la nota dei trucidati rilasciata dal Comune al Parroco di S. Maurizio: Aletti Giuseppe, erbivendolo; Barbero Adolfo, meccanico; De Angeli Bruno, pavimentatore; Granzotto Giacomo, bracciante agricolo; Pastore Antonio, macellaio; Pizzo Alfredo, muratore; Taraboletti Natale, commerciante; Vaccino Carlo, elettricista; Vaccino Mario, muratore; Zanone Celestino, agricoltore; Brovarone Liliano, muratore.
Sempre nello stesso giorno, sono morte per impiccagione undici persone: cinque attaccate ai balconi del Municipio e di case private adiacenti, sei ai pali telegrafici sulla strada provinciale Roasio-Gattinara. Fu riconosciuto e trasportato a Vigliano-Biellese Carando Lorenzo, aiutante muratore.
Durante questa tragica esecuzione, quasi tutti sfollarono, altri si tapparono in casa, non c'era più persona per le vie del paese. Il parroco, accorso dopo il tragico e fulmineo fatto a dare i Sacramenti sotto condizione, vide il paese deserto. Quasi tutti fuggirono, temendo ancora qualche cosa di peggio e non ritornarono se non dopo qualche giorno. Più nessuno nel Municipio.
Viva impressione nel paese. Tutti impauriti e fuggiti via. Solo il commissario prefettizio, geom. Giuseppe Scribante, col parroco di S. Maurizio, s'aggiravano tra le vittime per combinare la sepoltura di tutti quei morti, che fu fatta il giorno dopo, a mezzo di camion, con due trasporti nella chiesa del cimitero, tra le lacrime dei presenti, con lo schianto nel cuore del parroco, a cui manca la parola, la voce che veniva soffocata dalle lacrime e dal dolore.
Die nigra signanda lapillo".
Don Salvatore Ferraris: Memorie Storiche - Note d'Archivio della Parrocchia di Roasio S. Maurizio, Roasio S. Maurizio 1944, citato in Arnaldo Colombo, Guerra nel brugo, Tipolitografia Cav. De Marchi, Vercelli 1976, pp. 51-52