24/06/2026
MITRA O MOSCHETTO... PER IL PARTIGIANO PERFETTO?
«[...] Presso alcune formazioni partigiane regna un sovrano disprezzo per il moschetto e per il fucile ed una specie di idolatria per il mitra.
Che un'arma automatica sia di rendimento maggiore di una semiautomatica è evidente, ma da qui ad arrivare a disprezzare il moschetto vi è una bella differenza.
Il mitra, arma speciale per una lotta ravvicinata, e per le imboscate, ha una scarsissima precisione di tiro a distanza media (200=400 metri) nel caso poi del mitra inglese Sten, questo non assicura nessuna precisione di fuoco al di là dei cento metri.
Nei combattimenti di montagna non si tratta di ti**re molto, ma di ti**re bene e, quando mancano le mitraglie per interdire al nemico un passaggio obbligato o l'accesso ad una nostra posizione valgono di più dei buoni tiratori che col moschetto e ancora meglio con un buon vecchio fucile "91" od un Ma**er tedesco applichino alla lettera: "Per ogni nemico una pallottola, per ogni pallottola un nemico".
L'Armata Rossa, il cui sforzo per dotare i combattenti delle armi automatiche più moderne è riconosciuto da tutti, è anche l'Armata che più di tutte si è sforzata di ottenere i migliori risultati di precisione per il tiro individuale.
Per il nemico che avanza è ben più impressionante e più dannoso il fuoco preciso che gli abbatte i suoi uomini di punta e che proviene da tutte le parti, da punti difficilmente reperibili, che non dalle numerose raffiche a cui può sempre rispondere con una più intensa azione di fuoco.
Mitra bisogna cercare di averne il più possibile e di utilizzarli per le imboscate e per la lotta ravvicinata, ma moschetti pure bisogna averne, e fucili e darli in mano ad uomini che sappiano come sparare, che abbiano fiducia nel tiro delle proprie armi».
[Da "Occhio al mirino", foglio di istruzioni senza data, archivio Istorbive, fondo Salza Bruno, busta 70 fasc. 11]