Fondazione Museo della Shoah

Fondazione Museo della Shoah La Fondazione Museo della Shoah concorre a mantenere presente, nella società civile, la memoria

La Fondazione non ha fini di lucro diretti o indiretti e persegue le seguenti finalità:

a) concorrere a mantenere viva e presente, nella società civile, la memoria della tragedia della Shoah;

b) contribuire alla promozione ed alla diffusione dei valori della uguaglianza e della pace tra i popoli con l’affermazione del principio di fratellanza e di accoglienza di ogni diversità, contro ogni forma

di razzismo e di discriminazione tra gli uomini;

c) supportare le altre iniziative pubbliche e private coerenti con il perseguimento dei valori e delle finalità della Fondazione.

24/06/2026

Oggi, con Cesare, guida volontaria della Fondazione Museo della Shoah, ci siamo fermati davanti a questa tabella. Sai cosa rappresenta?

Il titolo recita “Kennzeichen für Schutzhäftlinge in den Konz. Lagern”, ovvero “Contrassegni per i prigionieri nei campi di concentramento”: è il sistema con cui le SS classificavano i detenuti.

Ogni colore corrispondeva a una categoria. Il rosso per i prigionieri politici, il verde per chi era classificato come criminale comune, il viola per i Testimoni di Geova, il rosa per gli omosessuali, il nero per i cosiddetti “asociali”. Una lettera indicava la nazionalità, mentre due triangoli sovrapposti a formare una stella marchiavano gli ebrei.

Un sistema preciso e burocratico, pensato per cancellare l’identità delle persone prima ancora delle loro vite.

Al Museo ci sono Cesare e tutte le altre bravissime guide volontarie pronte ad accompagnarvi in mostra. Vi aspettiamo.

📍 Fondazione Museo della Shoah, via del Portico d’Ottavia 29, Roma
👉Ingresso gratuito

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✨ Una serata intensa, partecipata e ricca di emozioni ha accompagnato il pubblico nella giornata terza giornata di Ebrai...
17/06/2026

✨ Una serata intensa, partecipata e ricca di emozioni ha accompagnato il pubblico nella giornata terza giornata di Ebraica Festival 2026

Dalla presentazione di Ovunque sia casa di Ghila Piattelli, al toccante reading Osman e Angelo. Un poliziotto e un carabiniere Giusti tra le nazioni, fino allo spettacolo Giobbe, il Palazzo della Cultura si è confermato ancora una volta uno spazio di incontro, memoria e condivisione.

Grazie agli autori, agli artisti e a tutti coloro che hanno partecipato con attenzione e calore, rendendo speciale questa giornata del Festival.

💙 Tikvàh – Essere Speranza: una parola che continua a prendere vita attraverso la cultura e il dialogo.

 Il 12 giugno 1929 nasceva a Francoforte Annelies Marie Frank, simbolo della tragedia che colpì più di un milione e mezz...
12/06/2026


Il 12 giugno 1929 nasceva a Francoforte Annelies Marie Frank, simbolo della tragedia che colpì più di un milione e mezzo di bambini e adolescenti durante la Shoah.

Nei primi anni della sua infanzia, la piccola Anna visse insieme a sua sorella Margot e ai suoi genitori Otto ed Edith Frank, nella periferia di Franconforte. Dopo la presa del potere da parte del partito nazista di Hi**er (1933), la sua famiglia decise di rifugiarsi ad Amsterdam dove Otto Frank aveva dei contatti di lavoro.

Tuttavia nel maggio del 1940 le truppe tedesche occuparono i Paesi Bassi e, nel luglio 1942, iniziarono a compiere rastrellamenti con il fine di deportare gli ebrei olandesi verso i campi di sterminio di Auschwitz e Sobibor. Proprio in questo periodo la famiglia di Anna decise di nascondersi in un appartamento segreto, situato dietro l’azienda di famiglia al 263 di Prinsengracht, a cui si aggiunsero altri quattro ebrei olandesi.

Per due anni riuscirono a vivere in questo luogo in condizione di clandestinità, anche grazie all’aiuto di amici e colleghi di Otto Frank: Johannes Kleiman, Victor Kugler, Jan Gies, and Miep Gies collaborarono a sistemare il nascondiglio e a fornire regolarmente cibo e vestiario, rischiando la propria vita.
Purtroppo a causa di una denuncia anonima, il 4 agosto 1944 furono arrestati e trasferiti prima al campo di concentramento di Westerbork, poi deportati ad Auschwitz.

Selezionate per i lavori forzati, Anna e Margot vennero ben presto trasferite a Bergen-Belsen in Germania, dove morirono di tifo (marzo 1945) poche settimane prima che il campo venisse liberato dalle truppe inglesi. Anche i genitori di Anna vennero selezionati per i lavori forzati: la madre Edith morì ad inizio gennaio 1945 ad Auschwitz, mentre il padre Otto riuscì a sopravvivere alla tragedia.

Attraverso il suo famoso diario, ritrovato nell'appartamento segreto e pubblicato nel 1947, Anna continua a testimoniare le promesse e le speranze che andarono perdute con la morte dei bambini e dei ragazzi nell'orrore della Shoah.

Si è spenta a Milano Sultana Razon, pediatra, testimone della Shoah e moglie di Umberto Veronesi.Nata a Milano il 24 ago...
11/06/2026

Si è spenta a Milano Sultana Razon, pediatra, testimone della Shoah e moglie di Umberto Veronesi.

Nata a Milano il 24 agosto 1932 da Nissim Razon e Regina Afnaim, apparteneva a una famiglia ebrea sefardita di origine turca, arrivata in Italia nel 1930.

Durante la guerra, ancora bambina, visse la persecuzione antiebraica, l’internamento e la deportazione. Dopo l’internamento del padre a Ferramonti di Tarsia, la famiglia fu trasferita a Taglio di Po. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, i genitori furono imprigionati nel carcere di Rovigo, mentre Sultana, insieme alla sorella e ai cuginetti, rimase per un periodo sola, affidata all’aiuto di una contadina del paese.

In seguito anche i bambini furono arrestati e ricongiunti ai familiari. Tutti vennero trasferiti a Fossoli e da lì deportati a Bergen-Belsen. Grazie ai passaporti turchi, furono separati dagli altri prigionieri e, nell’aprile 1945, rilasciati nell’ambito di uno scambio con prigionieri tedeschi detenuti in Turchia. Dopo il passaggio in Svezia e l’arrivo a Istanbul, Sultana tornò a Milano nel gennaio 1946.

Rientrata in Italia, riprese gli studi e divenne medico pediatra oncologa. Per oltre quarant’anni lavorò al Fatebenefratelli e al San Carlo di Milano, contribuendo alla nascita dei primi reparti di pediatria nei due ospedali.

Nella sua vita condivise un lungo percorso familiare con Umberto Veronesi, oncologo di fama internazionale. Dal loro matrimonio nacquero sei figli.

Nel corso degli anni scelse di trasformare la memoria della persecuzione vissuta in testimonianza, incontrando studenti e giovani per raccontare la Shoah. Nel 2013 pubblicò il libro autobiografico “Il cuore, se potesse pensare”. Una storia d’amore, ricerca e battaglie e nel 2019 ricevette l’Ambrogino d’Oro dal Comune di Milano.

Con Sultana Razon Veronesi scompare una voce preziosa della memoria, una donna che ha attraversato persecuzione, deportazione, ritorno alla vita e impegno al servizio degli altri.

La Fondazione Museo della Shoah si unisce al cordoglio della famiglia e di tutti coloro che ne custodiscono la memoria.

Giusti fra le Nazioni: il coraggio di chi scelse di salvarePresso la Casina dei Vallati si è svolta la cerimonia di conf...
11/06/2026

Giusti fra le Nazioni: il coraggio di chi scelse di salvare

Presso la Casina dei Vallati si è svolta la cerimonia di conferimento del titolo di Giusti fra le Nazioni, la più alta onorificenza civile dello Stato d’Israele conferita attraverso Yad Vashem, alla memoria di Marcello Via, Ada Brandizzi Via e Laura Maria Arduini.

L’evento, organizzato dalla Fondazione Museo della Shoah con l’Ambasciata d’Israele in Italia, ha ricordato le storie di cittadini italiani che, durante l’occupazione nazifascista, scelsero di rischiare la propria vita per salvare cittadini ebrei perseguitati.

Marcello Via e Ada Brandizzi Via offrirono protezione alla famiglia Sadun, mentre Laura Maria Arduini contribuì a salvare Masino Coen e Laura Sonnino, nascosti a Roma fino alla liberazione della città.

Alla cerimonia sono intervenuti:

Mario Venezia, Presidente della Fondazione Museo della Shoah
Victor Fadlun, Presidente della Comunità ebraica di Roma
Lior Keinan, Vice Ambasciatore dell’Ambasciata d’Israele in Italia

Hanno inoltre preso parte all’incontro Silvia Haia Antonucci, che ha supportato la ricerca documentale dell’Archivio della Comunità ebraica di Roma, e i parenti dei salvati e dei salvatori.

Un momento di memoria, riconoscenza e responsabilità collettiva, per rendere omaggio a chi seppe scegliere il coraggio e l’umanità davanti alla persecuzione, lasciando una testimonianza che continua a parlare al presente.

Yad Vashem: World Holocaust Center, Jerusalem
Israele in Italia

Foto Ariel Nacamulli

10/06/2026

Oggi, presso la Casina dei Vallati, la Fondazione Museo della Shoah ha ospitato la cerimonia di conferimento del titolo di Giusti fra le Nazioni, conferita da Yad Vashem, alla memoria di Marcello Via, Ada Brandizzi Via e Laura Maria Arduini.

Un riconoscimento che rende omaggio a chi, durante l’occupazione nazifascista, scelse di rischiare la propria vita per salvare cittadini ebrei perseguitati.

Come racconta il Presidente della Fondazione Mario Venezia, custodire questa memoria significa continuare a trasmettere il valore di quelle scelte: gesti di coraggio, responsabilità e umanità che ancora oggi parlano alle nuove generazioni.

La Fondazione Museo della Shoah è onorata di accogliere e custodire l’onorificenza conferita alla memoria di queste famiglie coraggiose, affinché la loro testimonianza continui a vivere nel tempo.

09/06/2026

Forse ce l’hai anche tu. In una scatola, in un cassetto, tra le carte di casa.

Documenti che conservi da anni, magari senza sapere quanto contano non solo per la tua famiglia, ma per tutti noi: una fotografia, una pagella, una lettera. Perché raccontano gli anni della persecuzione antiebraica in Italia attraverso i volti e le parole di chi l’ha vissuta.

Certo che custoditi in un cassetto, rischiano di andare perduti. Ma affidati alla Storia, diventano testimonianza!

Con “Dalle case alla Storia” l’Archivio storico della Fondazione Museo della Shoah ti invita a mettere a disposizione, in originale o in copia, fotografie, lettere e documenti legati alla persecuzione.

E cosa ne facciamo? Ogni documento viene tutelato e conservato con cura, studiato dai nostri archivisti per ricostruire le storie e le biografie delle persone che racconta, e restituito alla collettività, alle nuove generazioni, attraverso un sito web dedicato, mostre, ricerca e progetti per le scuole. Un lavoro rigoroso e specializzato, che trasforma una carta privata in un pezzo di Storia condivisa.

Donare un documento non vuol dire rinunciare alla tua memoria ma anzi vuol dire trasformarla in una responsabilità condivisa, e tramandarla a chi verrà dopo di noi.

Affida alla Storia la tua memoria.
📩 Scrivici: [email protected]

05/06/2026

Da oltre dieci anni la Fondazione Museo della Shoah accoglie giovani volontari del Servizio Civile Austriaco, offrendo loro l’opportunità di vivere un’esperienza concreta all’interno di un’istituzione dedicata alla memoria, alla ricerca e alla divulgazione storica.

Leonardo è uno dei ragazzi che oggi svolge il suo servizio presso la Fondazione.

Il Servizio Civile Austriaco all’estero è un’alternativa al servizio militare: un percorso di circa 10-12 mesi che porta i giovani a lavorare in musei, istituzioni culturali, ONG e realtà internazionali impegnate nella memoria storica, nel sociale e nella promozione della pace.

Alla Fondazione, i volontari vengono coinvolti in diverse attività: dal lavoro d’archivio al supporto agli eventi, dalle visite guidate ai progetti educativi e di divulgazione.

Un’esperienza fatta di responsabilità, adattamento e crescita personale, ma anche un’occasione preziosa per costruire un ponte culturale tra Italia e Austria e contribuire, ogni giorno, alla trasmissione della memoria.

Dal 2010 a oggi, la Fondazione ha ospitato 15 volontari del Servizio Civile Austriaco, confermando il valore di una collaborazione internazionale che continua a rafforzarsi nel tempo.

 Oggi commemoriamo un momento cruciale della Seconda Guerra Mondiale: la liberazione di Roma dal dominio nazista.Il 4 gi...
04/06/2026



Oggi commemoriamo un momento cruciale della Seconda Guerra Mondiale: la liberazione di Roma dal dominio nazista.
Il 4 giugno 1944, entrano a Roma le truppe americane e finisce "l'inverno più lungo" della città nell'epoca moderna.
Dopo 9 mesi di occupazione l’esercito tedesco fu costretto ad una rapida ritirata verso nord. La liberazione della città rappresentò un evento chiave sia per la Campagna d’Italia condotta dalle truppe alleate, sia per la successiva liberazione della Pen*sola.

Ricordiamo quel giorno, ricordiamo la fine della fame, del freddo, della paura, ma anche la fine della persecuzione degli ebrei romani. Ricordiamo le vittime, i sopravvissuti, ricordiamo e onoriamo chi ha combattuto per la libertà.

Un viaggio della memoria, un’esperienza di consapevolezza.Abbiamo accompagnato le ragazze e i ragazzi dell’Istituto comp...
29/05/2026

Un viaggio della memoria, un’esperienza di consapevolezza.

Abbiamo accompagnato le ragazze e i ragazzi dell’Istituto comprensivo Hypatia di Torre Angela in Polonia, tra Cracovia, Auschwitz e Birkenau, in un percorso educativo e umano profondamente significativo.

Luoghi che interrogano la coscienza, che chiedono ascolto, responsabilità e memoria.

Ringraziamo il Municipio Roma VI delle Torri, la Comunità Ebraica di Roma, i docenti e le famiglie per aver reso possibile questa esperienza.

Trasmettere la memoria alle nuove generazioni significa costruire ogni giorno gli strumenti per riconoscere e contrastare odio, discriminazione e indifferenza.

Indirizzo

Via Portico D'Ottavia 29
Rome
00186

Orario di apertura

Lunedì 10:00 - 18:00
Martedì 10:00 - 18:00
Mercoledì 10:00 - 18:00
Giovedì 10:00 - 18:00
Venerdì 10:00 - 13:00
Domenica 10:00 - 18:00

Telefono

+390668805806

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