12/03/2026
Biglietto autografo di Bartolommeo Capasso, storico ed archivista napoletano. Biglietto del 1886 inviato a Carlo Padiglione, storico ed araldista. E' la prima volta che trovo un autografo di Bartolommeo Capasso, una super rarità!!
Bartolommeo Capasso (Napoli, 22 febbraio 1815 – Napoli, 3 marzo 1900) è stato uno storico e archivista italiano.
Vide la luce a Napoli il 22 febbraio 1815, nel quartiere Porto, nella casa di proprietà paterna, al n. 15 di via Principessa Margherita, all'epoca denominata supportico Caiolari, una casa che era appartenuta ai Figliamonti e che suo padre aveva acquistato essendo la prima moglie appartenente a quella famiglia. Entrambi i genitori erano di Frattamaggiore. Il padre, Francesco, era un ricco commerciante di canapa; la madre, Maria Antonia Padricelli, fu un «raro esempio di cristiane e domestiche virtù», come egli ebbe a definirla dedicandole, nel 1846, la “Topografia storico archeologica della Pen*sola Sorrentina” e la raccolta di antiche iscrizioni, edite, appartenenti alla medesima. Rimasto orfano del padre, nel 1824 Bartolommeo si iscrisse al seminario di Napoli, dove cominciò i suoi studi, per trasferirsi, due anni più tardi, nel seminario di Sorrento, dove si era trasferito con la famiglia, perché la madre ebbe a risposarsi con un facoltoso possidente sorrentino.
Si dimostrò già in tenera età un talento nell'apprendimento, soprattutto del latino, del greco e della storia antica. Era dotato di valido spirito critico, frequentò in quegli anni, la scuola di Domenico Aulisio, futuro letterato e giurista. A 18 anni intraprese un lungo viaggio per la pen*sola italiana, durante il quale ebbe modo di constatare la grave carenza della ricerca storiografica nell'Italia meridionale, già da lui evidenziata nel corso degli studi.
Appassionato della storia di Napoli, Capasso dedicò l'intera sua vita agli studi di storia e topografia antica della sua città, trascorrendo la sua esistenza come archivista tra libri, antiche pergamene e contenuto di atti notarili rogati nei vari periodi storici. Modesto, riflessivo, seppe guadagnarsi stima e apprezzamento per il suo lavoro.
Dall'Accademia Pontaniana alla direzione del Grande Archivio di Stato di Napoli
Monumenta ad Neapolitani ducatus historiam pertinentia, 1881.
Dopo aver dato alle stampe i suoi primi lavori di erudizione vedi “Scritti principali”, nel 1856 divenne socio dell'Accademia Pontaniana, di cui sarà presidente. L'anno successivo entrò anche nell'Accademia Ercolanese, sulle cui ceneri sorse la Società reale di archeologia, letteratura e belle arti, della quale Capasso fu lungamente presidente. A Napoli nel 1876 collaborò con Carlo Troya suo insegnante e assieme ad alcuni studiosi quali Camillo Minieri Riccio Giuseppe de Blasiis e Benedetto Croce, fondarono la Società napoletana di storia patria, ente che presiedette, ininterrottamente, dal 1883 sino alla morte.
Il filosofo Benedetto Croce, memore della stima nei suoi confronti, in un suo scritto volle ricordare le sue parole riferite al muraglione e agli archi dell'Anticaglia: «Per me e per quanti amano le patrie glorie, quelle mura sono sacre; io le guardo sempre con religiosa venerazione. Passando sotto le basse volte di quegli archi, la mia fantasia attraversa i secoli e, come per incanto, si trasporta ai tempi che furono. Essa ricostruisce il diruto teatro, in cui Claudio fece rappresentare le sue commedie, e volle Nerone dar saggio della sua voce e dell'arte sua musicale. Ricostruisco il foro, le terme, il ginnasio, i portici, le mura: tutta l'antica città, insomma, si presenta come un panorama alla mia memoria».
Il teatro romano di Neapolis (detto anche teatro romano dell'Anticaglia) è un sito archeologico che sorge nel cuore del centro storico di Napoli, presso il decumano superiore.
Il chiostro del Monastero dei Santi Severino e Sossio, dell'omonima chiesa-Archivio di Stato di Napoli.
Nel 1881 pubblicò il primo dei tre libri sulla storia del ducato napoletano, considerato dalla critica il suo capolavoro dal titolo: “Monumenta ad Neapolitani Ducatus pertinentia quae partim nunc primum, tartim iterum typis vulgatur…”.
Nel 1882 il governo italiano gli affidò l'incarico di Soprintendente dell'Archivio di Stato di Napoli, ruolo che accettò dopo notevoli insistenze. Infatti il Grande Archivio giaceva nel disordine ed era stato bandito un concorso statale per una nuova riordinazione dei documenti.
Capasso, una volta accettato l'incarico, non si p***e d'animo e, convintosi che un paese senza memoria è un paese senza identità, spinto dal desiderio di elevare un monumento di gloria al passato di Napoli, si accostò con impegno nel la ricerca. Profuse quindi in quel luogo un eccezionale impegno di Archivista, contribuendo tra l'altro a dare alla luce fasci di pergamene abbandonate, collocandole divise per periodi; "Anteriori al 1806 e posteriori", divise per organismi emittenti: Tribunale di San Lorenzo, altri tribunali, deputazioni, ecc...
Concluse brillantemente la sua carriera universitaria in giurisprudenza a Napoli, dove il filosofo Giambattista Vico aveva lasciato il segno della sua centralità culturale, e dove tenne una profonda e feconda amicizia con Pietro Giannone, e con Gian Vincenzo Gravina.