La Scatola Archeologica

La Scatola Archeologica Area archeologica sotterranea sull'Aventino, con un'installazione multimediale a cura di Piero Angela

Quella notte, sul versante della collina, il buio non era soltanto assenza di luce. Era una presenza compatta che, dall'...
24/04/2026

Quella notte, sul versante della collina, il buio non era soltanto assenza di luce. Era una presenza compatta che, dall'esterno, si addensava contro le mura serviane, come fosse stata una materia viva. Restai a lungo appoggiato alla pietra della torre, lasciando che il freddo dei blocchi di tufo attraversasse la tunica e arrivasse alla schiena. Di giorno quelle stesse pietre sembravano quasi inerti, parte del paesaggio della città. Di notte, invece, restituivano un senso di peso, di monumentalità e di durata, come se la città intera vi si raccogliesse intorno per resistere allo scorrere del tempo, come se Roma stessa scegliesse proprio quel punto per misurarsi con ciò che non riusciva a controllare.
Davanti a me la Porta Raudusculana era chiusa, serrata nel silenzio dell'ora ormai tarda. Di giorno era un passaggio continuo, attraversato da carri e da uomini che conoscevano bene i percorsi intorno all'Aventino e le strade che salivano sulla collina o scendevano verso la valle. Dopo il tramonto diventava invece soglia e limite allo stesso tempo, una linea scura tra ciò che restava dentro le mura e ciò che cominciava subito oltre. Intorno a quella porta circolavano racconti che non appartenevano alle cronache ufficiali, ma alla memoria della città e dei suoi abitanti. Si diceva che proprio lì, in un tempo remoto, un uomo della gens Genucia avesse attraversato quel passaggio portando sul volto un segno prodigioso, e che per non mutare il destino di Roma avesse scelto l’esilio. Per questo, raccontavano alcuni, una maschera di bronzo era stata affissa sulla porta, come a ricordare che anche le porte della città possono essere luoghi di svolta, e che non tutte le decisioni si prendono nel foro e nelle piazze più affollate.
Più in alto, lungo il profilo della collina, si apriva la Porta Lavernalis e oltre di essa cominciava il bosco sacro, il lucus della dea Laverna. Non lo vedevo da dove mi trovavo, ma ne intuivo la presenza come si intuisce una zona d’ombra più scura nell’oscurità stessa. Di Laverna si parlava sempre a mezza bocca. Non era una divinità tra le più conosciute. Durante il rito le si parlava sottovoce e le si offriva con la mano sinistra. Chi praticava il suo culto conosceva parole e frasi che non si pronunciavamo mai apertamente, esaurendosi in un respiro profondo. Tra la porta ormai chiusa e il bosco sacro, l’Aventino diveniva una zona di confine, uno spazio in cui l’ordine delle strade si allentava e lasciava affiorare una geografia più incerta, fatta di sentieri secondari, di percorsi obliqui, di nomi che si pronunciavano solo in occasioni particolari.
Restai in ascolto a lungo, mentre il vento correva tra i blocchi di tufo e faceva vibrare l’aria come se anche le mura volessero respirare. A tratti mi sembrava di distinguere un passo, ma era soltanto il fruscio delle fronde degli alberi, subito oltre il tracciato murario. Nel silenzio della notte pensavo a Cipus Genucius che era rimasto fuori e non era più tornato, esule dalla città. Pensavo a Laverna che proteggeva ciò che stava oltre o chi cercava rifugio nell'oscurità del suo bosco sacro. In quell’ora sospesa compresi così che il mio compito non era soltanto sorvegliare le mura e una porta chiusa, ma presidiare una linea fragile, un margine in cui la città si confrontava con i propri limiti e le proprie paure più ancestrali.
Quando l’alba cominciò a schiarire l’aria sopra l’Aventino, la Porta Raudusculana era sempre lì, le mura erano rimaste immobili, e il bosco di Laverna continuava a essere invisibile. Sapevo però che, anche alla luce del giorno, quel tratto di città avrebbe conservato qualcosa della notte, nella memoria di un confine che non separa soltanto spazi, ma modi diversi di essere Roma.

Soprintendenza Speciale Roma Cooperativa Archeologia

Dalle pendici dell’Aventino guardo ancora una volta la città che gli Dei non mi hanno concesso.La chiamano Roma, eppure ...
21/04/2026

Dalle pendici dell’Aventino guardo ancora una volta la città che gli Dei non mi hanno concesso.

La chiamano Roma, eppure nel nome che le fu dato scorre anche la mia storia. Oggi compie 2779 anni e ogni pietra che respira tra le sue strade è qualcosa che allora ho perduto e che allo stesso tempo ancora mi appartiene, come se la vita che non ho vissuto si fosse raccolta tutta lì, tra i suoi colli e i suoi silenzi.

Io, Remo, non ho avuto mura da difendere né solchi da tracciare. Comprendo ora, mentre tutto si allontana e insieme ritorna, che ogni città nasce due volte, che ogni luogo trova ragione nel gesto di chi lo fonda e nello sguardo di chi resta fuori.

Fratello mio, Romolo, tu che hai posato le pietre per farne un confine, ascolta ciò che non ti ho detto allora, quando il tempo era così feroce e noi due fummo consumati da quella febbre fratricida, perché non c’è fondazione senza ferita né città senza un’ombra che la segua, e quell’ombra, anche quando non si vede, continua oggi a camminarci accanto.

A te, città contesa e amata, che hai visto uomini diventare polvere e sogni farsi impero, auguro ciò che a noi mancò, senza più ira e senza più rancore, perché ogni tuo giorno non dimentichi la notte da cui è nato e sappia riconoscere, dentro la propria luce, la parte che non è stata scelta.
E se talvolta il vento risalirà dal Tevere e sfiorerà le tue pietre, non temere, perché è solo la mia voce che ritorna, come fanno sovente le cose che non vogliono esser cambiate e cercano soltanto di essere ricordate, e in questo ricordare trovano infine una forma di pace.

Buon compleanno Roma



Immagine: dal film “Il primo re” di Matteo Rovere

Quel mattino salii di buon passo dal Vicus Piscinae Publicae, lasciandomi alle spalle il rumore delle botteghe e dei mag...
20/02/2026

Quel mattino salii di buon passo dal Vicus Piscinae Publicae, lasciandomi alle spalle il rumore delle botteghe e dei magazzini che si aprivano lungo la strada, dove i carri passavano già carichi e gli schiavi si muovevano tra le merci. L’aria cambiava man mano che si risaliva il pendio dell’Aventino, le case erano più grandi, le facciate più curate e le domus dei notabili si affacciavano su spazi meno affollati. L’ambiente del collegio era stato riaperto da poco, subito dopo i lavori e il pavimento nuovo, ancora chiaro di calce, donava una luce diversa allo spazio in cui solitamente ci si incontrava. Le tessere bianche e nere disegnavano una trama ordinata e al centro, dentro la cornice scura, i mosaicisti avevano appena finito di comporre l’iscrizione. Li vidi farsi da parte, mentre i tre che avevano sostenuto la spesa si avvicinavano. Flavius, il primo, aveva fatto scrivere il proprio nome con lettere più grandi, come si addiceva al suo ruolo nel collegio, mentre il secondo, Apronius, aveva fatto aggiungere il suo, accennando alla carica che ricopriva, e la terza, che non parlava mai nelle riunioni, sapevamo avesse esitato un istante prima di far incidere anche il suo nome accanto a quello degli uomini. Nessuno aggiunse nulla, ma tutti capimmo che quel pavimento non era semplicemente un dono. Era stato pagato a loro spese e lo avevano offerto al collegio, perché quello spazio fosse degno per loro e per chi lo attraversava.
Pensai allora a quanto fosse strano che, mentre poco sotto, lungo il vicus, la vita scorreva tra merci, affari e passaggi continui, qui, poco più in alto, in un ambiente annesso a una residenza elegante, un gesto così semplice potesse divenire una dichiarazione di appartenenza, e che quelle lettere, destinate a essere calpestate, fossero in realtà un modo per sfidare l'eternità.
Più in basso, verso le mura della città, la Porta Raudusculana segnava il confine dell'abitato e da lì il passaggio si apriva verso altri percorsi e altre destinazioni. Mi parve che anche quel pavimento facesse lo stesso: non separava solo lo spazio, lo definiva, trasformando quella stanza in un luogo condiviso, in cui entrare, oltre al privilegio, significava far parte di qualcosa che andava oltre quei singoli nomi.

Soprintendenza Speciale Roma Cooperativa Archeologia

A volte, per capire come cambiava una casa romana, basta guardare il terreno da vicino. In questa immagine si distinguon...
09/12/2025

A volte, per capire come cambiava una casa romana, basta guardare il terreno da vicino. In questa immagine si distinguono due pavimenti sovrapposti, separati da pochi centimetri e da una fase funzionale diversa della stessa domus. Il livello superiore è un pavimento in cementizio a base fittile, lisciato con cura, delimitato da un muro in pisé con tracce di affresco e da un muro in opera laterizia con bozze di tufo. I materiali inclusi nella preparazione permettono di datarlo agli inizi del II secolo d.C., probabilmente legato a un ambiente di servizio. Subito sotto, quasi senza interruzione stratigrafica, compare un pavimento più antico e di fattura più raffinata, sempre in cementizio, destinato con tutta probabilità a uno spazio di rappresentanza della fase precedente della domus. In mezzo, due blocchi di travertino, di cui solo uno visibile in foto, perfettamente allineati, appoggiati sul piano e privi di fondazione.

Questo è il senso degli scavi della Scatola Archeologica. Qui la storia non si vede in un unico strato, ma nel passaggio da uno all’altro, nei cambiamenti d’uso, nelle scelte di cantiere che raccontano come una domus di età imperiale si trasformava nel tempo.

Se volete vivere anche voi questa esperienza, la Scatola Archeologica riapre sabato 13 dicembre e sabato 20 dicembre.

Ci vediamo sotto Piazza Albania.

📍 Scatola Archeologica – Piazza Albania
🎟️ Info e prenotazioni: www.scatolaarcheologica.it

A volte non serve scavare per sentire la distanza dei secoli, ma basta stare in silenzio davanti a un mosaico che contin...
09/12/2025

A volte non serve scavare per sentire la distanza dei secoli, ma basta stare in silenzio davanti a un mosaico che continua a raccontarci una storia.

Qui i frammenti non vengono nascosti, ma sono parte della narrazione. Le tessere mancanti non sono una perdita, ma la mappa di tutto ciò che è stato. La luce del proiettore non “ricostruisce” semplicemente, ma rimette in relazione ciò che resta, affinché il visitatore possa immaginare il resto.

È questo lo spazio della Scatola Archeologica, non una scenografia del passato, ma un incontro diretto con una domus imperiale, tra reperti autentici e ricostruzioni multimediali, dove il nostro sguardo fa il resto del lavoro.

📍 Piazza Albania – Aventino
📅 Prossime aperture: sabato 13 e sabato 20 dicembre
🎟️ Info e prenotazioni: www.scatolaarcheologica.it

12/09/2025

✨ Un viaggio nel cuore nascosto di Roma ✨

Alla Scatola Archeologica di Piazza Albania il tempo si apre davanti ai tuoi occhi: mosaici, colori e ambienti di una domus imperiale riemergono dopo duemila anni.
Un’esperienza da vivere, un luogo da ricordare.

👉 Scopri le prossime aperture su www.scatolaarcheologica.it


Soprintendenza Speciale Roma
Cooperativa Archeologia

14/08/2025

Questa sera su Rai5 alle 21.15 va in onda la puntata di Ulisse dedicata a mio padre, mancato esattamente 3 anni fa. Sarà per me e per la mia famiglia emozionante riascoltare la sua voce e immergerci nuovamente nel mondo delle sue idee e del suo modo di pensare, sempre stimolante, con ragionamenti capaci di suggerire soluzioni sorprendenti e innovative ai problemi.
Al di là del padre, dell'amico e della persona, quello che manca è anche il piacere della conversazione e dei ragionamenti che spaziavano su argomenti diversissimi, dall'evoluzione, all'economia, dallo Spazio, al futuro del nostro paese e ai giovani, ai quali lui teneva tantissimo.
La freschezza delle sue idee è ancora valida adesso ed è sempre stata una fonte di ottimismo e speranza.

Un'indagine archeologica importantissima, nel cuore della città antica.
05/08/2025

Un'indagine archeologica importantissima, nel cuore della città antica.

TGR Lazio. Le ultime notizie della regione Lazio aggiornate in tempo reale. - Edizione del 04/08/2025 - 19:30

Grazie a Federagit Guide di Roma per aver partecipato con interesse e professionalità alla visita di approfondimento del...
20/06/2025

Grazie a Federagit Guide di Roma per aver partecipato con interesse e professionalità alla visita di approfondimento della Scatola Archeologica all’Aventino!
Siamo lieti che abbiate accolto il nostro invito e che abbiate condiviso questa straordinaria esperienza con noi.

Il sito, rinvenuto durante i lavori di ristrutturazione dell’ex sede centrale della BNL, rappresenta un unicum per la stratificazione archeologica che conserva: sei livelli sovrapposti di pavimentazioni di una domus romana, con mosaici che raccontano quasi due secoli di trasformazioni, dalla fine del I sec. a.C. all’età antonina.

Oggi, grazie a un attento intervento di musealizzazione, è possibile ammirare questi straordinari resti in un allestimento innovativo che restituisce con efficacia la complessità e la ricchezza del contesto originario.

Vi aspettiamo con piacere per una nuova visita di approfondimento subito dopo l’estate, per continuare insieme la scoperta di questo affascinante sito nel cuore dell’Aventino.

A presto!

Sembra una scena teatrale, ma è tutto vero.La luce si accende sotto i piedi dei visitatori, e d’un tratto la storia pren...
15/06/2025

Sembra una scena teatrale, ma è tutto vero.

La luce si accende sotto i piedi dei visitatori, e d’un tratto la storia prende forma: pavimenti affiorano dal buio, mosaici emergono come quinte silenziose, scritte antiche ricompaiono sulle pareti.
È la Scatola Archeologica di Piazza Albania, un luogo dove Roma si svela a strati e ogni livello è un atto di un racconto millenario.

Chi si affaccia qui non è solo spettatore, ma testimone di un tempo che riaffiora. Sotto le case moderne, riaffiorano ambienti privati di epoca imperiale, decorati con eleganza tra il I e il III secolo d.C.
Un allestimento discreto, luci radenti, suoni minimi: tutto è pensato per far parlare la materia, per accompagnare lo sguardo senza disturbare la narrazione.

Una scena sospesa, dove passato e presente si incontrano in un equilibrio fragile e bellissimo.

📅 Sono online le ultime date di giugno e il calendario di luglio.
📍 Le visite si tengono i primi quattro sabati del mese.
🎟 Prenotazione obbligatoria su www.scatolaarcheologica.it

Nel silenzio raccolto della Scatola Archeologica di Piazza Albania, un mosaico riesce ancora a raccontare la sua storia ...
12/06/2025

Nel silenzio raccolto della Scatola Archeologica di Piazza Albania, un mosaico riesce ancora a raccontare la sua storia dopo quasi duemila anni.
Tra tralci di vite e motivi geometrici, affiora il gusto di chi abitava queste case tra il I e il III secolo d.C., mentre la città cambiava volto sotto i loro occhi.

Non è solo un pavimento antico: è un frammento di quotidianità, tornato alla luce e restituito al pubblico con rispetto, sobrietà e cura.
L’allestimento non sovrasta, ma accompagna. Le luci radenti, le superfici ricostruite, la narrazione puntuale: tutto concorre a creare un dialogo tra ciò che resta e ciò che possiamo ancora immaginare.

📍 La Scatola Archeologica apre i primi quattro sabati del mese.

🎟 Le visite sono a pagamento e si prenotano online su www.scatolaarcheologica.it

Un viaggio discreto, essenziale, dentro la materia viva della storia.

Siamo aperti il prossimo sabato pomeriggio, 14 giugno 2025.

Vi aspettiamo!

Quello che vedi in questa immagine è un raffinato pavimento romano, realizzato in cementizio a base litica, con inserti ...
09/06/2025

Quello che vedi in questa immagine è un raffinato pavimento romano, realizzato in cementizio a base litica, con inserti di dadi neri disposti regolarmente su una superficie levigata e chiara, ottenuta con polvere di marmo e travertino.
È uno dei pavimenti del sesto livello della domus ritrovata sotto Piazza Albania, databile alla fine del I secolo a.C. – inizi del I secolo d.C.: un periodo in cui Roma cresceva, si abbelliva e il quartiere dell’Aventino si popolava di eleganti residenze.

Ma qualcosa, molto tempo dopo, ha spezzato questa armonia.

Al centro del pavimento si apre una voragine circolare, ciò che i geologi chiamano sinkhole: il cedimento improvviso di una cavità sotterranea, probabilmente una galleria antica per l’estrazione del tufo, ha fatto collassare progressivamente più livelli della casa.
Il fenomeno, accentuatosi tra il II e il III secolo d.C., ha lasciato segni evidenti, ancora oggi leggibili nei mosaici e nei cementizi spezzati.

Questo pavimento è stato oggi delocalizzato e riallestito nella Scatola Archeologica di Piazza Albania, mantenendo il suo orientamento originale sotto una passerella trasparente, dove i visitatori possono osservare da vicino la frattura che ne ha segnato la storia.

📍 Scatola Archeologica – Piazza Albania, Roma
🕰 Aperta ogni sabato pomeriggio, su prenotazione

www.scatolaarcheologica.it

Soprintendenza Speciale Roma
Cooperativa Archeologia

Indirizzo

Piazza Albania 35
Rome
00153

Orario di apertura

14:00 - 19:00

Telefono

+393476866378

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