02/10/2026
Intervista al nuovo parroco della Basilica di San Sebastiano fuori le mura per la festa di San Francesco.
Domanda: Che significato assume la festa di san Francesco nell’anno dell’ottavo centenario della sua morte?
Risposta: Nel mese febbraio di quest’anno, come sappiamo, ha avuto luogo ad Assisi l’ostensione delle spoglie
mortali di san Francesco. Il titolo scelto dai frati per accompagnare tale importante evento è stato «Francesco
vive», frase particolarmente espressiva: come un chicco di grano caduto nella terra, il corpo di Francesco
d’Assisi è divenuto seme fecondo capace di germogliare e portare frutto nel tempo. Il profumo di Francesco,
il somigliantissimo a Cristo, fino a portare le stesse ferite d’amore nel suo corpo, attraversa i secoli e giunge a
noi come la buona notizia: osservare il Vangelo è possibile e rende bella la vita di ognuno di noi e dell’intera
umanità. Per noi francescani il 2026 è la conclusione di tutta una serie di giubilei ma non è la fine della storia
del francescanesimo, anzi si riparte, forti della memoria di tanta grazia ricevuta per nuovi inizi. Nel 2028 ed
esattamente il 16 luglio ricorderemo l’ottavo centenario della canonizzazione: questo è importante perché ci
ricorda l’universale vocazione alla santità ricevuta in dono con il Battesimo. Francesco allora ci rivolge un
forte invito alla coerenza: non basta ammirare o raccontare le vite dei santi; il vero obiettivo è mettere in pratica
il loro esempio nella vita di tutti i giorni. Nel contesto della tradizione cristiana, questo concetto richiama da
vicino le parole di molti Padri della Chiesa e teologi. Ad esempio, sant’Agostino scriveva qualcosa di molto
simile: «Non siate pigri nell'imitare coloro che godete di celebrare», sottolineando che la venerazione dei
martiri e dei santi è vuota se non si traduce nello sforzo di imitarne le virtù, come la carità, l’umiltà e la fede.
Domanda: Quale legame unisce la presenza dei Frati Minori alla basilica e alle catacombe di san Sebastiano?
Risposta: Vorrei rispondere a questa domanda con una descrizione che recentemente ho fatto della medaglia di san
Sebastiano che molti pellegrini prendono con sé come souvenir nel distributore che si trova all’ingresso della
nostra chiesa. Mi sono ispirato ad una frase di san Paolo nella 1Cor 16,13: «Vegliate, state saldi nella fede,
comportatevi virilmente, fortificatevi». Restando saldi nella fede, come scudi feriti dall’amore, con il nostro
santo patrono Sebastiano, camminiamo insieme per essere casa aperta a tutti. Le due facce della medaglia sono
ben descritte da queste parole. Esse riproducono da un lato la facciata della basilica di san Sebastiano,
progettata da Flaminio Ponzio e completata nel 1613 da Giovanni Vasanzio e dall’altro il martire Sebastiano.
Il 20 gennaio è la data in cui la Chiesa ne ricorda la deposizione e il martirio, attestata fin dal 354 d.C. nella
Depositio Martyrum del Cronografo Filocaliano. Gli eventi si collocano tradizionalmente durante le
persecuzioni dell’imperatore Diocleziano, attorno al 304 d.C. a Roma.La comunità che qui si raduna per
partecipare ogni domenica alla mensa della Parola e dell’Eucaristia celebra il mistero pasquale di Cristo,
realizzato nel martire Sebastiano in maniera esemplare per noi. Sebastiano, testimone fedele di Cristo, fu saldo
nella fede, come uno scudo contro il male, ferito dall’amore per i fratelli e le sorelle nella fede. Così anche noi,
sostenuti dal suo esempio e dalla sua intercessione, come chiesa pellegrina nel tempo, casa aperta e scuola di
comunione, «proseguiamo il nostro pellegrinaggio fra le persecuzioni del mondo e le consolazioni di Dio»
(Sant’Agostino, La città di Dio, XVIII, 51, 2).
Domanda Che cosa possono trovare oggi i pellegrini e i visitatori entrando in questo luogo lungo la via Appia?
Risposta: Mi auguro non un museo, ma una comunità viva. Del resto la metafora della strada ci ricorda proprio il
cammino. Qui vicino, al Quo vadis, un tempo Pietro incontrò il Signore risorto che disse a lui: vado a Roma a
morire di nuovo. Sebastiano fu animato da questo stesso desiderio di martirio, parola che significa
testimonianza. Perciò mi auguro che i pellegrini e i visitatori trovino sempre in noi frati, nei fedeli che
frequentano la parrocchia, nei giovani universitari o sacerdoti che ospitiamo, nelle guide delle catacombe,
persone innamorate si Gesù che testimonino oggi il suo nome potente che rimane sempre il nome di un Amore
crocifisso e donato a tuti senza riserve. Sebastiano al suo tempo non si è lasciato schiacciare dal male: Miles
Christi, sagittae fortior: «Soldato di Cristo, più forte della frecce». Guardando ai martiri non assaporiamo nella
speranza la vita beata a cui siamo chiamati ed essi sostengono con la loro incrollabile fede la nostra che spesso vacilla.
P. Ezio Casella