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La guardi trenta secondi e pensi: perfetta. Poi qualcuno ti fa notare che Cristo è troppo piccolo, e non riesci più a non vederlo.

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Palermo, la città rubata

Guardate bene questa Palermo. C’è qualcosa che non torna.

Il nord non è in alto. Il mare occupa la parte inferiore della tavola, il Palazzo dei Normanni domina la città dall’alto e le montagne chiudono la scena alle sue spalle.

È Palermo rappresentata dallo sguardo di chi arriva dal mare. Una prospettiva destinata a influenzare l’immagine della città per oltre due secoli e mezzo.

La stampa è del 1588 e appartiene alla celebre raccolta di Georg Braun, canonico di Colonia, e Frans Hogenberg, incisore fiammingo.

È la tavola 56 del quarto volume del *Civitates Orbis Terrarum*, il primo grande atlante sistematico di città: sei volumi e più di cinquecento vedute. Un progetto rivoluzionario che permetteva agli europei di osservare città lontanissime senza mai visitarle.

Una specie di Google Street View del Cinquecento.

Ma c’è un dettaglio che tradisce tutto.

In basso compare una legenda con 162 numeri: chiese, conventi, fontane, porte, palazzi e bastioni. Ed è scritta interamente in italiano. Italiano su una lastra incisa a Colonia, inserita in un libro scritto in latino e destinato soprattutto al pubblico dell’Europa settentrionale.

Perché?

Perché Braun e Hogenberg non realizzarono direttamente il rilievo di Palermo. Ripresero quasi integralmente una carta pubblicata otto anni prima a Roma. Nel 1580 l’editore Claudio Duchetti aveva dato alle stampe la prima grande pianta conosciuta della città: ideata dal sacerdote Orazio Maiocco e incisa da Natale Bonifacio, artista dalmata originario di Sebenico.

Lo stesso Bonifacio che nel 1586 avrebbe raffigurato la spettacolare impresa voluta da papa Sisto V: il trasporto e l’innalzamento dell’obelisco Vaticano in Piazza San Pietro.

La carta palermitana era dedicata a Marcantonio Colonna, comandante della flotta pontificia nella battaglia di Lepanto e, dal 1577, viceré di Sicilia. Non era soltanto una mappa. Era anche una celebrazione della Palermo vicereale: una città fortificata, ricca, strategica e centrale nel sistema di potere spagnolo nel Mediterraneo.

Dell’incisione originale di Maiocco e Bonifacio sono oggi censiti appena dodici esemplari nelle raccolte pubbliche di tutto il mondo.

Braun e Hogenberg presero quella rarissima carta romana, ne conservarono la prospettiva, la struttura urbana, la legenda italiana e persino le abbreviazioni italiane della rosa dei venti.

Poi la inserirono nel loro atlante.
Fu così che, per oltre due secoli, gran parte dell’Europa conobbe Palermo attraverso una veduta nata a Roma nel 1580, ma diventata celebre con i nomi di Braun e Hogenberg.

La prova è sempre rimasta lì, sotto gli occhi di tutti.

Nella legenda italiana. Nella rosa dei venti.

E in quella città che guarda il mare come se stesse aspettando l’arrivo di una nave.

Riproduzioni su carta Amalfi o tela pittorica. Oggetti d'arte. Antiquariato e design

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