MACS - Museo d'Arte e Cultura Sacra

MACS - Museo d'Arte e Cultura Sacra "In un essere umano tutto dovrebbe essere bello: il viso, i vestiti, l'anima, i pensieri"

“Offrite i vostri corpi come sacrificio vivente”«Fratelli, vi esorto, per la misericordia di Dio, a offrire i vostri cor...
29/08/2026

“Offrite i vostri corpi come sacrificio vivente”
«Fratelli, vi esorto, per la misericordia di Dio, a offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale. Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto» (dalla Lettera di S. Paolo apostolo ai Romani 12,1-2).

Il brano mostra come la fede diventi parte della vita quotidiana. Paolo cambia completamente l’antico concetto di sacrificio. Il culto cristiano non richiede più la morte di una vittima, ma l’offerta viva del proprio corpo e delle relazioni di ogni giorno. La spiritualità cristiana infatti non è più isolata nei templi o nei rituali sacri, ma si esprime nelle azioni concrete, nel lavoro e negli affetti. Ogni scelta quotidiana si trasforma quindi in un atto d’amore e di lode a Dio. Da questo dono nascono tre conseguenze: non ci si adatta più ai modelli egoistici della società, lo Spirito Santo guida un profondo cambiamento dentro di noi, il modo di pensare e di guardare la realtà si purifica. Questo cammino insegna a scegliere il bene, rendendo capaci di riconoscere la volontà buona e perfetta di Dio in ogni momento della vita.
L’opera di arte devozionale moderna «Romans 12:2: The Renewing» unisce un’illustrazione nello stile delle incisioni colorate del XVIII-XIX secolo al testo biblico posizionato nella parte inferiore. Il celebre versetto dell’Apostolo fa da chiave di lettura dell’intera composizione: «Do not conform to the pattern of this world, but be transformed by the renewing of your mind» («Non conformatevi a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente»). La scena presenta al centro un pastore seduto sul ciglio di un burrone roccioso, all’ombra di un albero rigoglioso, affiancato da una pecora che si trova proprio sull’orlo del precipizio. Sebbene la tradizione iconografica cristiana richiami immediatamente la parabola della pecora smarrita e la figura di Cristo come Buon Pastore, l’accostamento a questo specifico testo trasforma l’opera in un invito a vigilare, fermarsi e riflettere.
Nei suoi Cori da «La Rocca», il celebre letterato britannico T.S. Eliot (intellettuale anglicano noto per i suoi intensi versi religiosi) esprime l’urgenza di rifiutare tutti i condizionamenti della società materialista per liberare e rinnovare la nostra mente. «Il mondo gira e il mondo cambia, / ma una cosa non cambia. [...] Sgombrate il terreno per la forma della Parola. / Voi che vivete nel movimento del tempo, / non conformatevi al disegno delle ombre. / Rinnovate la mente nel silenzio che vigila, / poiché solo nel profondo abita la vera forma, / e il Pastore vi attende dove il cammino si fa roccia».
don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S.

“Da lui, per mezzo di lui e per lui sono tutte le cose”«O profondità della ricchezza, della sapienza e della conoscenza ...
22/08/2026

“Da lui, per mezzo di lui e per lui sono tutte le cose”
«O profondità della ricchezza, della sapienza e della conoscenza di Dio! Quanto insondabili sono i suoi giudizi e inaccessibili le sue vie! Infatti, chi mai ha conosciuto il pensiero del Signore? O chi mai è stato suo consigliere? O chi gli ha dato qualcosa per primo tanto da riceverne il contraccambio? Poiché da lui, per mezzo di lui e per lui sono tutte le cose. A lui la gloria nei secoli. Amen» (dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani 11,33-36).

Il testo di san Paolo è una dossologia, un inno di lode che celebra la grandezza assoluta di Dio ed esalta l’imperscrutabilità divina. Attraverso interrogativi retorici, l’Apostolo ricolloca ogni persona di fronte al mistero, ricordando che nessuno può farsi consigliere del Creatore o vantarne il primato. La riflessione fa morire qualsiasi logica di merito o di contraccambio commerciale nel rapporto con il divino, restituendo centralità alla gratuità della fede. L’intero cosmo si rivela così un’armonia perfetta che da Dio ha origine, per mezzo di Lui sussiste e in Lui trova il suo eterno compimento.
L’incipit del brano con l’esclamazione latina «O altitudo Divitiarum Sapientia et Scientia Dei!» (O profondità della ricchezza, della sapienza e…), fa da sigillo descrittivo al «Complesso monumentale della Trinità dei Monti», posto sulla sommità del colle Pincio, a Roma. Le parole guidano la comprensione delle anamorfosi (dal greco, «trasformazioni»), opere realizzate nel 1642 da Emmanuel Maignan e Jean-François Niceron, frati dell’ordine dei Minimi fondato da san Francesco da Paola. I testi sono mimetizzati all’interno dei tratti orizzontali dilatati dell’affresco che si sviluppa sulla parete del corridoio del chiostro superiore; qui le lettere, deformate da una prospettiva accelerata, seguono l’andamento della pittura distorta. Quando un osservatore guarda la parete di fronte vede la natura; quando si sposta di sbieco all’estremità del corridoio, la contrazione geometrica annulla la deformazione e la scritta si ricompone. I frati scienziati hanno scelto di inserire i messaggi proprio in quel punto per creare un’esperienza immersiva: il visitatore è così costretto a sperimentare fisicamente che la «profondità e l’inaccessibilità» delle vie divine possono essere comprese solo trovando il corretto punto di vista spirituale.
I versi seguenti appartengono al componimento poetico «Salmo XLIV», intitolato «La Sapienza di Dio» e contenuto nell’opera «Iddio e l’uomo: salterio», scritta da Gabriele Rossetti nel 1833. Un invito a riflettere sul mistero dell’inaccessibilità della mente divina. «Dall’invisibile tuo trono immenso,/ chi mai penetra il tuo profondo senso?/ Chi consigliò l’eterna tua veduta?/ Quale intelletto l’ha mai sostenuta?/ Tutto da Te, per Te, nel Tuo volere,/ vive e respira, o inconscio mio Signore./ Sia gloria a Te, che le speranze avvivi,/ nei secoli dei secoli festivi».
don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S.

“I doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili per Israele”«Fratelli, a voi, genti, ecco che cosa dico: come apostolo de...
16/08/2026

“I doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili per Israele”
«Fratelli, a voi, genti, ecco che cosa dico: come apostolo delle genti, io faccio onore al mio ministero, nella speranza di suscitare la gelosia di quelli del mio sangue e di salvarne alcuni. Se infatti il loro essere rifiutati è stata una riconciliazione del mondo, che cosa sarà la loro riammissione se non una vita dai morti? Infatti i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili! Come voi un tempo siete stati disobbedienti a Dio e ora avete ottenuto misericordia a motivo della loro disobbedienza, così anch’essi ora sono diventati disobbedienti a motivo della misericordia da voi ricevuta, perché anch’essi ottengano misericordia. Dio infatti ha rinchiuso tutti nella disobbedienza, per essere misericordioso verso tutti!» (dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani 11,13-15.29-32).

Paolo descrive una storia della salvezza in continuo movimento: la disobbedienza degli uni porta misericordia agli altri, in un intreccio provvidenziale. Questo dinamismo evoca visivamente la storia umana guidata da Dio: un cammino tormentato e sinuoso (la disobbedienza) che tuttavia è interamente impregnato della luce dorata della grazia (la misericordia universale). Non c’è infatti separazione netta tra il disegno divino e la vita delle donne e degli uomini; tutto è avvolto dallo stesso movimento, suggerendo che anche la ribellione e il rifiuto temporaneo fanno parte di un mistero più grande che conduce alla riconciliazione universale. Nello stesso brano biblico, l’apostolo propone a commento l’immagine dell’ulivo secolare.
Il dipinto «Uliveto» è stato realizzato da Vincent van Gogh nel 1889, durante il suo soggiorno a Saint-Rémy-de-Provence e ora è visibile al Nelson-Atkins Museum of Art di Kansas City. La tela descrive un dramma cosmico in pieno movimento, dove ogni pianta deve organizzarsi per vivere. Gli alberi saldamente aggrappati al suolo, sembrano emergere e nutrirsi da questa terra mossa, alimentando la linfa vitale. I tronchi degli ulivi — contorti, segnati dal tempo e piegati dal vento — sono dipinti con linee sinuose, nodose e spesse di un blu profondo. Esprimono una forza vitale resistente a ogni intemperia, simbolo visivo di una chiamata divina che non si spezza mai, nemmeno davanti alle tempeste della storia. I rami sembrano braccia tese, protese con dinamismo verso un cielo vorticoso, quasi a evocare una continua e incessante risposta alla luce. Le foglie, infine, sono fiammate di verde che risaltano nitide contro lo sfondo agitato e luminoso.
«Le mie radici» è una poesia di Alda Merini. «Le mie radici sono ben salde anche se lontane dalla propria terra./ Le mie radici sono come legni d’ulivo/ con le braccia protese/ quasi a voler accarezzare la rossa e argillosa terra che li accoglie./ Le mie radici sanno di polvere di tufo/ di mandorlo in fiore/ di giardini coltivati».
don Tarcisio Tironi
direttore del M.A.C.S.

“Cristo risorto è la primizia; poi, alla sua venuta, quelli che sono di Cristo”«Fratelli, Cristo è risorto dai morti, pr...
13/08/2026

“Cristo risorto è la primizia; poi, alla sua venuta, quelli che sono di Cristo”
«Fratelli, Cristo è risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti. Perché, se per mezzo di un uomo venne la morte, per mezzo di un uomo verrà anche la risurrezione dei morti. Come infatti in Adamo tutti muoiono, così in Cristo tutti riceveranno la vita. Ognuno però al suo posto: prima Cristo, che è la primizia; poi, alla sua venuta, quelli che sono di Cristo. Poi sarà la fine, quando egli consegnerà il regno a Dio Padre, dopo avere ridotto al nulla ogni Principato e ogni Potenza e Forza. È necessario infatti che egli regni finché non abbia posto tutti i nemici sotto i suoi piedi. L’ultimo nemico a essere annientato sarà la morte, perché ogni cosa ha posto sotto i suoi piedi» (dalla Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi 15,20-26).

L’Assunta dimostra che la promessa della risurrezione della carne non è un’idea astratta, ma una realtà già iniziata nella storia dell’umanità con Maria.
Il dipinto «Cristo risorto appare alla Madre», è stato realizzato a olio su tela da Giovanni Francesco Barbieri, detto il Guercino, tra il 1628 e il 1630 come pala nell’Oratorio del Santissimo Nome di Dio a Cento (FE) e oggi esposto nella Pinacoteca Civica della stessa città natale del pittore. Cristo si mostra alla Madre, inginocchiata e colta in un momento di profonda commozione, mentre allunga la mano per sfiorare la ferita del costato. Questo gesto al centro della scena esprime la forza dell’amore materno di Maria anche se esternamente ricorda l’incredulità di san Tommaso. Il Risorto sorregge trionfalmente un’asta con una bandiera bianca che sventola. È l’attributo iconografico che simboleggia la vittoria sulla morte e sugli inferi, dove il tessuto e il manto, scossi da un vento improvviso, evocano il soffio vitale dello Spirito Santo. Sulla destra, il libro con le profezie bibliche è aperto per confermare che, con la Risurrezione, Gesù Cristo, la Parola di Dio, è una realtà vivente davanti agli occhi di Maria.
Un particolare contributo alla riflessione è il testo poetico tratto dal volume di Giorgio Mazzanti «Poema Cristo Maria. Il Risorto si racconta alla Madre», pubblicato nel 2021. «Non c’è parola, Madre, che contenga/ il sussulto del tuo cuore che mi tocca,/ la tua mano tesa sul mio fianco aperto,/ dove il dolore si fa luce e carne.[…] Tocca la piaga che aprì il soldato,/ senti che il sangue è vivo, è la mia gloria. […] Tu mi guardi e ritrovi il mio mattino,/ la giovinezza che non ha tramonto […] Stringimi, Madre, in questo giorno nuovo,/ l’alba del mondo che non ha più sera:/ nella tua mano che sul petto muovo/ rifiorisce la terra intera».
don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S.

“Vorrei essere io stesso anàtema, separato da Cristo, a vantaggio dei miei fratelli”«Fratelli, dico la verità in Cristo,...
08/08/2026

“Vorrei essere io stesso anàtema, separato da Cristo, a vantaggio dei miei fratelli”
«Fratelli, dico la verità in Cristo, non mento, e la mia coscienza me ne dà testimonianza nello Spirito Santo: ho nel cuore un grande dolore e una sofferenza continua. Vorrei infatti essere io stesso anàtema, separato da Cristo a vantaggio dei miei fratelli, miei consanguinei secondo la carne. Essi sono Israeliti e hanno l’adozione a figli, la gloria, le alleanze, la legislazione, il culto, le promesse; a loro appartengono i patriarchi e da loro proviene Cristo secondo la carne, egli che è sopra ogni cosa, Dio benedetto nei secoli. Amen» (dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani 9,1-5).

Il passo biblico esprime il profondo dolore di Paolo per la mancata accettazione di Cristo da parte del popolo ebraico, nonostante i numerosi doni divini ricevuti. ll paradosso del desiderarsi «anàtema» riflette la radicalità di un amore pastorale che è pronto a rinunciare alla propria stessa beatitudine pur di riscattare la vita dei fratelli. L’Apostolo infatti giunge a desiderare la propria separazione da Cristo pur di vedere la salvezza dei suoi connazionali, imitando l’amore vicario di Gesù. L’elenco dei privilegi storici di Israele serve a Paolo per ribadire che la nuova alleanza in Cristo non cancella, ma porta a compimento la prima irrevocabile elezione. Il tutto si risolve infine in un atto di fiducia, dove il pianto delle persone si trasforma in una lode solenne che riconosce il primato del disegno divino.
Il mosaico del V secolo raffigurante «San Paolo» si trova nel sottarco orientale della Ca****la Arcivescovile di Ravenna, affiancato da Cristo e altri apostoli. Il santo, racchiuso in un clipeo (motivo decorativo circolare), bordato d’oro e azzurro, è raffigurato secondo i tratti tipici stabiliti dalla tradizione bizantina e paleocristiana. L’opera presenta una fronte alta e stempiata, con un piccolo ciuffo di capelli al centro e una lunga barba scura e appuntita. Le tessere del mosaico scandiscono questo volto fiero dai tratti ebraici, dove forti contrasti luminosi accentuano le rughe d’espressione sulla fronte, mentre i grandi occhi fissi ne rivelano uno sguardo pensoso e intenso. L’Apostolo indossa una tunica e un pallio bianchi con sfumature grigie e marroni che conferiscono volume e solennità alla figura.
Nelle sue «Laude», Jacopone da Todi riprende l’idea paolina dell’anatema: l’amore è talmente f***e da non curarsi nemmeno della propria dannazione, pur di essere conforme al sacrificio totale. «O Amor, divino Amore, perché m’hai assediato? / Se per i miei fratelli io fossi condannato, / ciascun dolor mi saria dolzor esaltato. / Volesse il Ciel ch’io fossi anatema chiamato, / fuori dal tuo Regno, bandito e cacciato, / se la mia perdizione recasse la loro salvezza. / Questo è l’inferno che d’amore è bagnato».
don Tarcisio Tironi
direttore del M.A.C.S.

“Nessuna creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo”«Fratelli, chi ci separerà dall’amore di Cristo...
01/08/2026

“Nessuna creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo”
«Fratelli, chi ci separerà dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori grazie a colui che ci ha amati. Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore» (dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani 8,35.37-39).

Il messaggio del brano è l’inseparabilità del credente dall’amore di Cristo. Paolo elenca una serie di minacce reali (sofferenze fisiche, persecuzioni, poteri spirituali e cosmici) per dimostrare che nessuna forza terrena o ultraterrena ha il potere di recidere questo legame: l’amore divino non è un sentimento ma una realtà storica e personale radicata nella persona di Gesù.
L’opera «Il cavaliere, la morte e il diavolo» è un’incisione a bulino su lastra di rame di Albrecht Dürer del 1513. Sullo sfondo, su una montagna impervia, si vede la cittadella, meta ultima del viaggio del cavaliere che sta al centro, con indosso un’armatura pesante. Nel volto egli esprime una calma determinata mentre cavalca un destriero fiero, simbolo di controllo e razionalità. In secondo piano, sulla sinistra, appare la morte dal volto consumato che, montando un ronzino, mostra al cavaliere una clessidra, simbolo del tempo che scorre e dell’inevitabile fine biologica. Dietro il cavaliere, è rappresenta la tentazione e la deviazione morale: una figura mostruosa, munita di un c***o, che impugna una picca. In basso a sinistra si vede un teschio accanto al cartiglio con la data dell’incisione e il monogramma (AD) dell’artista. Un cane fedele corre sotto il cavallo, simboleggiando la fedeltà, mentre una lucertola, rappresentando lo zelo religioso, scappa in direzione opposta. La Morte e il Diavolo circondano fisicamente il cavaliere cristiano, gli sussurrano minacce e gli mostrano la fine dei suoi giorni, eppure egli non si volge nemmeno a guardarli. Il suo sguardo è fisso in avanti, anche se attraversa una gola oscura e selvaggia (riferimento alla prova) egli rappresenta il fedele che procede dritto verso la meta, protetto dalla sua armatura, allegoria delle virtù cristiane. La sua vittoria non è violenta — la spada è rinfoderata e la lancia è passiva sulla spalla — ma morale e spirituale ottenuta rimanendo saldo.
Di grande aiuto è la poesia «Nulla ti turbi» (Nada te turbe) scritta dalla mistica sp****la santa Teresa d’Avila su un foglietto, tra il 1560 e il 1582: «Nulla ti turbi, nulla ti spaventi;/ tutto passa, Dio non muta;/ la pazienza ottiene tutto;/ chi ha Dio non manca di nulla:/ solo Dio basta».
don Tarcisio Tironi
direttore del M.A.C.S.

“Ci ha predestinati a essere conformi all’immagine del Figlio suo”«Fratelli, noi sappiamo che tutto concorre al bene, pe...
25/07/2026

“Ci ha predestinati a essere conformi all’immagine del Figlio suo”
«Fratelli, noi sappiamo che tutto concorre al bene, per quelli che amano Dio, per coloro che sono stati chiamati secondo il suo disegno. Poiché quelli che egli da sempre ha conosciuto, li ha anche predestinati a essere conformi all’immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli; quelli poi che ha predestinato, li ha anche chiamati; quelli che ha chiamato, li ha anche giustificati; quelli che ha giustificato, li ha anche glorificati» (Dalla lettera di san Paolo ai Romani 8,28-30).

Il brano rappresenta il culmine della certezza teologica dell’Apostolo, svelando un progetto provvidenziale in cui ogni sofferenza concorre al bene di chi ama Dio. Paolo delinea quasi un percorso della salvezza che attraversa le tappe divine dalla prescienza alla predestinazione, dalla chiamata alla giustificazione e alla glorificazione. Il cuore e lo scopo di questa dinamica eterna è la conformità dei credenti all’immagine di Cristo, affinché Egli diventi il primogenito di una nuova umanità caratterizzata da relazioni fraterne. Questa grandiosa visione assicura che l’esistenza umana non è in balia del caos, ma è saldamente custodita all’interno di un disegno d’amore iniziato prima del tempo.
L’olio su tela «Il dono delle stimmate» è opera di un ignoto pittore di ambito cremonese, della seconda metà del XVII secolo, visibile al M.A.C.S. (Museo d’Arte e Cultura Sacra) di Romano di Lombardia. Sul monte La Verna san Francesco, con un ginocchio appoggiato sulla pietra, è colpito da raggi di luce che scendono da Cristo, apparso in cielo sotto forma di serafino alato, provocandogli le stimmate e l’estasi. Il giovane di Assisi incarna l’ideale teologico di essere come Gesù Cristo, sia per la sua scelta di povertà radicale sia per il dono delle stimmate, che lo resero visibilmente simile all’unico Salvatore. L’ambientazione del dipinto - una precisa ripresa dell’incisione di Agostino Carracci datata 1586 - è all’aperto in una selva caratterizzata da un viottolo in mezzo a due rupi. Sullo sfondo a sinistra si intravede la sagoma di frate Leone che fa da testimone dell’evento. Il paesaggio roccioso e boschivo non è un semplice sfondo ma partecipa all’evento drammatico. Ogni elemento è pensato per muovere a devozione. La presenza del teschio (memento mori) e del libro accentuano la dimensione della penitenza e della meditazione solitaria, temi centrali del cattolicesimo seicentesco.
Un richiamo al concetto paolino dell’uomo chiamato a essere «conforme all’immagine del Figlio suo», il testo francescano di riferimento è la «Ammonizione V» (scritta in prosa ritmica latina): «Considera, o uomo, in quanta eccellenza ti ha posto il Signore Dio, / perché ti ha creato e formato / a immagine del diletto Figlio suo secondo il corpo, / e a somiglianza di sé secondo lo spirito».
don Tarcisio Tironi
direttore del M.A.C.S.

“Lo Spirito intercede con gemiti inesprimibili”«Fratelli, lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza; non sappiamo ...
19/07/2026

“Lo Spirito intercede con gemiti inesprimibili”
«Fratelli, lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza; non sappiamo infatti come pregare in modo conveniente, ma lo Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili; e colui che scruta i cuori sa che cosa desidera lo Spirito, perché egli intercede per i santi secondo i disegni di Dio» (Dalla lettera di san Paolo ai Romani 8,26-27).

San Paolo sembra rispondere alla difficoltà di ogni fedele nel vivere il limite umano nell’esperienza della preghiera, rivelando come lo Spirito Santo colmi la distanza tra la persona e Dio. La preghiera autentica non è infatti una prestazione o un esercizio intellettuale o morale dell’orante, ma un’opera dello Spirito che trasforma il silenzio, l’incertezza o la difficoltà in un dialogo fecondo con il Padre.
L’immagine «SCS PAULUS» (Sanctus Paulus) mostra un ritratto miniato di san Paolo risalente alla fine dell’VIII sec. o all’inizio del IX che fa da illustrazione d’apertura delle «Lettere Paoline», facenti parte del «Codex Sangallensis 64», conservato presso la Biblioteca Abbaziale di San Gallo (Svizzera). La scritta posta sotto il titolo recita: «Sedet hic scriptor» che, nel detto medievale, si completa con «virtute Dei repletus», in italiano: «Siede qui lo scrittore, riempito della forza/virtù di Dio». Quindi miniatura e testo garantiscono che Paolo può scrivere parole divine non perché sia forte in se stesso, ma perché lo Spirito ha riempito il vuoto della sua debolezza umana con la «virtus» celeste. La minuziosa rappresentazione mostra l’Apostolo attraverso una figura geometrica e compressa, avvolta in panneggi spezzati che creano una forte tensione drammatica. Le spesse linee nere di contorno, lo sguardo ieratico dagli occhi sgranati e il blocco grafico della scritta, «schiacciano» la figura dell’Apostolo sulla sedia, concentrandola visivamente nell’ispirazione e nell’atto dello scrivere. Paolo è il «segretario» dello Spirito Santo per cui le lettere tracciate dalla mano di questo «scriptor» sono la traduzione visibile e leggibile di quei gemiti divini che altrimenti resterebbero inesprimibili per gli umani.
Nella poesia «Lo Spirito di Dio», tratta dalla raccolta «O sensi miei», p. Davide Maria Turoldo descrive lo Spirito Santo come un vento dirompente e un fuoco creatore che turba le nostre certezze e fa impallidire le pretese umane. «Tu vieni a turbarci, / vento dello Spirito. / Tu sei l’altro che è in noi. / Tu sei il soffio che anima / e sempre scompare. // Tu sei il fuoco / che brucia per illuminare. / Attraverso i secoli e le moltitudini / Tu corri come un sorriso / per far impallidire le pretese / degli uomini. // Poiché tu sei l’invisibile / testimone del domani, / di tutti i domani. // Tu sei povero come l'amore / per questo ami radunare / per creare. / Oh, ebbrezza e tempesta di Dio!».
don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S.

“L’ardente aspettativa della creazione è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio”«Fratelli, ritengo che le soffere...
11/07/2026

“L’ardente aspettativa della creazione è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio”
«Fratelli, ritengo che le sofferenze del tempo presente non siano paragonabili alla gloria futura che sarà rivelata in noi. L’ardente aspettativa della creazione, infatti, è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio.
La creazione infatti è stata sottoposta alla caducità – non per sua volontà, ma per volontà di colui che l’ha sottoposta – nella speranza che anche la stessa creazione sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio. Sappiamo infatti che tutta insieme la creazione geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi. Non solo, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo» (Dalla lettera di san Paolo ai Romani 8,18-23).

Paolo offre una grandiosa visione cosmica della salvezza, legando indissolubilmente il destino di ogni essere umano a quello dell’intera natura. Pur avendo già ricevuto un anticipo della vita divina, il cristiano vive nella tensione dell’attesa.
«La Creazione» è una litografia a colori, realizzata da Marc Chagall nel 1960 e che fa parte della serie artistica denominata «Drawings for the Bible» (Disegni per la Bibbia). L’artista bielorusso naturalizzato francese raccontava: «Non ho visto la Bibbia, l’ho sognata… Mi è sempre sembrata… la più grande fonte di poesia di tutti i tempi». Questa opera di Chagall pare affermare che la Creazione non è un evento concluso nel passato, ma un processo aperto, sofferto e luminoso, sempre tendente verso la pienezza dello Spirito. Ne danno conferma sia i contorni neri degli animali e di Adamo ed Eva - del tutto partecipi alla fragilità e al travaglio del mondo - che infondono un senso di movimento irrequieto sia nella rappresentazione del sole e del cielo come un nucleo concentrico in movimento tra espansione e contrazione. Le figure celesti che, in alto, suonano e accompagnano il moto del cosmo, garantiscono la presenza attiva dello Spirito della vita, autenticata dal blu vibrante, il colore del mistero divino e dell’amore che, per il pittore, avvolge il dolore del mondo.
I celebri versi «Ho detto alla mia anima di aspettare» fanno parte della seconda parte dei «Quattro Quartetti». Il componimento scritto da Thomas Stearn Eliot durante la seconda guerra mondiale, rappresenta un profondo momento di meditazione spirituale e purificazione. «Ho detto alla mia anima di stare ferma, e di stare ad aspettare senza sperare./ Perché sperare sarebbe sperare la cosa sbagliata;/ di stare ad aspettare senza amore./ Perché l’amore sarebbe amore per la cosa sbagliata;/ ma resta ancora la fede./ Ma fede e amore e speranza sono tutte nell’attesa./ Aspetta senza pensare, perché non sei pronto per pensare./ E allora l’oscurità sarà luce, e l’immobilità danza».
don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S.

“Se mediante lo Spirito fate morire le opere del corpo, vivrete”«Fratelli, voi non siete sotto il dominio della carne, m...
04/07/2026

“Se mediante lo Spirito fate morire le opere del corpo, vivrete”
«Fratelli, voi non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene. E se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi. Così dunque, fratelli, noi siamo debitori non verso la carne, per vivere secondo i desideri carnali, perché, se vivete secondo la carne, morirete. Se, invece, mediante lo Spirito fate morire le opere del corpo, vivrete» (Dalla lettera di san Paolo ai Romani 8,9.11-13).

San Paolo scrive alla comunità di Roma intorno al 57-58 d.C., affrontando il tema della salvezza e spiegando come la fede in Cristo trasformi radicalmente l’esistenza umana. La vita cristiana infatti è un’accoglienza quotidiana dello Spirito che guarisce e rinnova le nostre scelte.
«San Paolo allo scrittoio», è opera di Rembrandt van Rijn del 1629 ca. Il dipinto ad olio su tavola appartiene al primo periodo della produzione dell’artista a Leida ed è attualmente esposto al Germanisches Nationalmuseum di Norimberga. Il pittore olandese ritrae Paolo come un uomo anziano, solcato dalle rughe, immerso nell’ombra della sua stessa stanza, illuminata dalla calda luce di una lampada ad olio, forse l’ultimo domicilio imposto all’apostolo Paolo quando, in attesa di giudizio, era agli arresti domiciliari a Roma. Quasi nascosta e appoggiata al bracciolo, la mano destra dell’apostolo stringe una penna d’oca: sembra che Paolo stia riflettendo prima di riprendere a scrivere una delle sue celebri lettere. La sinistra, al contrario, emerge protesa in avanti, adagiandosi sulle pagine aperte del grande volume posato sullo scrittoio carico di carte e di documenti. Al centro, la presenza della spada evoca il dramma della persecuzione e del martirio, affrontati da Paolo in nome della totale fedeltà al disegno divino.
Una delle invocazioni più intense scritte da Edith Stein (santa Teresa Benedetta della Croce) è la preghiera «Spirito Santo – Amore eterno!», composta nel 1942, poco prima della sua deportazione ad Auschwitz dove morirà. «Spirito Santo, eterno Amore,/ che sei dolce Luce che mi inondi/ e rischiari la notte del mio cuore;/ Tu ci guidi qual mano di una mamma;/ ma se Tu ci lasci non più d’un passo solo avanzeremo!/ Tu sei lo spazio che l’essere mio circonda e in cui si cela./ Se m’abbandoni cado nell’abisso del nulla,/ da dove all’esser mi chiamasti./ Tu a me vicino più di me stessa, più intimo dell’intimo mio./ Eppur nessun Ti tocca o Ti comprende/ e d’ogni nome infrangi le catene./ Spirito Santo, eterno Amore».
don Tarcisio Tironi
direttore del M.A.C.S.

Indirizzo

Vicolo Chiuso, 22
Romano Di Lombardia
24058

Orario di apertura

Mercoledì 09:30 - 12:30
Giovedì 09:30 - 12:30
Venerdì 09:30 - 12:30
15:00 - 19:30
Sabato 09:30 - 12:30
15:00 - 19:30
Domenica 09:30 - 12:30
15:00 - 19:30

Telefono

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