03/10/2026
“Mettete in pratica queste cose e il Dio della pace sarà con voi”
«Fratelli, non angustiatevi per nulla, ma in ogni circostanza fate presenti a Dio le vostre richieste con preghiere, suppliche e ringraziamenti. E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e le vostre menti in Cristo Gesù. In conclusione, fratelli, quello che è vero, quello che è nobile, quello che è giusto, quello che è puro, quello che è amabile, quello che è onorato, ciò che è virtù e ciò che merita lode, questo sia oggetto dei vostri pensieri. Le cose che avete imparato, ricevuto, ascoltato e veduto in me, mettetele in pratica. E il Dio della pace sarà con voi!» (dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippesi 4,6-9).
Rileggendo la pala d’altare di Isabella Pagnoncelli (Bergamo 1803–1855) che proviene dal monastero «vecchio» abitato dalle Clarisse di Bergamo dal 1947 al 1964, l’opera pare una traduzione visiva della pace e della virtù paolina, incarnata perfettamente dallo spirito francescano nell’ottavo centenario della morte del Poverello d’Assisi. La parte inferiore della tela è dominata da un profondo atteggiamento di orazione. Santa Chiara, in ginocchio, non sta solo adorando l'Eucaristia nell’ostensorio, ma la offre alle preghiere della comunità. Il suo sguardo rivolto verso l’alto incarna la «supplica» che abbandona ogni miseria terrena. Accanto a lei, san Francesco stringe la mano al petto in un gesto di profondo raccoglimento, configurando la preghiera come un dialogo del cuore che si affida totalmente.
Maria, con le mani incrociate sul petto e lo sguardo dolcemente reclinato, è l’icona stessa della pace interiore perché ha accolto la Parola di Dio senza riserve. La serenità che emana dal suo volto e dalla sua postura ieratica si irradia sui santi Giuseppe, Chiara e Francesco, avvolgendo la composizione in un’atmosfera di pacificazione divina. La pittrice ricerca una bellezza esemplare: i volti idealizzati sono carichi di umana dolcezza; la purezza si riflette nelle vesti della Vergine e nella luce che inonda la scena; l’ordine e la simmetria della composizione traspongono visivamente l’idea di ciò che è giusto e armonioso, elevando i pensieri dell’osservatore verso le cose celesti.
Nella festa di san Francesco, questi versi da lui scritti ormai cieco e morente, ricordano che il Transito non è evento di lutto, ma la manifestazione solenne di un’anima che, avendo vissuto nelle «santissime voluntati», s’addormenta nella certezza che «il Dio della pace sarà con voi».
«Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra Morte corporale,/ da la quale nullu homo vivente pò skappare:/ guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali;/ beati quelli ke trovarà ne le tue santissime voluntati,/ ka la morte secunda no ’l farrà male./ Laudate et benedicete mi’ Signore et ringratiate/ serviateli cm grande humilitate».
don Tarciso Tironi
direttore M.A.C.S.