Pallavicini 22

Pallavicini 22 Spazio espositivo inaugurato il 5 ottobre 2019.

Dal 10 marzo 2022, con la costituzione di CARP Associazione di Promozione Sociale, lo spazio viene concesso agli artisti su invito e viene messa a loro disposizione l’organizzazione già consolidata.

Giuseppe Palumbo (Matera, 1964) pubblica fumetti dal 1986, per riviste come Frigidaire e Cyborg, sulle cui pagine crea R...
30/08/2026

Giuseppe Palumbo (Matera, 1964) pubblica fumetti dal 1986, per riviste come Frigidaire e Cyborg, sulle cui pagine crea Ramarro, il primo supereroe masochista.
Ha disegnato Martin Mystére, Tex e soprattutto Diabolik (Astorina).
Ha creato romanzi (tra cui “Tomka - Il gitano di Guernica”, con Massimo Carlotto, e “Un sogno turco” con Giancarlo De Cataldo, Rizzoli, e “La sola cura”, Oblomov) e saggi grafici (tra cui “L’elmo e la rivolta” con Luciano Curreri, Comma22, e “Pasolini 1964”, “Costellazione Basaglia” e “Carlo Levi 1973”, Action30). Ha collaborato con editori italiani e stranieri tra cui Sergio Bonelli, Rizzoli, Mondadori, Kodansha e Dargaud.
Alcuni suoi libri e i suoi Diabolik sono tradotti in diverse lingue.
Ha vinto numerosi premi in Italia, dallo Yellow Kid al Micheluzzi, fino al Romics d’oro e al Cygne d’Or a Lugano.
È stato a lungo insegnante di illustrazione presso la scuola di alta formazione ISIA di Urbino.

Il fumetto d'autore “16 possibili usi del Mausoleo", opera vincitrice del Concorso MiC “Fumetti nei Musei”, è la storia a fumetti che Giuseppe Palumbo ha ambientato nel Mausoleo di Teodorico.

Sabato 29 agosto, in apertura della settimana teodoriciana, presso lo spazio espositivo Pallavicini 22, si è inaugurata ...
30/08/2026

Sabato 29 agosto, in apertura della settimana teodoriciana, presso lo spazio espositivo Pallavicini 22, si è inaugurata la mostra del fumetto d'autore “16 possibili usi del Mausoleo", opera vincitrice del Concorso MiC “Fumetti nei Musei”, la storia a fumetti che Giuseppe Palumbo ha ambientato nel Mausoleo di Teodorico.

Oltre al fumettista Giuseppe Palumbo e alla curatrice Sandra Manara, erano presenti l’assessora Barbara Monti in rappresentanza del Comune di Ravenna, Claudia Agrioli, Luca Maggio e Roberto Pagnani per CARP Associazione di Promozione Sociale.
La presentazione è stata vivacizzata dal firmacopie del fumetto per mano di Palumbo, che ha dedicato ad ogni intervenuto uno speciale disegno, dopo aver illustrato il suo percorso creativo ripercorrendo i bozzetti e gli studi preparatori in mostra.

L'esposizione rimarrà allestita fino a giovedì 10 settembre e sarà aperta al pubblico dal giovedì al sabato feriali dalle 17 alle 19. Ingresso libero.

L'evento rientra nelle "Celebrazioni Teodoriciane 526-2026. RAVENNA NEL SEGNO DI TEODORICO".

Sabato 29 agosto 2026 alle ore 18:30 presso lo spazio espositivo Pallavicini22 Art Gallery in Viale Giorgio Pallavicini ...
05/08/2026

Sabato 29 agosto 2026 alle ore 18:30 presso lo spazio espositivo Pallavicini22 Art Gallery in Viale Giorgio Pallavicini 22 a Ravenna, si inaugurerà la mostra “16 possibili usi di un mausoleo” la storia a fumetti che Giuseppe Palumbo ha ambientato nel Mausoleo di Teodorico.
L'esposizione rimarrà allestita fino a giovedì 10 settembre e sarà aperta al pubblico dal giovedì al sabato feriali dalle 17 alle 19. Ingresso libero.
L'evento rientra nelle "Celebrazioni Teodoriciane 526-2026. RAVENNA NEL SEGNO DI TEODORICO".

La Mostra
Durante la settimana teodoriciana, sabato 29 agosto 2026 alle ore 18:30, presso lo spazio espositivo Pallavicini 22 Art Gallery a Ravenna, è programmata la presentazione del fumetto d'autore “16 possibili usi del Mausoleo", vincitore del Concorso MiC “Fumetti nei Musei”, la storia a fumetti che Giuseppe Palumbo ha ambientato nel Mausoleo di Teodorico. L’autore esibirà il suo percorso creativo e saranno esposti i bozzetti e gli studi preparatori. Un'occasione unica per conoscere da vicino l'esperienza di un fumettista di fama internazionale che presenterà i suoi testi e firmacopia del fumetto, acquistabile presso i bookshop dei musei nazionali di Ravenna.

L’artista
Giuseppe Palumbo (Matera, 1964) pubblica fumetti dal 1986, per riviste come Frigidaire e Cyborg, sulle cui pagine crea Ramarro, il primo supereroe masochista.
Ha disegnato Martin Mystére, Tex e soprattutto Diabolik (Astorina).
Ha creato romanzi (tra cui “Tomka - Il gitano di Guernica”, con Massimo Carlotto, e “Un sogno turco” con Giancarlo De Cataldo, Rizzoli, e “La sola cura”, Oblomov) e saggi grafici (tra cui “L’elmo e la rivolta” con Luciano Curreri, Comma22, e “Pasolini 1964”, “Costellazione Basaglia” e “Carlo Levi 1973”, Action30). Ha collaborato con editori italiani e stranieri tra cui Sergio Bonelli, Rizzoli, Mondadori, Kodansha e Dargaud.
Alcuni suoi libri e i suoi Diabolik sono tradotti in diverse lingue.
Ha vinto numerosi premi in Italia, dallo Yellow Kid al Micheluzzi, fino al Romics d’oro e al Cygne d’Or a Lugano.
È stato a lungo insegnante di illustrazione presso la scuola di alta formazione ISIA di Urbino.

L’evento
Promossa e organizzata da CARP Associazione di Promozione Sociale, Spazio Espositivo PALLAVICINI 22 Art Gallery, Archivio Collezione Ghigi-Pagnani, la mostra si avvale del patrocinio di Comune di Ravenna, Accademia di Belle Arti · Ravenna, Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico centro-settentrionale e del sostegno di SAGEM srl, Gruppo SAPIR, La BCC ravennate forlivese e imolese.
Media Partner: Ravenna Eventi, Porto Ravenna News.

Vi aspettiamo presso Pallavicini 22 dove è allestita la personale di Onorio Bravi "22 come gli Arcani Maggiori" a cura d...
14/07/2026

Vi aspettiamo presso Pallavicini 22 dove è allestita la personale di Onorio Bravi "22 come gli Arcani Maggiori" a cura di Sebastiano Bacchi, con testi a catalogo di Andrea Vitali e Sebastiano Bacchi.

L'esposizione rimarrà allestita fino al 25 luglio e sarà aperta al pubblico dal martedì al venerdì dalle 20:30 alle 22:30. Ingresso libero.

Durante il tempo di esposizione della mostra sono altresì programmati due incontri a ingresso libero:

il 17 luglio alle ore 21:00 una conferenza di Andrea Vitali “I TAROCCHI. La verità negli scritti del tempo.”

il 22 luglio alle ore 21:00 una conversazione su “Il simbolismo del colore nei tarocchi” con Sebastiano Bacchi e Onorio Bravi.

Il finissage è programmato per sabato 25 luglio dalle 20.30 alle 22.30.

Ph. Domenico Bressan

La personale di Onorio Bravi "22 come gli Arcani Maggiori" a cura di Sebastiano Bacchi, con testi a catalogo di Andrea V...
14/07/2026

La personale di Onorio Bravi "22 come gli Arcani Maggiori" a cura di Sebastiano Bacchi, con testi a catalogo di Andrea Vitali e Sebastiano Bacchi, rimarrà allestita fino al 25 luglio e sarà aperta al pubblico dal martedì al venerdì dalle 20:30 alle 22:30.

Il 22 luglio alle ore 21:00 è programmata una conversazione su “Il simbolismo del colore nei tarocchi” con Sebastiano Bacchi e Onorio Bravi. Ingresso libero.

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Undici domande a Onorio Bravi sulla serie dei tarocchi dipinti
Di Sebastiano Bacchi

12 – Come è nata la tua passione per i tarocchi?

La curiosità sui tarocchi nasce in me da adolescente, Mia zia Lidia leggeva le carte e questa attività mi ha subito affascinato.
Da sempre ho pensato di realizzare un progetto artistico dedicato ai tarocchi. Poi ad un certo momento della vita grazie a Marisa Zattini (artista, critica d’arte e scrittrice) ho avuto l’opportunità di approfondire il tema dell’esoterismo. Molto devo alla frequentazione di corsi specifici sugli arcani maggiori, tenuti da un grande studioso di simboli e di iconologia del Medioevo e del Rinascimento: Andrea Vitali (storico, regista, musicologo e direttore artistico).

13 – Il tuo arcano preferito, e perché?

Il mio arcano preferito è “VII - Il Carro”. Rappresenta la fedeltà e l’equilibrio, ma soprattutto il movimento per raggiungere gli obiettivi dei nostri progetti.

14 – Un arcano che ti affascina di più, e perché?

L’arcano che mi affascina di più è “XVII - La Stella”, perché esprime la speranza nel destino, l’armonia nel mondo, la nascita e la rinascita.
Ne sono attratto e incantato sia per la completezza armonica della carta sia dal punto di vista delle forme. Sono affascinato dal paesaggio che unisce la terra al cielo, dalla figura femminile mentre è intenta ad unire l’acqua con la terra e dall’immensità del cosmo.

15 - Leggi i tarocchi?

Sì. Per me la lettura dei tarocchi è un momento magico. Un viaggio, un gioco, un’esperienza condivisa con persone che mi rivelano il loro mondo interiore, con i loro dubbi e le loro speranze, e che chiedono un consiglio su come risolvere i loro problemi o realizzare i loro sogni.

16 - Quale è il tuo mazzo di tarocchi preferito, e perché?

I tarocchi di Marsiglia. Presumo che sia stato il primo mazzo capitatomi nelle mani, poi il mio progetto artistico si è sviluppato prendendo spunto proprio dai tarocchi di Marsiglia.

17 - Ti vorrei chiedere di raccontarmi tre dipinti della tua mostra. In particolare, mi puoi descrivere l’arcano numero 0, Il F***e?

È la carta più libera dalle convenzioni e che ti porta ad affrontare le situazioni con leggerezza, ad agire fuori dagli schemi e dalle regole.
Non preoccuparsi delle cose importanti, lasciarsi guidare dall’istinto, assumere atteggiamenti burloni e soprattutto amare l’ironia.
Il simbolismo principale legato alla lettura è l’assenza, la mancanza, e quindi il vuoto. Rappresenta anche l’imprevedibilità, la volubilità (il cambiamento d’umore) l’irrazionalità, il continuo spostamento, il caos. Ma anche l’ingenuità, l’animalità e l’estasi.
L’opera rappresenta l’inizio del cammino. Il viaggio della vita o il percorso di un nuovo progetto.
I colori utilizzati sono le terre, gli acrilici, le polveri di oro e rame. Le tinte sono giocate sul contrasto dell’arancione con il ceruleo che è il suo colore complementare.

18 - Mi puoi descrivere l’arcano numero I, Il Mago?

Esprime un movimento verso una direzione di una meta di poco valore, a volte un po' esibizionista.
Può anche indicare un modo di agire per ottenere dei risultati o abbindolare il prossimo attraverso sotterfugi.
Il simbolismo è il movimento ed il tempo che scorre velocemente. L’inizio di una attività o di un percorso. Il lavoro, ma anche l’inganno e la rovina.
L’opera rappresenta la volontà di agire anche di nascosto e la creatività con l’illusione di poter indicare una via alternativa.
I colori utilizzati sono le terre e gli acrilici e vanno dallo sfondo dorato ai violacei del tavolo e degli elementi floreali; dalle tonalità rossastre delle vesti al verde della spada e dal celeste della bacchetta magica al giallo del vaso.

19 - Infine, mi puoi descrivere l’arcano numero XXI, Il Mondo?

È una delle carte più luminose degli arcani maggiori, infonde successo e grande armonia con sé stessi e con la vita. Un simbolo del lavoro svolto e della maturità raggiunta. Il piacere di godersi i risultati e prepararsi per un nuovo inizio.
Il mondo rappresenta effettivamente il nostro mondo, la nostra vita con la famiglia, gli affetti, le amicizie, la casa, il lavoro e le nostre abitudini.
L’opera descrive la nascita e la prosperità attraverso il simbolo della forma dell’uovo e della donna nuda avvolta da uno scialle.
I colori utilizzati sono le terre, gli acrilici, le polveri di oro e rame. Il contorno blu e violaceo in memoria dell’universo. La forma che racchiude la figura femminile nell’ovale con colori terrosi a testimonianza della terra, come ad individuare un punto nell’universo.

20 – Mi puoi parlare delle quattro serie di opere sui tarocchi?

Negli anni Duemila, parlando con l’Architetto Marisa Zattini e con il Professor Andrea Vitali, abbiamo pensato ad un progetto sui tarocchi, realizzato con più tecniche. Ho iniziato le prime opere verso il 2010, e ho terminato le serie nel 2015. Marisa ha seguito la critica, la curatela e l’editoria. Andrea mi ha aiutato e consigliato per la parte del simbolismo e dell’iconografia.
Le tecniche sviluppate sono state la xilografia, poi le acqueforti su lastra di zinco, in seguito la pittura su tela e infine il graffito su pannello.
Tutte le opere hanno la forma del doppio quadrato. Inoltre è stato pubblicato un mazzo di tarocchi a partire dai dipinti, con una introduzione di Andrea Vitali.

21 – Quali dei tuoi mazzi sono i più adatti alla divinazione?

I dipinti, con i loro colori sono la serie più adatta alla divinazione. Sono i più profondi e i più complessi. Con il colore si descrivono, con tante sfumature, la varietà dei significati dei tarocchi. Potrebbero rappresentare dei sogni o delle visioni, e quindi sono indicati per la divinazione.

22 – L’utilizzo delle cromie e dei relativi contrasti nei tuoi lavori è una delle tue caratteristiche. I tratti sono molto forti, presenti e marcati. Come scegli i colori nelle tue opere, e in particolare nei tarocchi?

Nelle mie opere inizio generalmente stendendo i colori primari, ossia il rosso, il giallo e il blu.
Nei tarocchi mi sono concentrato molto anche sull’estetica, selezionando i colori in modo istintivo, ma inevitabilmente le scelte, seppure in maniera inconscia sono state anche sui simboli che tali colori rappresentano.

Ph. Domenico Bressan

La personale di Onorio Bravi "22 come gli Arcani Maggiori" a cura di Sebastiano Bacchi, con testi a catalogo di Andrea V...
14/07/2026

La personale di Onorio Bravi "22 come gli Arcani Maggiori" a cura di Sebastiano Bacchi, con testi a catalogo di Andrea Vitali e Sebastiano Bacchi, rimarrà allestita fino al 25 luglio e sarà aperta al pubblico dal martedì al venerdì dalle 20:30 alle 22:30.

Il 22 luglio alle ore 21:00 è programmata una conversazione su “Il simbolismo del colore nei tarocchi” con Sebastiano Bacchi e Onorio Bravi. Ingresso libero.

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Undici domande a Onorio Bravi sulla sua arte
Testo a catalogo di Sebastiano Bacchi

01 – Come ti sei avvicinato alla carriera di artista?

All’età di undici anni, nel 1966, dopo l’esame di quinta elementare, trascorsi l’estate a Bologna, ospite di mia zia Lidia. La sorella di mia madre amava il mondo esoterico e leggeva le carte dei tarocchi a conoscenti ed amici. Ricordo che mi regalò un kit per lo sviluppo manuale di fotografia che mi interessò e mi coinvolse tantissimo. Al rientro, dopo il soggiorno bolognese, vicino la mia abitazione a San Zaccaria in località Erbosa (a Ravenna), ebbi l’occasione ed il piacere di assistere alla realizzazione di un graffito di grandi dimensioni sulla facciata della casa di Renato Sintoni. Era un’opera realizzata dalla pittrice forlivese Irene Ugolini Zoli. Sicuramente questi eventi hanno suscitato in me stimoli, interessi e curiosità verso l’Arte del fare.

02 – Quale è stata la tua formazione di artista? Quale è stato il tuo percorso di studi?

Mia madre Maria, ha sempre sostenuto con orgoglio che, sin da bambino, ero appassionato al disegno ed ero attirato ed incantato dai colori. Dal punto di vista scolastico, inizialmente ho affrontato un indirizzo tecnico, poi ho completato gli studi regolari all’Accademia di Belle Arti nei primi anni Novanta. Per una decina d’anni (da fine anni Settanta fino agli anni Ottanta) ho condiviso un percorso lavorativo con l’artista Giovanni Strada con il quale ho approfondito varie tecniche artistiche. In seguito ho frequentato corsi d’incisione a Forlì, tenuti dall’incisore Guerriero Cortini; corsi di pittura e graffito tenuti da Irene Ugolini Zoli, pittrice forlivese e grande amica della mia maestra elementare Ines Perlini (anch’essa pittrice). Infine mi sono iscritto all’Accademia di Belle Arti di Ravenna. Ricordo con piacere alcuni docenti con i quali ho stretto legami di amicizia: Claudio Spadoni, Matteo Accarino, Giorgio Alberto Cassani, Vittorio D’augusta e Radu Dragumirescu.

03 – Quale è la tua metodologia di lavoro? Come avviene il tuo processo creativo?

Il mio processo creativo è lungo e meditato. Nel tempo molti lavori vengono ripresi e completati. Le opere vengono ripensate, aggiornate, modificate in tempi successivi. Nei miei Cicli di lavoro oltre alla riflessione e alla meditazione, la memoria diventa un’assoluta protagonista. Parto sempre da disegni, schizzi preparatori che sono realizzati senza un progetto preliminare, seguendo il mio istinto immaginario, ricerco e recupero dentro di me immagini che mi sono rimaste impresse da tempi immemori.
La mia produzione artistica avviene per tematiche. Mi piace indagare e sviluppare le varie tecniche che affronto: il disegno, l’incisione, la pittura, la scultura, il mosaico. In questi ultimi anni, mi sono concentrato sulla pittura e sulla xilografia. Il mondo arcaico e primitivo mi appassiona da sempre. Tutto quello che c’è stato prima di noi, credo che inconsciamente si imprima nella nostra memoria per poi accompagnarci nel nostro viaggio artistico e di vita. Mi emoziono e mi stupisco per elementi naturali ed immaginari, come un cielo, un’architettura, un incontro, un paesaggio.

04 – Quali sono le tue principali fonti di ispirazione? Sono cambiate nel tempo?

Le mie fonti di ispirazione sono i luoghi fantastici, frutto del mio immaginario, del mio indagare nel passato e nel futuro. Credo che il sogno sia una componente fondamentale delle mie opere. Sono altresì certo che il mistero della vita ci porti a credere ed elementi superiori ed ancestrali, in un mondo soprasensibile Cosa ci attende non possiamo saperlo, ma di sicuro ipotizzarlo è sognare. Questa tensione mi accompagna e si riflette sempre nelle mie realizzazioni.

05 – Cosa rappresentano le tue figure o apparizioni?

Le sagome, le figure che ambientano i miei paesaggi immaginari sembrano attendere, aspettare elementi e situazioni tali da consentirci una vita migliore, la speranza di intravvedere un domani in grado di rispondere alle esigenze delle persone.

06 – Lavori molto sui simboli e sugli archetipi, in particolare i sogni, i tarocchi e i colori sono soggetti ricorrenti. Nel vasto mondo onirico, quali altre tematiche ti interessano maggiormente?

Lavoro molto sui Simboli perché il simbolo non si limita a rappresentare, ma evoca una realtà diversa dal reale.
Gli archetipi sono dei modelli universali primordiali che sono presenti in tutte le epoche; sono come delle immagini radicate nell’inconscio collettivo ereditate alla nascita.
Il Graffio mi appartiene. In esso ritrovo la risposta al bisogno di penetrare le forme rappresentate, mentre nella pittura amo accarezzare il supporto con i forti cromatismi del colore. Il segno, il graffio che incide la lastra è come la linea del graffito. È il richiamo ad una impronta antica, è una traccia evidente nel racconto dell’immaginario che emerge dalla trama.

07 – Oltre al disegno, all’incisione e alla pittura, quali altre tecniche e forme artistiche utilizzi?

Il disegno mi permette di strutturare l’opera. Il colore mi trasmette tanta gioia. Il mosaico, che ritengo una delle tecniche più complete, mi impone riflessione e meditazione. La xilografia è il Togliere, lo scavare con le sgorbie e si avvicina alla scultura; la fotografia consente di catturare il momento, l’attimo. La scultura, il movimento e l’espressione.
Nel mio percorso artistico ho avuto modo di approfondire diverse tecniche: disegno e pittura dal vero, la fotografia, la scenografia, il mosaico, la scultura. Una delle tecniche che ad oggi non ho approfondito è la ceramica, ma penso che mi piacerebbe sperimentarla al più presto.
Mi piace ricordare un’esperienza tecnico-artistica nell’ambito della scenografia. Dalla fine degli anni Ottanta ho collaborato con il gruppo dei “Carristi di Massa Forese” nell’allestimento di carri allegorici. Curavo i progetti e le scenografie. Una bella fucina, una stimolante avventura ricca sia per i rapporti umani che per le suggestioni immaginative. Un’esperienza che sicuramente mi ha aiutato nella crescita artistica. Ho imparato a non improvvisare mai, ad avere una disciplina progettuale. Le mie opere nascono e si sviluppano sempre seguendo un progetto ben preciso. L’idea si fa disegno, anche se poi quando dipingo o incido, talvolta mi lascio trasportare come che ci fosse qualcuno che mi guida a mia insaputa.
Mi piace lavorare per fasi. Sviluppo le mie riflessioni e quella narrazione visionaria tipica delle mie tematiche, usando svariate tecniche.

08 – Come è cambiata nel tempo la tua arte?

Sicuramente la mia pittura degli anni Settanta e Ottanta era concentrata sulla ricerca realistica (osservazione analitica, soggetti comuni, oggettività), sullo studio della struttura (costruzione dei volumi, prospettiva e proporzioni) e della tecnica (rilievo e chiaroscuro). Una indagine compositiva attraverso l’esame e la valutazione della natura e del vero. Poi l’osservazione e le analisi della tonalità cromatiche e dei relativi accostamenti mi hanno accompagnato per tutti gli anni Novanta. Le ho vissute anche in modo esasperato attraverso sfumature, ombre, declinazioni e gradazioni terrose, nebbiose e soprattutto notturne. In quel tempo, mi ero fatto sedurre e conquistare da quel clima del paesaggio che diviene un sentire interiore. Da quelle atmosfere nebbiose mi sono in seguito liberato grazie al ricordo dell’esperienza vissuta in Algeria, che fu breve ma intensa, e anche grazie al ricordo dei luoghi della mia infanzia, e il paesaggio indimenticabile della mia casa natia (Razòl) ubicata tra Portico di Romagna e San Benedetto di Forlì. Il periodo delle vedute (ambienti e scene) e dei soggetti onirici, fantastici e immaginifici iniziò proprio negli anni Novanta.

09 - Cosa caratterizza la tua produzione artistica? Esiste un elemento comune che collega i tuoi lavori?

Penso che ciò che caratterizza la mia produzione artistica sia la mia cifra stilistica. Dal segno, al disegno, dalla pittura, e all’incisione. Amo lo sviluppo dei temi affrontati sempre per cicli che includono varie tecniche, ma sempre riconducibili al mio segno.
Credo che l’artista debba sempre essere limpido, vero ed autentico, Deve guardare nella profondità di sé stesso, ricercare la propria identità specchiandosi nella diversità dell’altro. Il viaggio che conduce oltre e lontano, inizia sempre dentro di noi.

10 - Progetti futuri?

Attualmente sto lavorando al ciclo “Razòl” che è una riflessione e un ricordo del paesaggio della mia infanzia. Poi, vorrei continuare con la mia ricerca artistica, proporre sempre esposizioni ed installazioni mai assolutamente “Già fatte” o “ripetitive” e, cosa non facile, cercare di aggiungere nuovi piccoli tasselli all’arte da tramandare ai posteri.

11 - Un sogno o un desiderio da realizzare?

Un mio sogno è quello di andare avanti sempre con atteggiamento “positivo” (e costruttivo). Penso che i pittori, i poeti, i musicisti, gli intellettuali in genere, possano contribuire con il proprio lavoro e la propria creatività al miglioramento della società. Ritengo che gli artisti siano il sale indispensabile della terra. Monsignor Pietro Sambi ha definito l’Arte come “l’ottavo sacramento”. Vasilij Kandinskij sosteneva che l’Arte fosse un “risarcimento spirituale” per l’uomo.

Ph. Domenico Bressan

La personale di Onorio Bravi "22 come gli Arcani Maggiori" a cura di Sebastiano Bacchi, con testi a catalogo di Andrea V...
13/07/2026

La personale di Onorio Bravi "22 come gli Arcani Maggiori" a cura di Sebastiano Bacchi, con testi a catalogo di Andrea Vitali e Sebastiano Bacchi, rimarrà allestita fino al 25 luglio e sarà aperta al pubblico dal martedì al venerdì dalle 20:30 alle 22:30.

Il 17 luglio alle ore 21:00 è programmata la conferenza di Andrea Vitali “I TAROCCHI. La verità negli scritti del tempo.” Ingresso libero.

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"I Tarocchi: Genesi e Allegorie"
Testo a catalogo di Andrea Vitali

I tarocchi sono un gioco formato da cinquantasei carte fra numerali (dall’1 al 10) e di corte (Fante, Cavaliere, Regina e Re) dette ‘a semi italiani’ (Coppe, Denari, Spade, Bastoni), provenienti dal mondo arabo - che derivò i simboli dei semi dall’antica monetazione romana degli Aes - e da ventidue carte allegoriche chiamate Trionfi.
Questo gioco rimanda ai Triumphi di Francesco Petrarca in cui vengono descritte le sei principali forze ritenute governare gli uomini secondo un ordine gerarchico. La numerologia romanica vedeva nel Sei ‘il sovrumano, la potenza’ poiché corrispondeva ai giorni della creazione biblica. Per primo viene l’Amore (Istinto), che corrisponde a una fase giovanile, vinto dalla Pudicizia (Castità, Ragione), fase successiva di matura pacatezza, a cui segue la Morte, a significare la transitorietà delle cose terrene. Quest’ultima viene vinta dalla Fama, che benché vittoriosa sull’oblio nella memoria dei posteri, soggiace al Tempo, il quale è sovrastato infine dal Trionfo dell’Eternità che sottrae l’uomo dal flusso del divenire e lo pone nel regno dell’Eterno.
Ideato a Bologna verso i primi anni del sec. XV dal principe Francesco Antelminelli Castracani Fibbia, il gioco dei Trionfi era inizialmente composto da quattordici carte allegoriche unite alle cinquantasei carte numerali e di corte.
Solo verso la seconda metà del sec. XV i Trionfi vennero ampliati a ventidue, numero che nel significato mistico cristiano rappresenta l’introduzione alla sapienza e agli insegnamenti divini impressi negli uomini. Riguardo al numero ventidue così si espresse Origene, sommo Padre della Chiesa:

Nella disposizione numerale, i numeri singoli contengono una certa quale forza e potere sulle cose e di tale potere e forza s’è valso il Creatore dell’universo, talora per la costituzione dell’universo stesso, talora a significare la natura delle cose singole così come esse ci appariscono. Ne segue allora che, in base alle Scritture, occorre osservare e derivare quegli aspetti che singolarmente appartengono ai numeri stessi. E in realtà occorre non ignorare che i libri stessi dell’Antico Testamento, come gli Ebrei li hanno trasmessi, sono Ventidue, e ad essi è uguale il numero degli elementi ebraici; e questo non senza motivo. Come infatti Ventidue lettere sembrano essere l’introduzione alla sapienza e alla dottrina impressa con queste figure negli uomini, così pure i Ventidue Libri della Scrittura costituiscono il fondamento e l’introduzione alla sapienza di Dio e alla conoscenza del mondo». In altre parole, Origene «riferendosi ai ventidue libri ispirati dalla Bibbia scorge nelle Ventidue lettere che compongono l’alfabeto ebraico, una introduzione alla sapienza e agli insegnamenti divini impressi negli uomini. (1)

La teologia medievale assegna all’universo un preciso ordine, formato da una scala simbolica che sale dalla terra al cielo:

Dall’alto di questa scala Dio, la Prima Causa, governa il mondo, senza tuttavia intervenirvi direttamente, ma operando ex gradibus, cioè attraverso una serie ininterrotta di intermediari in modo che la sua potenza divina si trasmette fino alle creature inferiori, fino all’umile mendicante. Letta invece dal basso verso l’alto, la scala insegna che l’uomo può elevarsi gradualmente nell’ordine spirituale inerpicandosi lungo le cime del bonum, del verum e del nobile e che la scienza e la virtù lo avvicinano a Dio. (2)

Il primo ordine conosciuto che elenca ventidue Trionfi in tal senso è riportato nel manoscritto Sermo perutilis de ludo da datarsi verso la fine del Quattrocento. Si tratta dell’ampliamento di una predica tenuta indicativamente verso il 1440 dal frate Giacomo della Marca (Domenico Gangala 1393-1476) a opera di un suo confratello. Un ordine che manifesta chiaramente trattarsi di un gioco a sfondo etico.

Il Bagatto (un prestigiatore) raffigura l’uomo peccatore a cui sono state date guide temporali, l’Imperatrice e l’Imperatore, e spirituali, la Papessa (la Fede) e il Papa. La virtù della Temperanza deve mitigare l’Amore ovvero l’istinto umano, mentre il desiderio di fama e potere, ossia il Carro - che l’autore del Sermo designò con l’espressione «mundus parvus», un piccolo mondo, cioè un illusorio successo -, deve essere vinto dalla Forza (la cristiana virtù Fortitudo).
La Ruota della Fortuna insegna che ogni successo è effimero e che anche i potenti sono destinati a diventare polvere. L’Eremita, che segue la Ruota, rappresenta il tempo al quale ogni essere deve sottostare e la necessità per ciascun uomo di meditare sul valore reale dell’esistenza, mentre l’Appeso – raffigurazione della pena comminata nel Medioevo ai traditori - denuncia il pericolo di cadere nella tentazione e nel peccato prima che la Morte sopraggiunga.
Anche l’Aldilà è rappresentato secondo la tipica concezione medievale: l’Inferno, e quindi il Diavolo, è posto sotto la crosta terrestre sopra la quale si estendono le sfere celesti. Come nel cosmo aristotelico, sopra la terra si estende un cerchio di fuochi celesti (Sphaera Ignis), raffigurati da fulmini che colpiscono una Torre. Le sfere planetarie sono sintetizzate dai tre astri principali: Venere, la Stella per eccellenza, la Luna e il Sole. La sfera più alta è l’Empireo, sede degli angeli che nel giorno del Giudizio saranno chiamati a risvegliare i morti dalle loro tombe. In quel giorno la Giustizia divina trionferà, pesando le anime e dividendo i buoni dai malvagi. Sopra tutti sta il Mondo, cioè «El Dio Padre», come scrisse l’anonimo monaco che stilò questo ordine.
Al Mondo segue il Matto o F***e, personaggio che la Chiesa identificò come l’Insipiens del Salmo 52, ovvero il non credente: «Dixit insipiens in corde suo non est Deus» (Disse il f***e nel suo cuore, non esiste Dio).

Il pensiero della scolastica che mirava ad avvalorare le verità di fede attraverso l’uso della ragione, accomunò nella categoria dei folli tutti coloro che, seppur dotati di raziocinio, non credevano in Dio. Nei tarocchi la presenza del F***e acquista pertanto un ulteriore e profondo significato: in quanto possessore di ragione ma non credente, nella sua massima espressione egli poteva divenire, attraverso gli insegnamenti espressi dalla scala mistica dei Trionfi, f***e di Dio come lo divenne il santo più popolare, cioè Francesco, che venne chiamato «Lo Sancto Jullare e il Sancto F***e di Dio».

Le immagini dei Trionfi dei Tarocchi non nascono da un’unica matrice, ma rappresentano un palinsesto figurativo dove si stratificano i saperi più disparati dell’universo medievale e rinascimentale, ponendosi come una vera e propria summa dell'immaginario collettivo dell’epoca. La loro struttura iconografica è il risultato di una sintesi magistrale che attinge alle Sacre Scritture e ai Vangeli per gli aspetti escatologici e morali, integrandosi profondamente con la riscoperta dei miti pagani e delle divinità antiche, rilette in chiave allegorica attraverso l'opera di mitografi come il Cartari o Natale Conti.
In questo percorso visivo, l'autorità della filosofia neoplatonica agisce come collante intellettuale, permettendo a concetti astratti come l’Anima del Mondo o la discesa delle anime di farsi immagine attraverso la Stella o il Mondo, trasformando il gioco in una riflessione sapienziale. Al contempo, l'ordine dei Trionfi recepisce la complessa dialettica tra ragione e follia: attraverso la lezione paolina e l'esempio francescano, persino l'insipienza del Matto può trasfigurarsi in ascesa mistica, rivelando come il mazzo contempli l'inversione dei valori e la possibilità di una rigenerazione spirituale.
Accanto a queste fonti dotte si avverte l’eco della tradizione ermetica e astrologica che regola il rapporto tra i luminari celesti e il destino umano, insieme a una vasta gamma di riferimenti tratti dalla letteratura classica e dalla precettistica morale delle Imprese e degli Emblemi. Particolare rilievo assume la dimensione del Tempo: non solo come potenza divoratrice saturnina che riduce ogni cosa in cenere, ma come occasione di meditazione e ricerca interiore. L'immagine si fa allora gradino di una scala mistica che, richiamando la tradizione degli stiliti e dei padri della Chiesa, conduce il pensiero dalla lettura del simbolo alla contemplazione del divino.
Ogni carta diviene così un teatro della memoria, dove la storia sacra si intreccia alla sapienza dei filosofi e alla sensibilità degli artisti del tempo, offrendo al giocatore non solo uno svago, ma una mappa dei valori civili e spirituali dell'Umanesimo. Comprendere l'origine di questi simboli significa, dunque, decifrare un linguaggio universale che parla attraverso il mito, la religione e la filosofia per condurre l'uomo alla conoscenza di sé e dell'ordine cosmico che lo circonda.

Note

1. Mons. Lorenzo Dattrino, Il simbolismo dei numeri nella patristica, in G. Berti, A. Vitali (a cura), Tarocchi: arte e magia, Faenza, Le Tarot, 1994, pp. 70-71.

2. Jean Seznec, La sopravvivenza degli antichi dei. Saggio sul ruolo della tradizione mitologica nella cultura e nell’arte rinascimentali. Torino, Bollati Boringhieri, 1990, pp. 162-163.

Ph. Domenico Bressan

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