Andrea - Lucchetta

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Andrea - Lucchetta Ex gallerista, sincero, passionale, esploratore, generoso, spesso idealista

17/10/2026

Caro Vittorio,

quanto mi manchi.

Ti scrivo con il cuore, pensando a te, ai momenti che abbiamo condiviso e a quei ricordi che, con il passare degli anni, diventano sempre più preziosi. Ci sono persone che attraversano la nostra vita lasciando un segno profondo, e tu, Vittorio, sei una di quelle persone.

Sai, ogni tanto torno con la memoria a quel giorno di oltre trent'anni fa, a Urbino. Ero uno studente e, quando ti vidi, mi avvicinai con l'emozione e l'ammirazione di chi incontra qualcuno che ha sempre seguito e ascoltato. Ti dissi semplicemente: «Buongiorno, professore. La seguo sempre».

Tu mi sorridesti. Conducevi Sgarbi Quotidiani e quel nostro primo incontro durò soltanto pochi istanti. Eri accompagnato dalla mia professoressa di Istituzioni di diritto romano.

Allora non potevo immaginare che la vita, con i suoi percorsi imprevedibili, ci avrebbe fatto incontrare ancora. E soprattutto non avrei mai pensato che, tanti anni dopo, avrei avuto il privilegio di conoscerti personalmente e di condividere con te momenti che oggi porto nel cuore.

La vita, nel frattempo, era andata avanti. Mi ero sposato, avevo costruito il mio percorso e, circa vent'anni dopo, ti ritrovai alla Fiera dell'Arte di Verona.

Ricordo ancora la gioia che provai nel rivederti. Mi avvicinai, ti strinsi la mano, ti raccontai che avevo letto i tuoi libri e ti chiesi se avessi piacere di fare una fotografia insieme.

Accettasti con naturalezza e, quasi inaspettatamente, mi lasciasti anche il tuo numero di telefono.

Per qualcuno, forse, sarebbe stato soltanto un piccolo gesto. Per me fu qualcosa di più: un'apertura, la possibilità di ritrovarti ancora, di poterti parlare e di condividere con te una parte del mio mondo.

Nel frattempo avevo aperto la mia galleria d'arte e desideravo averti come ospite. Ti invitai tre volte. E tu, tra un impegno e l'altro, tra il lavoro di critico e quello istituzionale di sottosegretario ai Beni culturali, riuscisti infine a ve**re.

Devo confessarti che organizzare quegli incontri non fu proprio una passeggiata! Le date cambiavano, gli impegni si accavallavano e io continuavo ad aspettare. Mi facesti sudare sette camicie, Vittorio!

Ma oggi, ripensandoci, sorrido con tenerezza. Perché anche queste piccole difficoltà fanno parte dei ricordi che ci appartengono, di quelle storie che, quando le rivivi dentro di te, ti strappano un sorriso e ti fanno sentire fortunato.

E io mi sento fortunato, davvero.

Fortunato perché, dietro il personaggio che tutti conoscevano, dietro le polemiche, le discussioni e le tue battaglie, ho avuto la possibilità di incontrare te. Di condividere cene, conversazioni, video e momenti che non erano soltanto occasioni pubbliche, ma frammenti di vita.

Ho sempre ammirato la tua intelligenza, la tua cultura, la tua capacità di raccontare l'arte con una passione che pochi sanno trasmettere. Ma ciò che oggi sento il bisogno di dirti è che, per me, il valore più grande di quegli incontri non sta soltanto in quello che sapevi insegnare o raccontare. Sta nell'aver avuto la possibilità di conoscerti, di stringerti la mano, di scambiare qualche parola con te e di conservare ricordi che nessuno potrà portarmi via.

Ci sono fotografie che guardiamo e che ci fanno sorridere. E poi ci sono momenti che non hanno bisogno di essere fotografati, perché sono rimasti impressi dentro di noi.

I nostri incontri, per me, sono anche questo.

Non mollare, Vittorio. Se potessi averti qui davanti, credo che ti direi proprio queste parole, guardandoti negli occhi e stringendoti ancora una volta la mano, come quel giorno a Verona.

Sono in contatto con Sauro, Nino, Guido, tua figlia Evelia e Giorgio Gregorio Grasso che mi tengono aggiornato. Seguo le notizie, leggo quello che viene scritto, ma cerco sempre di ricordarmi che, dietro ogni titolo, c'è una persona. E tu, prima di essere il personaggio pubblico che tutti conoscono, sei un uomo, con la sua storia, le sue fragilità, le sue battaglie e la sua vita.

Ed è all'uomo che oggi vorrei parlare.

Sai dove mi trovo mentre ti scrivo?

Sono nella chiesa di Santa Cristina, a Quinto di Treviso, davanti alla pala di Lorenzo Lotto.

Mi sono fermato qui, davanti a questa bellezza, e inevitabilmente ho pensato a te. Mi sono chiesto se fosse soltanto una coincidenza oppure se, qualche volta, siano proprio l'arte e la bellezza a riportarci alle persone che hanno lasciato qualcosa dentro di noi.

Tu mi hai sempre insegnato, attraverso il tuo modo di raccontare e vivere l'arte, che un'opera non è mai soltanto un dipinto. È una storia, un'emozione, una presenza che attraversa i secoli e continua a parlarci.

E oggi, davanti a questa pala, mi sono ritrovato a pensare ai nostri incontri, alle parole scambiate, alle risate, alle attese e a tutto quello che il tempo non è riuscito a cancellare.

Ho ripensato anche a Treviso, al Teatro Comunale Mario Del Monaco, quando rimanevo silenziosamente dietro le quinte ad ascoltarti mentre raccontavi la vita e l'arte di Antonio Canova. Ricordo Preganziol, Villa Albrizzi Franchetti e tante altre occasioni che, una dopo l'altra, riaffiorano nella mia memoria.

È strano come funzioni il cuore, Vittorio. A volte basta un luogo, un quadro, una voce o un ricordo improvviso per riportarci indietro di anni, facendoci rivivere emozioni che credevamo lontane.

E allora capisci che certe persone non passano semplicemente nella tua vita. Ci rimangono.

Non so che cosa ci riserverà il futuro e non voglio fingere di avere risposte che non ho. So soltanto che mi piacerebbe poterti incontrare ancora, sedermi a tavola con te, ascoltarti parlare d'arte e magari discutere di qualcosa, come abbiamo fatto tante volte.

Mi piacerebbe poterti dire, guardandoti negli occhi, quanto sono grato alla vita per averci fatto incontrare di nuovo dopo quel primo saluto a Urbino.

Perché, se ci penso, la nostra storia è cominciata con poche parole e un sorriso. E da quel piccolo incontro è nato un filo che, attraverso gli anni, mi ha regalato ricordi che oggi custodisco con un affetto sincero.

Non so se tu ricordi ogni momento come lo ricordo io. Forse per te alcuni di quegli incontri sono stati soltanto una parte delle tante persone conosciute lungo il tuo cammino. Per me, invece, hanno avuto un significato speciale. E ci tenevo a dirtelo.

Vittorio, ti abbraccio forte, con tutto l'affetto e la sincerità di cui sono capace.

Vorrei che queste parole ti arrivassero come una stretta di mano, una di quelle strette che non hanno bisogno di tanti discorsi, perché dentro racchiudono amicizia, riconoscenza e vicinanza.

Non mollare, Vittorio.

Te lo dico con il cuore. Perché la vita, anche quando ci mette davanti a prove difficili, conserva ancora qualcosa di meraviglioso. Ci sono persone che ci vogliono bene, ricordi che ci scaldano l'anima, opere d'arte che continuano a parlarci e incontri che meritano ancora di accadere.

E io spero sinceramente di poterti rivedere, stringerti la mano e sorriderti ancora una volta.

Con affetto, Vittorio. Quello vero, che non ha bisogno di clamore e non si misura con le parole, ma con ciò che rimane dentro.

**Tuo,

Andrea**

17/10/2026

# # # Venti per cento angelo, ottanta diavolo

Per me, tutto comincia dagli occhi, da quello sguardo che non chiede permesso, che attraversa la superficie delle cose e arriva dove il cuore custodisce se stesso.

Cerco occhi che sappiano vedere, non soltanto guardare; che leggano il silenzio delle labbra e abbiano il coraggio di entrare nell’anima, senza paura di ciò che possono trovare.

Occhi profondi, capaci di mistero, con dentro un cielo e un inferno intero; uno sguardo che sappia essere carezza, ma che nasconda il fascino della tempesta.

Venti per cento angelo, con la luce innocente del paradiso; ottanta per cento diavolo, con il peccato seducente di un sorriso.

Un’anima che conosca la dolcezza, ma non abbia paura della passione; che sappia amare con delicatezza e incendiare il cuore con un’emozione.

Non cerco la perfezione, né una bellezza costruita per apparire: cerco quel raro, pericoloso equilibrio tra ciò che incanta e ciò che fa impazzire.

Perché gli occhi possono essere una promessa, lo sguardo una sfida, il silenzio una tentazione; e quando due anime si riconoscono, non serve nemmeno una parola per dare inizio alla rivoluzione.

Voglio occhi che mi spoglino dei pensieri, che vedano l’uomo dietro le mie difese, che sappiano essere paradiso e vertigine, innocenza e trasgressione, angelo e diavolo nella stessa espressione.

Perché, in fondo, non è la bellezza a farmi perdere la ragione, ma quello sguardo che mi attraversa e, senza sfiorarmi, mi seduce l’anima prima ancora del cuore.

17/10/2026

# # # La storia nascosta negli occhi

Dietro un paio d’occhi c’è sempre un libro da sfogliare, migliaia di pagine vissute che nessuno ha saputo leggere e ascoltare.

Ci sono capitoli strappati dal dolore, parole inghiottite dalla solitudine, lacrime cadute in silenzio e ferite nascoste tra le pieghe dell’anima.

Ci sono pagine ingiallite dal tempo, addii che ancora sanno far male, sogni infranti contro il destino e desideri che non hanno smesso di volare.

Ma ci sono anche colori meravigliosi, albe dipinte dalla speranza, promesse affidate alle stelle, e il coraggio di chi, nonostante tutto, avanza.

Perché ogni sguardo custodisce un segreto, ogni sorriso nasconde una verità, ogni anima porta con sé il peso e la grazia della propria umanità.

E forse è proprio questa la bellezza: non sapere tutto di una persona, ma avere la delicatezza di fermarsi, guardarla negli occhi e rispettare ciò che non racconta.

Perché gli occhi non mentono al cuore: sono finestre aperte sull'infinito, dove il dolore diventa memoria, la speranza si veste di colore e ogni lacrima, un giorno, può trasformarsi in poesia.

17/10/2026

# # # Il bacio degli occhi

C’è un’anima che sa parlare senza che le labbra debbano svelare, che affida agli occhi le parole e in uno sguardo accende il sole.

Ci sono occhi capaci di sfiorare, di dire ti amo senza pronunciare, di attraversare il silenzio del cuore e lasciare sulla pelle un brivido d’amore.

Perché uno sguardo, quando è sincero, sa rendere eterno anche un istante leggero; può accarezzare senza toccare, può stringere senza abbracciare.

E quando due anime sanno incontrarsi, non hanno bisogno di avvicinarsi: basta uno sguardo, dolce e profondo, perché un bacio attraversi il mondo.

Perché l’anima che parla con gli occhi conosce carezze che non hanno confini: sa baciare anche da lontano e raggiungere il cuore dove non arrivano le mani. ❤️

17/10/2026

# # # Dietro gli occhi, un universo

Dietro un paio d’occhi si nasconde sempre una storia, un universo senza confini, un silenzio che custodisce memoria.

Migliaia di pagine scritte con l’inchiostro vivo dell’esistenza: alcune strappate dal dolore, altre salvate dalla speranza.

Ci sono lacrime mai raccontate, addii rimasti dentro al cuore, ferite che il tempo non cancella e cicatrici diventate amore.

Ci sono sogni rimasti sospesi come aquiloni nel vento d’aprile, desideri che sfidano il buio e stelle che insegnano a ricominciare.

E poi ci sono occhi che sorridono pur avendo attraversato l’inferno, perché certe anime, anche ferite, conservano un sole che sembra eterno.

Non giudicare mai uno sguardo, non fermarti alla sua apparenza: dietro ogni pupilla si cela un mondo, dietro ogni sorriso, una resistenza.

Perché gli occhi sono libri aperti soltanto a chi sa davvero guardare; e chi possiede la grazia di ascoltare può leggere ciò che le labbra non sanno raccontare.

Ogni persona è una storia infinita, scritta tra le lacrime e la meraviglia. E talvolta basta uno sguardo sincero per illuminare un’intera pagina che credevamo perduta per sempre.

 # # # Il Giudizio UniversaleMichelangelo e il destino dell'uomoSulla parete del tempo si spalanca l'eterno, il cielo si...
17/10/2026

# # # Il Giudizio Universale

Michelangelo e il destino dell'uomo

Sulla parete del tempo si spalanca l'eterno, il cielo si scuote, la terra non ha più riparo; le anime emergono dal buio profondo, e l'uomo si scopre dinanzi al suo fato.

Michelangelo dipinge il tremore del mondo, un turbine immenso di corpi e preghiere; nessuno può nascondersi, nessuno è più solo, ciascuno è chiamato a rispondere del proprio essere.

Cristo si leva nel centro del cielo, con gesto solenne che arresta il respiro; non porta la pace di un placido velo, ma il peso tremendo dell'ultimo giro.

La Madre gli è accanto, raccolta e silente, come se il dolore conoscesse ogni volto; intorno, la folla si agita, trema, cercando una luce nel destino sconvolto.

Gli eletti ascendono, sospinti dall'alto, gli altri sprofondano nell'ombra severa; e ogni corpo, nel suo disperato slancio, sembra lottare fra l'alba e la sera.

Non c'è riposo, non c'è indifferenza, ogni muscolo grida, ogni gesto è passione; la carne diventa voce della coscienza, il corpo rivela il segreto del cuore.

E Michelangelo, con mano possente, non dipinge soltanto il giudizio divino: scava nell'uomo, ne interroga la mente, ne mette a n**o il timore del destino.

Che cosa rimane, quando cade ogni maschera? Che cosa vale, se il tempo è finito? Non la ricchezza, non la gloria che abbaglia, ma ciò che nell'anima abbiamo custodito.

Il Giudizio Universale è lo specchio dell'uomo, la sua grandezza, la sua fragilità; è il grido della carne che invoca un perdono, è la paura di perdere l'eternità.

Eppure, fra il terrore e la luce che appare, fra la condanna e la speranza che resiste, l'arte di Michelangelo continua a parlare a ogni coscienza che nel mondo esiste.

Perché il giudizio più difficile, in fondo, non è quello che attende l'umanità alla fine: è guardarsi dentro, spogliarsi dell'orgoglio, e scegliere il bene lungo le proprie strade.

E quando il visitatore alza gli occhi al cielo, davanti a quel turbine immenso e solenne, sente che l'arte ha squarciato ogni velo per porre una domanda che attraversa le epoche:

Se un giorno ogni gesto dovesse parlare, se ogni coscienza mostrasse il suo volto, quale verità sapremmo portare dinanzi all'eterno, senza più nasconderci al mondo?

 # # # La PietàMichelangelo e il silenzio del doloreNel marmo bianco, dove il tempo tace, una Madre sostiene il Figlio s...
17/10/2026

# # # La Pietà

Michelangelo e il silenzio del dolore

Nel marmo bianco, dove il tempo tace, una Madre sostiene il Figlio suo; e in quel silenzio, che non trova pace, il mondo intero si raccoglie in Dio.

Maria non grida, non maledice il cielo, non cerca risposte al dolore infinito; accoglie il Figlio, come un ultimo velo, custodisce l'Amore ormai ferito.

Le mani sono tenere, lo sguardo è profondo, il volto composto, quasi senza età; sembra che in quell'istante si fermi il mondo davanti al mistero della mortalità.

Michelangelo ha tolto alla pietra il respiro, ma le ha dato un'anima capace di amare; ha fermato per sempre l'ultimo giro di una vita che il tempo non può cancellare.

Il corpo di Cristo, abbandonato e stanco, riposa sul grembo materno, pietoso; e il marmo, così freddo, diventa bianco come un cielo ferito, silenzioso.

Non è soltanto la morte che vediamo, né soltanto una Madre che piange il suo bene: è tutto il dolore che insieme portiamo, è l'amore che resta quando tutto viene meno.

E quella giovinezza sul volto di Maria, così pura, così lontana dal tempo, sembra dire che l'amore non muore e non va via, ma resta, anche quando si spezza ogni momento.

O Michelangelo, quale segreto hai scolpito? Come hai dato alla pietra un cuore che sente? Hai reso eterno ciò che è già finito, hai fatto del dolore una bellezza vivente.

E chi contempla la Pietà comprende, senza bisogno di parole o preghiere, che l'amore più grande non fugge né si arrende: rimane accanto a chi non può più vedere.

Così Maria stringe il Figlio nel marmo, e il marmo ci parla con voce immortale: la bellezza è una luce che nasce dal dramma, e l'amore è ciò che resta, oltre il male.

17/10/2026

# # # La bellezza secondo Michelangelo

La forma che libera l'anima

La bellezza non nasce dalla pietra, né vive soltanto nel volto perfetto; è un'anima antica che attende, segreta, d'essere liberata dal marmo che ha nel petto.

Michelangelo ascoltava il silenzio, là dove la materia custodisce un mistero; e nel blocco informe scorgeva già il senso di un corpo immortale, di un sogno sincero.

Non creava dal nulla: sapeva vedere ciò che gli altri occhi non potevano scorgere; gli bastava la mano per farlo emergere, togliendo la pietra che osava nasconderlo.

Ogni colpo di scalpello era una lotta, ogni scheggia caduta, un velo strappato; la forma, dal peso della materia costretta, cercava la luce, il suo cielo perduto.

Nel David la bellezza diventa potenza, non quella che grida, ma quella che attende; è il coraggio raccolto prima della contesa, è l'anima fiera che nulla piega e comprende.

Nella Pietà, invece, il marmo si fa preghiera, e il dolore riposa in una grazia infinita; la giovinezza della Madre, così pura e severa, custodisce il mistero della morte e della vita.

Per lui, la bellezza non era ornamento, né una misura da offrire allo sguardo: era il corpo che accoglie il tormento, era lo spirito che supera il traguardo.

E quando dipinse la volta celeste, dove Dio e l'uomo si cercano ancora, affidò alle figure, immense e manifeste, la sete d'infinito che il cuore divora.

La bellezza, per Michelangelo, è una prigioniera: abita la materia, ma aspira all'eterno. L'artista non la inventa — la libera — strappando alla pietra il suo silenzio interno.

E forse è questo il segreto più grande che il genio consegna ai secoli lontani: non è bella soltanto la forma che splende, ma l'anima che prende forma nelle mani.

Perché la vera arte non imita la vita: ne cerca il significato, ne svela il dolore; e lascia, nella pietra finalmente fiorita, un frammento d'eternità dentro il cuore.

17/10/2026

# # # La scultura

Dove la materia impara a sognare

La scultura è il silenzio che prende forma, la pietra che si desta al soffio della mano, un sogno che dal marmo si trasforma in un frammento d'infinito e d'umano.

È l'arte di sottrarre, non aggiungere, di liberare ciò che è prigioniero, di dare a un corpo il modo di risplendere e a un gesto la dolcezza del pensiero.

Nel marmo dorme un'anima segreta, una bellezza che attende di fiorire; l'artista la contempla, la interpreta, finché la pietra impara a respirare.

Non è soltanto forma, né proporzione, né il calcolo sapiente della linea: è il pensiero che diventa emozione, è l'armonia che il cuore disegna.

La mano scava, accarezza, modella, toglie il superfluo, cerca l'essenziale; e dalla pietra, immobile e ribelle, nasce qualcosa che sfida il temporale.

Guardate Canova: nel bianco marmoreo Amore si china, Psiche si abbandona; un bacio sospeso, un istante incorporeo, e l'eternità alla bellezza si dona.

Perché scolpire è dare un corpo all'invisibile, rendere eterno ciò che in noi è fugace; è trasformare il mondo in qualcosa di indicibile, dove la materia trova finalmente pace.

E quando l'artista depone lo scalpello, non resta soltanto la pietra lavorata: resta un pensiero, puro e immortale, resta la vita in una forma liberata.

La scultura, in fondo, è questo mistero: la mano che cerca, la mente che vede, il marmo che tace, ma racconta il vero, e la bellezza che, senza voce, ci crede.

17/10/2026

# # # Il marmo solo

Che cosa resta, quando muore la forma, quando il disegno smarrisce l'armonia? Che cosa vive, se il marmo non informa la materia d'un sogno, d'una poesia?

La scultura non è pietra soltanto, né la mano che incide e che scolpisce: è l'idea che si veste d'incanto, è la bellezza che il tempo non finisce.

Canova cercava la linea perfetta, la curva gentile, la nobile misura; una grazia silenziosa, composta, diretta, dove la forma diventasse eterna e pura.

Nella pittura, il colore può cantare, il tocco può farsi libero e ardente; la luce può sorprendere, inventare, e la scena rapire lo sguardo della gente.

Ma nella scultura, se la forma si perde, se il disegno non guida la mano sapiente, il marmo rimane, freddo e inerte, senza un'anima capace di renderlo vivente.

Perché scolpire è togliere il superfluo, liberare la grazia nascosta nella pietra; è dare alla materia un ordine sublime, finché la bellezza si rivela e penetra.

Non basta la forza, non basta il mestiere, né il candore del marmo, né la sua durezza: occorre un pensiero capace di vedere l'invisibile forma che attende bellezza.

La materia è soltanto il principio, la forma è il suo destino immortale; e quando il genio compie il suo prodigio, la pietra si fa spirito, il gesto ideale.

Così Canova ci lascia in eredità una lezione che attraversa i secoli: l'arte non vive di sola materialità, ma dell'armonia che rende eterni gli uomini.

E se alla scultura togli il disegno, se cancelli la forma, la grazia, l'idea, non resta che il marmo, silenzioso e senza sogno: la pietra, privata dell'anima sua.

Indirizzo

Via Ronzinella, 170/30
Preganziol
31021

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 12:00
15:00 - 19:00
Martedì 09:00 - 12:30
15:00 - 19:00
Mercoledì 09:00 - 12:30
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Giovedì 09:00 - 12:30
15:00 - 19:00
Venerdì 09:00 - 12:30
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