17/10/2026
Caro Vittorio,
quanto mi manchi.
Ti scrivo con il cuore, pensando a te, ai momenti che abbiamo condiviso e a quei ricordi che, con il passare degli anni, diventano sempre più preziosi. Ci sono persone che attraversano la nostra vita lasciando un segno profondo, e tu, Vittorio, sei una di quelle persone.
Sai, ogni tanto torno con la memoria a quel giorno di oltre trent'anni fa, a Urbino. Ero uno studente e, quando ti vidi, mi avvicinai con l'emozione e l'ammirazione di chi incontra qualcuno che ha sempre seguito e ascoltato. Ti dissi semplicemente: «Buongiorno, professore. La seguo sempre».
Tu mi sorridesti. Conducevi Sgarbi Quotidiani e quel nostro primo incontro durò soltanto pochi istanti. Eri accompagnato dalla mia professoressa di Istituzioni di diritto romano.
Allora non potevo immaginare che la vita, con i suoi percorsi imprevedibili, ci avrebbe fatto incontrare ancora. E soprattutto non avrei mai pensato che, tanti anni dopo, avrei avuto il privilegio di conoscerti personalmente e di condividere con te momenti che oggi porto nel cuore.
La vita, nel frattempo, era andata avanti. Mi ero sposato, avevo costruito il mio percorso e, circa vent'anni dopo, ti ritrovai alla Fiera dell'Arte di Verona.
Ricordo ancora la gioia che provai nel rivederti. Mi avvicinai, ti strinsi la mano, ti raccontai che avevo letto i tuoi libri e ti chiesi se avessi piacere di fare una fotografia insieme.
Accettasti con naturalezza e, quasi inaspettatamente, mi lasciasti anche il tuo numero di telefono.
Per qualcuno, forse, sarebbe stato soltanto un piccolo gesto. Per me fu qualcosa di più: un'apertura, la possibilità di ritrovarti ancora, di poterti parlare e di condividere con te una parte del mio mondo.
Nel frattempo avevo aperto la mia galleria d'arte e desideravo averti come ospite. Ti invitai tre volte. E tu, tra un impegno e l'altro, tra il lavoro di critico e quello istituzionale di sottosegretario ai Beni culturali, riuscisti infine a ve**re.
Devo confessarti che organizzare quegli incontri non fu proprio una passeggiata! Le date cambiavano, gli impegni si accavallavano e io continuavo ad aspettare. Mi facesti sudare sette camicie, Vittorio!
Ma oggi, ripensandoci, sorrido con tenerezza. Perché anche queste piccole difficoltà fanno parte dei ricordi che ci appartengono, di quelle storie che, quando le rivivi dentro di te, ti strappano un sorriso e ti fanno sentire fortunato.
E io mi sento fortunato, davvero.
Fortunato perché, dietro il personaggio che tutti conoscevano, dietro le polemiche, le discussioni e le tue battaglie, ho avuto la possibilità di incontrare te. Di condividere cene, conversazioni, video e momenti che non erano soltanto occasioni pubbliche, ma frammenti di vita.
Ho sempre ammirato la tua intelligenza, la tua cultura, la tua capacità di raccontare l'arte con una passione che pochi sanno trasmettere. Ma ciò che oggi sento il bisogno di dirti è che, per me, il valore più grande di quegli incontri non sta soltanto in quello che sapevi insegnare o raccontare. Sta nell'aver avuto la possibilità di conoscerti, di stringerti la mano, di scambiare qualche parola con te e di conservare ricordi che nessuno potrà portarmi via.
Ci sono fotografie che guardiamo e che ci fanno sorridere. E poi ci sono momenti che non hanno bisogno di essere fotografati, perché sono rimasti impressi dentro di noi.
I nostri incontri, per me, sono anche questo.
Non mollare, Vittorio. Se potessi averti qui davanti, credo che ti direi proprio queste parole, guardandoti negli occhi e stringendoti ancora una volta la mano, come quel giorno a Verona.
Sono in contatto con Sauro, Nino, Guido, tua figlia Evelia e Giorgio Gregorio Grasso che mi tengono aggiornato. Seguo le notizie, leggo quello che viene scritto, ma cerco sempre di ricordarmi che, dietro ogni titolo, c'è una persona. E tu, prima di essere il personaggio pubblico che tutti conoscono, sei un uomo, con la sua storia, le sue fragilità, le sue battaglie e la sua vita.
Ed è all'uomo che oggi vorrei parlare.
Sai dove mi trovo mentre ti scrivo?
Sono nella chiesa di Santa Cristina, a Quinto di Treviso, davanti alla pala di Lorenzo Lotto.
Mi sono fermato qui, davanti a questa bellezza, e inevitabilmente ho pensato a te. Mi sono chiesto se fosse soltanto una coincidenza oppure se, qualche volta, siano proprio l'arte e la bellezza a riportarci alle persone che hanno lasciato qualcosa dentro di noi.
Tu mi hai sempre insegnato, attraverso il tuo modo di raccontare e vivere l'arte, che un'opera non è mai soltanto un dipinto. È una storia, un'emozione, una presenza che attraversa i secoli e continua a parlarci.
E oggi, davanti a questa pala, mi sono ritrovato a pensare ai nostri incontri, alle parole scambiate, alle risate, alle attese e a tutto quello che il tempo non è riuscito a cancellare.
Ho ripensato anche a Treviso, al Teatro Comunale Mario Del Monaco, quando rimanevo silenziosamente dietro le quinte ad ascoltarti mentre raccontavi la vita e l'arte di Antonio Canova. Ricordo Preganziol, Villa Albrizzi Franchetti e tante altre occasioni che, una dopo l'altra, riaffiorano nella mia memoria.
È strano come funzioni il cuore, Vittorio. A volte basta un luogo, un quadro, una voce o un ricordo improvviso per riportarci indietro di anni, facendoci rivivere emozioni che credevamo lontane.
E allora capisci che certe persone non passano semplicemente nella tua vita. Ci rimangono.
Non so che cosa ci riserverà il futuro e non voglio fingere di avere risposte che non ho. So soltanto che mi piacerebbe poterti incontrare ancora, sedermi a tavola con te, ascoltarti parlare d'arte e magari discutere di qualcosa, come abbiamo fatto tante volte.
Mi piacerebbe poterti dire, guardandoti negli occhi, quanto sono grato alla vita per averci fatto incontrare di nuovo dopo quel primo saluto a Urbino.
Perché, se ci penso, la nostra storia è cominciata con poche parole e un sorriso. E da quel piccolo incontro è nato un filo che, attraverso gli anni, mi ha regalato ricordi che oggi custodisco con un affetto sincero.
Non so se tu ricordi ogni momento come lo ricordo io. Forse per te alcuni di quegli incontri sono stati soltanto una parte delle tante persone conosciute lungo il tuo cammino. Per me, invece, hanno avuto un significato speciale. E ci tenevo a dirtelo.
Vittorio, ti abbraccio forte, con tutto l'affetto e la sincerità di cui sono capace.
Vorrei che queste parole ti arrivassero come una stretta di mano, una di quelle strette che non hanno bisogno di tanti discorsi, perché dentro racchiudono amicizia, riconoscenza e vicinanza.
Non mollare, Vittorio.
Te lo dico con il cuore. Perché la vita, anche quando ci mette davanti a prove difficili, conserva ancora qualcosa di meraviglioso. Ci sono persone che ci vogliono bene, ricordi che ci scaldano l'anima, opere d'arte che continuano a parlarci e incontri che meritano ancora di accadere.
E io spero sinceramente di poterti rivedere, stringerti la mano e sorriderti ancora una volta.
Con affetto, Vittorio. Quello vero, che non ha bisogno di clamore e non si misura con le parole, ma con ciò che rimane dentro.
**Tuo,
Andrea**