30/08/2026
Articolo molto interessante, perché pone una questione centrale del sistema dell’arte contemporanea: non l’eccesso di artisti in sé, ma la crisi dei criteri di selezione.
Il problema non è che troppe persone producano opere. La libertà di creare non può e non deve essere limitata. Il problema nasce quando tutto viene presentato come rilevante, urgente, innovativo, imprescindibile, senza che esista più un reale lavoro critico capace di distinguere la ricerca autentica dalla semplice presenza nel sistema.
Viviamo in un tempo saturo di immagini, eventi, open call, fiere, residenze, profili social, narrazioni personali e strategie di visibilità. Ma la visibilità non coincide con il valore. La novità non coincide con la qualità. E la produzione continua non coincide con la necessità dell’opera.
In un contesto simile, ogni nuova immagine, ogni nuovo gesto, ogni nuova proposta dovrebbe giustificare la propria necessità. Non basta esserci. Non basta apparire. Non basta essere nuovi. Occorre che l’opera produca uno scarto, apra una domanda, generi pensiero, modifichi almeno in parte il nostro modo di percepire il mondo.
La selezione, però, non dovrebbe tornare a essere potere arbitrario, privilegio di pochi o chiusura oligarchica. Dovrebbe tornare a essere responsabilità critica: capacità di leggere, accompagnare, discutere, mettere alla prova le opere nel tempo.
Forse è proprio da qui che bisogna ripartire: non dal rimpianto dei vecchi filtri, ma dalla costruzione di nuovi luoghi, nuovi criteri e nuove pratiche capaci di distinguere ciò che aggiunge solo rumore da ciò che è ancora necessario.
Perché quando tutto aspira a essere straordinario, il rischio è che nulla riesca più a esserlo davvero.
Troppi artisti, troppo poca selezione. Il grande paradosso dell'arte contemporanea