16/10/2026
📆16 ottobre 1943. La razzia degli ebrei di Roma
All’alba di sabato 16 ottobre 1943 le SS tedesche iniziarono ad aggirarsi per il quartiere ebraico di Roma, bussando alle porte e lasciando un biglietto: «Insieme con la Vostra famiglia e con gli altri ebrei appartenenti alla vostra casa sarete trasferiti». Più di mille ebrei romani vennero svegliati e catapultati in una realtà temuta, ma che fino all’ultimo si era sperato di evitare.
Alla fine di settembre, il maggiore delle SS Kappler aveva richiesto alla comunità ebraica un riscatto di 50 kg d’oro per evitare la deportazione di 200 persone. Grazie al sacrificio di tutti, anche non ebrei, il riscatto fu pagato. Gli ebrei romani erano salvi, o almeno così credevano.
L’individuazione degli ebrei casa per casa fu possibile grazie alla documentazione italiana ancora presente negli uffici pubblici, come il censimento degli appartenenti alla «razza ebraica» realizzato dal governo Mussolini nel 1938.
Le famiglie avevano venti minuti per prepararsi e portare con sé «viveri per almeno 8 giorni, tessere annonarie, carta d’identità , bicchieri», oltre a effetti personali, denaro e gioielli. Dovevano chiudere la porta a chiave e non lasciare indietro nessuno, neppure «ammalati casi anche gravissimi». La destinazione era un «campo», senza altri dettagli.
Con le strade chiuse per impedire fughe, 365 uomini effettuarono gli arresti, isolato dopo isolato. Furono fermate oltre 1250 persone, tra cui ebrei stranieri e persone considerate “miste”, poi in parte rilasciate. I deportati furono condotti al Collegio Militare. Oltre 200 vennero liberati; i rimanenti 1023 furono trasferiti alla stazione di Roma Tiburtina e caricati su un treno merci di 28 carri. Partito il 18 ottobre, il convoglio arrivò ad Auschwitz il 22 ottobre. Solo la mattina seguente i deportati furono fatti scendere sulla banchina di Birkenau.
Di 1023 persone, tornarono a casa in 16. Non esistono fotografie ma documenti e testimonianze conservano la memoria di quella mattina. Tra queste, l’opera di Aldo Gay, scampato all’arresto e alla deportazione, che attraverso le sue capacità pittoriche ci ha lasciato delle immagini di quei momenti.