02/09/2026
Notizie dal Ducato di Modena e Reggio E.: Lo studioso Mauro Sabbatini nell'opera "Il Ducato di Modena", pubblicata nel 1854, descrive in modo dettagliato i domini estensi e, tra i tanti aspetti affrontati, parlando delle produzioni agrarie, ci informa che "Nelle pianure del modenese si va ogni giorno aumentando la coltivazione dei gelsi, un tempo in questo Stato tenuta in dimenticanza…".Infatti il gelso non era apprezzato solo in funzione della produzione della seta, ma anche in cucina per i suoi frutti, mentre il legno pregiato veniva impiegato per la costruzione delle botti nelle acetaie. A tale proposito sempre M. Sabbatini scrive "...né bisogna dimenticare di far cenno degli aceti Modenesi tanto giustamente ricercati all'estero…".L'Aceto Balsamico tradizionale di Modena era ed è ottenuto dal mosto d'uva cotto, che, attraverso una fermentazione naturale, nel tempo diventa aceto, invecchiando in una serie di vaselli di legni diversi: rovere, castagno, gelso, ginepro, di cui assimila i profumi (Museo del Balsamico Tradizionale-Spilamberto). La prima definizione di "Aceto Balsamico" risale al 1747 e con tale denominazione sarà apprezzato a livello internazionale, tanto che il Principe Metternich, ospite nel 1817 alla corte di Modena, ne chiederà un assaggio. Molte famiglie nobili e borghesi modenesi possedevano acetaie presso le proprie abitazioni e spesso erano solite donare ampolle del prezioso liquido a persone di riguardo. Sarà infine Francesco Aggazzotti, nel 1862, a fissarne le regole di produzione, le quali costituiscono la base dell'odierno disciplinare.