Promuoviamoarte

Promuoviamoarte ProMuoviAmoArte

è una associazione culturale apolitica ed apartitica che ripudia ogni tipo di discriminazione ed intolleranza.

Promuoviamoarte è una associazione che si adopera per divulgare l’arte contemporanea e valorizzare il patrimonio storico – artistico italiano attraverso mostre e progetti di sviluppo culturale e sociale. Si conforma nella sua struttura e funzionamento ai principi di democraticità espressi dallo Statuto e disciplinati dal proprio regolamento interno. Essa ha durata illimitata nel tempo ed opera su

tutto il territorio nazionale e comunitario. Le finalità di ProMuoviAmoArte sono tese:
• alla divulgazione dell’arte contemporanea e di altre esperienze creative trasversali, tali da generare una rete partecipativa multidisciplinare orientata al confronto e allo scambio di idee;
• a favorire la conoscenza e la valorizzazione del patrimonio storico-artistico presente sul territorio;
• ad incoraggiare collaborazioni e sinergie con enti pubblici e privati di diversa natura e a vari livelli, sostenendo il dibattito e il dialogo tra i vari operatori della scena culturale.
• a coinvolgere le attività produttive, economiche e imprenditoriali, sottolineandone il ruolo fondamentale nella promozione e tutela del territorio, nel tentativo di veicolare la cultura quale risorsa imprescindibile per lo sviluppo sociale ed economico. Spazio ProMuoviAmoArte – Palazzo Maglione

prende nome dall’omonimo edificio rinascimentale che ne ospita la sede, già in passato presidio militare del vicerè di Napoli Don Pedro Alvarez de Toledo, che a seguito dell'eruzione del Monte Nuovo del 1538 scelse la città di Pozzuoli per far edificare il proprio palazzo incoraggiando il rientro dei puteolani nella loro città. Ubicato in un luogo particolarmente evocativo del capoluogo flegreo, in prossimità dell’antica rocca del Rione Terra, a poca distanza dai suggestivi giardini di Villa Avellino e a ridosso del centro storico, tale spazio costituisce il “contenitore culturale” di ProMuoviAmoArte. In esso, particolare attenzione è riservata all'attività espositiva, che vede costantemente alternarsi artisti di fama consolidata a giovani e talentuose proposte. Un luogo concepito per dare vita allo scambio tra realtà piccole e grandi, nazionali ed internazionali, con le quali intrecciare progetti, costruire eventi o più semplicemente dialogare. Una nuova idea di contemporaneità, non solo affidata ai segni e alla ricerca artistica, ma alla possibilità di condividerla con il mondo globalizzato.

Michael: Il Romanzo di un’Apoteosi vissuta nella luce.​di Nello Arionte​In occasione dell'uscita del film dedicato a Mic...
26/04/2026

Michael: Il Romanzo di un’Apoteosi vissuta nella luce.
​di Nello Arionte

​In occasione dell'uscita del film dedicato a Michael Jackson, sento la necessità di condividere un’analisi che nasce da una doppia prospettiva: quella di un fan che giovanissimo fu testimone oculare entusiasta di vedere il Re del Pop "scendere in terra" al Flaminio di Roma durante il Bad Tour del 1988, e quella professionale. Avendo dedicato un lungo periodo allo studio del rapporto arte-musica e avendo curato qualche anno fa la mostra "Biopic's3" di Fabio Govoni presso il Castel dell'Ovo di Napoli — un articolato progetto espositivo dedicato all'indagine del genere biografico nell'arte — non potevo esimermi dall'analizzare questa pellicola attraverso una lente critica che ne vagliasse la struttura narrativa e simbolica.
​Più che una biografia fedele, identificherei quest’opera diretta da Antoine Fuqua come un "romanzo documentaristico". Il film sceglie deliberatamente di abitare solo la "Luce", interrompendo il racconto nel momento della massima gloria: il Bad Tour, appunto. In quegli anni, Michael era per tutto il mondo la personificazione di una divinità irraggiungibile. Il film cristallizza perfettamente questa percezione, ma lo fa ignorando sistematicamente le "ombre" e le complessità che hanno costellato la sua esistenza più profonda, fermandosi appena prima del Dangerous Tour del 1992, reale spartiacque tra il trionfo assoluto e l'inizio dei turbamenti pubblici.
​La scelta di Jaafar Jackson è l’unico vero colpo di genio della produzione. Solo chi appartiene alla "ditta Jackson" per sangue, cultura e fisionomia poteva infatti restituire una fisicità così naturale, evitando l’effetto macchiettistico in cui qualunque altro interprete sarebbe inevitabilmente caduto. Jaafar non imita lo zio: lo richiama geneticamente.
​Tuttavia, resta evidente il divario generazionale: il ritmo innato e quell'urgenza espressiva del Michael originale — figlio di una gavetta feroce imposta da “Joseph” (eccellentemente interpretato da Colman Domingo) e di un’era irripetibile come la fusione unica del soul Motown — rimangono vette che nemmeno un nipote di talento può scalare totalmente.
​In definitiva, il film appare come un’operazione di “preservazione del mito” ad uso e consumo delle nuove generazioni. È una versione volutamente edulcorata che vuole consegnare alla storia il reale peso artistico dell'uomo: la rivoluzione del ballo, l'innovazione dei video, la filantropia e quel linguaggio universale che ha cambiato per sempre la comunicazione e il costume del Novecento.
​La suggestione di un probabile sequel, lasciata trapelare dai titoli di coda, apre però una sfida necessaria. Se questa prima parte è stata la celebrazione dell’idolo, ci si aspetta che il prossimo capitolo abbia il coraggio di affrontare il Michael dei turbamenti e delle ombre che lo investirono a partire dal 1993.
​L’augurio è che la produzione sappia immergersi nelle pieghe più dolorose della sua vita, affrontando le controversie con onestà. Solo così si potrà giungere a un reale riscatto che non passi per l'omissione, ma per la comprensione profonda di una figura tanto immensa quanto tragica. Perché la vera grandezza di Michael Jackson non stava solo nella sua luce accecante, ma nella sua incredibile capacità di brillare nonostante il buio che lo circondava.

​Michael: The Novel of an Apotheosis Lived in the Light
​By Nello Arionte

​On the occasion of the release of the film dedicated to Michael Jackson, I feel the need to share an analysis born from a dual perspective: that of a fan who, as a very young man, was an enthusiastic eyewitness to the King of Pop "descending to Earth" at Rome’s Flaminio Stadium during the 1988 Bad Tour, and a professional one. Having dedicated a significant period to studying the relationship between art and music, and having curated the exhibition "Biopic's3" by Fabio Govoni at Naples’ Castel dell'Ovo a few years ago—a complex exhibition project dedicated to investigating the biographical genre in art—I could not refrain from analyzing this film through a critical lens to examine its narrative and symbolic structure.
​Rather than a faithful biography, I would identify this work directed by Antoine Fuqua as a "documentary novel." The film deliberately chooses to dwell only in the "Light," ending the story at the moment of peak glory: the Bad Tour. In those years, Michael was the personification of an unreachable deity to the entire world. The film perfectly crystallizes this perception, but it does so by systematically ignoring the "shadows" and complexities that haunted his deepest existence, stopping just before the 1992 Dangerous Tour—the true watershed between absolute triumph and the onset of public turmoil.
​The casting of Jaafar Jackson is the production's only true stroke of genius. Only someone belonging to the "Jackson firm" by blood, culture, and physiognomy could provide such a natural physicality, avoiding the caricatured effect into which any other performer would have inevitably fallen. Jaafar does not imitate his uncle; he evokes him genetically.
​However, the generational gap remains evident: the innate rhythm and expressive urgency of the original Michael — the product of a fierce apprenticeship imposed by “Joseph” (excellently played by Colman Domingo) and of an unrepeatable era like the unique fusion of Motown soul — remain peaks that even a talented nephew cannot fully scale.
​Ultimately, the film appears as an operation of “myth preservation” for the consumption of new generations. It is a deliberately sanitized version that seeks to hand down to history the man’s true artistic weight: the revolution of dance, the innovation of music videos, his philanthropy, and that universal language that forever changed 20th-century communication and style.
​The suggestion of a probable sequel, hinted at in the end credits, opens a necessary challenge. If this first part was the celebration of the idol, one expects the next chapter to have the courage to face the Michael of the disturbances and shadows that overwhelmed him starting in 1993.
​The hope is that the production will have the strength to immerse itself in the most painful folds of his life, addressing controversies with honesty. Only then can a true redemption be reached—one that does not come through omission, but through a deep understanding of a figure as immense as he was tragic. Because Michael Jackson's true greatness lay not only in his blinding light, but in his incredible ability to shine despite the darkness that surrounded him.

Fabio Govoni Carmine Donofrio Nicola Iuppariello

Panorama Pozzuoli 2025: il respiro breve di un’occasione lungaLa rassegna Panorama ha regalato per quattro giorni un res...
14/09/2025

Panorama Pozzuoli 2025: il respiro breve di un’occasione lunga

La rassegna Panorama ha regalato per quattro giorni un respiro internazionale a Pozzuoli. Un’iniziativa ben organizzata, con opere di qualità – accanto ad alcune scelte più discutibili – e un dialogo efficace con i luoghi simbolici della città, magicamente riattivati per l’occasione. È stata la dimostrazione di quanto l’arte contemporanea possa contribuire a rendere attrattivo il territorio flegreo, nonostante le fragilità legate al bradisismo.
Accanto a questo successo, emerge però una riflessione inevitabile: Pozzuoli continua a soffrire la mancanza di una programmazione culturale stabile. Troppo spesso ci si affida a poche iniziative estemporanee, mentre il potenziale del territorio e delle sue professionalità rimane inespresso. Senza una visione chiara e una continuità di proposte, anche gli eventi più significativi rischiano di rimanere episodi isolati.
Negli anni non sono mancate esperienze private e professionali che hanno cercato di alimentare il tessuto creativo con fiducia e dedizione. Progetti che hanno dimostrato possibilità reali, ma che sono rimasti poco percepiti e scarsamente sostenuti da un contesto istituzionale più attento al richiamo immediato che alla crescita culturale di lungo periodo.
Panorama ha avuto dunque il merito di riaccendere entusiasmo e offrire una direzione possibile. La magia che in questi giorni si è accesa non deve spegnersi: non ridursi a passerella strumentale, ma trasformarsi in un punto di partenza per una strategia culturale duratura, inclusiva e condivisa. Pozzuoli ha le risorse, le eccellenze e le energie creative: spetta alle istituzioni creare le condizioni perché possano esprimersi appieno, restituendo alla città la continuità e la dignità culturale che merita.

Silvio Berlusconi •Milano 1936-2023"Silvio Servillo" by Fabio Govoni
12/06/2023

Silvio Berlusconi •Milano 1936-2023
"Silvio Servillo" by Fabio Govoni

11/05/2023

10 maggio 1734 Carlo I conquista Napoli

Il mattino del 10 maggio Carlo di Borbone entra trionfalmente a Napoli, da porta Capuana, seguito dai suoi generali.

Tutti i balconi furono addobbati con le più belle lenzuola e copriletto ricamati, come quando passa una processione religiosa;
la città in festa lo accompagna fino alla reggia ormai poco distante.

Carlo viene accolto con grande esultanza dal popolo ( anche perché il tesoriere precede il corteo spargendo per la strada monete “di argento e d’oro)”.

Carlo di Borbone, figlio di Filippo V Re di Spagna e di Elisabetta Farnese,nel 1731 dall’età di quattordici anni è Duca di Parma e Piacenza con il nome di Carlo I , dopo tutta una serie di accordi politici internazionali.

A diciotto anni viene inviato a conquistare il regno di Napoli con un esercito di quarantamila uomini. Invia un proclama ai napoletani in cui annuncia che sta scendendo a liberarli dall’oppressione e dal malgoverno austriaco il quale, pur inviando un esercito poderoso per arginarne l’avanzata, non avendo il popolo napoletano dalla loro parte decide di lasciare vacante il Reame, non senza prima averlo depauperato di tutto ciò che rappresentava un vero e proprio bottino di guerra.

Per fortuna le opere d’arte mancanti furono sostituite dalla nobildonna madre di Carlo la quale concesse a suo figlio di portare a Napoli la maggior parte delle meraviglie d’arte accumulate nei secoli dai Farnese a Roma e a Parma.
Ancor oggi il Museo Archeoligico di Napoli e quello Nazionale di Capodimonte le conservano.

Ricordiamo le numerazione : con CARLO I egli diventò RE del Regno di Napoli, con CARLO III invece di Spagna, quando lasciò il trono di Napoli.
Patrizia per Sud100cento

🎁☆BUONE FESTE☆🌲Promuoviamoarte LovingArt
24/12/2022

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28/11/2022

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18/11/2022
Con l'augurio che possa esserci la rinascita della pace, dell'arte e del rispetto fra le culture...BUONA PASQUA!🕊🤞🍀❤www....
17/04/2022

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28/12/2021

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Indirizzo

Pozzuoli

Orario di apertura

Martedì 11:00 - 13:15
17:00 - 20:00
Mercoledì 11:00 - 13:15
17:00 - 20:00
Giovedì 11:00 - 13:15
17:00 - 20:00
Venerdì 11:00 - 13:15
17:00 - 20:00

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