05/10/2026
Il racconto prosegue 2026🎈
Non temete, la fotografia delle sedie gialle impilate, quella che scattiamo da anni alla fine del Premio, ce l’abbiamo. È ormai una nostra consuetudine, un modo per salutare il Premio quando anche l’ultimo incontro si è concluso.
Quest’anno, però, abbiamo scelto un’altra immagine. Non particolarmente bella, scattata in fretta al termine del sabato, mentre si riordinava la piazza in vista dell’indomani. Ci siamo fermati a guardarla: mancavano le persone, eppure molto della loro presenza era rimasto.
Forse è da qui che possiamo cominciare a raccontare la 42ª edizione del Premio Pieve. Dalla pioggia dei primi momenti, che ci ha costretto a qualche corsa in più, fino al sole che ha accompagnato il seguito delle giornate. E da quanto è accaduto nel frattempo, sotto quel tendone e nei luoghi di Pieve Santo Stefano che hanno accolto il Premio.
Gli ottant’anni della Repubblica hanno attraversato il programma, tornando nelle letture e negli incontri e permettendoci di rileggere la storia del Paese attraverso le vicende di chi l’ha vissuta. Abbiamo ritrovato nei libri le testimonianze premiate lo scorso anno e ascoltato le voci di DIMMI di Storie Migranti, che hanno portato in piazza altre esperienze e altri sguardi sul nostro presente. Il Piccolo museo del diario ha accolto tanti visitatori, mentre esposizioni, performance, laboratori e spettacoli serali hanno dato alle storie forme e linguaggi diversi.
Accanto agli appuntamenti in programma, il Premio Pieve ha avuto anche un tempo meno visibile: quello di un caffè con qualcuno che magari non si incontrava da tempo, delle conversazioni nate tra un incontro e l’altro, dello staff e dei volontari impegnati a trovare risposte e a preparare il giorno successivo. Gesti che difficilmente entrano in un resoconto, ma che rendono possibile tutto il resto.
La domenica ci siamo ritrovati intorno agli otto finalisti e alle loro storie. La premiazione è stata il momento in cui percorsi tanto diversi hanno condiviso lo stesso palco e l’ascolto di tutti, anche di chi ci seguiva da casa.
Alla fine di una manifestazione si chiede spesso che cosa ci si porti via. Questa volta ci viene da rispondere: niente. Perché è ancora tutto qui. Nei luoghi che torneremo ad attraversare, nei pensieri di chi c’era e nelle pagine dei diari che resteranno a disposizione di altri lettori.
Si sono conclusi i giorni del nostro ritrovarci, quelli in cui il lavoro di un anno prende parola davanti a tutti. Quel lavoro, però, continua. I diari arrivano, vengono accolti, letti, archiviati e custoditi. Altre persone scelgono di affidarci una parte della propria vita e da lì comincia già il prossimo Premio Pieve.
È dunque un saluto, questo, e soprattutto un ringraziamento. Alle istituzioni, alle associazioni e alle realtà che sostengono il Premio. A tutto lo staff, ai volontari, a chi lavora ogni giorno in Archivio e al museo e a chi ci raggiunge per dare una mano. A chi ha curato gli incontri, a chi è salito sul palco e a chi, dietro le quinte, ha fatto sì che ogni appuntamento potesse svolgersi. A voi che siete venuti ad ascoltare, che ci avete seguito da lontano, che ci avete lasciato una riflessione, una domanda, un pensiero.
La piazza, in questa fotografia, è vuota. Il racconto prosegue.