29/09/2026
29 settembre 1944: strage di Marzabotto
Nel giorno dell’anniversario della strage di Marzabotto, torniamo alle pagine che Margherita Ianelli ha affidato alla memoria: i fuochi visti al di là del fiume, le raffiche, le urla, l’attesa senza notizie e, infine, l’arrivo di due superstiti.
Il suo diario, “Quando la mia mente iniziò a ricordare”, è conservato nel nostro Archivio.
❝Quella triste mattina del 29 settembre 1944, era un’alba senza stelle il cielo coperto di nubi e una f***a pioggerella cadeva ma non impediva di andare senza ombrello.
Mentre le altre donne impastavano la farina per fare il pane, io usci di casa per portare le fascine accanto al forno. Mentre attraversavo l’aia, nella zona di là dal fiume di fronte alla nostra, si vedevano grandi falò, ancora non era giorno i falò sembravano più luminosi, mi fermai un attimo per accertarmi capii che erano case che stavano bruciando.
Nel momento ebbi un fremito al cuore, pensavo che fossero i tedeschi che avessero in atto quel rastrellamento, tante volte detto e altrettante volte smentito, non feci in tempo di fare un tale pensiero che oltre i fuochi si udivano raffiche di mitra e urli di persone. Allora non ebbi più dubbi dissi: «Povera gente; speriamo che i nazisti abbiano un pò di pietà». Lasciai le fascine a terra, andai in casa ero molto agitata, dissi con le donne: «Di là del fiume stanno bruciando le case, si sentono raffiche e urla di persone». Mia cognata che stava vestendo il piccolo, mise tutto nelle mani di mia suocera e venne sulla porta, costernata e pallida in viso disse: «Andiamo via da casa ho paura che vengono anche qui». Non dissi nulla, avevo paura anch’io. Ormai era giorno, si vedeva con chiarezza, i fuochi aumentavano le raffiche pure, gli urli cessarono. […]
Ormai stava calando la sera di quel terribile giorno, nonostante le cannonate che si udiva dalla parte del fronte, sulle alture si vedevano gruppi di persone che guardavano in quella zona, poi calò la sera tutti andarono in rifugio senza potere avere nessuna notizia.
La mattina seguente, in lontananza si vedevano ancora case in fiamme si udivano colpi di fucile, nessuno, avevamo il coraggio di andare in fondo alle Murazze per saperne di più. La strada era piena di camion tedeschi che transitavano verso nord, anche il secondo giorno nulla di nuovo.
Il terzo giorno primo del mese di ottobre, di mattino a casa nostra arrivarono due superstiti, Filippo Pirini e suo nipote. Erano bagnati dalla testa ai piedi, li invitammo accanto al fuoco, io volevo sapere, quello ch’era successo, ma bastava guardarli per capire la gravità del caso. Volevamo dargli indumenti asciutti volevamo che facessero colazione, ma loro tutto rifiutavano con un cenno di capo. Io dissi: «Da come siete messi certamente avrete cattive notizie, vi preghiamo di dire qualcosa». Filippo scoppiò in un sussulto, con gesti ci fece capire che quella zona tutto era raso al suolo, poi riuscì a dire: «I nazisti hanno ucciso tutti, noi eravamo in Cerpiano; la nostra famiglia di quindici persone, siamo rimasti noi due perché eravamo fuggiti nel bosco. Ci siamo tappati le orecchie per non sentire gli urli di tanta gente». […] «Noi due non sappiamo cosa fare, là abbiamo girato di nascosto perché i tedeschi uccidono ancora, cercavamo aiuto ma da ogni parte si vedono dei cadaveri». Il nipote ancora adolescente che ancora non aveva parlato disse: «Andiamo, andiamo, in ogni modo vogliamo seppellire i nostri morti». Le nostre parole non servirono a farli restare. Ci salutarono con un cenno di mano e li vedemmo scomparire nel bosco❞.
📖 Qui trovate il libro di Margherita lanelli: http://www.attivalamemoria.it/negozio/margherita-ianelli