13/04/2026
IL MAUSOLEO ROMANO DI VIA PIGNA (NAPOLI)
Fin dall'antichità l'economia della città di Napoli si è basata in gran parte sull'agricoltura.
A causa dell'espansione edilizia della città poco conosciamo però dell'organizzazione agricola del territorio e dei tipi di produzione nell'età antica, e solo alcuni ritrovamenti hanno permesso di formulare alcune ipotesi.
Il territorio di Neapolis aveva probabilmente un'estensione di circa 17 Km quadrati, la maggior parte dei quali collinari. La costituzione dei suoli e la loro composizione rendevano tali aree fertili e adatte all'impianto di colture più varie.
Tale territorio in età romana, come forse precedentemente in età greca, doveva essere costellato di aziende agricole che producevano derrate alimentari destinate al mercato di Napoli o all'esportazione, come nel caso del "vino Amineo".
Un insediamento agricolo doveva sorgere anche nei pressi della via Pigna, dove più di mezzo secolo fa, fu riscontrata la presenza di strutture di età repubblicana in opera incerta e di cisterne.
Alla detta villa rustica si doveva giungere attraverso una serie di strade di campagna che si collegavano alla "via Antiniana" o "via per colles" che, scavalcando la collina del Vomero, univa la città di Neapolis allo scalo marittimo di Puteoli.
Il monumento funerario in opera reticolata, databile alla prima metà del I° secolo d.C., visibile su un lato di via Pigna, tagliato a metà dalla detta strada, costituiva il luogo di sepoltura per gli abitanti dell'insediamento agricolo.
La tipologia del monumento è una combinazione tra un colombario ed una tomba a camera.
Nella metà conservata, oltre alle nicchiette sulle pareti, destinate ad accogliere le olle con le ceneri dei defunti, fu rilevata, al momento del rinvenimento, anche la presenza di 3 sarcofagi in muratura, addossati alle pareti, che indica la coesistenza di due rituali, quello dell'incinerazione e dell'inumazione.
I RITI FUNERARI
La morte ed il seppellimento dei defunti erano occasione di riti complessi.
Il ca****re veniva lavato ed unto con unguenti, vestito con gli abiti di parata ed esposto nell'atrio di casa su di un letto funebre; sotto la lingua del morto si metteva una moneta, che era la mercede destinata a Caronte, il traghettatore verso il mondo dei morti.
Il ca****re veniva cremato o seppellito, ma tale rito era preceduto da una cerimonia solenne: il funerale
I funerali dei poveri o dei bambini erano sbrigativi e si facevano di notte; di giorno, invece, e con grande p***a si svolgevano quelli di personaggi di grandi famiglie.
Il corteo funebre, preceduto da suonatori di tibia, avanzava al suono di flauti, di corni e di tubae; seguivano i portatori di fiaccole, le praeficae, donne prezzolate levavano altissime grida di dolore. Spesso partecipavano anche dei mimi, che erano soliti danzare e lanciare dei lazzi, canzonando il morto.
Il feretro era preceduto dalla c.d. "processione degli antenati" che avevano rivestito importanti uffici pubblici.
Tali maschere erano custodite in genere negli atri delle case in apposite edicole.
Il corteo sfilava per la città, fino al luogo, fuori le mura, in cui la salma veniva arsa o deposta nel sepolcro; veniva allora pronunciata la laudatio funebris del defunto.
In età repubblicana e nei primi secoli dell'impero il rito più diffuso era quello dell'incinerazione: sulla catasta di legno del rogo veniva deposto il ca****re e quindi un parente o un amico dava fuoco alla pira, le ossa bruciate venivano raccolte, lavate con vino, unte con profumi e deposte infine in un'urna in un colombario o in un monumento dedicato al defunto.
Il rito dell'inumazione, riservato all'inizio ai poveri e agli schiavi, si diffuse sempre di più nell'età imperiale e si impose infine col cristianesimo.
1) Le strutture superstiti del
colombario (foto del 2010)
2) Il Colombarium di Via Pigna come
appariva nel 1886 qui raffigurato in
un dipinto di Giuseppe Casciaro
(1863-1941)
3) Ricostruzione pittorica di un corteo
funebre romano
il testo è tratto dal cartello informativo posto in prossimità della struttura archeologica e redatto a cura del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Provincia di Napoli e Caserta - Progetto Mirabilia - Piano di Comunicazione Nazionale del Patrimonio Culturale
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