Bunkerino di Giovanni Paparcuri

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Bunkerino di Giovanni Paparcuri Il Bunkerino, dal 24 maggio 2016 Museo Falcone Borsellino. L'originale

La Giunta distrettuale dell’Associazione Nazionale Magistrati di Palermo ha realizzato nel Palazzo di Giustizia di Palermo il “Museo Falcone-Borsellino” dedicato alla memoria di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino. L’opera si propone l’obiettivo di realizzare un luogo di memoria permanente indirizzato non solo agli addetti ai lavori, ma all’intera collettività ed in particolare alle giovani generazioni. Determinante per la sua realizzazione è stato il contributo di Giovanni Paparcuri, straordinario collaboratore dei due Magistrati ed "inventore" della informatizzazione, all'epoca rivoluzionaria, del maxiprocesso, scampato miracolosamente all’attentato del 29 luglio 1983 in Via Pipitone Federico a Palermo, nel quale persero la vita il Consigliere Istruttore Rocco Chinnici, il Maresciallo Trapassi e l’appuntato Bartolotta dei Carabinieri, nonché il portiere dello stabile Stefano Li Sacchi. Proprio dopo la “strage Chinnici” maturò la consapevolezza dell’estrema esposizione a pericolo di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino i quali già da alcuni anni si occupavano di delicatissimi processi a carico di appartenenti a Cosa Nostra, espletando le loro funzioni in uffici ubicati al piano terra del Palazzo di Giustizia facilmente accessibili a chiunque. Per tale ragione venne deciso il loro trasferimento in un’area più riservata del Palazzo e vennero individuati, a tal fine, i locali del c.d. bunkerino (in cui oggi si trova il Museo), ove continuarono per alcuni anni il loro lavoro, potendo fruire di una maggiore riservatezza e di qualche misura di protezione, come la porta blindata e le telecamere che consentivano di vedere dalla stanza di Giovanni chi intendeva accedere ai locali. Abbiamo cercato di ricostituire quelle tre stanze così come erano in quel periodo, ricollocandovi i mobili e gli arredi del tempo, recuperati non senza difficoltà, corredandoli di diversi oggetti personali che Giovanni e Paolo utilizzavano nelle loro interminabili giornate trascorse al lavoro, nelle quali la complessità e la delicatezza delle indagini, condotte con eccezionale professionalità, si coniugava a momenti di autentica goliardia, scanditi dalla sottile ironia di Giovanni e dagli scherzi sagaci di Paolo. Entrando in quelle stanze si avverte una forte emozione, é netta la sensazione che siano ancora tra noi e che in quegli uffici debbano tornare da un momento all’altro, per continuare a scrivere altre pagine straordinarie della storia giudiziaria di questo Paese. Siamo certi che questo gesto di testimonianza servirà non solo a rendere onore alla memoria di due grandi Uomini e Magistrati, ma anche a contribuire a rafforzare nelle giovani generazioni la consapevolezza della necessità di un’azione determinata nel contrasto a Cosa Nostra e di un fermo impegno contro ogni forma di illegalità. L'insegnamento di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino deve costituire in questo percorso incessante di riscatto civile il punto di riferimento cui dare quotidiana continuità. La loro preziosissima eredità non deve essere dispersa se vogliamo davvero che le loro idee restino e continuino a camminare sulle gambe di altri uomini. Matteo Frasca

Alla realizzazione del Museo hanno collaborato Giovanni Perna e Federica Colletta.

L'immagine creata con l'intelligenza artificiale non è una foto di una persona, ma l'estratto dell'ordinanza-sentenza 11...
21/10/2026

L'immagine creata con l'intelligenza artificiale non è una foto di una persona, ma l'estratto dell'ordinanza-sentenza 112/87 firmata dal giudice Falcone dove viene ricordato Giovanni Paparcuri, sopravvissuto all'attentato del 29.7.83 e definito esempio di continuità e fedeltà a un ideale. Da lì ho costruito tutto.

Oggi San Francesco, e il mio pensiero e un augurio va sempre alla signora Francesca Morvillo.Della dottoressa Morvillo f...
04/10/2026

Oggi San Francesco, e il mio pensiero e un augurio va sempre alla signora Francesca Morvillo.
Della dottoressa Morvillo frasi pubbliche ne conosciamo pochissime a causa della sua estrema riservatezza e del suo rigore professionale, ma ci restano parole intime e profonde dedicate al marito, il giudice Giovanni Falcone: «Giovanni, amore mio, sei la cosa più bella della mia vita.»
Infine, ringrazio i bersaglieri sezione A.N.B. "F.Bignozzi" di Chioggia, che puntualmente ogni venerdì rinnovavo l'omaggio floreale a una grande donna.
Auguri Signora Francesca.

Venerdì 02.10.2026Anche oggi al bunkerino tanti nuovi e vecchi visitatori. Durante la visita il Signor Leone venuto da M...
02/10/2026

Venerdì 02.10.2026
Anche oggi al bunkerino tanti nuovi e vecchi visitatori. Durante la visita il Signor Leone venuto da Milano con tutta la famiglia mi ha chiesto se secondo me abbiamo vinto la guerra contro la mafia o contro il malaffare in generale. Io ho risposto: No! abbiamo vinto tantissime battaglie, ma la guerra no e credo che non la vinceremo mai, e finché ci sarà la mentalità mafiosa, che è un insieme di valori distorti, comportamenti e codici culturali che privilegiano l'interesse privato, la forza e la lealtà a un gruppo chiuso rispetto alle regole dello Stato e al merito, la guerra non la vinceremo mai, vedi Leone, potrei citarti tanti fatti e/o gli arresti effettuati per estorsione nell'ultimo periodo, ma mi limito a ricordarti che in Sicilia abbiamo il primato di deputati regionali e/o ex politici e/o dirigenti indagati, arrestati o sotto processo. Infine, il giudice Falcone diceva: “𝗣𝗲𝗿 𝗹𝘂𝗻𝗴𝗼 𝘁𝗲𝗺𝗽𝗼 𝘀𝗶 𝘀𝗼𝗻𝗼 𝗰𝗼𝗻𝗳𝘂𝘀𝗲 𝗹𝗮 𝗺𝗮𝗳𝗶𝗮 𝗲 𝗹𝗮 𝗺𝗲𝗻𝘁𝗮𝗹𝗶𝘁𝗮̀ 𝗺𝗮𝗳𝗶𝗼𝘀𝗮, 𝗹𝗮 𝗺𝗮𝗳𝗶𝗮 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝗼𝗿𝗴𝗮𝗻𝗶𝘇𝘇𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗶𝗹𝗹𝗲𝗴𝗮𝗹𝗲 𝗲 𝗹𝗮 𝗺𝗮𝗳𝗶𝗮 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝘀𝗲𝗺𝗽𝗹𝗶𝗰𝗲 𝗺𝗼𝗱𝗼 𝗱𝗶 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗲. 𝗤𝘂𝗮𝗹𝗲 𝗲𝗿𝗿𝗼𝗿𝗲! 𝗦𝗶 𝗽𝘂𝗼̀ 𝗯𝗲𝗻𝗶𝘀𝘀𝗶𝗺𝗼 𝗮𝘃𝗲𝗿𝗲 𝘂𝗻𝗮 𝗺𝗲𝗻𝘁𝗮𝗹𝗶𝘁𝗮̀ 𝗺𝗮𝗳𝗶𝗼𝘀𝗮 𝘀𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗲 𝘂𝗻 𝗰𝗿𝗶𝗺𝗶𝗻𝗮𝗹𝗲", e manco a farlo apposta in quel momento usciva la notizia che la Procura di Palermo ha chiesto il carcere per l’ex vice presidente della Regione, di un deputato regionale e altri.
Comunque, dopo la visita con la simpatica giornalista Alessandra Borella e con l'altrettanto simpatico operatore Gianluca Pipitone, per il nuovo programma Patù, abbiamo ricordato il giudice Borsellino. Fine della giornata.

𝗜 𝘀𝗲𝗶 𝗴𝗿𝗮𝗱𝗶𝗻𝗶1 ottobre 1980, 46 anni fa era un mercoledì e io avevo 24 anni.Prima di allora non ero mai entrato al "pala...
01/10/2026

𝗜 𝘀𝗲𝗶 𝗴𝗿𝗮𝗱𝗶𝗻𝗶
1 ottobre 1980, 46 anni fa era un mercoledì e io avevo 24 anni.
Prima di allora non ero mai entrato al "palazzaccio" benché spesso accompagnavo mia sorella che lavorava all'Ufficio di Sorveglianza col presidente Gebbia, non tornavo subito indietro, aspettavo che arrivasse il giudice Falcone e/o gli altri giudici scortati per godermi lo "spettacolo" e mi dicevo 𝘀𝗶𝗰𝘂𝗿𝗼 che un giorno avrei fatto quel lavoro.
Infatti, dopo che vinsi il concorso, il primo ottobre con la seguente formula giurai fedeltà allo Stato e a me stesso:
"Giuro di essere fedele alla Repubblica Italiana, di osservare lealmente la Costituzione e le leggi dello Stato, di adempiere ai doveri del mio Ufficio nell'interesse dell’amministrazione per il pubblico bene".
Quella mattina mi accompagnò mio padre e mi ricordo perfettamente che quando aprii lo sportello della fiat 1500 blu, mio padre mi salutò dicendomi: "𝗮 𝘁𝗲 𝘁𝗶 𝘀𝘂𝗰𝗰𝗲𝗱𝗲𝗿𝗮̀ 𝗾𝘂𝗮𝗹𝗰𝗼𝘀𝗮".
Salendo 𝗶 𝘀𝗲𝗶 𝗴𝗿𝗮𝗱𝗶𝗻𝗶 che mi dividevano dall'ingresso, memorizzai quelle parole.
Altresì, mi ricordo che noi neo assunti eravamo in cinque o sei: F. Cosentino, P. Sammarco, P. Marchese, G. Bologna e io, eravamo schierati nel corridoio della Presidenza del Tribunale al secondo piano, dopo la promessa solenne ci furono le assegnazioni. Io speravo di essere assegnato all'Ufficio Istruzione che si trovava al piano rialzato (ala sinistra), ma rimasi con grande delusione al secondo piano, assegnato proprio al Presidente del Tribunale Giacomo Spadaro, più che deluso ero incazzato perché volevo essere assegnato all'ufficio istruzione, dove si rischiava, si correva e si usavano le sirene, e dove c'erano i vari giudici Falcone e Borsellino, infatti io avevo lasciato le ferrovie per tale motivo. Il principale fautore per farmi restare alla presidenza fu un collega anziano, Giuseppe R., Comunque perché Giuseppe mi volle lì alla presidenza? Perché era convinto così come il maresciallo Bartolotta (zio dell'appuntato Bartolotta morto nella strage Chinnici) che avrei fatto gli stessi errori che facevano loro, cioè portare la borsa al magistrato, andare a prendere al bar il vassoio con i caffè e altre minchiate varie, che non rientravano assolutamente nelle mansioni proprie dell'agente tecnico, non lo so perché loro lo facevano, forse per timore reverenziale o forse perché erano convinti che facendo così sarebbero entrati nelle grazie del magistrato. Comunque con il presidente non rischiavo nulla e non mi piaceva, l'unica cosa di positivo era che il presidente trattava le cause di divorzio, e noi regolavamo l'ingresso di queste coppie nella stanza del Presidente per l'udienza, e più di una volta facemmo da pacieri, qualcuno ci ascoltava, altri ci mandavano a fare in c**o. Poi cominciai a fare qualche pomeriggio all'U.I., feci servizio anche con altri magistrati che avevano bisogno della blindata: dal giudice Ingargiola, al Giudice Nobile, dal presidente Carlo Aiello ed altri. Ma io volevo l'Ufficio Istruzione, cosicché grazie ad un diverbio che ebbi con la segreteria del presidente fui accontentato, ci tengo a precisare che io avevo ragione, ma nonostante ciò per "punizione" venni trasferito all'ufficio istruzione e per essere la punizione più esemplare venni assegnato al giudice Falcone, altro che punizione, ero l'uomo più felice del mondo.
Fu Stefano Evangelista, la tutela del Giudice Falcone a comunicargli che dal quel giorno sarei stato il suo nuovo autista. Il 25 dicembre del 1982, conobbi la signora Francesca Morvillo, e quel Natale quando salì in macchina, il dott. Falcone mi presentò a sua moglie dicendo: 𝗹𝘂𝗶 𝗲̀ 𝗶𝗹 𝘀𝗶𝗴𝗻𝗼𝗿 𝗣𝗮𝗽𝗮𝗿𝗰𝘂𝗿𝗶 𝗲̀ 𝗱𝗲𝗶 𝗻𝗼𝘀𝘁𝗿𝗶.
Poi ci fu la parentesi con il Consigliere Chinnici, trucidato il 29 luglio del 1983 assieme a Salvatore Bartolotta, Mario Trapassi e il portiere dello stabile Stefano Li Sacchi. Lì, ferito, rintronato e pieno di sangue le prime parole che mi vennero in mente furono quelle di mio padre: "𝗮 𝘁𝗲 𝘁𝗶 𝘀𝘂𝗰𝗰𝗲𝗱𝗲𝗿𝗮̀ 𝗾𝘂𝗮𝗹𝗰𝗼𝘀𝗮", è vero fu un brutto momento che mai dimenticherò, ma quel qualcosa - brutto, bruttissimo - poi si è trasformato in qualcosa di bello. Vedi ultima foto.
Una buona serata!

𝗜𝗹 𝗯𝗹𝗶𝘁𝘇 𝗱𝗶 𝗦𝗮𝗻 𝗠𝗶𝗰𝗵𝗲𝗹𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝟮𝟵 𝘀𝗲𝘁𝘁𝗲𝗺𝗯𝗿𝗲 𝟭𝟵𝟴𝟰.Ormai sono passati 42 anni, ma non scorderò mai quel sabato notte e i gior...
29/09/2026

𝗜𝗹 𝗯𝗹𝗶𝘁𝘇 𝗱𝗶 𝗦𝗮𝗻 𝗠𝗶𝗰𝗵𝗲𝗹𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝟮𝟵 𝘀𝗲𝘁𝘁𝗲𝗺𝗯𝗿𝗲 𝟭𝟵𝟴𝟰.
Ormai sono passati 42 anni, ma non scorderò mai quel sabato notte e i giorni a seguire
Già l'ho raccontato diverse volte, ma ricordare non guasta mai.
Era sabato quel 29 settembre, ma in realtà il blitz era programmato per il 4 ottobre del 1984, ma il 28, quando il Giudice Falcone si stava recando in cancelleria centrale per festeggiare assieme al personale e ad altri giudici, un funzionario che andava in pensione, vide che nell’atrio c’erano diversi giornalisti, quella presenza la collegò al fatto che giorni prima aveva appreso che un settimanale, Panorama o l’Espresso, stava per pubblicare lo scoop della collaborazione di Tommaso Buscetta, per cui temette che si poteva compromettere l'operazione. Allora, come se nulla fosse tra un brindisi e l’altro il giudice Falcone si avvicinò ai giudici Caponnetto, Borsellino, Guarnotta e Di Lello, e disse loro di presentarsi alla fine del convivio al bunkerino, compreso il personale.
Nella stanza del dott. Falcone c’era già la signora Francesca Morvillo, per dare anche lei una mano d’aiuto. Adesso, quei corridoi e quelle stanze sono vuote, ma quella sera quei luoghi erano strapieni di uomini della Squadra Mobile, dei Carabinieri, anche della Guardia di Finanza, c’erano anche i dirigenti, da Cassarà al Capitano Pellegrini.
Alcune pagine del mandato di cattura vennero rifatte perché si macchiarono di caffè o di salsa delle pizzette che mangiammo quella notte.
Firmato il provvedimento a notte fonda, velocemente le forze dell’ordine andarono a catturare i cosiddetti uomini d’onore.
Noi aspettammo l'esito attaccati al telefono e man mano arrivavano le notizie sugli arrestati noi lo comunicavamo ai giudici e loro li spuntavano dall'elenco con una punta di soddisfazione, in realtà eravamo tutti soddisfatti anche se stanchissimi. E il regista Giuseppe Ferrara questo momento lo ha rappresentato veramente bene nel film, che vi invito a vedere: Giovanni Falcone (vedi ultima immagine).
Comunque, ci furono 60 arresti importanti, invece 250 provvedimenti furono notificati ad altrettanti detenuti, qualcuno, una cinquantina si resero latitanti, ma pian piano vennero catturati.
All'ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino fu emessa una comunicazione giudiziaria con contestuale perquisizione domiciliare, ma dopo approfondite indagini fu anche lui arrestato.
Era sabato 𝗲 𝗳𝗶𝗻𝗮𝗹𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗹𝗼 𝗦𝘁𝗮𝘁𝗼 𝗳𝗮𝗰𝗲𝘃𝗮 𝘀𝘂𝗹 𝘀𝗲𝗿𝗶𝗼.

Premesso che confermo il post di ieri nel quale scrivo che IO non avrei mai perdonato, né perdono il signor miccoli, per...
28/09/2026

Premesso che confermo il post di ieri nel quale scrivo che IO non avrei mai perdonato, né perdono il signor miccoli, perché, secondo me le sue lacrime non erano per il pentimento per la frase rivolta al Giudice Falcone, ma perché aveva danneggiato la sua immagine, detto questo volevo dire a tutte quelle persone che mi stanno offendendo via social che oltre alla gravità della frase ingiuriosa c'è il reato vero e proprio per il quale il calciatore è stato condannato: 𝗲𝘀𝘁𝗼𝗿𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗮𝗴𝗴𝗿𝗮𝘃𝗮𝘁𝗮 𝗱𝗮𝗹 𝗺𝗲𝘁𝗼𝗱𝗼 𝗺𝗮𝗳𝗶𝗼𝘀𝗼, l'estorsione è uno dei reati più gravi e odiosi che possano esistere. L'estorsione si consuma attraverso la violenza, la minaccia, la costrizione psicologica.
Ma voi, facendo il giochino delle tre carte, vi soffermate soltanto alla frase «𝗾𝘂𝗲𝗹 𝗳𝗮𝗻𝗴𝗼 𝗱𝗶 𝗙𝗮𝗹𝗰𝗼𝗻𝗲» dimenticando o facendo finta di dimenticare l'𝗲𝘀𝘁𝗼𝗿𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗮𝗴𝗴𝗿𝗮𝘃𝗮𝘁𝗮 𝗱𝗮𝗹 𝗺𝗲𝘁𝗼𝗱𝗼 𝗺𝗮𝗳𝗶𝗼𝘀𝗼, la frase è imperdonabile - per me - in quanto rivolta a un magistrato che perseguiva questi reati e ripeto per l'ennesima volta, io non lo perdono e l'articolo 21 della costituzione mi garantisce il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero.
Inoltre, lo sapete quante persone sono state uccise per essersi opposti all'estorsione? Primo su tutti vi faccio il nome del signor Libero Grassi, un simbolo, e poi a seguire Pietro Patti, Salvatore Pollara, Vincenzo Miceli, Giuseppe e Salvatore Sceusa, Vincenzo Spinelli, Roberto Parisi che era il presidente del Palermo, sì proprio la squadra dove ha giocato il vostro eroe. Se me ne scordo qualcuno mi scuso.
Infine vi dico arrivederci.

Scusi, ma lei non è il signor Paparcuri?Sì! Voi chi siete?Giulia e Nicola da Verona, possiamo farle qualche domanda?Sì, ...
28/09/2026

Scusi, ma lei non è il signor Paparcuri?
Sì! Voi chi siete?
Giulia e Nicola da Verona, possiamo farle qualche domanda?
Sì, a patto che dopo ci facciamo una foto ricordo.

«𝗾𝘂𝗲𝗹 𝗳𝗮𝗻𝗴𝗼 𝗱𝗶 𝗙𝗮𝗹𝗰𝗼𝗻𝗲» e con quattro calci a un pallone e una donazione non lo è più.E' l'espressione offensiva di micc...
27/09/2026

«𝗾𝘂𝗲𝗹 𝗳𝗮𝗻𝗴𝗼 𝗱𝗶 𝗙𝗮𝗹𝗰𝗼𝗻𝗲» e con quattro calci a un pallone e una donazione non lo è più.
E' l'espressione offensiva di miccoli (giugno 2013) che usò nei pressi dell'Albero Falcone parlando con Mauro Lauricella (figlio del boss Antonino), miccoli è anche un pregiudicato per essere stato condannato in via definitiva 𝗽𝗲𝗿 𝗲𝘀𝘁𝗼𝗿𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗮𝗴𝗴𝗿𝗮𝘃𝗮𝘁𝗮 𝗱𝗮𝗹 𝗺𝗲𝘁𝗼𝗱𝗼 𝗺𝗮𝗳𝗶𝗼𝘀𝗼, metodi che il giudice Falcone perseguiva e per i quali è stato trucidato assieme alla moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.
𝗜𝗹 𝗽𝗲𝗿𝗱𝗼𝗻𝗼?
Dare del "fango" a qualcuno per giunta morto tragicamente significa offenderlo gravemente, dandogli del disonesto, meschino e privo di morale. È un insulto forte che indica una persona infida, scorretta e spregevole, la cui condotta è sudicia come il fango.
𝗘 𝗱𝗮𝗿𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝗳𝗮𝗻𝗴𝗼 𝗮𝗹 𝗴𝗶𝘂𝗱𝗶𝗰𝗲 𝗙𝗮𝗹𝗰𝗼𝗻𝗲 𝗲̀ 𝗶𝗺𝗽𝗲𝗿𝗱𝗼𝗻𝗮𝗯𝗶𝗹𝗲.
Io da familiare non l'avrei mai perdonato, né credo a certi pentimenti o alle lacrime facili, io, gli altri sono liberi di credere quello che vogliono.
Io posso perdonare un'offesa fatta a me personalmente, ma sul piano morale, non posso cancellare un torto subito da un familiare che non c'è più, né nessuna cifra può cancellarlo, la moralità di un uomo non ha prezzo, e poi che ne so io se mio fratello l'avrebbe perdonato? Ma per quel poco che l'ho conosciuto, il giudice Falcone non l'avrebbe mai perdonato.
Si parla di 20 mila euro donati alla fondazione Falcone, ma non li ha sborsati l"eroe" calciatore, provengono da parte dell'incasso della partita di ieri, donati per un campo di calcetto alla Kalsa, ma stiamo parlando dello stesso campetto già inaugurato il 3 giugno del 2026? Io, SENZA FARE SPETTACOLO, li avrei dati a delle famiglie bisognose o a quelle fondazioni che non percepiscono contributi milionari ma che fanno tanto per la società civile.
In ogni caso bastano 20 mila euro, una partita, o lacrime vere o finte che siano (io, ripeto non ci credo) per cancellare tutto?
Una buona serata!

𝗚𝘂𝗶𝗱𝗼 𝗟𝗼𝗻𝗴𝗼, 𝘂𝗻 𝗽𝗼𝗹𝗶𝘇𝗶𝗼𝘁𝘁𝗼 𝗱'𝗮𝗹𝘁𝗿𝗶 𝘁𝗲𝗺𝗽𝗶.L'estate del 1985 la Questura di Palermo fu segnata dal drammatico caso della m...
26/09/2026

𝗚𝘂𝗶𝗱𝗼 𝗟𝗼𝗻𝗴𝗼, 𝘂𝗻 𝗽𝗼𝗹𝗶𝘇𝗶𝗼𝘁𝘁𝗼 𝗱'𝗮𝗹𝘁𝗿𝗶 𝘁𝗲𝗺𝗽𝗶.
L'estate del 1985 la Questura di Palermo fu segnata dal drammatico caso della morte di Salvatore Marino (2 agosto 1985), il 28 luglio 1985 venne ucciso il commissario Beppe Montana, il 6 agosto 1985 toccò al Commissario Ninni Cassarà e all'agente Roberto Antiochia.
Quel fatto portò alla rimozione dei vertici dell'ufficio investigativo e a una profonda riorganizzazione interna, segnata anche dal sospetto della presenza di "talpe" colluse con la mafia.
E in quel periodo venne inviato in missione alla Squadra Mobile di Palermo, proprio il dr. Longo, ove assumeva temporaneamente l’incarico di Dirigente della Sezione Antimafia, conducendo le prime indagini e firmando il primo rapporto giudiziario sull’assassinio del dott. Antonino Cassarà e dell’Agente Roberto Antiochia. Qui conobbe il dott. Falcone e veniva molto spesso al bunkerino, di conseguenza per alcuni riscontri investigativi o/e per delle ricerche nella nostra banca dati il giudice gli disse di rivolgersi a me con fiducia, all'inizio era un po' scettico visto che ero un ex autista, ma pian piano, raggiunti ottimi risultati, si fidò. I rapporti continuarono anche nel 1988 quando venne trasferito definitivamente alla Squadra Mobile di Palermo con l’incarico di Vice Dirigente e Dirigente la Sezione Antimafia, conducendo importantissime indagini raggiungendo altresì eccellenti risultati. Nella sua carriera ha ricoperto altri diversi importantissimi incarichi ma io oggi ricordo il periodo in cui l'ho conosciuto, in quegli anni non ci siamo mai dati del tu, ma da un paio di anni ad oggi siamo semplicemente Giovanni e Guido. Inoltre lo ringrazio per le parole di ieri per avermi ringraziato pubblicamente per il lavoro che ho svolto all'interno del bunkerino, almeno lui lo ricorda.
Grazie Guido, per quel periodo, per ieri, per oggi e per sempre.
Una buona serata.

𝗠𝗮𝘂𝗿𝗼 𝗥𝗼𝘀𝘁𝗮𝗴𝗻𝗼Nel luglio del 1988 era scoppiato il caso Palermo e Mauro Rostagno proprio in quel mese intervistò il giud...
26/09/2026

𝗠𝗮𝘂𝗿𝗼 𝗥𝗼𝘀𝘁𝗮𝗴𝗻𝗼
Nel luglio del 1988 era scoppiato il caso Palermo e Mauro Rostagno proprio in quel mese intervistò il giudice Paolo Borsellino, nel corso dell'intervista il giudice mise in guardia Rostagno sulle difficoltà e sulle dinamiche torbide del trapanese, descrivendo un contesto istituzionale complesso. Pochi mesi dopo, il 𝟮𝟲 𝘀𝗲𝘁𝘁𝗲𝗺𝗯𝗿𝗲 𝟭𝟵𝟴𝟴, Mauro Rostagno fu assassinato in un agguato mafioso a Valderice.

Indirizzo

Piazza Vittorio Emanuele Orlando
Palermo
90138

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