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Dal 29 ottobre al 1° novembre (Preview mercoledì il 28 ottobre ) saremo a Torino per Flashback Art Fair, la fiera dove t...
15/10/2026

Dal 29 ottobre al 1° novembre (Preview mercoledì il 28 ottobre ) saremo a Torino per Flashback Art Fair, la fiera dove tutta l’arte è contemporanea.

Il titolo di questa quattordicesima edizione è IN TIME: un invito a guardare il rapporto tra arte, tempo e collezionismo, e a riconoscere nella memoria una materia viva. Porteremo opere che attraversano il Novecento e arrivano fino a oggi. La prima che vi presentiamo è di A.R. Penck.

Flashback Habitat, corso Giovanni Lanza 75, Torino, stand 44
29 ottobre – 1° novembre, ore 11–20

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From 29 October to 1 November we will be in Turin for Flashback Art Fair, the fair where all art is contemporary.

The title of this fourteenth edition is IN TIME: an invitation to look at the relationship between art, time and collecting, and to recognise memory as living matter. We will bring works spanning the twentieth century up to today. The first one we present is by A.R. Penck. The others will be revealed in the coming days.

Flashback Habitat, corso Giovanni Lanza 75, Turin, booth 44
29 October – 1 November, 11am–8pm

Il 13 ottobre 1915 nasceva a Leamington Spa, in Inghilterra, Terry Frost: un pittore che ha scoperto la pittura in un ca...
13/10/2026

Il 13 ottobre 1915 nasceva a Leamington Spa, in Inghilterra, Terry Frost: un pittore che ha scoperto la pittura in un campo di prigionia.

Catturato a Creta nel giugno 1941, viene internato nello Stalag 383, in Baviera. Lì incontra il pittore Adrian Heath, che lo incoraggia a dipingere. Finita la guerra studia alla St Ives School of Painting, in Cornovaglia, e nel 1947 tiene la sua prima mostra personale.

Il suo linguaggio è fatto di colori intensi e forme astratte che si sovrappongono in composizioni ritmiche, legate alla luce e ai colori della Cornovaglia. Eletto Royal Academician nel 1992 e nominato Sir nel 1998, ha mostrato quanto l'astrazione possa nascere da un'esperienza concreta e vissuta.

Oggi la pittura astratta continua a essere un terreno di ricerca per molti artisti contemporanei, ed è un linguaggio che osserviamo con attenzione.

Quale dipinto astratto vi ha colpiti di più? Raccontatecelo nei commenti e salvate il post.

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On 13 October 1915, Terry Frost was born in Leamington Spa, England: a painter who discovered painting in a prisoner-of-war camp.

Captured in Crete in June 1941, he was held at Stalag 383, in Bavaria. There he met the painter Adrian Heath, who encouraged him to paint. After the war he studied at the St Ives School of Painting, in Cornwall, and in 1947 he held his first solo exhibition.

His language is made of intense colours and abstract shapes that overlap in rhythmic compositions, tied to the light and colours of Cornwall. Elected a Royal Academician in 1992 and knighted in 1998, he showed how abstraction can grow out of a real, lived experience.

Today, abstract painting remains a field of research for many contemporary artists, and a language we follow with attention.

Which abstract painting struck you most? Tell us in the comments and save the post.

Valerio AdamiIl bacio, 2017-2021Acrilico su telacm 95 x 75Due volti si avvicinano dentro un grande cerchio blu, come in ...
10/10/2026

Valerio Adami
Il bacio, 2017-2021
Acrilico su tela
cm 95 x 75

Due volti si avvicinano dentro un grande cerchio blu, come in uno specchio o in un oblò. Lui ha i capelli viola, lei una lacrima che le scende sul viso; sopra di loro, quasi sospeso, un cilindro. Un bacio che racconta insieme tenerezza e malinconia, costruito con campiture piatte di colore e un contorno nero netto.

È la grammatica inconfondibile di Valerio Adami (Bologna, 1935), formato all’Accademia di Brera: un disegno che ricorda il cloisonnisme francese, vicino alla Pop Art ma sempre personale. Dagli anni Settanta ha affiancato alla figura temi politici e filosofici, tanto che nel 1975 Jacques Derrida gli ha dedicato un saggio critico.

Al verso l’opera è titolata, firmata e riporta due date, 15.7.17 e 3.10.21: un lavoro portato avanti nell’arco di qualche anno.

Per informazioni o per un appuntamento in galleria, il link è in bio.

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Valerio Adami
Il bacio, 2017-2021
Acrylic on canvas
95 x 75 cm

Two faces draw close inside a large blue circle, like a mirror or a porthole. He has purple hair, she has a tear running down her cheek; above them, almost floating, a top hat. A kiss that holds tenderness and melancholy together, built from flat areas of colour and a sharp black outline.

This is the unmistakable language of Valerio Adami (born in Bologna in 1935, trained at the Brera Academy): a line reminiscent of French cloisonnism, close to Pop Art yet entirely his own. From the 1970s he added political and philosophical themes to the figure, and in 1975 Jacques Derrida wrote a critical essay on his work.

On the verso the work is titled, signed and carries two dates, 15.7.17 and 3.10.21: a painting developed over a few years.

For information or to book a visit to the gallery, the link is in bio.

Chiharu ShiotaState of being (map), 2020Struttura in metallo, filo, mappacm 80 x 45 x 45Una mappa serve a orientarsi, a ...
08/10/2026

Chiharu Shiota
State of being (map), 2020
Struttura in metallo, filo, mappa
cm 80 x 45 x 45

Una mappa serve a orientarsi, a capire dove siamo. Qui è sospesa al centro di una gabbia di metallo e avvolta da una f***a rete di fili neri che la attraversano da ogni lato: il foglio piegato resta visibile, ma sembra quasi inghiottito dalla trama.

Il filo è il linguaggio di Chiharu Shiota (Osaka, 1972, vive e lavora a Berlino). Nelle sue installazioni, nere, rosse o bianche, avvolge oggetti di vita quotidiana come chiavi, abiti, valigie, per parlare di memoria, relazioni e appartenenza. Ha rappresentato il Giappone alla 56ª Biennale di Venezia nel 2015 con The Key in the Hand, e nel 2019 il Mori Art Museum di Tokyo le ha dedicato la grande personale The Soul Trembles.

Per informazioni o per un appuntamento in galleria, il link è in bio.

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Chiharu Shiota
State of being (map), 2020
Metal frame, thread, map
80 x 45 x 45 cm

A map helps us find our place in the world. Here it hangs at the centre of a metal frame, wrapped in a dense web of black threads that cross it from every side: the folded sheet is still visible, yet it seems almost swallowed by the web.

Thread is Chiharu Shiota's signature (born in Osaka in 1972, she lives and works in Berlin). In her installations, in black, red or white, it envelops everyday objects such as keys, dresses and suitcases to speak about memory, relationships and belonging. She represented Japan at the 56th Venice Biennale in 2015 with The Key in the Hand, and in 2019 the Mori Art Museum in Tokyo devoted to her the major solo exhibition The Soul Trembles.

For information or to book a visit to the gallery, the link is in bio.

Giuseppe Uncini, Progetto per muro di cemento, 2002Tecnica mista su carta, 29 × 41 cmUn disegno tecnico, quasi un proget...
06/10/2026

Giuseppe Uncini, Progetto per muro di cemento, 2002
Tecnica mista su carta, 29 × 41 cm

Un disegno tecnico, quasi un progetto d'architettura: misure annotate a margine, campiture a matita che indicano le texture del cemento, linee guida in rosso. È il metodo di Uncini, che precede ogni scultura con uno studio preciso, quasi ingegneristico, della struttura, prima di passare alla materia vera e propria.

Nato a Fabriano nel 1929, Uncini si trasferisce a Roma nel 1953, dove entra in contatto con Burri, Capogrossi e Afro. Nel 1958 realizza il suo primo "Cementoarmato", inaugurando una ricerca sul rapporto tra ferro e cemento durata tutta la vita. Nel 1962 fonda il Gruppo Uno con Biggi, Carrino, Frascà, Pace e Santoro. Il disegno appartiene al ciclo dei "Muri di cemento", sviluppato dagli anni Novanta, nella fase conclusiva della sua ricerca. Nel 2019 la Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma gli ha dedicato una retrospettiva.

Per informazioni o per un appuntamento in galleria, il link è in bio.

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Giuseppe Uncini, Project for a concrete wall, 2002
Mixed media on paper, 29 × 41 cm

A technical drawing, almost an architectural project: measurements in the margins, pencil hatching for concrete textures, guidelines in red. This is Uncini's method, preceding every sculpture with a precise, near-engineering study of structure, before moving to the material itself.

Born in Fabriano in 1929, Uncini moved to Rome in 1953, meeting Burri, Capogrossi and Afro. In 1958 he made his first "Cementoarmato," opening a lifelong investigation into iron and concrete. In 1962 he founded Gruppo Uno with Biggi, Carrino, Frascà, Pace and Santoro. This drawing belongs to the "Muri di cemento" cycle, developed from the 1990s, in the final phase of his research. In 2019 the Galleria Nazionale d'Arte Moderna in Rome gave him a retrospective.

For details or to book a gallery appointment, link in bio.

Mimmo Paladino, Senza titolo, 2004Tecnica mista, 49 × 38 cmDalla serie dedicata a PinocchioUn frammento quasi archeologi...
04/10/2026

Mimmo Paladino, Senza titolo, 2004
Tecnica mista, 49 × 38 cm
Dalla serie dedicata a Pinocchio

Un frammento quasi archeologico, un riquadro di colore terroso solcato da una croce cerchiata e da segni appena leggibili, è incorniciato da figure stilizzate color viola: tra queste, una creatura cornuta e china, che richiama la metamorfosi di Pinocchio in somaro nel Paese dei Balocchi. L'opera appartiene infatti al ciclo che Paladino dedica tra il 2002 e il 2005 al burattino di Collodi: disegni e opere grafiche realizzati per una mostra itinerante in sei musei giapponesi, poi raccolti nel volume Pinocchio, Mimmo Paladino, opere grafiche (Papiro Arte, Venezia, 2005).

Nato a Paduli, vicino Benevento, nel 1948, Paladino è tra i principali protagonisti della Transavanguardia, il movimento teorizzato dal critico Achille Bonito Oliva alla fine degli anni Settanta insieme a Chia, Clemente, Cucchi e De Maria. Il suo rapporto con la letteratura è una costante della ricerca.

Per informazioni o per un appuntamento in galleria, il link è in bio.

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Mimmo Paladino, Untitled, 2004
Mixed media, 49 × 38 cm
From the series dedicated to Pinocchio

An almost archaeological fragment, an earth-toned rectangle marked by a circled cross and barely legible signs, is framed by stylised purple figures: among them, a bent, horned creature recalling Pinocchio's transformation into a donkey in the Land of Toys. The work belongs to the cycle Paladino devoted to Collodi's puppet between 2002 and 2005: drawings and prints made for a travelling exhibition in six Japanese museums, later collected in the volume Pinocchio, Mimmo Paladino, opere grafiche (Papiro Arte, Venice, 2005).

Born in Paduli, near Benevento, in 1948, Paladino is a leading figure of the Transavanguardia, theorised by critic Achille Bonito Oliva in the late 1970s alongside Chia, Clemente, Cucchi and De Maria. His dialogue with literature is a constant in his work.

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Mario Sironi, Figure e barca, forse studio per "I pescatori", 1929 circaTempera e matita su carta, mm 312 × 212Archiviat...
03/10/2026

Mario Sironi, Figure e barca, forse studio per "I pescatori", 1929 circa
Tempera e matita su carta, mm 312 × 212
Archiviata dall'Associazione per il Patrocinio e la Promozione della Figura e dell'Opera di Mario Sironi, Milano, n. 68/24 RA

Due figure di spalle, costruite per piani larghi e sintetici, osservano una barca rovesciata sulla riva: un fondo bruno e grigio, quasi monumentale, restituisce gravità arcaica a una scena di vita quotidiana. È il linguaggio tipico di Sironi, che costruisce le figure come masse plastiche, vicine per solidità alla scultura più che al disegno tradizionale.

Nato a Sassari nel 1885 e formatosi a Roma, Sironi è tra i fondatori del movimento Novecento Italiano nel 1922, che promuove il ritorno a una classicità moderna dopo le avanguardie futuriste a cui lo stesso artista aveva aderito. Negli anni Trenta si dedica soprattutto alla grande pittura murale, teorizzata nel Manifesto della pittura murale del 1933, firmato anche con Carrà e Campigli.

Per informazioni o per un appuntamento in galleria, il link è in bio.

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Mario Sironi, Figures and boat, possibly a study for "I pescatori," c. 1929
Tempera and pencil on paper, 312 × 212 mm
Archived by the Associazione per il Patrocinio e la Promozione della Figura e dell'Opera di Mario Sironi, Milan, no. 68/24 RA

Two figures seen from behind, built from broad, synthetic planes, look at an overturned boat on the shore: a brown and grey, almost monumental ground lends archaic gravity to a scene of everyday life. This is Sironi's typical language, building figures as plastic masses closer to sculpture than to traditional drawing.

Born in Sassari in 1885 and trained in Rome, Sironi is a founder of the Novecento Italiano movement in 1922, promoting a return to modern classicism after the Futurist avant-garde he had himself joined. In the 1930s he devoted himself mainly to mural painting, theorised in the 1933 Manifesto della pittura murale, also signed by Carrà and Campigli.

For details or to book a gallery appointment, link in bio.

Molti di voi ci chiedono da dove venga la pittura di Pizzi Cannella. La risposta è un luogo preciso: un ex pastificio ro...
02/10/2026

Molti di voi ci chiedono da dove venga la pittura di Pizzi Cannella. La risposta è un luogo preciso: un ex pastificio romano, dove negli anni Ottanta sei artisti hanno scelto di lavorare fianco a fianco. Scorrete per scoprire la Scuola di San Lorenzo.

L'opera che la racconta, Mezzogiorno, è con noi ad ArtParma Fair fino all'11 ottobre.
Link in bio per informazioni.

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Many of you ask us where Pizzi Cannella's painting comes from. The answer is a specific place: a former pasta factory in Rome, where in the 1980s six artists chose to work side by side. Swipe to discover the Scuola di San Lorenzo.

The work that tells this story, Mezzogiorno, is with us at ArtParma Fair until 11 October.
Link in bio for details.

Mario Merz, anni '80Tecnica mista su cartaI numeri si susseguono lungo una spirale a carboncino: 1, 1, 2, 3, 5, 8, 13, 2...
01/10/2026

Mario Merz, anni '80
Tecnica mista su carta

I numeri si susseguono lungo una spirale a carboncino: 1, 1, 2, 3, 5, 8, 13, 21, 34, 55, 89. È la sequenza di Fibonacci, il motivo che Merz introduce nella propria opera dal 1970 e che diventa la cifra più riconoscibile della sua ricerca: una progressione matematica che in natura genera forme a spirale, e che per l'artista rappresenta l'energia insita nella crescita organica. Intrecciata al disegno, una frase in francese sembra recitare "l'œuf qui flotte dans la coquille" (l'uovo che galleggia nel guscio) — un richiamo che, se la lettura è corretta, dialoga con l'Uovo Filosofico, l'installazione con spirali al neon realizzata da Merz a partire dai primi anni '90.

Nato a Milano nel 1925, Merz è tra i fondatori dell'Arte Povera, il movimento riunito a Torino a fine anni Sessanta attorno alla Galleria Sperone, con Pistoletto, Boetti, Kounellis, Penone e Zorio. Le sue opere sono conservate al Centre Pompidou, alla Tate Modern, al MoMA e al Castello di Rivoli.

Per informazioni o per un appuntamento in galleria, il link è in bio.

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Mario Merz, 1980s
Mixed media on paper

Numbers follow one another along a charcoal spiral: 1, 1, 2, 3, 5, 8, 13, 21, 34, 55, 89. This is the Fibonacci sequence, the motif Merz introduced into his work from 1970 onward, the most recognisable hallmark of his practice: a progression that generates spiral forms in nature, embodying for the artist the energy of organic growth. Woven through the drawing, a French phrase appears to read "l'œuf qui flotte dans la coquille" (the egg that floats in its shell) — a reference that, if correctly read, speaks to the Uovo Filosofico, the neon-spiral installation Merz created from the early 1990s.

Born in Milan in 1925, Merz is a founding figure of Arte Povera, the movement that coalesced in Turin in the late 1960s around Galleria Sperone, with Pistoletto, Boetti, Kounellis, Penone and Zorio. His work is held at the Centre Pompidou, Tate Modern, MoMA and Castello di Rivoli.

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Giulio Turcato, Floreale, 1972Tecnica mista su tela, 60 × 80 cmMacchie di colore, arancio, blu, verde, arricchite da una...
30/09/2026

Giulio Turcato, Floreale, 1972
Tecnica mista su tela, 60 × 80 cm

Macchie di colore, arancio, blu, verde, arricchite da una polvere brillante quasi lunare, punteggiano la tela, legate da un intrico di linee tracciate a mano libera. Turcato costruisce la superficie per accumulo di materia più che per gesto pittorico: una ricerca che negli anni Sessanta lo porta a sperimentare con gommapiuma e polveri, in un interesse quasi scientifico per la materia, che anticipa l'immaginario delle sue celebri "Superfici lunari".

Nato a Mantova nel 1912, Turcato si forma a Venezia e si trasferisce a Roma, dove nel 1947 firma il manifesto di Forma 1 insieme a Consagra, Accardi, Dorazio, Perilli e Sanfilippo, il primo gruppo astratto del dopoguerra italiano. Partecipa a numerose edizioni della Biennale di Venezia, tra cui quella del 1958, dove vince il Premio Nazionale. Le sue opere sono oggi conservate alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma e al MART di Rovereto.

Per informazioni o per un appuntamento in galleria, il link è in bio.

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Giulio Turcato, Floreale, 1972
Mixed media on canvas, 60 × 80 cm

Patches of colour, orange, blue, green, enriched with a shimmering, almost lunar powder, dot the canvas, tied by a tangle of freely drawn lines. Turcato builds the surface through accumulation of matter rather than gesture: research that in the 1960s led him to experiment with foam rubber and powders, an almost scientific interest in matter that anticipates his celebrated "Lunar Surfaces."

Born in Mantua in 1912, Turcato trained in Venice and moved to Rome, where in 1947 he signed the Forma 1 manifesto with Consagra, Accardi, Dorazio, Perilli and Sanfilippo, the first abstract group of post-war Italy. He took part in many editions of the Venice Biennale, including 1958, where he won the National Prize. His work is now held at the Galleria Nazionale d'Arte Moderna in Rome and MART in Rovereto.

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Via Lazio 4
Orte
01028

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