01/09/2026
Domenico Bianchi, Senza titolo, 1998
Cera, 60 × 80 cm
Una forma biomorfica, quasi organica, emerge dal fondo grigio scandito in quattro campiture: un nucleo centrale semitrasparente, quasi liquido, circondato da lobi che si aprono come petali o membrane. Bianchi lavora la cera con la tecnica dell'encausto — un procedimento antico, di origine romana, che nel Novecento viene riscoperto da Jasper Johns — trasformandola in una materia che trattiene e restituisce la luce.
Cresciuto nel dialogo con protagonisti dell'Arte Povera come Kounellis, Mario e Marisa Merz, Bianchi ha costruito nel tempo un linguaggio personalissimo, fatto di segni circolari e superfici che sembrano custodire un movimento interno, sospeso.
Un'opera degli anni Novanta di grande qualità materica, per chi cerca la componente più silenziosa e contemplativa dell'arte italiana del secondo Novecento.
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Domenico Bianchi, Untitled, 1998
Wax, 60 × 80 cm
A biomorphic, almost organic shape emerges from a grey ground divided into four sections: a semi-transparent, almost liquid core surrounded by lobes that open like petals or membranes. Bianchi works wax using the encaustic technique — an ancient method of Roman origin, rediscovered in the twentieth century by Jasper Johns — turning it into a material that holds and releases light.
Shaped through his dialogue with Arte Povera figures such as Kounellis and Mario and Marisa Merz, Bianchi has built, over time, a highly personal language of circular signs and surfaces that seem to hold a suspended, internal movement.
A work from the 1990s of real material quality, for those drawn to the quieter, more contemplative side of Italian post-war art.
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