28/09/2025
Agli inizi del Novecento non era affatto normale che una donna studiasse.
Un po’ di istruzione di base, sì, se provenivi da una famiglia benestante. Ma il liceo era già un’eccezione. Una laurea, poi, era quasi inconcepibile.
Eppure, nel 1905, Giuliana Luigia Evelina Mameli — che tutti chiamavano Eva — ottenne la laurea in Matematica. Non si fermò lì: ne prese una seconda, in Scienze Naturali, e conquistò persino la libera docenza. A ventinove anni diventò la prima donna d’Italia a insegnare ufficialmente Botanica all’università.
Poi arrivò la Grande Guerra. Eva passò dalla cattedra alle corsie degli ospedali militari, come crocerossina, senza mai abbandonare la scienza. La sua fama superò i confini italiani, tanto che, finito il conflitto, un connazionale che lavorava a Cuba la cercò per il suo prezioso contributo scientifico. Pare che tra loro scoccò subito l’amore: insieme tornarono in Italia, portando con sé nuove colture tropicali. Palme, pompelmi, kiwi: senza il loro lavoro, oggi i litorali liguri non sarebbero gli stessi. A Sanremo fondarono la stazione botanica sperimentale “Orazio Raimondo”, che Eva continuò a dirigere anche da sola, dopo la morte del marito nel 1951.
Non fu solo una scienziata straordinaria. Durante la Resistenza, combatté al fianco del marito e dei figli, pagando sulla propria pelle la violenza e la paura di quegli anni. Una vita di impegno civile, ricerca, sacrificio.
Eppure, il suo nome oggi è quasi dimenticato.
Se volete davvero capire quanto poco sappiamo della nostra memoria, non chiedete a un ragazzo di quindici anni chi fossero i Beatles.
Chiedetegli chi era Eva Mameli.
Probabilmente non saprà rispondere.
Eppure quella donna, pioniera e partigiana, fu anche la madre di uno degli scrittori italiani più amati al mondo: Italo Calvino.
da Alicanthe