Il Civico 7 Liberato prende le mosse il giorno dell’Epifania del 2017 quando un gruppo di attivisti del Laboratorio Comunista “Casamatta” e della Rete dei Comunisti entrarono nel civico 7 dei portici della Galleria Principe di Napoli (Piazza Museo Nazionale). Questi locali erano in disuso, almeno dal 2005/2006, e versavano in una vergognosa condizione di degrado materiale e di incuria. Tali locali erano stati, negli anni passati, nella disponibilità dell’Istituto Campano di Storia della Resistenza che, da qualche tempo, ha sede nel quartiere Fuorigrotta di Napoli. Quindi non c’era nessuna attività in corso in questi spazi né, tantomeno, erano “assegnati” a qualche altro soggetto individuale e/o collettivo. Al momento del nostro ingresso abbiamo trovato tonnellate di libri ed altro materiale documentario che era custodito da suddetto Istituto completamente ammuffiti, coperti di calcinacci e danneggiati da alcune infiltrazioni d’acqua. Anzi,all'incuria dei materiali e dei locali del Civico 7 c'è da aggiungere lo stato di abbandono del porticato di fronte al Museo Nazionale di Napoli,dove appunto si trova il civico 7 liberato. Decine di saracinesche chiuse da ex commericanti in fuga dal degrado e dall'abbandono, condizioni igieniche molte volte al di fuori della norma. Consapevoli dell’importanza storica di tali materiali – utili tra l’altro per salvaguardare la memoria della Resistenza Antifascista – abbiamo subito contattato il Dottor Guido D’Agostino, presidente dell’Istituto Campano di Storia della Resistenza, ed abbiamo consegnato tali materiali per farli mettere al sicuro e renderli – finalmente – disponibili per una necessaria consultazione pubblica più ampia. Da quel momento abbiamo iniziato i primi lavori di messa in sicurezza dei locali e di ripristino di un minimo di condizioni di fruibilità. Questo cimento fu interrotto, dopo qualche settimana, da un assurdo sgombero dei locali da parte dei Vigili Urbani e della DIGOS che presentarono questo arrogante atto come una “significativa azione di ripristino della legalità”. Naturalmente nello stesso pomeriggio dello sgombero siamo – di nuovo – rientrati nei locali consapevoli di aver subito un torto a fronte delle ragioni politiche, sociali e culturali che stanno a fondamento dell’esperienza del Civico 7 Liberato. Del resto – come è noto – le nostre attività e quelle che ancora promuoveremo, o direttamente o in cooperazione con altri aggregati – si fondono sui valori dell’antifascismo, dell’antisessismo, dell’opposizione anticapitalista ai vigenti rapporti sociali e si inseriscono nel solco dei processi di autorganizzazione che sono il motore - storico ed immediato - di qualsivoglia processo di trasformazione sociale. In questo ambito di apertura culturale e di nuove connessioni politiche – nelle ultime settimane – il Civico 7 Liberato è attraversato anche da altri collettivi che, in piena autonomia ma in coordinamento con le altre strutture che animano lo spazio, sta arricchendo di stimoli e di nuove potenzialità le attività del Civico 7 Liberato. Concludendo questa breve presentazione riteniamo che il C7L possa pienamente inserirsi, con le sue tipicità, nel più ampio movimento di esperienze politiche ed associative che stanno animando i territori cittadini e metropolitani mettendo in evidenza l’uso sociale di spazi abbandonati, liberandoli dal degrado e costruendo quel ventaglio di iniziative che costantemente arricchiscono i nostri quartieri e le nostre strade.