13/05/2026
📣VERSO LA MANIFESTAZIONE OPERAIA DEL 23 MAGGIO A ROMA📣
Quale lavoro nel centro storico negato?
📌 Mercoledì 20 maggio alle 18.30
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La situazione del lavoro a Napoli si trova in un annoso stato di precarietà. Solo 4 su 10 persone in condizioni ed età adeguate lavorano, per le donne il rapporto si abbassa a 3 su 10, ben al di sotto della media nazionale o di città come Bologna, dove il rapporto sta a 7 su 10.
La disoccupazione è del resto un dato strutturale del tessuto sociale della città - nonostante i proclami e la propaganda di media compiacenti (come fa il Mattino, che abbiamo in passato denunciato per questo) che millantano crescita e una realtà produttiva all'avanguardia nel territorio metropolitano di Napoli.
Al di là della disoccupazione, a Napoli è dilagante il fenomeno del "working poor": si è poveri anche se si lavora. Il lavoro è povero nelle retribuzione, povero nella sicurezza, povero nelle condizioni e nelle tutele, povero nelle prospettive di crescita.
Se guardiamo nello specifico alla realtà del centro storico vediamo una situazione fortemente appesantita dalla turistificazione. Questa conversione economica della città, che ha riscoperto una sua "innata" vocazione turistica, ha ridisegnato le coordinate sociali e spaziali dello spazio urbano, condizionando innanzitutto la vita degli abitanti, e di conseguenza anche il lavoro.
Lavori spesso a basso valore aggiunto, caratterizzati da stagionalità, irregolarità (lavoro nero e grigio), ambienti tossici e di disumano sfruttamento. Un lavoro che non arricchisce, ma impoverisce - un lavoro che alcuni hanno chiamato "avido".
Tutto questo in una cornice materiale ed esistenziale insana: precarietà abitativa, la mancanza dei servizi essenziali, un'economia di prossimità a portata degli abitanti sempre più esigua, uno spazio cittadino che muta ogni aspetto e bene a consumo immediato del turista (la cosiddetta "experience"), l'esercizio di controllo e mantenimento dell'ordine delle strade e delle piazze (dalle zone rosse alle ordinanze antimovida), il dilagare di comportamenti irrazionali e violenti che stanno insanguinando la città...
Tutto questo in una cornice materiale ed esistenziale insana: precarietà abitativa, la mancanza dei servizi essenziali, un'economia di prossimità a portata degli abitanti sempre più esigua, uno spazio cittadino che muta ogni aspetto e bene a consumo immediato del turista (la cosiddetta "experience"), l'esercizio di controllo e mantenimento dell'ordine delle strade e delle piazze (dalle zone rosse alle ordinanze antimovida), il dilagare di comportamenti irrazionali e violenti che stanno insanguinando la città...
Una situazione che si trascina tanti interrogativi su come affrontarla e risolversi: questioni che né l'amministrazione comunale né i maggiori attori della governance di questa città hanno mai voluto porsi sul serio, se non in chiave affarista o perbenista.
Quello che accade a Napoli non è un unicum, ma è un riflesso, filtrato dalle contraddizioni storiche meridionali e di questa metropoli mediterranea, di una situazione di disagio e di crisi di prospettive che attanaglia milioni di lavoratori, famiglie, soggetti vulnerabili in tutta Italia.
Verso la manifestazione operaia del 23 maggio, invitiamo a un confronto collettivo che permetta di collegare le specificità dei nostri quartieri a terreni comuni su cui costruire ipotesi organizzative e di alternativa.