Parco museo "Percorso della Salvezza"

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Parco museo "Percorso della Salvezza" COME E' NATO IL PERCORSO DELLA SALVEZZA nei ricordi di Giacomo e Meris Malagoli . Come faceva? Quante opere potrai ancora creare?

IN UN PARCO A TEMA DON GIANNI GILLI HA REALIZZATO 70 STATUE A GRANDEZZA NATURALE CON SCENE DELLA NATIVITA , ORTO ULIVI, VIA CRUCIS, PILATO, PIE DONNE ,VERONICA,CIRENEO,CROCIFISSIONE,RESURREZIONE DISCESA AGLI INFERI, PENTECOSTE... Esistono nel cammino spirituale di ogni persona, dei luoghi dove si “vive” in contatto con il Signore. A Rubbiara, una piccola località vicino a Nonantola di Modena, ne esiste uno, creato da un’infaticabile Suo strumento e da tanti fratelli che lo hanno aiutato e che tuttora lo aiutano. La proposta di fede per l’uomo di ieri si ripete in un percorso di fede per l’uomo di oggi e di domani. Questi brevi appunti vogliono essere un semplice e sincero ringraziamento a tutti coloro che ci hanno dato la possibilità di fare crescere il nostro spirito verso quella meta che è la Casa del Padre.



“



Vedi quella vigna?- mi disse Don Gianni – al suo posto, sento di dover realizzare un cammino di fede per l’uomo d’oggi;, guarda là a sinistra vedo la grotta della Natività,, dietro il Tempio,,di lato il Cenacolo,, poi a destra il Processo,, il Calvario,, la grotta del Sepolcro e in alto la Resurrezione. Al centro un grande campo che può essere da gioco,, da riunione,, da meditazione,e all’entrata una piccola casa che ospiterà i gruppi che vogliono percorrere il cammino.”

Avevo capito, ma non riuscivo ad immaginare. Ero abituato alle sue iniziative, non si dovevano chiedere spiegazioni, occorreva solo seguirlo; lui aveva già chiaro tutto, tranne i problemi pratici, ma a quelli ha sempre pensato la Provvidenza. Aveva ricevuto il dono di saper modellare l’argilla , ma non lo sapeva e solo “per caso” lo scoprì e, privandosi di tante ore di sonno, riuscì a realizzare opere con
espressioni di una umanità incredibile. Capii che il Don aveva scoperto quella sua capacità perchè doveva realizzare questo
messaggio di vita eterna: il Signore aveva scelto il suo operaio . Questa sua attività era però secondaria, al primo posto poneva sempre la sua missione di sacerdote e in ogni sua azione o opera riusciva ad esprimere pienamente l’amore che portava al Signore. Nei pochi momenti liberi del giorno, ma specialmente di notte, costruiva statue, infaticabilmente, e creò la statua dell’Arcangelo Gabriele e di Maria che riceve
l’Annunzio, le statue della Natività, un Re Magio su un cammello, Maria con il Bambino in fuga su un somarello verso l’Egitto. Nel frattempo aveva lanciato una iniziativa “ Il Presepio nella città”, che portava la Buona Novella nei negozi, nelle strade, nelle case e permetteva di esporre le sue statue nelle piazze principali della città. Veniva aiutato dai giovani dei gruppi che aveva creato, da volontari e da tanta e infinita Provvidenza, che gli dava la forza di superare le difficoltà e le prove quotidiane. Regolarmente le statue esposte nelle piazze ritornavano danneggiate da ignoti vandali, ma lui, rispondendo alle nostre esclamazioni…poco cristiane, sorrideva e le riparava, facendole diventare anche più belle di prima. Finalmente poté cominciare i lavori per la realizzazione del suo sogno, preparò il
terreno, fece fare i terrapieni per realizzare le scene e iniziò la realizzazione della grotta; la base venne costruita in cemento armato con l’interno rivestito di sassi marini. Poi, terminata la struttura, pose all’interno le statue della Natività. Maria, supina, ha in braccio Gesù Bambino, mentre Giuseppe sorride loro con amore, sembra sorridano anche il bue e l’asinello. In piedi, una donna guarda la scena e pare voglia consegnare loro il bambino che tiene fra le mani, mentre una ragazza in carrozzina porge un mazzo di fiori al Bambin Gesù. L’evento che si ripete da centinaia di anni assume una felice realtà inimmaginabile. In un angolo si nota la statua di una suora, chinata, che apre una valigia dentro la quale trova un bambino: è Madre Teresa di Calcutta che raccoglie amorevolmente il Bambin Gesù, rifiutato dagli uomini. Sopra la grotta venne posizionata la statua di Maria in fuga verso l’Egitto
e lateralmente,seduto su un cammello, a grandezza naturale, un Re Magio, che puntando il braccio verso il cielo, indica la stella che lo dirige alla grotta. Fece costruire la collina per la scena della crocifissione e sul calvario mise le tre croci: sulla prima il ladrone pentito riceve il perdono da Gesù, sulla seconda croce Gesù è dissetato con l’aceto da un soldato romano, mentre ai suoi piedi Maria Santissima accoglie Giovanni come figlio; la terza croce è vuota e il corpo di Gesù, con dolcezza, viene calato nelle braccia della Madre, che abbraccia il corpo inerte del Figlio; osservando le due figure si nota che in realtà sono unite in una composizione che permette di intravedere un calice, un calice di dolore, di perdono e di salvezza. Poi fece costruire una casa bianca, sormontata da una cupola argentata, per ospitare la scena dell’ultima cena: il Cenacolo. Al centro una grande tavola, mentre ai lati, sdraiati come era l’usanza del tempo, gli Apostoli cenano guardando estasiati Gesù seduto a capotavola che, in atteggiamento di spezzare il pane, istituisce la Santissima Eucarestia; un unico discepolo è in piedi, con il viso corrucciato e un sacchetto in mano, sembra si allontani furtivamente: è Giuda. Un ponticello permette di accedere a una costruzione in ferro, stilizzata, rappresentante il Tempio, dove Gesù Bambino viene presentato dalla sua famiglia e dove Gesù fanciullo discute con i Dottori. Un accesso nella montagna, con un grande masso circolare per chiuderlo, e due scalini per scendere in una grotta di tufo permettono di accedere al Sepolcro: al centro il corpo di Gesù, avvolto nella Sacra Sindone; intorno Maria e gli Apostoli, piangenti. Ma al di sopra del cumulo appare un arco immenso multicolore che sorregge la figura di Gesù Risorto. Di sera una luce surreale illumina la scena che invita ad una spontanea preghiera di ringraziamento. Per rappresentare la Flagellazione e il Processo creò un piccolo anfiteatro e ai suoi estremi due costruzioni con la copertura in legno: in una Gesù, legato alla colonna, viene flagellato; nell’altra Gesù viene giudicato da Pilato, in atto di lavarsi le mani. Lungo il cammino, tante scene: la visita di Maria a Elisabetta, l’Annunciazione, la Passione nell’orto degli ulivi, la caduta sotto la croce, la Veronica, le pie donne, l’inchiodatura alla croce, il Buon Pastore. Solo il Signore lo sa; io spero che la Santa Provvidenza, che ti ha sempre aiutato, ti permetta di esaudire un altro tuo grande desiderio, sostituire le opere in creta con opere in bronzo, per rendere il Percorso della Salvezza meno soggetto alle intemperie e alle cattiverie degli uomini. Tante volte ci siamo domandati come Don Gianni riuscisse a seguire i fedeli, i gruppi, i campeggi, la scuola, le famiglie, i bisognosi, le sue statue, le innumerevoli iniziative e attività benefiche: umanamente era impossibile. Quante volte, mentre gli parlavamo, si addormentava, a volte anche in piedi, ma era la Forza della Fede che lo sorreggeva. La risposta me la diede il fatto che il Percorso della Salvezza fu costruito su un vigneto; all’inizio non vi feci caso, ma poi pensai alle parole di Gesù:
“ Voi siete i tralci e Io la Vite “ e ciascuno di noi ha la possibilità di scoprirlo, rivivendo in silenzio e raccoglimento tutta la vita e il mistero di Gesù. Ogni volta che vengo in questo luogo di preghiera mi soffermo ad osservare a distanza il Percorso e penso che la mia vita e quella di ciascun essere umano è così: nascita, crescita, felicità, sofferenza, morte e, per il cristiano, resurrezione, e mi viene spontanea una preghiera:

19/04/2025

PASQUA.L'annuncio della Pasqua inizia con una corsa.E' la corsa di Maria di Màgdala.La pietra del sepolcro è stata spostata. Qualcuno ha portato via il suo Signore.LA PASQUA E LA FESTA DEI MACIGNI ROTOLATI. Altri macigni saranno spazzati via dalla potenza della sua resurrezione. macigni che ingombrano il cuore, che intossicano la vita, che impediscono la luce. paure che rimettono in discussione le nostre fragili convinzioni di fede. Altri sepolcri verranno spalancati, altri cuori verranno liberarti. Maria corre e ritorna al cenacolo. Nei suoi occhi è ancora impressa l'immagine straziante di Gesù Crocifisso: gli insulti, le umiliazioni, la solitudine, i chiodi conficcati in quella carne benedetta. Poi un grido. Poi l'ultimo respiro. Il corpo distrutto di Gesù calato dalla croce. Un lenzuolo avvolge il ca****re. Un sudario sul volto sfigurato. Maria ha visto tutto e la mattina del primo giorno della settimana spera di tornare al sepolcro e preparare con calma il corpo del maestro per la sepoltura.Desidera un angolo di silenzio lontano dagl'occhi dei curiosi.Lei e il maestro, ancora una volta. L'ultima. Mille domande si intrecciano nel suo cuore. Maria non capisce...Ma ora non c'è spazio per le domande. Ora Maria deve correre. Deve andare dai discepoli. Deve raccontare quello che ha visto."Dove sei, o Signore? Chi ti ha portato via? Dove ti hanno nascosto? Perché non ci sei dove ti ho cercato!"Maria corre. Arriva al cenacolo. I suoi occhi pieni di confusione incrociano gli sguardi sbigottiti di Pietro e del discepolo amato. Maria si siede, il cuore è in gola. Maria non sa che il suo annuncio cambierà per sempre la storia del mondo."L'hanno portato via dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto." anche pietro si mette a correre con una pesantezza- Giovanni, che Gesù amava, vide e credette: coglie per primo il senso pieno della risurrezione. Il lasciarsi amare da Dio
Entrano nel sepolcro, ed ecco un piccolo segno cui aggrapparsi: i teli posati, il sudario avvolto. Se qualcuno avesse portato via il corpo, non l’avrebbe liberato dai teli con la cura dell’amore. ….IL CRISTIANO È UNO CHE CORRE NELLA VITA A DARE L’ANNUNCIO GIOIOSO DELLA PASQUA: Gesù, il crocifisso, non è qui, è risorto .GESÙ ci offre la consolante certezza che il MACIGNO della morte è stato ROTOLATO VIA,E' Risorto per chi si sente abbandonato da tutti, per chi non riesce a riprendere tra le mani la sua vita, per chi da anni si prendi cura di suo figlio malato.
E' risorto per chi dopo mesi di tentennamenti ha preso una decisione importante, per chi fa Pasqua lontano dalla famiglia e per chi una famiglia non ce l'ha più.
E' risorto per chi non cerca mai Dio e oggi è qui davanti a Lui, perché non sa che Gesù è vivo e non si scorderà mai di lui.
Il Signore è Risorto proprio per dirci che, di fronte a chi decide di "amare", non c'è morte che tenga, non c'è tomba che chiuda, non c'è macigno che non rotoli via.
La bella notizia di Pasqua? Noi tutti siamo qui, sulla terra, per fare cose che meritano di non morire. Tutto ciò che vivremo nell'amore non andrà perduto.

26/10/2024

A SCUOLA DI UN DISABILE… Bartimeo è cieco: un disabile. Se ne sta lungo la strada seduto: un emarginato che inquina i nostri percorsi comodi. Chiede l'elemosina: un mendicante che ci importuna davanti alle chiese. Possiede, tuttavia, dentro di sé la ricchezza più grande: sente Gesù che passa, si accorge di Lui, entra in sinergia profonda e misteriosa con Lui, sa che può comunicare, nonostante la grande folla che segue Gesù. Comincia a gridare: non ha intenzione di tacere, di restare inosservato tra l'indifferenza di tutti. Formula la preghiera che alimenterà, nel tempo, la fede di molti: "Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!". La voce dei poveri è sempre stridula ai nostri orecchi, fastidiosa come il sibilo di una sirena. Non a caso "molti lo rimproverano perché taccia". Silenziare le persone scomode. Silenziare i fragili, coloro che gridano senza avere voce. E' lo stile dei potenti. Anche all'interno delle comunità cristiane.
Il cieco Bartimeo grida ancora più forte. E' proprio vero che non esiste energia più dirompente di chi agisce spinto da un bisogno vero, dalla miseria della sua situazione, dalla solitudine della sua vita, dal rischio quotidiano di esistere dimenticato da tutti. Il suo grido è sempre il medesimo: "Figlio di Davide, abbi pietà di me!". E' la fede che alza la voce. E' la speranza che dà la forza. E' l'amore fiducioso in Gesù di Nazareth che passa nella nostra vita a mettere fuoco e ardimento, a dare dignità alla condizione di un disabile, qualunque sia la sua disabilità Anche quella di non saper far valere la propria dignità.
IL MISTERIOSO DIO DEI DISABILI SI FERMA. È circondato da tanta folla. Ma deve fermarsi. In quell'uomo che grida è presente il mondo. Per Gesù, in quel momento, esiste soltanto Bartimeo, il cieco. Gesù applica una regola pastorale e umana di assoluta priorità. Quando ascolto, quando incontro, quando cerco di capire non esiste l'orologio. Il tempo, l'attenzione, la potenza è tutta destinata alla persona. Il Nazareno ascolta il grido e risponde in un modo tutto nuovo: coinvolge la folla che prima voleva zittire il mendicante, si fida della folla, anche se è così facile a cambiare di umore: chiamatelo! E la folla va, portavoce di Cristo, e si rivolge al cieco con parole bellissime, da brivido, dove è custodito il cuore dell'annuncio evangelico. Parole facili e che vanno diritte al cuore, da imparare, da ripetere, sempre, a tutti: «CORAGGIO, ALZATI, TI CHIAMA». Coraggio, la virtù degli inizi. Alzati, dipende da te, lo puoi fare, riprendi in mano la tua vita. Ti chiama, è qui per te, non sei solo, il cielo non è muto. Ed ecco che si libera l'energia compressa, e fioriscono gesti quasi eccessivi: non parla, grida; non si toglie il mantello, lo getta; non si alza da terra, ma balza in piedi. Guarisce in quella voce che lo accarezza, lo chiama e diventa la strada su cui cammina. Noi, che siamo al tempo stesso mendicanti e folla, nelle nostre Gerico, lungo le nostre strade, ad ogni persona a terra, portiamo in dono, senza stancarci mai, queste tre parole generanti: «CORAGGIO, ALZATI, TI CHIAMA».

19/10/2024

SERVIRE E’REGNARE In quel tempo, si avvicinarono a Gesù Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «MAESTRO, CONCEDICI DI SEDERE, NELLA TUA GLORIA, UNO ALLA TUA DESTRA E UNO ALLA TUA SINISTRA». Qui i discepoli Giovanni e Giacomo, manifestano tutta la loro incapacità di capire veramente cosa significa stare con Gesù. Per loro, stare dalla parte di Gesù Messia significa gloria e potere. E Gesù, l’incredibile Gesù, invece di scoraggiarsi, riprende a spiegare ancora una volta il suo sogno di cieli nuovi e terra nuova.. Stare con lui è scendere da ogni possibile piedistallo e sicurezza è dare la vita e persino a perdere la vita . Stare con Gesù non è salire in alto, ma scendere in basso. Ma proprio in questo scendere fino dove siamo più fragili, proprio lì incontriamo Dio. I dodici vengono chiamati da Gesù vicino. E spiega -I GRANDI DELLA TERRA DOMINANO SUGLI ALTRI, SI IMPONGONO... [Gesù ci mette davanti ciò che vediamo ogni giorno in TV e nei giornali, come a dire: se i governanti si comportano così, ].- e spalanca loro l'alternativa cristiana -: TRA VOI NON SIA COSÌ MA CHI VUOLE DIVENTARE GRANDE TRA VOI SARÀ VOSTRO SERVITORE E CHI VUOLE ESSERE IL PRIMO TRA VOI, SARÀ SCHIAVO DI TUTTI. Gesù prende le radi¬ci del potere e le capovolge al sole e all'aria., CHI VUOLE DIVENTARE GRANDE: Gesù non condanna questo desiderio, anzi lui stesso promette una grandezza, non vuole con sé uomini u¬miliati o schiavi, ma che di-ventino grandi, regali, no¬bili, fieri, liberi, prenden¬dosi cura della felicità del-l'altro. SIA IL SERVITORE DI TUTTI. Ser¬vizio: il nome esigente del¬l'amore ,un nome scout, un nome missionario, il nome nuovo del¬la civiltà. ANZI, IL NOME DI DIO: «Non sono venuto per farmi servire, ma per essere servo». La più sorprenden¬te di tutte le definizioni di Gesù. Parole che danno u¬na vertigine: DIO MIO SERVI¬TORE! Vanno a pezzi le vec¬chie idee su Dio e sull'uo¬mo,: Dio non è il Padrone dell'universo, il Signore dei signori, il Re dei re, è il ser¬vo di tutti. I grandi del mondo si costruiscono imperi con il dominio e la forza. Non così in Dio”. Lui non ha troni, si cinge un asciugamano, s’inginocchia davanti a ciascuno, il suo impero è quel poco di spazio che basta a lavare i tuoi piedi. Da lì, dal basso cerca gli occhi d’ogni figlio, cerca le mie ferite per fasciarle con bende di luce. Essere sopra l’altro è la massima distanza possibile dall’altro. Dio invece si pone alla massima vicinanza: ai tuoi piedi.. Ma io tremo, se penso alla brocca e all'asciugamano, ho paura. Eppure ve la im¬maginate un'umanità dove ognuno corre ai piedi dell'altro? E si inchina non da¬vanti ai potenti del mondo, ma davanti all'ultimo. Pensiamo attentamente a che cosa significhi avere un Dio nostro servitore. Il pa¬drone fa paura, il servo no. Cristo ci libera dalla paura delle paure: quella di Dio. Il padrone giudica e punisce, il servo no, sostiene, non spezza la canna incrinata ma la fascia come fosse un cuore ferito. Gesù capovol¬ge l'immagine tradizionale di Dio, le dà una bellezza che stordisce: siamo stati creati per essere amati e serviti da Dio, qui e per sem¬pre. Non sei tu che esisti per Dio, ma è Dio che esiste per te, in funzione di te, per a¬marti, per servirti, per co¬noscerti, per lasciarsi stupi¬re da te, da questi impreve¬dibili, liberi, splendidi, tal¬volta meschini figli che noi siamo. Il credente si fa servo di ogni uomo. E non di malavoglia ma co¬n gioia PERCHÉ SERVIRE È REGNARE. NON TEMERE. SARAI FELICE PERCHÉ AVRAI RESO FELICE QUALCUNO.

SARAI FELICE SE RENDERAI FELICE QUALCUNO                                                                         un giov...
12/10/2024

SARAI FELICE SE RENDERAI FELICE QUALCUNO un giovane corre verso Gesù. Nella cultura ebraica del tempo, quando si va verso qualcuno ritenuto importante, non si corre: si procede lentamente in segno di deferenza e di rispetto. E Gesù, per quel giovane, è una persona importante, lo chiama maestro buono in quanto lo considera superiore a tutti gli altri maestri. Perché corre? Corre perché ha un problema che l'assilla: che fare per avere la vita eterna, il Regno? L'uomo è credente e praticante: osserva tutte le norme religiose. Giovane ancora, potrebbe non pensare alla vita futura, nell'aldilà. Ma egli cerca la perfezione, per questo si rivolge al maestro buono. L'evangelo precisa che il giovane è ricco, possiede cioè beni e denaro. Lo sguardo di Gesù attraversa i suoi occhi, Scandaglia quel cuore sincero e disponibile. Scopre un bene grande che può diventare seme in grado di portare molto frutto. LO AMA. AMA QUELLA SCHIETTEZZA SEMPLICE. AMA QUELL'IMPULSIVITÀ VERSO IL BENE. AMA IL MERAVIGLIOSO ANELITO CHE DIO HA MESSO IN QUEL CUORE.. Nel cuore di quel giovane però c’era anche un vuoto, una mancanza. Cristo, a quella mancanza, vorrebbe supplire. E se io dovessi continuare il racconto direi: adesso gli va dietro, adesso è preso dall'incantamento, dal fascino del Signore, non resiste...Invece la conclusione cammina nella direzione che non ti aspetti: «Una cosa ti manca, va', vendi, dona ai poveri...». DONA. SARAI FELICE SE FARAI FELICE QUALCUNO. TU NON SEI CIÒ CHE HAI, MA CIÒ CHE DAI.
Dare: verbo pauroso. Noi vogliamo prendere, trattenere, accumulare. Dare ai poveri... Nel Vangelo il verbo amare si traduce sempre con il verbo dare. Ma l'uomo ricco se ne va triste. Noi tutti abbiamo due vite in guerra tra loro: una è fatta di cose e di quotidiano e la seconda si nutre di richiami e appelli, di vocazione e sogno. L'uomo ricco cammina triste: hanno vinto le cose e il denaro; non seguirà più la vita come appello, ma solo la vita come esistenza ordinaria, ostaggio delle cose. Per tre volte oggi si dice che Gesù "guardò": con amore, con preoccupazione, con incoraggiamento. La fede altro non è che la mia risposta al corteggiamento di Dio, un'avventura che nasce da un incontro, quando Dio entra in te e gli dai tempo e cuore. Ecco allora una delle parole più belle di Gesù: TUTTO È POSSIBILE PRESSO DIO. Egli è capace di far passare un cammello per la cruna di un ago. Dio ha la passione dell'impossibile. Dieci cammelli passeranno.
Don Milani sul letto di morte lo ha capito: adesso finalmente vedo il cammello passare per la cruna dell'ago. Era lui, il cammello, che passava per la cruna piccola di un ago( Gesù). Signore, ecco noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito, cosa avremo in cambio? AVRAI IN CAMBIO CENTO FRATELLI E UN CUORE MOLTIPLICATO. Seguire Cristo, COME FANNO I MISSIONARI, non è un discorso di sacrifici, ma di moltiplicazione: lasciare tutto ma per avere tutto. La passione di Dio è moltiplicare per cento quel poco che hai, quel nulla che sei e riempirti la vita di affetti e di luce: «ti darò un tesoro di volti, non non sarai attaccato ai beni, eppure godrai del mondo intero, sarai povero e signore, come me, ma SARAI FELICE PERCHÉ RENDERAI FELICE QUALCUNO

05/10/2024

AMORE INFINITO … Al tempo di Gesù il divorzio era un fatto consolidato, addirittura attribuito a Mosè, quindi intangibile. Il divorzio, però, era un divorzio maschilista: solo l'uomo, stancatosi della moglie, poteva rimandarla a casa con un libello di ripudio. Nessuno avrebbe mai osato mettere in discussione una norma così favorevole ai maschi: la domanda che viene posta a Gesù è retorica, tutti si aspettano che, ovviamente, Gesù approvi questa norma. O forse no: la domanda viene posta proprio come un tranello, per far diventare Gesù improvvisamente antipatico alla folla che lo ha così presto elevato al rango di profeta. La risposta di Gesù è voi fate così, ma Dio non la pensa così, Dio crede nell'amore come unico, crede nella possibilità di vivere insieme ad una persona per tutta la vita. Il sogno di Dio è che i due SI CERCHINO, SI TROVINO, SI AMINO; CHE DIVENTINO E RIMANGANO UNO. Allora uno più uno uguale a uno. L’uomo non separi quello che Dio ha congiunto. Questo è il suo nome: ‘Dio congiunge’. E il nome biblico del nemico dell’amore è esattamente l’opposto: colui che separa, il divisore, il diavolo. Gesù ci porta a respirare un sogno, l’aria de¬gli inizi: in principio, prima della durezza del cuore, non fu così; a respirare con il re¬spiro di Dio, che ri¬parte da parole folgoranti: non è bene che l’uomo sia so¬lo!
Nel regno della bellezza e della gratuità, nel cuore del¬l’Eden, Dio scopre un non -bene, una mancanza che pre¬cede la colpa originale, un male più antico del peccato: LA SOLITUDINE, IL PRIMO NEMI¬CO DELLA VITA.
«Neanche Dio può stare solo» (Turoldo). Dio è contro la so¬litudine, è in se stesso rela¬zione, estasi, esodo, comu¬nione. In principio, il legame. Costitutivo della vita stessa di Dio, Trinità. A Lui interessa che nessuno sia soffocato dalle spire della solitudine: «gli voglio fare un aiuto che gli sia simile». «Aiu¬to» è parola bellissima che riempie i salmi, gridata nel pe¬ricolo, invocata nel pianto, molto più di un supplemen¬to di forza o di speranza, in¬dica una salvezza possibile e vicina. Nelle parole di Gesù: "L'uomo dunque non separi ciò che Dio ha congiunto", c'è la rivelazione della dignità grande nel matrimonio; esso è icona dell'amore di Dio per il suo popolo " come un giovane sposa una vergine, così sposerà te il tuo creatore, come gioisce lo sposo per la sposa, così il tuo Dio gioirà per te " ( Is. 62,5) Un mistero grande, questo dell'amore coniugale, che unisce per la vita due persone, e dal quale nasce nuova vita, un mistero, nel quale Paolo vede adombrato l'amore stesso e la dedizione di Cristo per la sua Chiesa, quell'umanità nuova, redenta sulla croce, che è suo corpo.. L’indissolubilità del matrimonio non è un peso, ma il cuore dell’esperienza matrimoniale. La follia d’amore di Dio chiede alla coppia di trascrivere nel mondo il Suo AMORE fedele, fecondo , appassionato e INFINITO sia nel senso di SENZA LIMITE sia nel senso di SENZA FINE cioè PER SEMPRE.... E prendendoli fra le braccia, li benediceva. I bambini non sono più buoni degli adulti, ma sono maestri nell’arte della fiducia e dello stupore. Loro sì sanno vivere come i gigli del campo e gli uccelli del cielo, sanno giocare tutto il giorno come i delfini, incuriositi da ciò che porterà loro, facili al sorriso e all’abbraccio. Nessuno ama la vita più appassionatamente di un bambino che si rialza da terra. Prendendoli fra le braccia li benediceva: perché nei loro occhi il sogno di Dio brilla non contaminato ancora.

29/09/2024

TUTTI SONO DEI NOSTRI.….MAESTRO, quel¬l’uomo non è dei no¬stri... Non importa se è bra¬vo, se fa miracoli e dalle sue mani germoglia vita. Ci o¬scura, ci toglie pubblico, viene da un’altra storia, dobbiamo difendere la no¬stra». L’istituzione prima di tutto, l’appartenenza prima del miracolo, l’ideologia prima della verità. La risposta di Gesù è di quelle che possono segnare una svolta della storia: GLI UO¬MINI SONO TUTTI DEI NOSTRI, COME NOI SIAMO DI TUTTI. Pri¬ma di tutto l’uomo... Separano. Invece noi vogliamo seguire Gesù, l'uomo senza barriere, il cui progetto si riassume in una sola parola "comunione con tutto ciò che vive": NON GLIELO IMPEDITE, PERCHÉ CHI NON È CONTRO DI NOI È PER NOI. Chiunque aiuta il mondo a fiorire è dei nostri. Chiunque trasmette libertà è mio discepolo. Non bisogna essere gelosi dei bene fatto da altri . Esempio: c'è un insegnante che i ragazzi amano tantissimo. Tutti ascoltano e partecipano alle sue lezioni mentre alle nostre tutti dormono o "fanno casino" . Cosa accade? Lui riesce e noi no: ci confrontiamo e poiché lui ha una cosa che noi non abbiamo, ci sentiamo inferiori a lui (perché siamo insicuri) e proviamo rabbia e indivia per lui. Ecco quindi che per non sentire il dolore dell'inferiorità attacchiamo: "E beh!, sono bravi tutti a fare lezione così! Non insegna niente!... Cosa sono questi metodi moderni..." E' chiaro: l'invidioso ha sempre bisogno di "essere più" degli altri, solo che non ci riesce e chiude i rapporti. L'apertura di Gesù invece è universale. Tutto ciò che riguarda l’av¬ventura umana riguarda me: Ti darò cento fratelli, dice, cento cuori su cui riposare, cento labbra da dissetare, cento bocche che non sanno gri¬dare, di cui sarai voce. Tutti coloro che nell'umanità lavorano per il bene delle persone, per il bene degli uomini, anche se non conoscono Dio, anche se appartengono ad altre religioni, altre fedi, altri credi politici, non devono essere considerati dei rivali ma degli alleati… Questo ci pone tutti, serenamente e gioiosamente, accanto a tanti uomini e donne, diversamente credenti o non credenti, che però hanno a cuore la vita e si appassionano per essa. .Gesù invita i suoi a passare dalla contrapposizione alla accoglienza gioiosa, disarmata, fidente del Vangelo. A imparare a godere del bene del mondo, da chiunque sia fatto; a gustare le buone notizie, bellezza e giustizia, da dovunque vengano. A sentire come dato a noi il sorso di vita regalato a qualcuno: CHIUNQUE VI DARÀ UN BICCHIERE D'ACQUA NON PERDERÀ LA SUA RICOMPENSA. Chiunque, e non ci sono clausole, appartenenze, condizioni... Un bicchiere d'acqua, il quasi niente, una cosa così povera che tutti hanno in casa. Se andiamo a messa e non spezziamo il pane con i poveri, in noi non ci sarebbe più il FUOCO, ci sarebbe solo tiepida cenere che si va spegnendo… Di fronte all'invasività del male, Gesù ci conforta: al male contrapponi il tuo bicchiere d'acqua; e poi fidati: il peggio non prevarrà… SE IL TUO OCCHIO, SE LA TUA MANO TI SCANDALIZZA TAGLIALI... Taglia non la mano, ma il male fatto con la mano… Gesù usa un linguaggio figurato, in¬cisivo, per dire la serietà con cui si deve aver cura di non sbagliare la vita e per riproporre IL SOGNO DI DIO: DI UN MONDO DOVE LE MANI SANNO SOLO DONARE E I PIEDI ANDARE INCONTRO AL FRATELLO, UN MONDO DOVE FIORISCONO OCCHI PIÙ LUMINOSI DEL GIORNO, DOVE TUTTI SONO DEI NOSTRI.

TUTTO IL VANGELO IN UN ABBRACCIO.   La folla, dopo i primi entusiasmi, si è raffreddata: Gesù, turbato, è disposto ad an...
21/09/2024

TUTTO IL VANGELO IN UN ABBRACCIO. La folla, dopo i primi entusiasmi, si è raffreddata: Gesù, turbato, è disposto ad andare fino in fondo al suo disegno d'amore, è disposto a donare la sua vita e ne parla con i suoi, cerca conferma, conforto, incoraggiamento. Intorno a sé Gesù ha gli apostoli: con loro ha condiviso tre anni della sua vita, giorno e notte. E invece nulla, Gesù riceve in risposta dai suoi un imbarazzato silenzio e, subito dopo, Marco (cioè Pietro) annota un fatto da far accapponare la pelle: "avevano discusso tra loro di chi fosse il più grande". GESÙ PARLA DELLA SUA MORTE e loro stanno distribuendosi i posti, litigano sui privilegi, misurano le priorità. Gesù cerca conforto e riceve meschinità, attende un consiglio e annega nell'indifferenza. E Gesù, l'immenso Gesù, il Rabbi Gesù, questo Dio paziente e misericordioso, ancora una volta si mette da parte, non pensa al suo dolore, insegna: "TRA VOI NON SIA COSÌ...". Vedo Gesù mettersi da parte e penso alle tante volte che ho visto una sposa o uno sposo farsi da parte, una madre o un padre passar sopra alla stanchezza per ancora donare e amare, segno fecondo di un'umanità nuova. Gesù si siede con loro e prende tra le sue mani i loro cuori e svela la logica illogica del Regno del Padre suo: SE UNO VUOL ESSERE IL PRIMO SIA IL SERVO. Ma non basta, c'è un secondo passaggio: "SERVO DI TUTTI", senza limiti di gruppo, di famiglia, di etnìa, di bontà o di cattiveria. Non basta ancora: «Ecco IO METTO AL CENTRO UN BAMBINO», il più inerme e disarmato, il più indifeso e senza diritti, il più debole e il più amato. Che, a ben pensarci, è ciò che fece Dio stesso a Betlemme: si rimpicciolì - dice Paolo agli amici di Colossi - fino a farsi bambino ed entrare nel grembo di una (ma)donna. Tornò bambino, Lui che era immensamente grande, per aprire all'uomo la strada per ritornare ad essere come Dio. Occorreva rimpicciolirsi, abbassarsi, svestirsi, umiliarsi, inginocchiarsi. Paro¬le mai dette prima, mai pen¬sate prima, scandalo per i giudei, follia per i greci, ma parole finalmente liberate come uccelli, come angeli, a raggiungere i confini del cuo¬re. CHI ACCOGLIE UN BAMBINO ACCOGLIE ME! Gesù compie un enorme passo avanti, lo indica come sua immagine. Un bambino! E’ il modo magistrale di Gesù, che s’inventa qualcosa di inedito come un abbraccio all’ultimo della fila, grande schiaffo in faccia ad ogni potere. TUTTO IL VANGELO IN UN ABBRACCIO è rivelazione, è altissima teologia sulla verità di Dio. Il Re dei re, il Creatore, l’immenso, sta in un cucciolo d’uomo. DIVENTATE COME BAMBINI CHE VIVONO SOLO PERCHÉ SONO AMATI. Gesù abbraccia il più picco¬lo perché nessuno sia per¬duto, non una briciola di pane, non un agnello del greg¬ge, non due spiccioli di un te¬soro. «Neppure un capello del vostro capo andrà per¬duto, neppure un passero ca¬de a terra» e come potrebbe andare perduto un bambi¬no? Dio e l’uomo hanno oggi nomi i¬nusuali: SERVITORE, BAMBINO, ULTIMO! Il servitore di tutti, il bambino per cui il solo fatto di esistere è estasi, l’ultimo. Sono quelle parole abissali: o ti conquistano o le cancel¬li per paura che siano loro ad abbattere il tuo sistema di vi¬ta. A NOI, DUNQUE, NON RESTA CHE FARCI PRENDERE IN BRACCIO»!

QUELLA DOMANDA: CHI SONO PER TE?  DOPO il so risanato, oggi Gesù chiede agli apostoli se loro hanno occhi per riconoscer...
14/09/2024

QUELLA DOMANDA: CHI SONO PER TE? DOPO il so risanato, oggi Gesù chiede agli apostoli se loro hanno occhi per riconoscerlo. La gente e i discepoli stessi, cosa vedono, cosa dicono di Lui? Pietro mostra di vedere bene chi sia Gesù: "Tu sei il Cristo", il Messia, l'atteso da tutta la storia: ". E qui c'è il punto di svolta del racconto: ordinò loro di non parlare di lui ad alcuno. Perché ancora non hanno visto la cosa decisiva. Infatti: cominciò a insegnare loro che il Figlio dell'uomo doveva soffrire molto, ve**re ucciso e, dopo tre giorni, risorgere. Volete sapere davvero qualcosa di me e di voi? Vi do un appuntamento: un uomo in croce. Andarci è la sua missione. Va per prendere su di sé i peccati del mondo. Lì deve andare., Gesù subito presenta ciò che significa essere Cristo: donarsi fino alla morte. E qui si resta come Pietro sgomenti, attoniti, scandalizzati. Un messia non può soffrire e morire così. Ma come... e allora il Dio onnipotente, efficiente, che interviene a sanare le nostre malattie? Dov'è? Sicuramente c'è, ma dopo essere passato nella scandalosa logica della croce. Gesù, il Servo sofferente, presenta il dorso ai flagellatori. GESÙ SI DONA. GESÙ SI OFFRE. GESÙ SOFFRE. GESÙ SI IMMOLA. Egli, nel silenzio della Croce, attende la mia risposta. Nessuno può rispondere al mio posto, perché il suo amore è sempre personale. GESÙ ATTENDE DA ME UN PO' D'ACQUA perché ha sete. Sarà il mio bicchiere d'acqua a salvarmi perché è stato accolto dal suo amore. La croce è amare come Gesù fino al dono totale di sé : come Lui che ama anche i nemici come lui che vede uno soffrire e prova un crampo nel ventre; come lui che si commuove e tocca la carne, la pelle, gli occhi; come lui che non manda via nessuno; come lui che ci accarezza e ci obbliga a diventare grandi .Come Lui che si china a lavare i piedi ai suoi. Chi è il Cristo? Il mio "lavapiedi". In ginocchio davanti a me. Le sue mani sui miei piedi. E Lui: sono come lo schiavo che ti aspetta, e al tuo ritorno ti lava i piedi. Ha ragione Paolo: il cristianesimo è scandalo e follia. Adesso capiamo chi è Gesù: è bacio a chi lo tradisce; non spezza nessuno, spezza se stesso; non versa il sangue di nessuno, versa il proprio sangue. E poi l'appuntamento di PASQUA. Quando CI CATTURA TUTTI DENTRO IL SUO RISORGERE. trascinandoci in alto... IMPOSSIBILE AMARTI E NON TENTARE DI ASSOMIGLIARTI…DI AMARE COME AMAVI TU… E' freddo e nevica e due uomini in mezzo ad una tormenta di neve stanno tentando di arrivare al rifugio. Incontrano, miracolosamente per strada un uomo che invece di aiutarli o di aggregarsi a loro li deruba e scappa. Cammin facendo i due uomini sentono urlare: è proprio il ladro che è scivolato dentro un burrone e si è spezzato le gambe. Uno dei due dice: "Ben gli sta! Così impara! Se l'è voluta!", e tira dritto. L'altro pensa: "Ma come faccio ad andare avanti? Questo qui muore! E' vero, mi ha derubato dei soldi ma io non lo deruberò della vita". E così si ferma, lo tira su, se lo mette sulle spalle e faticosamente, in mezzo alla neve riprende il cammino. Cammin facendo, non vedendo quasi niente, in mezzo alla tormenta, i due si imbattono su qualcosa sul cammino: è l'uomo che aveva tirato dritto; era morto di freddo. Lui, invece, sudando e con il calore dell'altro sulle spalle, era rimasto vivo. E così arrivarono al rifugio. La soluzione alla ricerca di senso è quella indicata a Pietro «va dietro di me». E’ SEGUIRE GESÙ NEL SUO MODO di AMARE. Ti seguirò, Signore. Con le parole più belle che ho per te: tu sei per me quello che è la primavera per i fiori, quello che il vento è per l'aquilone.

MISTERIOSO DIO DEI DISABILI!      Portarono a Gesù un sordomuto. Un uomo prigioniero del silenzio, una vita senza parole...
07/09/2024

MISTERIOSO DIO DEI DISABILI! Portarono a Gesù un sordomuto. Un uomo prigioniero del silenzio, una vita senza parole e senza musica, ma che non ha fatto naufragio, perché accolta dentro un cerchio di amici che si prendono cura di lui: e lo condussero da Gesù. La guarigione inizia quando qualcuno mette mano all'umanissima arte dell'accompagnamento. Gesù: "Lo prese in disparte per un dialogo fatto esclusivamente di sguardi: Io e te soli, dice Gesù all’uomo. E sei così importante che ora le mie dita ti lavorano di nuovo, come un Creatore che plasmi da capo l’argilla di Adamo. come lo scultore che modella delicatamente la creta che ha plasmato. Gesù inizia a comunicare così, con il solo calore delle mani, con una carezza sugli orecchi, sulla bocca. Non ci sono parole, solo la tenerezza dei gesti. Poi con la saliva toccò la sua lingua. Gesto intimo, coinvolgente: ti do qualcosa di mio, qualcosa che sta nella bocca dell'uomo, insieme al respiro e alla parola, simboli della vita. Vangelo di contatti, di odori, di sapori. Il contatto fisico non dispiaceva a Gesù, anzi. E i corpi diventano luogo santo d'incontro con il Signore, laboratorio del Regno. Mi commuove questa immagine delle mani di Gesù intente a completare l'uomo, a portarlo a perfezione: "Ha fatto bene ogni cosa", ma potremmo anche tradurre: "Ha fatto bella ogni cosa".. …Guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro. Un sospiro è il soffio della creazione, il respiro della speranza, il sospiro del prigioniero (Sal 102,21), e Gesù si sente anche lui prigioniero con quell'uomo. E gli disse: Effatà, APRITI! In aramaico, nel dialetto di casa, nella lingua della madre, ripartendo dalle radici: APRITI, COME SI APRE UNA PORTA ALL'OSPITE, UNA FINESTRA AL SOLE, LE BRACCIA ALL'AMORE. APRITI AGLI ALTRI E A DIO, ANCHE CON LE TUE FERITE, attraverso le quali vita esce e vita entra. Se apri la tua porta, la vita viene. Una vita guarita è quella che si apre agli altri: e subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente. Lui non si stanca di noi, delle nostre chiusure, della nostra colpevole sordità. Siamo sordi, per fare qualche esempio, quando non sentiamo il grido di aiuto che si leva verso di noi e preferiamo mettere tra noi e il prossimo il "doppio vetro" dell'indifferenza. Dei genitori sono sordi quando non capiscono che certi atteggiamenti strani o scomposti dei figli nascondono una richiesta di attenzione e di amore. Un marito è sordo quando non sa vedere nel nervosismo della moglie il segno di una stanchezza o il bisogno di una chiarificazione. E viceversa per la moglie. PREGHIAMO…. Gesù, hai fatto bene ogni cosa: fai udire i sordi e fai parlare i muti. Zoppi, storpi, diseredati, fuggitivi per ogni mare, inquilini di tutti i barconi, vogliono incontrarti per essere toccati dalle tue mani umide di saliva, guardati "male" da tutti, soltanto perché fuori degli schemi dell'efficienza. Tu riabiliti questa marea di poveri e metti a n**o le VERE, dolorose e SCONCERTANTI DISABILITÀ: quelle del cuore presuntuoso, quelle delle mani chiuse ad ogni compassione, quelle degli occhi accecati per non vedere il dolore del mondo, quelle degli orecchi sordi nell'ascoltare i lamenti e le urla, quelle dei piedi rattrappiti quando sono chiamati nella direzione di chi piange e si dispera. Misterioso Dio dei Disabili, GESÙ, APRI IL MIO CUORE !

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