05/05/2025
“Ei fu. Siccome immobile, dato il mortal sospiro, stette la spoglia immemore orba di tanto spiro, così percossa, attonita La terra al nunzio sta"
Oggi con le parole di Manzoni ricordiamo la morte di Napoleone.
A Milano, nel cortile di Brera, abbiamo l’immagine più famosa dell’Imperatore, la statua bronzea in veste (si fa per dire) di Marte Pacificatore. Nel maggio 2009, nella sala XIV della Pinacoteca, è arrivato anche il gesso. L’occasione è nata dalle celebrazioni del bicentenario della Pinacoteca, fondata nel 1809 dal Bonaparte che, dopo essere diventato re d’Italia nel 1805 (l’Incoronazione avvenne in Duomo, e famosa è la frase con cui Napoleone cinse la Corona Ferrea: “Dio me l’ha data e guai a chi la tocca!”) decide di fondare il Louvre italiano, scegliendo Milano come capitale del suo regno. I suoi soldati da tempo avevano iniziato a requisire opere in tutte le chiese, i conventi e i monasteri italiani, portandole a Milano e iniziando la divisione. Una parte viene destinata al Louvre, una alle Gallerie dell’Accademia di Venezia e una alle Gallerie dell’Accademia di Milano.
In occasione dell’apertura della Pinacoteca, uno dei 5 calchi in gesso dalla statua in marmo che Canova aveva realizzato nel 1802 (e che ora si trova a Londra, nella Apsley House) viene collocato nei cosiddetti saloni napoleonici (quelli nati dalla distruzione della chiesa di Santa Maria in Brera). È quello che ancora oggi si vede entrando in Pinacoteca, 3 metri di altezza per 2 tonnellate su un basamento che imita il porfido rosso. In una mano il bastone del comando, nell’altra il globo terrestre. Nella versione in bronzo, collocata nel cortile dal 1859, sopra il globo poggia la Nike, la Vittoria Alata (una copia, l’originale è stata rubata anni fa e mai più ritrovata).
Certo, questo Napoleone non ha proprio l’aspetto che ci si aspetterebbe…alto, bello, muscoloso, con la tartaruga. In effetti, è niente meno che un dio, il Dio della guerra Marte…e pare che il Bonaparte non apprezzasse particolarmente l’opera, imbarazzato per essere mostrato al mondo in cotanta nudità.
Eppure questa immagine classica, questa vicinanza fra l’Imperatore e gli Antichi, diventerà l’immagine per eccellenza di Napoleone. Una figura divinizzata, senza tempo, l’uomo del Destino. La grandezza di Canova sta proprio, come dice Stendhal, nel non aver imitato i greci, ma "aver come loro inventato una nuova bellezza".