Memoriale della Shoah Milano

Memoriale della Shoah Milano Attorno al Binario 21, luogo simbolo della Shoah in Italia, si sviluppa il progetto del Memoriale
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01/06/2026

Il 2 giugno 1946 é una data importante per tutte e tutti, ma per le donne é un giorno storico per un motivo in più.

Ponte del 2 giugno in città? Nessun problema, vi aspettiamo per una visita! Ci trovate sia oggi lunedì 1 giugno che doma...
01/06/2026

Ponte del 2 giugno in città? Nessun problema, vi aspettiamo per una visita!
Ci trovate sia oggi lunedì 1 giugno che domani martedì 2 giugno pronti ad accogliervi, dalle 10.00 alle 16.00.
Informazioni: https://www.memorialeshoah.it/visita/
A presto!

Accadde oggi | Giacomo Matteotti tuona in aula contro le violenze fasciste: «Io, il mio discorso l'ho fatto. Ora voi pre...
30/05/2026

Accadde oggi | Giacomo Matteotti tuona in aula contro le violenze fasciste: «Io, il mio discorso l'ho fatto. Ora voi preparate il discorso funebre per me»

La data del 30 maggio del 1924 è una di quelle che segnano drammaticamente il passo dell’Italia verso i suoi anni più bui: il Segretario del Partito Socialista Unitario, Giacomo Matteotti, interviene alla Camera dei Deputati per denunciare la «situazione di violenza» che ha determinato l’esito delle elezioni del mese precedente. Meno di due settimane dopo l’accusa, il politico verrà rapito e ucciso da una formazione fascista capeggiata da Amerigo Dumini – un assassino che, racconta Emilio Lussu: «Amava presentarsi dicendo “Dumini, nove omicidi "».

Oggi si ricorda però la potenza della voce e degli ideali di una figura che ancora nel presente ispira attraverso il suo esempio. Prima di rivolgersi ai suoi compagni di partito con la celebre frase (drammaticamente premonitrice) – «Io, il mio discorso l'ho fatto. Ora voi preparate il discorso funebre per me» – Matteotti conclude con queste indimenticabili parole il suo appello ai diritti e alla giustizia: «Il nostro popolo stava risollevandosi ed educandosi, anche con l'opera nostra. Voi volete ricacciarci indietro. Noi difendiamo la libera sovranità del popolo italiano al quale mandiamo il più alto saluto e crediamo di rivendicarne la dignità, domandando il rinvio delle elezioni inficiate dalla violenza».

Con il tuo 5x1000 alla Fondazione Memoriale della Shoah di Milano sostieni educazione, cultura e partecipazione.Aiutaci ...
28/05/2026

Con il tuo 5x1000 alla Fondazione Memoriale della Shoah di Milano sostieni educazione, cultura e partecipazione.
Aiutaci a mantenere vivo un luogo di conoscenza per le nuove generazioni.
C.F. 97475500159

25/05/2026

3 parole per capire il Novecento

APERTE LE PRENOTAZIONI PER L'A.S. 2026/2027Apriamo oggi il calendario per le attività didattiche del prossimo anno scola...
25/05/2026

APERTE LE PRENOTAZIONI PER L'A.S. 2026/2027

Apriamo oggi il calendario per le attività didattiche del prossimo anno scolastico. Visite guidate, laboratori educativi e il programma MEM–OUT accompagneranno studenti e pubblico in percorsi dedicati alla storia delle deportazioni dal cosidetto Binario 21 e ai temi della persecuzione, della propaganda, dell’esclusione e della responsabilità civile.

Negli ultimi anni abbiamo accolto oltre 400.000 studenti, e speriamo di poter accogliere anche voi!

INFO E PRENOTAZIONI: https://www.memorialeshoah.it/scuole/

Accadde oggi | Nasce Margarete Ceija Stojka tra le prime testimoni del Porrajmos: «Non c’è da aver paura, io non ne ho»“...
23/05/2026

Accadde oggi | Nasce Margarete Ceija Stojka tra le prime testimoni del Porrajmos: «Non c’è da aver paura, io non ne ho»

“Porrajmos” è una parola romanes: significa «devastazione», «divoramento» ed è il termine che si adopera per ricordare il genocidio nazifascista delle popolazioni rom e sinti. Superstite di una delle pagine più buie della Storia recente è Margarete Ceija Stojka, attivista e artista - nata il 23 maggio del 1933, una delle prime testimoni di quello che definirà come il suo «crac mentale e fisico». Sopravvissuta, poco più che ventenne, ad Auschwitz, a Ravensbrück e a Bergen Belsen, per decenni ha condotto con coraggio e costanza la preziosissima attività di testimone. Lo ha fatto attraverso il racconto in prima persona ma anche tramite l’arte: «Ho iniziato a ricordare perché sentivo la necessità di urlare». Impegnata per tutta la vita come attivista per il contrasto all’antiziganismo, ha trasmesso la propria vicenda personale attraverso la narrativa (“Forse sogno di vivere” - Giuntina, 2007), la poesia e la pittura; molte sue opere sono conservate in alcuni tra i principali musei europei, come il Reina Sofia di Madrid.

Uno dei suoi componimenti più celebri si sofferma sulla vita dopo la Liberazione del 1945, un’esistenza stravolta e senza più timori:

Auschwitz è il mio cappotto,hai paura del buio?
Ti dico che là, dove il sentiero è deserto,
non c’è da aver paura.
Io non ne ho.
La mia paura si è fermata ad Auschwitz e nei campi.
Auschwitz è il mio cappotto,
Bergen-Belsen il mio vestito
e Ravensbrück la mia canottiera.
Di cosa dovrei aver paura?

Accadde oggi | Muore Judith Kerr, autrice e illustratrice perseguitata. Il suo “Quando Hi**er rubò il coniglio rosa” è a...
22/05/2026

Accadde oggi | Muore Judith Kerr, autrice e illustratrice perseguitata. Il suo “Quando Hi**er rubò il coniglio rosa” è ancora un classico per tutte le generazioni

Il 22 maggio del 2019, all’età di novantacinque anni, si spegne: Judith Kerr, indimenticata scrittrice - lettissima in tutto il mondo. Nata a Berlino, da Alfred e Julia, incontra già a dieci anni l’ombra lunga del nazismo: la sua famiglia è nel mirino del regime sia per l’orientamento politico del padre, sia per la propria origine ebraica. I tre riescono fortunatamente a lasciare la Germania appena in tempo: «I tedeschi vennero a casa nostra a cercarci già il giorno dopo la nostra partenza», racconterà Kerr nel 2004. Dopo un passaggio in Francia, la giovane e i suoi genitori riescono a mettersi definitivamente in salvo in Inghilterra nel 1936. L’autrice risiederà nel Regno Unito per tutta la vita: prima studiando stenografia, poi impegnandosi per la Croce Rossa durante la guerra e lavorando nel settore cinematografico.

La scrittura, dunque, non diventa subito la sua professione - sebbene fosse da sempre il suo più grande interesse. La prima pubblicazione “La tigre che venne a prendere il tè" è infatti di appena tre anni antecedente al libro che la renderà celebre in tutto il mondo: “Quando Hi**er rubò il coniglio rosa” (1971). Un romanzo, questo, parzialmente autobiografico che racconta la storia di Anna e della sua famiglia - in fuga dalle persecuzioni del regime. Con milioni di copie vendute in tutto il mondo, il testo (ormai un classico) continua a introdurre con forza e profondità le generazioni più giovani a una delle pagine più buie della Storia: «Torneremo», disse il papà. «Lo so» - rispose Anna - «ma non sarà lo stesso perché non apparterremo più. Pensi che riusciremo mai davvero ad appartenere a un posto?». «Temo di no» - disse il papà - «Non nel modo in cui appartengono le persone che hanno vissuto tutta la vita nello stesso luogo. Apparterremo un po’ a tanti posti e credo che possa essere altrettanto bello». (Rizzoli, 1976 - prima edizione italiana).

20/05/2026

🇺🇸Renée Revah brings to the Memorial a deeply intimate work on inherited memory, through the story of her grandfather Albert and his family, deported from Thessaloniki to Auschwitz in 1943. Through photographs, videos, and installations, the exhibition explores what often remains invisible: the weight of trauma, absence, and the difficulty of expressing the unrepresentable.
“Tehom,” in Biblical Hebrew, means “primordial abyss.”
And it is precisely into that abyss that this project invites us to look.

🇮🇹 Renèe Revah porta al Memoriale un lavoro intimo e profondo sulla memoria ereditata, attraverso la storia di suo nonno Albert e della sua famiglia deportata da Salonicco ad Auschwitz nel 1943. Attraverso fotografie, video e installazioni, la mostra attraversa ciò che spesso resta invisibile: il peso del trauma, l’assenza, la difficoltà di raccontare l’irrappresentabile. “Tehom”, in ebraico biblico, significa “abisso primordiale”. Ed è proprio dentro quell’abisso che questo progetto ci invita a guardare.

19/05/2026

Un vialetto deserto tra i blocchi di mattoni di Auschwitz, tre alberi alti e spogli che si perdono nella nebbia. Un vagone merci arrugginito sotto un cielo carico di nuvole. Una ragnatela appesa al filo spinato, carica di rugiada. L’interno di una baracca di Birkenau, con le cuccette di legno che si moltiplicano verso il fondo come in un incubo senza uscita.

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Indirizzo

Piazza Edmond Safra 1 (già Via Ferrante Aporti 3)
Milan
20127

Orario di apertura

Lunedì 10:00 - 16:00
Martedì 10:00 - 16:00
Mercoledì 10:00 - 16:00
Giovedì 10:00 - 16:00
Sabato 10:00 - 16:00
Domenica 10:00 - 16:00

Telefono

+39022820975

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