Memoriale della Shoah Milano

Memoriale della Shoah Milano Attorno al Binario 21, luogo simbolo della Shoah in Italia, si sviluppa il progetto del Memoriale
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Accadde oggi | Muore Cesare Pavese, un estratto da “La casa in collina” condanna l’indifferenza: «Chi lascia fare e s’ac...
27/08/2026

Accadde oggi | Muore Cesare Pavese, un estratto da “La casa in collina” condanna l’indifferenza: «Chi lascia fare e s’accontenta, è già un fascista»

Tra gli intellettuali più influenti del secolo scorso in Italia si annovera Cesare Pavese: autore, critico, traduttore, poeta e tra i più citati narratori della Resistenza sebbene – a differenza di altre grandi firme della seconda metà del Novecento - come Renata Viganò, Ada Gobetti e Primo Levi – non prese mai realmente parte alla lotta di Liberazione.

Nell’anniversario della sua scomparsa, avvenuta il 27 agosto del 1950, rileggere il quarto capitolo de “La casa in collina” (Einaudi, 1948) permette di comprendere tutta la franchezza dello scrittore che – in un passaggio particolarmente autobiografico – biasima chi durante l’occupazione «non rischia la pelle», come lui stesso, rifugiatosi proprio in collina: “«Non sei mica fascista?» — mi disse. Era seria e rideva. Le presi la mano e sbuffai. «Lo siamo tutti, cara Cate» — dissi piano. — «Se non lo fossimo, dovremmo rivoltarci, ti**re le bombe, rischiare la pelle. Chi lascia fare e s’accontenta, è già un fascista».

Un’esistenza complessa e lungamente tormentata è quella di Pavese. Approfondirla permette di comprendere sia la sua dimensione interiore, sia le riflessioni dietro il “non-schierarsi” di (in realtà) molti italiani e italiane tra il 1943 e il 1945. Una biografia uscita vent’anni fa esatti, “Quell’antico ragazzo” (Rizzoli, 2006) di Lorenzo Mondo, è un testo essenziale per analizzare l’ambiguo posizionamento del Pavese uomo-autore durante il regime.

Accadde oggi | Muore Umberto Saba, poeta perseguitato dal fascismo: «Ora è tardi: gli italiani uccidono i propri fratell...
25/08/2026

Accadde oggi | Muore Umberto Saba, poeta perseguitato dal fascismo: «Ora è tardi: gli italiani uccidono i propri fratelli»

Il 25 agosto del 1957 si spegne a Gorizia Umberto Saba, uno dei più celebri poeti italiani del Novecento. La sterminata produzione in versi dell’autore è tuttavia molto più nota della sua complessa vicenda biografica, che lo costringe durante gli anni bui del fascismo a lottare per la propria sopravvivenza - quando viene travolto da quella che definisce la «pazzia» del razzismo. L’antisemitismo, esploso con la promulgazione delle leggi razziste italiane del 1938, lo costringe prima alla fuga in Francia e poi ripararsi tra Roma e Firenze – dove Anna Maria Ichino, intellettuale antifascista, lo proteggerà coraggiosamente nella sua casa-rifugio.

L’orrore delle persecuzioni emerge già nella raccolta “Scorciatoie e raccontini” (Mondadori, 1946), alla quale si dedica tra gli anni Trenta e gli anni Quaranta. Si tratta di un’opera pionieristica per la sua struttura libera - articolata tra racconti, aforismi e pensieri - e cruda, come i tempi violenti che attraversano il Paese e lo privano della propria libertà: «Gli italiani vogliono darsi al padre e avere da lui, in cambio, il permesso di uccidere gli altri fratelli [...] Tutto il processo del fascismo si vede manifestarsi nella sua vera natura quando è già tardi per un efficace intervento chirurgico: sua impossibilità di morire se non assieme alla vittima alla quale si è abbarbicato, tendenza a riprodursi in posti lontani dalla sua prima sede, disperate sofferenze che genera in quelli che ne sono colpiti».

Per approfondire l’influenza e le ripercussioni della persecuzione sulla produzione letteraria di Saba, si consiglia la lettura di “Quante rose a nascondere un abisso” (Manni, 2004).

Accadde oggi | Muore Giorgio Perlasca, storia del Giusto silenzioso che salvò 5.000 perseguitati: «L’uomo rimasto uomo»«...
15/08/2026

Accadde oggi | Muore Giorgio Perlasca, storia del Giusto silenzioso che salvò 5.000 perseguitati: «L’uomo rimasto uomo»

«Non esagero se dico che è stato l’unico vero eroe che abbia mai incontrato in vita. Anche in circostanze come quelle, ho visto un uomo rimanere uomo». Con queste parole, la sopravvissuta Palne Meszaros ricorda Giorgio Perlasca, colui che con smisurato coraggio strappò all’orrore delle deportazioni migliaia di ebrei ed ebree ungheresi - come lei.

Il 15 agosto del 1992, ormai quasi trentacinque anni fa, il Giusto si spegne a Padova dopo una vita condotta volontariamente all’ombra del riflettori; solo dal 1987 infatti il suo impegno contro il nazifascismo diventerà di pubblico dominio. La sua vita è straordinaria non solo per il suo encomiabile altruismo ma anche per la modalità adoperata per fare la differenza in un contesto così complesso: fintosi “diplomatico-sostituto”, riesce a mantenere attivi i canali di sostentamento sul Danubio fino alla Liberazione. Giunto in territorio magiaro come ricercato – avendo incrociato le braccia di fronte alle richieste della Repubblica Sociale Italiana – «quel galantuomo di cui non si sapeva il nome» (come lo descrive Abraham Ronai, un altro dei suoi “salvati”) diviene in poco tempo tra i più indimenticabili esempi di lotta all’indifferenza. Tutta l’umiltà e la riservatezza di chi pratica il bene senza tornaconti si riassume in quella che forse è la sua dichiarazione più celebre: «Avendo la possibilità di fare qualcosa, l'ho fatto. Penso che nella mia situazione chiunque avrebbe fatto la stessa cosa, non posso immaginare che ci sarebbe stata una persona - al mio posto - che avrebbe rifiutato di farlo».

Per approfondire la sua storia e quella delle persecuzioni in Ungheria:
Enrico Deaglio, “La banalità del bene” (Feltrinelli, 1991)
Ernő Szép, “L’odore umano” (Calabuig, 2016)
Sara Rattaro, “I miracoli esistono” (Mondadori Ragazzi, 2021)

13/08/2026

Quattro cose che nel 1938 diventano impossibili per alcuni

Accadde oggi | Il massacro di piazzale Loreto, storia del martire Salvatore Principato: partigiano “non collaborante”A M...
10/08/2026

Accadde oggi | Il massacro di piazzale Loreto, storia del martire Salvatore Principato: partigiano “non collaborante”

A Milano, nella trafficata piazzale Loreto, dall’agosto del 1960 il “Monumento ai martiri” di Giannino Castiglioni trasmette attraverso l’arte la memoria del massacro nazifascista del 10 agosto del 1944. La sanguinaria Legione Autonoma Mobile “Ettore Muti”, corpo militare della Repubblica Sociale Italiana, esegue a sangue freddo l’ordine di rappresaglia varato dall’SS Theodor Saevecke in risposta ai diversi “atti di sabotaggio” subiti dagli occupanti. Tra questi, il controverso attentato di viale Abruzzi – dall’origine incerta per la storiografia, considerate le modalità d’esecuzione difficilmente riconducibili ai GAP accusati dell’assalto – contro un autocarro tedesco. Sfruttato come il principale pretesto per perpetrare l’eccidio, spezzerà le vite di quindici partigiani barbaramente uccisi nel centro della città.

Salvatore Principato, insegnante e socialista, è uno di loro: da sempre attivo per i diritti dei lavoratori, aderisce con naturalezza alla Resistenza italiana nella 33a Brigata Matteotti. Arrestato nel luglio del 1944 non collabora, nonostante atroci torture, con la polizia fascista. La stessa, un mese più tardi, lo consegnerà alla criminale Legione “Ettore Muti” - mandataria del massacro di piazzale Loreto.

Per non dimenticare il sacrificio dei martiri, ricordiamo oggi - durante questa ricorrenza - tutti i loro nomi: Gian Antonio Bravin, Giulio Casiraghi, Renzo del Riccio, Andrea Esposito, Domenico Fiorani, Umberto Fogagnolo, Tullio Galimberti, Vittorio Gasparini, Emidio Mastrodomenico, Angelo Poletti, Andrea Ragni, Eraldo Soncini, Libero Temolo, Vitale Vertemati e Salvatore Principato.

09/08/2026

🇮🇹Ci prendiamo una piccola pausa, chiudiamo qualche giorno e riapriamo 31 agosto!

🇬🇧We’re taking a little break: we’ll be closed for a few days and reopen on August 31st!

Ciao, Francesco. E grazie.“Son morto con altri centoSon morto ch’ero bambinoPassato per il caminoE adesso sono nel vento...
06/08/2026

Ciao, Francesco. E grazie.

“Son morto con altri cento
Son morto ch’ero bambino
Passato per il camino
E adesso sono nel vento
E adesso sono nel vento
Ad Auschwitz c’era la neve
Il fumo saliva lento
Nel freddo giorno d’inverno
E adesso sono nel vento
Adesso sono nel vento
Ad Auschwitz tante persone
Ma un solo grande silenzio
È strano non riesco ancora
A sorridere qui nel vento
A sorridere qui nel vento
Io chiedo come può un uomo
Uccidere un suo fratello
Eppure siamo a milioni
In polvere qui nel vento
In polvere qui nel vento
Ancora tuona il cannone
Ancora non è contento
Di sangue la belva umana
E ancora ci porta il vento
E ancora ci porta il vento
Io chiedo quando sarà
Che l’uomo potrà imparare
A vivere senza ammazzare
E il vento si poserà
E il vento si poserà
Io chiedo quando sarà
Che l’uomo potrà imparare
A vivere senza ammazzare
E il vento si poserà
E il vento si poserà
E il vento si poserà”

- Canzone del bambino nel vento (Auschwitz)

Accadde oggi | Hiroshima viene bombardata: la memoria di quel giorno in una straziante poesia di Nâzım Hikmet: «Perchè i...
06/08/2026

Accadde oggi | Hiroshima viene bombardata: la memoria di quel giorno in una straziante poesia di Nâzım Hikmet: «Perchè il fuoco non bruci i bambini»

Il 6 agosto del 1945 è una delle date drammaticamente cruciali della Storia contemporanea: le United States Army Air Forces (Aeronautica militare statunitense) sganciano sulla città di Hiroshima “Little Boy” – nome in codice della bomba atomica MK-1, che spezzerà già all’impatto le vite di circa 70.000 persone. Nei mesi successivi, il bilancio si aggraverà portando le vittime all’esorbitante cifra stimata di 140.000. Appena tre giorni più tardi dell’attacco, un altro ordigno (questa volta chiamato “Fat Man”) colpirà Nagasaki – concludendo, tra la morte e la distruzione, una delle pagine più violente dello scorso secolo: la Seconda Guerra Mondiale.

Il poeta e attivista Nâzım Hikmet ricorderà la distruzione di Hiroshima, dieci anni esatti più tardi dai fatti - nel 1955 - trasmettendone la memoria attraverso gli occhi di una giovanissima innocente travolta dall’orrore:

[...]
Ne avevo sette, allora: anche adesso ne ho sette
perché i bambini morti non diventano grandi.
Avevo dei lucidi capelli, il fuoco li ha strinati,
avevo dei begli occhi limpidi, il fuoco li ha fatti di vetro.
Un pugno di cenere, quella sono io
poi anche il vento ha disperso la cenere.
[...]
Per piacere mettete una firma,
per favore, uomini di tutta la terra firmate, vi prego,
perché il fuoco non bruci i bambini
e possano sempre mangiare lo zucchero.

Da “La bambina di Hiroshima” (“Poesie e Teatro” - Editori Riuniti, 1960)

05/08/2026

6 agosto 1945, 8.15 di mattina, Hiroshima viene colpita. Queste alcune testimonianze

Indirizzo

Piazza Edmond Safra 1 (già Via Ferrante Aporti 3)
Milan
20127

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