Museo Mangini Bonomi

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Museo Mangini Bonomi Una vasta collezione di oggetti testimoni della vita quotidiana e dei divertimenti di un tempo.

C'era sempre un rumore preciso, in cucina, quando la pasta era pronta per essere tagliata: quello delle corde che la att...
16/10/2026

C'era sempre un rumore preciso, in cucina, quando la pasta era pronta per essere tagliata: quello delle corde che la attraversavano una striscia alla volta.

Questo è un attrezzo per la lavorazione della pasta: legno e corde in ottone, lo stesso principio dei moderni "spaghetti alla chitarra". Le nostre nonne ne avevano uno, e in tanti — da bambini — ci hanno giocato senza sapere bene a cosa servisse davvero.
Per la Giornata Mondiale dell'Alimentazione, lo raccontiamo come un pezzo di casa prima ancora che di collezione.

Tu lo useresti ancora, o l'hai visto solo in mano a tua nonna? Dillo nei commenti.

Attrezzo per lavorazione della pasta
legno e ottone
Italia, XIX-XX sec.
Primo piano, sala B

Un foro nel coperchio, e dietro, la storia del Nuovo Mondo. Sai a cosa serviva?Il 12 ottobre 1492 le caravelle di Colomb...
12/10/2026

Un foro nel coperchio, e dietro, la storia del Nuovo Mondo. Sai a cosa serviva?

Il 12 ottobre 1492 le caravelle di Colombo raggiunsero San Salvador. Nel Cinquecento, tra le novità che gli europei incontrarono oltre l’Atlantico, c’erano i semi del cacao: per Maya e Aztechi erano alimento, bene rituale e perfino mezzo di scambio, e con loro si preparava lo xocolatl, una bevanda fredda, amara e schiumosa.

In Europa quella ricetta cambiò: arrivarono lo zucchero, la cannella, e la bevanda iniziò a essere servita calda. Nasceva la cioccolata come la conosciamo oggi, e con lei servivano oggetti nuovi per prepararla.

Eccone uno, in collezione: una cioccolatiera italiana in rame del Settecento, con ma**co in legno tornito. Il piccolo foro nel coperchio lasciava passare il molinillo, un utensile in legno per mescolare cacao, latte e zucchero e far mo***re la schiuma.

Salva questo post: la prossima volta che mescoli una cioccolata calda, ricordati da dove arriva.

Cioccolatiera
rame, ma**co in legno tornito
Italia, XVIII sec.
Primo piano, sala A

Prova a indovinare a cosa servivano, prima di leggere la scheda: non sono quello che sembrano.Due gambali da cavallo in ...
08/10/2026

Prova a indovinare a cosa servivano, prima di leggere la scheda: non sono quello che sembrano.

Due gambali da cavallo in cuoio, con cerniera e speroni in ferro incorporati — pensati per essere indossati e tolti in un attimo, prima e dopo la cavalcata. Manca solo una fibbia, segno del tempo che li ha attraversati.

Salva questo post: la prossima curiosità della collezione arriva presto.

Gambali da cavallo
cuoio, ferro
Francia, XVIII sec.
primo piano, sala B

Dal 2026 il 4 ottobre torna a essere festa nazionale: l'Italia riabbraccia ufficialmente il suo patrono, San Francesco d...
04/10/2026

Dal 2026 il 4 ottobre torna a essere festa nazionale: l'Italia riabbraccia ufficialmente il suo patrono, San Francesco d'Assisi. E in collezione custodiamo l'oggetto giusto per raccontare cosa significava, nella vita quotidiana, quella devozione.

Questo è un elemosiniere da questua: una piccola cassetta in lamiera dipinta, decorata con l'immagine di San Francesco, che i frati portavano di casa in casa per raccogliere l'olio donato dai fedeli. Non un'offerta simbolica, ma un vero sostegno concreto — per il convento, per i poveri, per chi non aveva altro modo di ricevere aiuto. Arriva da Bari, tra Sette e Ottocento, in un'epoca in cui la questua era parte integrante della vita di paese quanto il mercato o la messa domenicale.

Per la Festa di San Francesco, patrono d'Italia, raccontiamo così un pezzo di fede, carità e tradizione popolare che ha attraversato secoli di storia italiana. Quella stessa idea di sostegno reciproco, in fondo, è la stessa che oggi permette a tanti di prendersi cura di un patrimonio come il nostro, anche solo con un gesto come il 5x1000 al Museo Mangini Bonomi (ne abbiamo parlato nelle scorse GEP)

Come sempre vi aspettiamo in museo!
Prenotazione al link in bio.

Elemosiniere da questua per olio
lamiera dipinta
Bari, XVIII-XIX sec.
Primo piano, sala C

C'è uno strumento, in collezione, che non siamo ancora riusciti a identificare con certezza.I nostri curatori l'hanno gu...
01/10/2026

C'è uno strumento, in collezione, che non siamo ancora riusciti a identificare con certezza.

I nostri curatori l'hanno guardato da ogni angolazione, e ancora non sono d'accordo su cosa sia davvero. Qualcuno ci vede un cugino del qānūn, lo strumento a corde tipico del Nord Africa e del Medio Oriente — ma quello, di norma, è molto più grande. Altri notano quel lato corto e curvo che ricorda le zither delle Alpi — ma le zither, di solito, hanno i tasti, e questa no. E non è nemmeno una via di mezzo tra i due: ha tutte corde singole, mentre gli ibridi che uniscono zither e accordi (come l'autoharp) ne raggruppano diverse insieme.
Insomma: sembra prendere in prestito un po' da tutti, senza appartenere del tutto a nessuno.

Per la Giornata Internazionale della Musica, vieni a vederlo dal vivo e a farti la tua idea.

Prenota la visita, link in bio!

Cetra
legno e metallo
XIX-XX sec.
Primo piano, sala B

Dalle passerelle al lavoro manuale che sta dietro ogni capo. Ultimo giorno di Fashion Week a Milano Prima delle passerel...
28/09/2026

Dalle passerelle al lavoro manuale che sta dietro ogni capo. Ultimo giorno di Fashion Week a Milano

Prima delle passerelle, c'era questo rumore: il ritmo meccanico di un ago che va su e giù, mille volte al minuto, per tenere insieme un vestito.

Mentre Milano chiude la sua Fashion Week, in collezione custodiamo una macchina da cucire Singer in ferro: uno degli oggetti che ha reso possibile, per primo, il passaggio dalla sartoria artigianale alla produzione in serie. Senza strumenti come questo, la moda come la conosciamo oggi non esisterebbe.

Dietro ogni collezione vista in questi giorni c'è ancora un gesto identico a quello che questa macchina ripeteva un secolo fa.

Salva questo post: la storia della moda comincia anche da qui.

Macchina da cucire Singer
ferro, XX sec.
Primo piano, sala B

LE OPERE IN ATTESA. Quasi 3700 oggetti. Un solo museo. E un tempo che, per il patrimonio fragile, non aspetta.Non tutto ...
25/09/2026

LE OPERE IN ATTESA. Quasi 3700 oggetti. Un solo museo. E un tempo che, per il patrimonio fragile, non aspetta.

Non tutto il nostro patrimonio ha già avuto la fortuna di essere restaurato. Per questo, insieme al Centro di Conservazione e Restauro La Venaria Reale, abbiamo avviato un piano di priorità: prima si conosce lo stato di conservazione di ogni oggetto, poi si stabilisce cosa e come intervenire. A febbraio è partito il cantiere pilota per raccogliere i primi dati; a giugno è stato completato un cantiere dedicato alla collezione d'arte contemporanea di Giuseppe Mangini, con oltre cinquanta opere di artisti come Schifano, Pomodoro, Dova e Consagra.

Ma il lavoro è appena all'inizio. Ecco due testimoni che aspettano ancora il loro momento:

Paliotto — Francia, fine XVI secolo
Ventiquattro santi ricamati in seta policroma e filo d'oro, oggi in precario stato di conservazione: lacune, tessuto da consolidare, figure che rischiano di svanire. Un intervento che restituirebbe leggibilità a un capolavoro tessile più unico che raro.

Teatrini Guignol
Due teatrini portatili appartenuti a Emilio Carlo Mangini, testimonianza della fortuna del celebre burattino lionese Guignol. Legno deformato, colore che si stacca dalle teste in cartapesta, metalli ossidati: un piccolo mondo che merita di tornare a raccontare le sue storie.

Proteggere il patrimonio non è solo il tema di due giorni all'anno: è un impegno quotidiano, fatto di competenze, tempo e risorse. Ogni contributo, grande o piccolo, ci avvicina a un nuovo intervento.

Sostieni il restauro con una donazione libera o con il tuo 5x1000 — trovi tutte le informazioni nel link in bio 💛

IL RESTAURO COMPIUTO. Superfici opache, incrostazioni del tempo, metalli arrugginiti. Ecco cosa si nascondeva sotto uno ...
23/09/2026

IL RESTAURO COMPIUTO. Superfici opache, incrostazioni del tempo, metalli arrugginiti. Ecco cosa si nascondeva sotto uno dei pezzi più raffinati della nostra collezione — prima che tornasse a raccontare la sua storia.

Il nostro percorso "Dal restauro alla manutenzione programmata" parte da qui: un cofanetto nuziale della bottega degli Embriachi, attiva tra Firenze e Venezia a cavallo tra XIV e XV secolo. Sedici placchette intagliate a rilievo raffigurano coppie in conversazione, il coperchio custodisce intarsi "alla certosina" e una scultura ad alto rilievo con angeli annunciatori. Nessuno stemma, nessuna iscrizione: un'opera pensata per la bellezza, non per un committente specifico.

Nel 2017, ancora prima di un'analisi sistematica delle collezioni, il suo valore eccezionale ne ha imposto il restauro. Lo Studio Angelucci di Stefano Lanuti & C. di Roma ha affrontato depositi superficiali, residui di precedenti interventi, metalli ossidati e placchette deformate e fessurate. Sono stati fissati gli elementi distaccati, puliti tutti i materiali costitutivi, raddrizzate le deformazioni, sostituiti i chiodini in ferro con ottone fedele all'originale.

Ma il vero colpo di scena è arrivato dalle analisi diagnostiche (EDXRF, SEM/EDS, radiografia X): sotto la superficie ingiallita dal tempo si celavano tracce di colore — vermiglione, biacca, pigmenti a base di rame, persino una sottile doratura. Il cofanetto, oggi che lo vedete "in bianco e nero", in origine era policromo.

Un restauro che non si è limitato a riparare: ha restituito voce a un oggetto e riscritto, in parte, la sua storia.

Cofanetto nuziale
struttura lignea, placchette intagliate a rilievo, intarsi "alla certosina"
bottega degli Embriachi (Firenze–Venezia)
fine XIV – inizio XV secolo

Salva questo post per non perdere il prossimo capitolo del nostro percorso di restauro 📌

C'è un patrimonio che si tocca solo con i guanti, e uno che si racconta solo una volta l'anno.Il 26 e 27 settembre le Gi...
20/09/2026

C'è un patrimonio che si tocca solo con i guanti, e uno che si racconta solo una volta l'anno.

Il 26 e 27 settembre le Giornate Europee del Patrimonio arrivano al Museo Mangini Bonomi con il tema "Proteggere il patrimonio. Rinnovare, resistere, reinventare" — un invito a guardare i manufatti della nostra collezione non solo come testimonianze del passato, ma come beni da proteggere, conservare e trasmettere al futuro.

Con "Dal restauro alla manutenzione programmata delle collezioni", un percorso guidato inedito vi porterà a scoprire tre tappe della cura del patrimonio:

🔹 un intervento di restauro d'eccezione realizzato nel 2017, su un bene identificato ancora prima di un'analisi complessiva delle collezioni
🔹 alcuni oggetti che oggi versano in uno stato conservativo precario
🔹 il metodo della manutenzione programmata elaborato con il Centro Conservazione e Restauro "La Venaria Reale", con cui abbiamo siglato un accordo di collaborazione: dal monitoraggio al piano di prevenzione, fino agli interventi di restauro veri e propri

Che cosa significa, oggi, prendersi cura di un oggetto? Quali rischi corre nel tempo, e quale responsabilità abbiamo verso ciò che riceviamo in eredità e che consegneremo a chi verrà dopo di noi?

Ve lo raccontiamo da vicino, con occhi nuovi.

📅 Sabato 26 e domenica 27 settembre
📍 Museo Mangini Bonomi, Milano
🎟️ Posti limitati — link in bio per prenotare

Prenota il tuo posto ora, i posti per le visite guidate sono limitati ⬆️ link in bio

Centro Conservazione Restauro "La Venaria Reale"

Prima del rasoio usa e getta, c'era un rito preciso, quasi cerimonioso. ✂️In occasione della Festa del Barbiere, vi racc...
16/09/2026

Prima del rasoio usa e getta, c'era un rito preciso, quasi cerimonioso. ✂️

In occasione della Festa del Barbiere, vi raccontiamo un piccolo gioiello di eleganza maschile del '900: un astuccio metallico da viaggio che custodisce un rasoio di sicurezza Gillette e un pennello da barba con ma**co in osso, entrambi provenienti dall'Inghilterra.

Non un semplice oggetto da toeletta, ma il simbolo di un'epoca in cui la rasatura era un momento di cura di sé, quasi un piccolo cerimoniale quotidiano. Il rasoio di sicurezza, brevettato da King C. Gillette nel 1904, cambiò per sempre le abitudini di rasatura maschile: da rituale affidato al barbiere con il rasoio a mano libera, a gesto quotidiano da poter compiere in autonomia, a casa. Il pennello, con il suo ma**co in osso, restava però protagonista indiscusso: strumento fondamentale per mo***re la schiuma e preparare la pelle prima della lama.

Un dettaglio di artigianato inglese che racconta gusto, praticità e stile british applicati alla vita di tutti i giorni.

💬 Voi lo conoscevate questo tipo di necessaire da barba? Raccontateci nei commenti i vostri ricordi di barbiere d'altri tempi!

Astuccio da barba con rasoio di sicurezza Gillette e pennello
metallo, osso
Inghilterra, XX sec.
Primo piano, sala A



Indirizzo

Via DELL'AMBROSIANA N. 20
Milan
20123

Orario di apertura

Lunedì 15:00 - 19:00
Mercoledì 15:00 - 17:00
Giovedì 15:00 - 19:00

Telefono

0286451455

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