23/12/2022
Non vedevo l’ora che finissi perché da quando sto di nuovo bene, davvero bene, sono stanca di appartenerti mio devastante 2022.
Sono stanca di doverti scrivere accanto al giorno, al mese; di saperti ancora nel mio tempo.
Voglio che tu vada via.
Voglio che tu vada via e smetta di contaminare l’aria del mio cielo. La terra dei miei passi.
Voglio che tu vada via e non mi abbia più nella tua poesia. Non faccio più parte di te, apparterrai solo a lei. Ma in lei, io non esisto più. Ho cambiato pelle, suono. Non striscio più sui monti, io vivo nel vento. Io non vivo più in superficie.
Io sono libera, come in quel sogno che mi perseguitava di notte. Quel sogno in cui ero solo una voce che batteva sulle piante, sulle strade, sui tetti. Ero solo una voce che prendeva a schiaffi il mondo, che ci si schiantava sopra. E rideva pazza, e rideva allegra. Una voce irrompente e scomoda.
Io sono me stessa; io mi vedo la mattina, il pomeriggio, la sera. Io mi vedo in ogni frammento del mio tempo, io non mi dimentico più.. ma ti dimentico, come tutte le cose nocive.
Quello che sono ora, non ha più spazio per il veleno. Io stessa sono l’antidoto di ogni sua specie. Niente può avvelenarmi l’anima, niente più.
Io sono i miei occhi vivi, i miei gesti veloci, le cose che mi ardono dentro e che aspettano di ardere anche sul mondo.
E tu sarai sempre i suoi occhi spenti, la sua lentezza, la sua atarassia. Il suo distacco dal mondo. La sua ansia, la sua depressione. La preoccupazione dei suoi cari, la preoccupazione sua. La notte che non passa, il giorno che non corre. I chili che scendono, i capelli che cadono, gli occhi che si scavano. I fogli pieni del nome. I fogli pieni di lei. L’iPad spento da mesi, le tele bianche, le pareti pulite. La lettera in capsula che galleggia sul mare fino ad affondare con il suo amore dentro; non l’aprirai più tra dieci anni come promesso. Il caffè evitato, il vino pure. Il piacere. Il cuore che corre, il respiro che manca. Il tremolio delle mani, dell’occhio, della bocca; il mollettone nei capelli. Il colore nero. Le dediche coperte, i libri bruciati.
Capisci ora perché non possiamo più vivere insieme?
Io sono altrove.
Io sono felice.
Parentesi chiusa.