Museo della Latteria

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Museo della Latteria Museo delle Attività di Trasformazione e del Latte (MATeL).

Itinerario museale alla scoperta della storia e delle tecniche utilizzate nella lavorazione del latte e nelle attività di trasformazione delle materie prime.

La nostra attività è ferma, ma in paese le proposte non mancano...
20/10/2026

La nostra attività è ferma, ma in paese le proposte non mancano...

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03/10/2026

Dobbiamo riconoscere che l'intervento socio-matematico di Valentino Baldovin nel post precedente era incredibilmente puntuale. Ecco la conferma nel documento ritrovato

Facciamo un piccolo test...Quanti soci pensate avesse la Latteria di Lozzo nel 1945?
30/09/2026

Facciamo un piccolo test...
Quanti soci pensate avesse la Latteria di Lozzo nel 1945?

21/09/2026

Ricordando una sezione dell'ultima mostra...
(post un po' lungo, ma interessante)

Un po’ di storia: i tabiàs
I tabiàs erano costruiti per stivare il fieno falciato in alta montagna e in zone lontane dall’abitato e rappresentavano la costruzione più comune visibile in ogni estensione prativa del territorio, sia nel fondo valle che in quota fino ai 1800-1900 m. Tutte le zone prative del comune venivano sfalciate ed il fieno veniva raccolto nei tabiàs. Nel corso dell’inverno si andava a prelevare il fieno ed anche la legna, utilizzando una slitta grande chiamata luóida, il mezzo di trasporto per eccellenza, che doveva essere portata sulle spalle fino al luogo di carico.
Scherzosamente, la mattina della partenza, si decideva chi si doveva accollare la luóida, ovvero “chi che dovèa portà la crós”. Arrivati a destinazione e preparato il carico da avvallare iniziava la discesa che, per molti tratti, costava più fatica che non il salire. Ti**re nei tratti pianeggianti e trattenere in quelli molto ripidi metteva a dura prova il conducente ed il mezzo.

Ogni cautela veniva usata per evitare incidenti che in qualche caso si rivelavano mortali. Chi non possedeva un tabià sul proprio colenèl o lo possedeva, ma in zone difficilmente accessibili, stivava il fieno o la legna nel tabià d’altro proprietario. I tabiàs erano addirittura costruiti su fondo altrui a seguito di un accordo, il più delle volte verbale, fra le parti. A tal proposito si possono menzionare i tabiàs de Soracrepa, tutti costruiti nelle vicinanze della strada del Genio e sui poderi di pochi proprietari. Molti andarono distrutti da un incendio nell’inverno del 1961-62.

La costruzione dei tabias

La costruzione dei tabiàs, frutto di una faticosa opera artigianale, era prerogativa d’alcune famiglie paesane (chi de Bernardìn, chi de Madèrlo e chi dei Zerve), tradizione che si tramandava di padre in figlio. La bravura era scegliere il legno adeguato ed utilizzarlo al meglio. Resta in ogni modo inteso che i tabiàs non erano costruzioni troppo raffinate; infatti, servivano quasi esclusivamente alla conservazione del fieno e della legna, fatta eccezione per il periodo della fienagione, durante la quale si utilizzavano anche come alloggio.

Il fienile di muro e legno

Tabià con piano terra in muratura e parte superiore in legno: questa costruzione si localizzava nei dintorni delle zone abitate, di facile accesso e con vasta proprietà. Il piano in muratura era adibito a stalla ed aveva sulla parte anteriore piccole feritoie, normalmente due, a mo’ di finestre. Il piano superiore in legno era detto medéna e vi si depositava il fieno e la legna. Alcuni erano provvisti di una botola, detta fenìl, per far scendere il fieno direttamente nella stalla sottostante. Questo tabià era utilizzato al ritorno dalla monticazione estiva fino alle prime nevicate. Fungeva sovente anche da piccola latteria familiare.

La costruzione del fienile

Si utilizzava legno di larice o di abete che si raccoglieva quando “se avea fato la luna de aosto”. Il legname, tagliato fuori stagione, assumeva delle colorazioni nerastre, “l se vestìa da prèe” e oltre che essere antiestetico, dava luogo ad un deterioramento più rapido, ovvero “i tràve i se carolea a le svelte”. Il tetto era fatto di sandole di larice ottenute spaccandole manualmente e montandole sovrapposte in modo che solo un terzo della sandola fosse esposta alle intemperie. In questo modo era assicurata la miglior tenuta nel tempo. Sulla testata della cólmin, sopra la porta d’ingresso, s’intagliava una croce in segno di devozione e protezione. Internamente, sempre sulla cólmin, s’incideva la scritta L.D.S. (Laus Deo semper, lode a Dio sempre) seguita dal giorno, mese e anno relativo al completamento del tabià.

12/09/2026

Domani domenica sarà l'ultimo giorno di apertura. Le eventuali visite andranno successivamente prenotate al numero del MATeL con un discreto anticipo.
Un Grazie a tutti coloro che ci aiutano a far crescere questa splendida realtà anche con la "pubblicità".
Un grande Grazie ai due "privati" che hanno messo a disposizione per le visite i due mulini, vanto del paese.

E chi ferma le proposte della Biblioteca di Lozzo?Nessuno😁
10/09/2026

E chi ferma le proposte della Biblioteca di Lozzo?
Nessuno😁

07/09/2026

Stiamo chiudendo. Questi sono gli ultimi giorni della apertura estiva.
Un po' ci spiace, i ragazzi hanno fatto del loro meglio (😊 ma si può sempre migliorare, dice il saggio). Sono state fatte varie proposte, alcune andate in porto alla grande, altre no. E di questo ci dispiace. Vi attendiamo quindi per le ultime visite...

E vai... Ci siamo anche noi.Noi sempre al top.Un grazie a tutti gli attori di questo promozione inaspettata. In particol...
03/09/2026

E vai...
Ci siamo anche noi.
Noi sempre al top.
Un grazie a tutti gli attori di questo promozione inaspettata.
In particolare alla giornalista di Fostermag.com, a
dell'agenzia Koine' e alla
ed, inoltre, alle persone in paese che ci hanno messo del loro.
Il testo prosegue sul sito della rivista, il nostro consiglio è di andarci perché c'è ancora qualche sorpresa sorprendente...😉

Se prendi in mano un’occhiale di alta qualità, probabilmente è fatto in Cadore. Qui si è sviluppato un distretto unico al mondo, che ha trasformato queste

Indirizzo

Via Padre Marino 404
Lozzo Cadore
32040

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