21/09/2026
Ricordando una sezione dell'ultima mostra...
(post un po' lungo, ma interessante)
Un po’ di storia: i tabiàs
I tabiàs erano costruiti per stivare il fieno falciato in alta montagna e in zone lontane dall’abitato e rappresentavano la costruzione più comune visibile in ogni estensione prativa del territorio, sia nel fondo valle che in quota fino ai 1800-1900 m. Tutte le zone prative del comune venivano sfalciate ed il fieno veniva raccolto nei tabiàs. Nel corso dell’inverno si andava a prelevare il fieno ed anche la legna, utilizzando una slitta grande chiamata luóida, il mezzo di trasporto per eccellenza, che doveva essere portata sulle spalle fino al luogo di carico.
Scherzosamente, la mattina della partenza, si decideva chi si doveva accollare la luóida, ovvero “chi che dovèa portà la crós”. Arrivati a destinazione e preparato il carico da avvallare iniziava la discesa che, per molti tratti, costava più fatica che non il salire. Ti**re nei tratti pianeggianti e trattenere in quelli molto ripidi metteva a dura prova il conducente ed il mezzo.
Ogni cautela veniva usata per evitare incidenti che in qualche caso si rivelavano mortali. Chi non possedeva un tabià sul proprio colenèl o lo possedeva, ma in zone difficilmente accessibili, stivava il fieno o la legna nel tabià d’altro proprietario. I tabiàs erano addirittura costruiti su fondo altrui a seguito di un accordo, il più delle volte verbale, fra le parti. A tal proposito si possono menzionare i tabiàs de Soracrepa, tutti costruiti nelle vicinanze della strada del Genio e sui poderi di pochi proprietari. Molti andarono distrutti da un incendio nell’inverno del 1961-62.
La costruzione dei tabias
La costruzione dei tabiàs, frutto di una faticosa opera artigianale, era prerogativa d’alcune famiglie paesane (chi de Bernardìn, chi de Madèrlo e chi dei Zerve), tradizione che si tramandava di padre in figlio. La bravura era scegliere il legno adeguato ed utilizzarlo al meglio. Resta in ogni modo inteso che i tabiàs non erano costruzioni troppo raffinate; infatti, servivano quasi esclusivamente alla conservazione del fieno e della legna, fatta eccezione per il periodo della fienagione, durante la quale si utilizzavano anche come alloggio.
Il fienile di muro e legno
Tabià con piano terra in muratura e parte superiore in legno: questa costruzione si localizzava nei dintorni delle zone abitate, di facile accesso e con vasta proprietà. Il piano in muratura era adibito a stalla ed aveva sulla parte anteriore piccole feritoie, normalmente due, a mo’ di finestre. Il piano superiore in legno era detto medéna e vi si depositava il fieno e la legna. Alcuni erano provvisti di una botola, detta fenìl, per far scendere il fieno direttamente nella stalla sottostante. Questo tabià era utilizzato al ritorno dalla monticazione estiva fino alle prime nevicate. Fungeva sovente anche da piccola latteria familiare.
La costruzione del fienile
Si utilizzava legno di larice o di abete che si raccoglieva quando “se avea fato la luna de aosto”. Il legname, tagliato fuori stagione, assumeva delle colorazioni nerastre, “l se vestìa da prèe” e oltre che essere antiestetico, dava luogo ad un deterioramento più rapido, ovvero “i tràve i se carolea a le svelte”. Il tetto era fatto di sandole di larice ottenute spaccandole manualmente e montandole sovrapposte in modo che solo un terzo della sandola fosse esposta alle intemperie. In questo modo era assicurata la miglior tenuta nel tempo. Sulla testata della cólmin, sopra la porta d’ingresso, s’intagliava una croce in segno di devozione e protezione. Internamente, sempre sulla cólmin, s’incideva la scritta L.D.S. (Laus Deo semper, lode a Dio sempre) seguita dal giorno, mese e anno relativo al completamento del tabià.