20/07/2026
Qualche anno fa 🌞
Quanto si è affinato il mio lavoro da quei momenti.
Qualcosa di costante resta nonostante il mio modo di camminare incostante e mobile.
L’arte
e la ricerca per l’immaginale,
Il fiuto per la verità,
(Il suo sapore, e la grande pace e voglia di incontrarla, scovarla, nominarla, vederla)
la voglia di conoscere ed esplorare,
Di accompagnare altri esseri umani a vedere.
L’amore per il corpo, mio e delle cose.
La cura per la forma, percepita ed espressa.
L’attitudine alla contemplazione al di là o al di qua dell’interpretazione.
Continuare ad imparare dall’inconosciuto, dal vuoto, dal silenzio.
Imparare la tolleranza per quelle zone di transito in cui non si sa ancora, non si vede ancora, non si tocca ancora.
Camminarle con fiducia.
Tollerare significa incontrare.
Portare dentro.
Cercarlo il vuoto, l’inconosciuto, il silenzio.
Permetterlo.
Favorirlo se c’è.
Smettere di dire no allo scomodo.
Dire sì a ciò che c’è, per permettersi di vedere.
Ultimamente imparo l’arte silenziosa e custodita di essere incontrata, più che incontrare.
Cogliere piuttosto che emettere,
Accogliere piuttosto che entrare.
Imparo l’arte dell’opportuno.
Che è una danza.
E sempre più Smettere di scappare.
E sempre più Resa.
E sempre più spazio tra questo e quello.
Tra me e quello che provo.
Tra quello che provo e quello che vorrei fare.
Spazio.
Comincia ad esserci davvero tanto spazio.
Ho l’impressione a volte che sia infinito.
Marea