Museo Navale - non istituzionale

Museo Navale - non istituzionale Orario: tutti i giorni dalle 8.30 alle 19.30
chiuso 1/ 1, 15/ 08 e 25/ 12 e la domenica Il Museo Navale più antico del mondo!

Questa non è la pagina ufficiale del Museo Navale.

AUGURI ALL’ARSENALE DELLA SPEZIAIl 28 giugno 1869, alle ore 13.45, venne inaugurato l’Arsenale Militare della Spezia con...
28/08/2026

AUGURI ALL’ARSENALE DELLA SPEZIA

Il 28 giugno 1869, alle ore 13.45, venne inaugurato l’Arsenale Militare della Spezia con la cerimonia di allagamento della darsena interna e l’attivazione del bacino n. 4.

Dopo soli 7 anni dall’inizio dei lavori, su progetto di Domenico Chiodo, erano già attive alcune officine e molti magazzini e l’arsenale iniziò la sua opera di stabilimento di progettazione, costruzione, allestimento e armamento delle navi della Regia Marina.

La costruzione dell'arsenale, iniziata il 14 aprile 1862, ebbe un impatto socio-culturale vasto e rapidissimo sul borgo della Spezia, un’area ancora rurale che in dieci anni passò da zappa, mulini ad acqua e telai a mano direttamente alla draga a vapore, con un enorme impatto emotivo ma anche ambientale e sociale.

L’arsenale occupava un’area dieci volte superiore a quella dell’abitato, ancora quasi completamente all’interno delle mura medievali: tutta la piana di San Vito tra i borghi di Spezia, Pegazzano e Marola.

La Spezia divenne piazzaforte marittima di prima classe, con compiti di difesa dello Stato da una eventuale invasione da Nord e furono realizzate polveriere, depositi di armamenti e di munizioni, difesi da una corona di 42 fortificazioni che rendevano il golfo impenetrabile da terra e da mare.

L'unico settore economico che ne risentì negativamente fu il turismo: il panorama che si presentava al visitatore non era più quello del piccolo tranquillo borgo di mare con sullo sfondo un golfo incontaminato, ma quello di un immenso cantiere in pianura e in collina che imponeva una serie di scoraggianti divieti e restrizioni.

Ma, mentre nel resto d’Italia si viveva un'emigrazione epocale verso le Americhe e il nord Europa, Spezia dal 1862 divenne la nuova frontiera, il far west italiano, con un incremento della popolazione paragonabile per rapidità solo alle città del Nuovo Mondo.

Questa situazione addirittura costrinse le autorità a ridurre gli afflussi dalle valli vicine, Val di Vara, Lunigiana e Garfagnana in testa, la cui popolazione più giovane, per la forte incertezza economica, si stava trasferendo in massa nel golfo.

Il Comune crebbe di pari passo con l’arsenale, passando in soli venti anni dagli 11.000 abitanti del 1861 ai 31.000 del 1881 e continuò a crescere allo stesso ritmo per molti decenni ancora, fino ai 100.000 abitanti del 1915.

Seguì uno sviluppo repentino dell’agglomerato urbano che provocò non pochi disagi sociali e sanitari. Una crescita simile toccò anche gli altri paesi del golfo, segno che l'arsenale aveva modificato le prospettive economiche in tutta l'area.

I tempi di costruzione furono molto serrati, direi oggi utopistici: nel 1869 l'inaugurazione dell'arsenale, nel 1885 il completamento delle 42 fortificazioni, delle mura cittadine e la diga foranea subacquea che consentì l'ampliamento del porto commerciale.

Nell'immaginario collettivo nazionale La Spezia era un sogno che si avverava: il riscatto del Bel Paese, per secoli colonizzato e ridicolizzato dalle potenze straniere! Una base navale di livello internazionale, moderna e dotata della tecnologia più avanzata.

La cittadina p***e presto il suo carattere rurale e con la fine dei lavori della base navale e della piazzaforte riprese la vocazione turistica; come ogni città di mare, Spezia aveva spiagge, passeggiata ed il mare era parte integrante del paesaggio e della vita.

Buon vento
Silvano Benedetti

per approfondire: La Spezia 1856 – 1925 – Edizioni del Tridente – 1979; S. Poli e S. Benedetti – La Sala Polene del Museo Tecnico Navale della Spezia – Edizioni Brain – 2018; S. Benedetti e A. Pavan, ARSENALE Storia Tecnica Persone, 2019

FERDINANDO MAGELLANO: L’UOMO CHE RESE IL MONDO "PIÙ PICCOLO" E INTERCONNESSOFerdinando Magellano, un navigatore portoghe...
19/08/2026

FERDINANDO MAGELLANO: L’UOMO CHE RESE IL MONDO "PIÙ PICCOLO" E INTERCONNESSO

Ferdinando Magellano, un navigatore portoghese al servizio della Spagna, non avrebbe mai immaginato che la sua ricerca di una nuova rotta commerciale verso le Isole delle Spezie (le Molucche) avrebbe rivoluzionato la storia dell’umanità.

Il suo obiettivo era pragmatico: trovare un passaggio a ovest per evitare il monopolio portoghese sulle spezie, stabilito dal Trattato di Tordesillas (1494).

Ma il suo viaggio finì per cambiare per sempre la nostra comprensione del mondo.

Una sfida contro ogni previsione
Magellano era convinto che le Molucche si trovassero nell’area di influenza sp****la.

Con 5 navi e 239 uomini, partì da Sanlúcar de Barrameda il 20 settembre 1519 e dopo mesi di navigazione tra tempeste, ammutinamenti e la scoperta di ogni angolo delle coste sudamericane, il 1° novembre 1520 trovò finalmente lo Stretto che avrebbe preso il suo nome, il passaggio che collegava l’Atlantico al Pacifico.

Fu un momento di gioia pura: lo chiamò "Estrecho de Todos los Santos" (Stretto di Ognissanti) e, vedendo l’oceano calmo e immenso davanti a sé, lo battezzò "Mare Pacifico".

Un viaggio epico, ma tragico
Purtroppo, Magellano non vide la fine della sua impresa. Morì il 27 aprile 1521 nell’isola di Mactan (Filippine), ucciso in uno scontro con le tribù locali guidate dal capo Lapu-Lapu.

Ma la sua spedizione non si fermò e fu raccontata da Antonio Pigafetta, “criado” (uomo di fiducia) dell’ammiraglio: sotto la guida di Juan Sebastián Elcano, i 18 superstiti completarono la prima circumnavigazione del globo, tornando in Spagna l’8 settembre 1522 dopo quasi 3 anni di viaggio.

L’eredità di Magellano
La sua impresa fece la storia e dimostrò che:
- la Terra è una sfera (e più grande del previsto)
- l’America poteva essere circumnavigata
- il mondo era interconnesso: per la prima volta, l’umanità ebbe una visione completa del pianeta.

Oggi, a 500 anni di distanza, la sua storia ci ricorda che le grandi scoperte nascono da coraggio e determinazione.

E se Magellano cercava una rotta alternativa per le spezie, oggi il mondo cerca nuove strade geopolitiche ed economiche, in un’epoca in cui il potere non è più concentrato in un’unica civiltà, ma distribuito in un mondo multipolare.

Francesco Caldari

Per saperne di più: https://www.tuttostoria.net/storia-moderna.aspx?code=1800

NAVE ALCIONE – F544Fu una delle prime unità di SCORTA costruite in Italia dopo la 2^GM ed apparteneva alla classe PCE-16...
04/08/2026

NAVE ALCIONE – F544

Fu una delle prime unità di SCORTA costruite in Italia dopo la 2^GM ed apparteneva alla classe PCE-1620, costituita da 8 navi di una commessa NATO nell’ambito del programma MDAP (Mutual Defence Assistance Program) per Italia (3), Danimarca (4) e Paesi Bassi (1).

L’Italia acquisì inizialmente 3 unità nel 1955, Albatros, ALCIONE e Airone, e nel 1961 l’Aquila, resa disponibile dai Paesi Bassi in quanto non idonea all’Atlantico.

Concepita per la lotta A/S, aveva scafo simile alla classe CENTAURO, con ponte continuo, prora a cutter e tuga centrale con la plancia.

Propulsione con 2 motori DIESEL e due eliche, velocità di 20 nodi, e scarichi dei fumi laterali all’albero orientati a poppa. L’armamento era costituito da 2 mitragliere binate BOFORS da 40mm solidali allo scafo, che nel 1962 avevano sostituito 2 cannoni 76/62, e due lanciasiluri A/S trinati.

Nave Alcione fu varata a Castellammare di Stabia il 19 settembre 1954 e consegnata alla M.M. 23 ottobre 1955; aveva un dislocamento di 950 tonn, lunghezza 76,3 m, larghezza 9,6 m, immersione 2,8 m, per un equipaggio di 117 uomini.

Fu prevalentemente impiegata in attività addestrativa di squadra, pattugliamento, vigilanza pesca e scuola di comando navale.

Il suo indicativo ottico era F544, il suo motto NIHIL ME DEFLECTIT, il suo nominativo IHPN.

L'equipaggio era molto giovane (il Comandante aveva poco più di 30 anni) e l'ambiente poco formale.

Non c'era possibilità di panificare a bordo o di dissalare l'acqua di mare, per cui dopo pochi giorni di mare il pane era immangiabile e la doccia si faceva all'aperto con acqua salata.

Era una nave dove si imparava presto a conoscere il mare e a rispettarlo e dove non c'era personale "anziano" che potesse insegnare ai più giovani.

Nave Alcione è andata in disarmo nel 1992, dopo 37 anni di servizio attivo.

Buon vento
Silvano Benedetti

TESEO TESEI: 85 ANNI FA SPOLETTO' A ZERONato sull’Isola d’Elba nel 1909, dopo il liceo classico entrò in Accademia Naval...
26/07/2026

TESEO TESEI: 85 ANNI FA SPOLETTO' A ZERO

Nato sull’Isola d’Elba nel 1909, dopo il liceo classico entrò in Accademia Navale di Livorno nel Corpo del GENIO NAVALE e si laureò a pieni voti in Ingegneria Navale presso l’ateneo di Napoli.

Durante gli studi cominciò a pensare, insieme con l'amico Italo PICCAGLI, a come si potesse ammodernare e rinnovare il progetto della “MIGNATTA” realizzata da Raffaele ROSSETTI durante la Prima Guerra Mondiale.

Nel 1934 ottenne il brevetto da PALOMBARO presso la scuola della Spezia, dove fu assegnato alla 1^ Flottiglia sommergibili.

Nel 1935, con l'ausilio dell'ingegnere navale Elios TOSCHI, ideò un siluro a lenta corsa, SLC, che consentisse a due operatori, muniti di autorespiratori, di pilotarlo navigando sott'acqua ed attaccare navi nemici.

Insieme a Angelo BELLONI modificò l’autorespiratore ad ossigeno “Davis” per dargli una maggiore autonomia e affidabilità, passando da 20 minuti ad alcune ore.

Partecipò come volontario alla guerra civile sp****la e nel 1940 fu assegnato alla 1^ Flottiglia MAS, dove ricevette la Medaglia d’Oro di 1^ classe per aver realizzato invenzioni utili alla M.M..

Sempre nel 1940 partecipò alle operazioni di recupero dell’equipaggio del sommergibile IRIDE, affondato da aerosiluranti inglesi nel Golfo di BOMBA, e per l’ardimento dimostrato fu insignito della Medaglia d’Argento al Valor Militare e promosso al grado di Maggiore G.N..

La sera del 25 luglio 1941 prese parte all’Operazione MALTA DUE per il forzamento della base navale britannica della VALLETTA da parte di 2 SLC che dovevano far saltare le reti di ostruzione del porto per consentire il passaggio di 6 barchini esplosivi che avrebbero attaccato le navi in rada.

L’eccessivo ritardo accumulato dall’altro SLC rischiava di far saltare l’operazione, quindi al mattino del 26 luglio Tesei decise di “SPOLETTARE A ZERO” la propria carica esplosiva sotto l’obiettivo, rinunciando in questo modo alla possibilità di mettersi in salvo.

Aveva infatti scritto: "Occorre che tutto il mondo sappia che ci sono degli italiani che si recano a Malta nel modo più temerario. Se affonderemo qualche nave o no poco importa; quel che conta è che si sia capaci di saltare in aria con il nostro apparecchio sotto gli occhi degli inglesi, avremo indicato ai nostri figli e alle future generazioni a prezzo di quali sacrifici si serva il proprio ideale e per quali vie si pervenga al successo... Alle quattro e mezzo la rete deve saltare e salterà. Se sarà tardi spoletterò al minuto."

Il vicegovernatore di Malta, Edward Jackson, ricordando l'episodio il 4 ottobre 1941 scrisse: "Nel luglio scorso gli italiani hanno condotto un attacco con grande decisione per penetrare nel porto, impiegando MAS e siluri umani armati da squadre SU***DE."

Questa impresa ha richiesto le più alte doti di coraggio personale.
Per questo atto Tesei fu insignito di Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria e l’Università di Padova gli conferì la laurea “ad honorem”.

A Teseo Tesei sono stati intitolati l'aeroporto e la scuola elementare a Marina di Campo, una scuola media a Livorno, il Comando subacquei e incursori del Varignano ed una caserma all’interno della base navale della Spezia.

Buon vento
Silvano Benedetti

Operazione MINCEMEAT: l'inganno militare perfettoL'Operazione MINCEMEAT (1943) rappresenta uno degli inganni militari pi...
24/07/2026

Operazione MINCEMEAT: l'inganno militare perfetto

L'Operazione MINCEMEAT (1943) rappresenta uno degli inganni militari più spettacolari della storia, fondamentale per il successo dello sbarco alleato in Sicilia.

Dopo la vittoria in Nord Africa, gli Alleati pianificarono l'invasione della Sicilia (Operazione Husky). Churchill temeva che i tedeschi, consapevoli dell'importanza dell'isola, avrebbero rafforzato le difese.

Era necessario fortificare la convinzione di Hi**er che l'attacco principale sarebbe avvenuto altrove (Grecia, Sardegna o Balcani) e che lo sbarco in Sicilia fosse solo un diversivo. Come? Con un ca****re, documenti falsi e una messinscena degna di un film di spionaggio.

Un soldato che non è mai esistito, il maggiore William Martin, fu creato da zero.

Il suo corpo (in realtà quello di un senzatetto gallese morto di stenti a Londra, Glyndwr Michael) fu vestito con una divisa militare, dotato di lettere d’amore, una fattura di un anello di fidanzamento, biglietti del teatro e persino un avviso della banca per un debito non pagato. Tutto per renderlo credibile agli occhi dei tedeschi.

Furono inseriti in una valigetta ammanettata al polso documenti falsi che indicavano la Sicilia come diversivo per un attacco a Grecia e Sardegna.

Il 30 aprile 1943, il sottomarino HMS Seraph rilasciò il corpo al largo di Huelva, Spagna. I tedeschi – avvisati dai “neutrali” spagnoli - ci cascarono.

Spostarono truppe e risorse lontano dalla Sicilia, che fu conquistata dagli Alleati in soli 38 giorni invece dei 90 previsti. Un inganno che salvò decine di migliaia di vite e aprì la strada alla liberazione dell’Italia.

Questa storia è stata raccontata in libri, film (2021 con Colin Firth e Matthew Macfadyen) e persino in un musical!

L'identità di Glyndwr Michael rimase segreta fino al 1996. Oggi è commemorato come "l'uomo che non è mai stato" e riconosciuto per aver contribuito in modo decisivo alla vittoria alleata nel Mediterraneo.

Il suo corpo riposa ancora in Spagna, con una lapide che ne ricorda il ruolo segreto.

Francesco Caldari

Per saperne di più: https://www.fattiperlastoria.it/operazione-mincemeat/

Luigi FERRARO (1914 – 2006) - MOVMNacque a Quarto dei Mille (Genova), ottenne a Tripoli l'abilitazione magistrale nel 19...
04/07/2026

Luigi FERRARO (1914 – 2006) - MOVM

Nacque a Quarto dei Mille (Genova), ottenne a Tripoli l'abilitazione magistrale nel 1935 e nel 1937 a Roma l'abilitazione ad insegnante di Educazione Fisica e i gradi di ufficiale della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale (MVSN).
Nel 1940 accompagnò in Italia i bambini delle famiglie italiane in Libia, si arruolò volontario come “camicia nera” e fu ammesso al corso di Ufficiale di Complemento dell’Esercito.
Fu dapprima assegnato al 20° Reggimento Artiglieria e in seguito alla Milizia Marittima di Artiglieria, specialità marittima della MVSN dipendente dal Ministero della Marina, nella quale nel 1942 ebbe il comando di una batteria costiera antinave.
Si brevettò sommozzatore a Livorno ed entrò nel Gruppo "Gamma" della Decima Flottiglia MAS, del quale divenne poi vicecomandante ed istruttore.
Nel marzo 1943 venne inviato in Turchia con l'incarico di compiere azioni di sabotaggio contro mercantili nemici e, assunta la figura giuridica di copertura di “impiegato” al Consolato italiano di Alessandretta, fu dotato di quattro valigette con l’equipaggiamento e cariche esplosive.
Per non dare nell’occhio Ferraro si presentò al mondo diplomatico locale come “imboscato” e incapace di nuotare, appoggiato dalla moglie, istruttrice di educazione fisica, e dal segretario del consolato, Giovanni Roccardi, in realtà ufficiale del Servizio Informazioni Segrete (SIS) della M.M.
La sera del 30 giugno, ad Alessandretta, applicò due bauletti esplosivi alla chiglia del piroscafo greco Orion di 7.000 tsl, carico di minerale di cromo, che affondò il mattino successivo a poche miglia dal porto.
Il 9 luglio, a Mersina, attaccò il piroscafo Kaituna di 10.000 tsl, che subì ingenti danni e fu portato ad incagliare sulle coste di Cipro per evitarne l'affondamento.
La sera del 30 luglio, a Mersina, attaccò il piroscafo britannico Sicilian Prince ma le cariche furono scoperte e rimosse dai sommozzatori britannici.
Il 1° agosto, ad Alessandretta, attaccò la motonave norvegese Fernplant di 7.000 tsl, carica anch'essa di minerale di cromo, che affondò al largo della Siria.
Avendo finito l'esplosivo a disposizione rientrò in Italia nell'agosto del 1943 e, dopo l'armistizio, prestò servizio sotto la R.S.I.. Di questa sua scelta ebbe a dire: “La causa della Repubblica Sociale per me rappresentava l'impegno d'onore alla parola data. Battersi per essa significava difendere la Patria dal nemico angloamericano e dallo stesso alleato germanico, che dopo l'8 settembre aveva troppi pretesti per non comportarsi più come tale. Battersi per gli angloamericani voleva dire scegliere il campo del più forte.”
Rientrò al Gruppo Gamma della Decima Flottiglia MAS sotto il comando di Eugenio Wolk, che fu trasferita in Valdagno e ne divenne vicecomandante. Tra i suoi compiti c’era la progettazione di azioni nell'Italia occupata dagli anglo-americani.
Nella primavera 1944 avviò un'operazione che avrebbe dovuto stabilire contatti con la Marina del Sud, in particolare con il ministro della Regia Marina Raffaele De Courten; il 15 marzo, insieme ad altri tre operatori, lasciò Roseto degli Abruzzi ma dopo aver fallito la partenza per quattro volte l'operazione fu annullata.
Il 24 aprile 1945 il Gruppo Gamma, passato nel frattempo sotto il comando di Ferraro, si mosse verso il Ridotto della Valtellina ma, giunto quasi a Verona e rimasto tagliato fuori dall'avanzata angloamericana, preferì rientrare a Valdagno.
Qui non si sbandò ma attese l'arrivo degli anglo-americani; il 26 aprile fu contattato dal locale CLN che chiedeva la loro collaborazione per impedire ad una colonna tedesca in ritirata di far saltare il Lanificio Luigi Marzotto & Figli.
Ferraro contattò il comandante tedesco, dal quale apprese che i partigiani avevano attaccato la colonna in ritirata provocando un ferito e pertanto intendevano distruggere i lanifici Marzotto per rappresaglia.
L'ufficiale tedesco si dichiarò disposto a rinunciare alla rappresaglia in cambio del libero passaggio, così Ferraro mediò tra le parti ed ottenne il libero passaggio tedesco in cambio dell’incolumità degli stabilimenti industriali.
La mediazione si ripetè pochi giorni dopo con una seconda colonna tedesca che reclamava degli ostaggi per garantirsi il libero transito. Questi episodi garantirono a Ferraro e agli uomini del gruppo Gamma il lasciapassare della Brigata partigiana Stella per il rientro alle proprie abitazioni.
Il 27 aprile, in base ad un accordo tra i Gamma e il CLN, due camion carichi di esplosivo uscirono dalla caserma per portare il materiale presso la cava di Valle di Castelgomberto ma il carico fu intercettato e sequestrato dai partigiani del Battaglione Valleogra; in quel frangente fu ucciso dai partigiani il GM Ezio Parigi, responsabile del trasporto.
Sempre il 27 aprile il comandante inglese Lionel Crabb contattò Ferraro proponendogli di collaborare con l'Esercito britannico contro il Giappone ma Ferraro si rifiutò dicendo: “Può darsi che in futuro debba pentirmi per questo rifiuto, ma per ora una collaborazione come l'intendete voi è da escludere”.
Ferraro e gli altri ufficiali restarono accasermati a Valdagno quasi fino alla fine di maggio quando fecero ritorno a casa. Nel dopoguerra operò, con tanti altri assaltatori, al recupero delle navi affondate che ostruivano i porti italiani e nel marzo 1948 fu posto in congedo.
Negli anni successivi, sull’Isola d’Elba fondò con la moglie la prima Società Sportiva Subacquea, curò la divulgazione della tecnica delle immersioni e l’utilizzo dell’autorespiratore a ossigeno.
In collaborazione con la Cressi Sub, della quale divenne direttore fino al 1960, ideò la maschera “Pinocchio” e le pinne “a coda di rondine” che ebbero una vastissima diffusione a livello mondiale.
Nel 1952 organizzò a Genova una scuola per sommozzatori, per conto del Ministero degli Interni, alla quale parteciparono Vigili del Fuoco, Carabinieri, Guardia di Finanza e militari.
Nel 1953 uscì il film “Mizar, Sabotaggio in mare” liberamente ispirato alle sue imprese, del regista Francesco de Robertis.
Nel 1959 divenne vice presidente della Confederazione internazionale attività subacquee, carica che mantenne fino al 1979, e direttore tecnico della nazionale di pesca subacquea che vinse il titolo mondiale.
Nel 1962 fondò la Technisub che collaborò ai record di profondità in apnea di Enzo Maiorca.
Morì a Genova il 5 gennaio 2006 e fu onorato con i funerali di Stato.
E’ considerato il padre della subacquea moderna in Italia.

Buon vento
Silvano Benedetti

L'INNO DEI MARINES USA E' STATO SCRITTO DA UN ITALIANO! La storia di Francesco Maria Scala e della "President's Own"L’ I...
13/06/2026

L'INNO DEI MARINES USA E' STATO SCRITTO DA UN ITALIANO!
La storia di Francesco Maria Scala e della "President's Own"

L’ Inno dei Marines è senza dubbio uno dei simboli americani, ed immaginiamo che un po’ vi stupirà sapere che "From the Halls of Montezuma to the Shores of Tripoli" ha una melodia tutta italiana (o quasi ...).

La musica è infatti del nostro Francesco Maria Scala (nell’immagine di copertina).

Quella che oggi è l'aria iconica dell'inno dei Marines deriva in realtà da un'opera di Jacques Offenbach intitolata "Geneviève de Brabant", ma fu Scala, nato a Napoli intorno al 1819 (gli studiosi non hanno ancora raggiunto un consenso sulla data esatta), ad adattarla.

Scala non era un musicista qualsiasi: sviluppò precocemente una forte passione per la musica. Fu ammesso a studiare al Conservatorio di San Pietro a Maiella a Napoli, dove si diplomò come solista di clarinetto.

Nel 1841 profittando di una visita a Napoli della fregata statunitense USS Brandywine, (un tre alberi con scafo in legno che si trovava nelle acque del Mediterraneo a causa di tensioni tra gli Stati Uniti e l’Inghilterra) si era arruolato prima nella Marina USA (per poi abbandonarla per il mal di mare!) e poi nei marines nel 1842.

Divenne il 14° direttore della US Marine Band nel 1855 (primo musicista a ricevere ufficialmente il titolo di "Leader of the Band" per decreto del Congresso nel 1861). Mantenne la carica di Direttore per 16 anni.

Ebbe un rapporto speciale con Abraham Lincoln: suonò per lui la sera del suo arrivo a Washington e, nel 1865, su richiesta del Presidente, eseguì la canzone confederata "Dixie" sul prato della Casa Bianca.

L'ombra di Sousa e l'ultimo italiano: Fanciulli
Scala non fu l'unico italiano a guidare la banda. Dopo di lui, ci furono altri tre direttori di origine italiana: Venerando Pulizzi, Joseph Lucchesi e, nel 1892, Francesco Fanciulli di Porto Santo Stefano, 18° direttore che succedette al leggendario John Philip Sousa.

Il compito era arduo: Sousa era (ed è tuttora) amatissimo. Fanciulli fece un buon lavoro (vinse premi internazionali e diresse l'inaugurazione del Presidente Cleveland), ma la sua carriera finì tragicamente per un incidente di disciplina: si rifiutò di ripetere una marcia di Sousa durante una parata, venendo accusato di insubordinazione e vedendosi non rinnovato nel contratto da Theodore Roosevelt (allora Segretario della Marina).

La US Marine Band, nota come "The President's Own", è l'ensemble musicale più antico degli Stati Uniti (istituito nel 1775). Il fatto che quattro dei suoi direttori siano stati italiani (Scala, Fanciulli, Pulizzi, Lucchesi) è un testamento silenzioso ma potente dell'influenza della musica italiana sulla storia militare americana.

Scala è sepolto al Congressional Cemetery di Washington D.C., e la sua collezione di oltre 600 composizioni è oggi alla Library of Congress. La prossima volta che sentite quell'inno, ascoltatela con un orecchio diverso: in fondo è un pezzo anche di storia e gusto musicale italiano.

di Francesco Caldari

https://www.youtube.com/watch?v=uGdkJcP3jNU
Per saperne di più:
https://www.tuttostoria.net/storia-contemporanea.aspx?code=1819

2 GIUGNO 1946: L’ITALIA È REPUBBLICAIl 2 GIUGNO del 1946 è stato uno dei momenti più importanti nella vita del nostro Pa...
01/06/2026

2 GIUGNO 1946: L’ITALIA È REPUBBLICA

Il 2 GIUGNO del 1946 è stato uno dei momenti più importanti nella vita del nostro Paese nell’immediato dopoguerra, ma il vento del cambiamento era iniziato qualche mese prima.

Già il 31 GENNAIO 1945, nel bel mezzo della guerra civile e di liberazione dall’occupazione germanica, il Consiglio dei Ministri aveva approvato un decreto denominato “De Gasperi – Togliatti”, in quanto primi firmatari, che aveva per titolo “Estensione alle DONNE del DIRITTO DI VOTO”, pubblicato il 2 febbraio con il n. 23.

Il decreto passò nonostante le RISERVE trasversali dei due schieramenti politici che giudicavano l’elettorato femminile “SPROVVEDUTO E MANOVRABILE”.

PCI e PSI proposero PARTIGIANE e quadri di PARTITO, militanti p***eguitate durante il Fascismo o esiliate; la DC indicò esponenti dell’AZIONE CATTOLICA e donne legate ai movimenti popolari. La campagna elettorale venne condotta dalle associazioni femminili cattoliche e laiche in modo UNITARIO.

Facendo seguito a quanto emerso dal dibattito politico, il 3 MAGGIO 1946 la Gazzetta Ufficiale del Regno pubblicò il DL Luogotenenziale recante le NORME per lo svolgimento del Referendum Istituzionale e per l’elezione dell’Assemblea Costituente.

Fu così che il 2 GIUGNO 1946 andarono al voto, per la prima volta in Italia, oltre 12 milioni di DONNE.

Alle urne si presentò l’89,1% degli aventi diritto ed i risultati vennero pubblicati il 10 GIUGNO dalla Corte di Cassazione. In tutto il CentroNord del Paese era prevalso nettamente il voto a favore della REPUBBLICA, che si impose sulla Monarchia con circa 2 MILIONI di voti di scarto.

Il 18 GIUGNO re UMBERTO II fu costretto all’esilio e lo stesso giorno il Consiglio dei Ministri, in base al DLL n. 98 del 16 marzo 1946, deliberò che la funzione di CAPO PROVVISORIO dello Stato fosse assunta dal Presidente del Consiglio, Alcide de Gasperi.

L’ASSEMBLEA COSTITUENTE fu composta da 556 deputati e si riunì in prima seduta il 25 GIUGNO 1946 a palazzo Montecitorio. A lei venne affidato il compito di redigere la nuova CARTA COSTITUZIONALE e continuò i lavori fino al 31 gennaio 1948, con 375 sedute pubbliche, di cui 170 dedicate espressamente alla discussione e all’approvazione della nuova COSTITUZIONE.

Il 28 GIUGNO 1946 l’Assemblea Costituente elesse CAPO PROVVISORIO dello Stato Enrico De Nicola che il 1° GENNAIO 1948, con l’entrata in vigore della nuova COSTITUZIONE, assunse la carica di primo PRESIDENTE della REPUBBLICA Italiana.

Il passaggio dalla MONARCHIA alla REPUBBLICA comportò, da subito, l’adeguamento di tutti gli emblemi istituzionali e la Presidenza del Consiglio dei Ministri emanò precise disposizioni per la cancellazione dei riferimenti monarchici da tutti gli atti ufficiali, quali bandiere, uniformi e stampati. Tali disposizioni vennero riprese dai PREFETTI con specifici atti in ambito locale.

Il 10 ottobre 1946 l’INNO DI MAMELI fu adottato come INNO nazionale provvisorio.

Nel 1947 la data del 2 giugno venne proclamata FESTA NAZIONALE.

Buon vento e buona Festa della Repubblica a tutti e tutte!
Silvano Benedetti

L’UOMO CHE DIROTTÒ UN SOMMERGIBILE PER TRASCINARE L'ITALIA IN GUERRA: LA VITA INCREDIBILE DI ANGELO BELLONIEsistono nell...
23/05/2026

L’UOMO CHE DIROTTÒ UN SOMMERGIBILE PER TRASCINARE L'ITALIA IN GUERRA: LA VITA INCREDIBILE DI ANGELO BELLONI

Esistono nella Marina italiana personaggi che sembrano nati per sfidare la storia.

Angelo Belloni era uno di questi: un patriota, genio ed inventore instancabile e, per certi versi, colui che può essere definito il primo "pirata" subacqueo dell'era moderna.

La sua storia attraversa due guerre mondiali e arriva fino alle... energie rinnovabili.

IL GRANDE COLPO DI TEATRO (1914)
Ottobre 1914. L'Europa è già in fiamme, ma l'Italia tentenna nella neutralità.

Belloni, ex ufficiale di Marina congedato per una grave sordità (causata proprio dai suoi esperimenti subacquei), mentre lavora come collaudatore al cantiere Muggiano della Spezia, ha un'idea f***e.

Con uno stratagemma, carica di carburante il sommergibile F43 (un battello in costruzione per la Russia) e salpa. Il suo piano è navigare fino alla base austriaca di Pola, lanciare i siluri, creare un incidente diplomatico senza ritorno e costringere l'Italia a scendere in campo.

Il colpo fallisce tra le nebbie della Corsica e la mancanza di appoggio francese, ma il gesto resta nella storia. Al processo verrà quasi scagionato: il clima era talmente teso che il suo "furto patriottico" fu visto più come un atto d'amore che come un crimine.

IL GENIO CHE "SENTIVA" IL MARE
Belloni non era solo un ribelle. È stato la mente dietro alcune delle innovazioni più importanti della nostra Marina:
- ha ideato la "Vasca Belloni", fondamentale per la fuoriuscita dei sommergibilisti in caso di emergenza
- ha perfezionato gli autorespiratori a ossigeno (ARO) lavorando con Pirelli
- è stato soprattutto il padre spirituale dei mezzi d'assalto, immaginando una "fanteria subacquea" quando ancora i palombari erano goffi giganti con lo scafandro di rame.

DALLE PERLE NEL MAR ROSSO ALL'ENERGIA SOLARE
La sua vita è stata un susseguirsi di intuizioni visionarie. Nel primo dopoguerra acquistò un sommergibile dismesso, il Galileo Ferraris, trasformandolo nel primo "sommergibile da commercio" della storia, per cercare perle nel Mar Rosso.

Un’impresa romantica che finì in un disastro economico, ma che dimostra quanto la sua mente corresse avanti.

E non è tutto: a 70 anni, mentre il mondo guardava ancora al carbone, Belloni progettava centrali idroelettriche alimentate dalle onde e distillatori solari a Cavi di Lavagna.

Un ambientalista e un ricercatore di energie rinnovabili con 50 anni d'anticipo.

UNA FINE PARADOSSALE
Il destino ha voluto chiudere la sua storia con un’ironia tragica.

Il 9 marzo 1957, a Genova, Belloni morì investito da un tram. Assorto nei suoi calcoli e reso quasi sordo da quegli stessi esperimenti sottomarini che avevano salvato la vita a tanti marinai, non sentì il rumore del mezzo che arrivava.

Angelo Belloni per noi oggi è un "visionario", ma all'epoca era un uomo che viveva fuori dal tempo e dalle regole.

Per approfondire questa figura incredibile, ecco l'articolo completo: https://www.tuttostoria.net/personaggi-storici.aspx?code=205

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